:: Segreto di famiglia, Mikaela Bley, (Newton Compton, 2016) a cura di Elena Romanello

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A Stoccolma, durante un freddo e piovoso venerdì di maggio, scompare la piccola Lycke, di solo otto anni, sconvolgendo un quartiere tranquillo e benestante della capitale svedese dove certe cose non dovrebbero certo succedere.
Ellen Tamm, giornalista televisiva specializzata in cronaca nera, si occupa del caso per il suo lavoro, scoprendo una serie di bugie e false piste, partendo dal fatto che il papà e la mamma di Lycke sono da tempo separati e che è stata la nuova moglie del papà ad accompagnarla al centro sportivo dove si sono perse le sue tracce. Ellen si trova a dover lottare con i drammi del suo passato, quando anche lei affrontò da piccola una storia simile nella sua famiglia, le frecciatine velenose dei suoi colleghi e l’ostruzionismo di un caso che diventa man mano sempre più problematico, fino ad alcuni sconvolgenti colpi di scena finali.
Da alcuni anni, i gialli scandinavi ci raccontano il lato oscuro di democrazie che da decenni si considerano all’avanguardia per tutela dei diritti umani e dello stato sociale, cose ottime ma che non impediscono devianze, comportamenti criminali, discriminazioni, violenze contro donne, omosessuali, bambini, migranti, recrudescenza di ideologie estremiste. Segreto di famiglia si inserisce in questa tradizione di romanzi interessanti, pronti a raccontare cosa si nasconde dietro una città ordinata e civile come Stoccolma, dove ci si confronta non con un omicidio ma con una cosa forse ancora più inquietante, la scomparsa di una persona, una bambina in questo caso.
I dati alla mano relativi alle scomparse di persone di ogni età nei Paesi occidentali sono a dir poco inquietanti, ci sono trasmissioni in tema, romanzi, telefilm, ed è e resta uno dei misteri più inespicabili e dolorosi, spesso senza soluzione. Non è un caso che qui ad indagare non sia una poliziotta ma una giornalista televisiva, emula dei suoi colleghi e colleghe che sulle reti europee presentano da anni trasmissioni per capire cosa succede là fuori, cosa inghiotte vite diverse, spesso tranquille e senza problemi, talvolta anche di bambini come capita nel libro.
Segreto di famiglia privilegia l’indagine psicologica all’azione, tra quartieri residenziali, luoghi di aggregazione, parchi, per ricordare ancora una volta che ogni progresso sociale è sacrosanto e doveroso ma non può cancellare del tutto il cuore nero che c’è negli esseri umani e che in alcuni di loro emerge in maniera tragica contro chi è più debole. Un thriller appassionante e inquietante, che riecheggia la realtà di chi non torna più a casa e di cui forse non si troveranno mai più le tracce.

Mikaela Bley, classe 1979, vive a Stoccolma con il marito e i due figli. Prima di diventare una scrittrice a tempo pieno faceva la produttrice per il canale TV4. Segreto di famiglia è il suo romanzo d’esordio, l’autrice ne ha in progetto altri, oltre ad una serie tv con protagonista la sua Ellen Tamm.

Provenienza: dono dell’editore, si ringrazia l’ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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