:: Il segreto del Voltone. Il commissario Botteghi e una vecchia storia livornese, Diego Collaveri (Fratelli Frilli, 2016) a cura di Micol Borzatta

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Livorno. Piazza della Repubblica, più specificatamente sotto al Voltone. Giorni odierni. Il ritrovamento di un crocerista americano è la notizia che un giorno molto caldo sveglia di prima mattina il commissario Mario Botteghi. Lui e la sua squadra vanno subito sul posto a indagare, e sulle prime sembra una classica rapina finita male.
Botteghi, come da protocollo, inizia subito a recuperare e visionare tutti gli effetti personali del crocerista e la sua cabina, ed è proprio qui che ritrova un diario di un parente del defunto nascosto con molta attenzione e che riguarda il periodo dello sminamento avvenuto a Livorno nel 1945, fatto che gli fa capire subito che l’omicidio non è una semplice rapina ma qualcosa di più complesso.
A questo punto Botteghi è costretto ad andare in Ambasciata, trattandosi di uno straniero, e anche qui incontra molte perplessità, specialmente sulla fretta che l’ambasciata gli vuole mettere per la chiusura del caso.
Botteghi inizia a studiare con molta attenzione il diario e scopre che lo zio del defunto, insieme a un gruppo di partigiani italiani, era coinvolto nell’occultamento di un grande segreto che doveva essere tenuto nascosto a tutti ma specialmente ai tedeschi, e per questo venne messo proprio nelle gallerie sotterranee sotto al Voltone.
Pur essendo all’inizio molto incredulo sui fatti narrati, credendo come tutti che la storia delle gallerie e del tesoro fosse solo una leggenda metropolitana inventata per far divertire i ragazzini, Botteghi inizia comunque a indagare anche in quella direzione, sperando di trovare il colpevole dell’omicidio dell’americano. Inizia così l’indagine e il viaggio che unirà passato e presente in un vortice di colpi di scena e sotterfugi per arrivare alla soluzione del mistero. Tuttavia il mistero si riuscirà davvero a svelare?
Romanzo unico nel suo genere trattandosi di un ibrido tra giallo, ovvero tutto ciò relativo alla trama, e il noir, cioè tutto la parte riguardante l’introspezione di Botteghi che rappresenta il classico cliché del commissario da romanzo e film noir.
Nel noir c’è anche da specificare che si tratta di noir metropolitano grazie alla sua ambientazione tutta cittadina, infatti tutte le vicende sono ambientate a Livorno, più precisamente nelle vie e nelle zone intorno alla Fortezza Nuova e al Voltone.
Altro fattore ibrido che possiamo trovare è la mescolanza di fatti storici realmente accaduti, e dei quali Collaveri si è lungamente documentato facendo ricerche approfondite, spesso le stesse che poi fa fare a Bottteghi, sia a livello teorico tramite racconti, libri, documenti storici che direttamente sul campo.
Una scelta molto coraggiosa dell’autore è stata sicuramente quella di usare nel linguaggio parlato dei personaggi cadenze e terminologie vernacolari, ovvero specifiche livornesi. Dico che è stato un atto di coraggio perché questa scelta potrebbe restringere il target dei lettori, ma questo non avviene, perché il genio di Collaveri ha inserito delle note a piè di pagina dove spiega il significato dei termini, facendo così in modo che il lettore si appassioni di più, e per i non livornesi poter imparare di più città e i suoi abitanti.
Le descrizioni dei luoghi sono fatte attraverso gli occhi di Botteghi, grazie alla narrazione tutta in prima persona, in questo modo l’autore non è obbligato a limitarsi esclusivamente alla parte fisica e materiale dei paesaggi, ma può trasmettere tutta la magia che possiamo trovare racchiusa anche nella realtà in ogni mattone, ciottolo e filo d’erba di questa città quasi mistica.
Come detto da Collaveri stesso durante una presentazione del suo libro, quando ha scritto e creato Botteghi si è trasformato lui stesso in Botteghi, e questo il lettore lo nota per tutta la durata del romanzo, perché leggendolo diventa a sua volta il commissario vivendo tutto il libro in prima persona e toccando con mano luoghi, avvenimenti e personaggi.
La trama poi è così ben realizzata che l’autore riesce a dare tutti gli indizi al lettore per risolvere il caso già nella prima metà del libro, ma nello stesso tempo, durante la lettura, lo depista in modo da rendere tutto ancora più intrigante, come se Collaveri volesse giocare con lui e dopo avergli dato la soluzione in mano rendergli la decifrazione degli indizi complicata distraendolo e rigirandogli i pezzi in mano.
Un romanzo spettacolare scritto da un livornese DOC che sa conquistare con la sua fantasia e insegnarci anche nuove nozioni storiche nel modo più piacevole e avvincente che possa esserci, dimostrando conoscenza dei fatti e impegno nella ricerca fatta con testa, ma soprattutto con il cuore.

Diego Collaveri nasce a Livorno nel 1976.
Dal 1992 fino al 2000 lavora in campo musicale per la EMI Music.
Nel 2000 inizia a confrontarsi con la scrittura, prima partecipando a concorsi di poesia e narrativa e in seguito con le prime pubblicazioni.
Nel 2001 inizia a dedicarsi alla sceneggiatura, prima per il teatro e successivamente per il cinema.
Nel 2003 fonda la Jolly Roger production con cui produce video.
Dal 2014 collabora con La tela nera come critico cinematografico e dal 2015 è docente della Scuola di Scrittura Carver di Livorno.
Al suo attivo ha i romanzi Anime assassine pubblicato nel 2014 e L’odore salmastro dei fossi pubblicato sempre con Fratelli Frilli nel 2015.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo l’Ufficio Stampa Fratelli Frilli Editori.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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Una Risposta to “:: Il segreto del Voltone. Il commissario Botteghi e una vecchia storia livornese, Diego Collaveri (Fratelli Frilli, 2016) a cura di Micol Borzatta”

  1. Micol Borzatta Says:

    L’ha ribloggato su Quattro chiacchiere in compagniae ha commentato:
    Recensione pubblicata sul blog Liberi di Scrivere con cui collaboro

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