:: Eva Braun, Nerin E. Gun (Castelvecchi, 2016), a cura di Daniela Distefano

Eva-Braun-PIATTO

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Come la Germania, Eva si diede a un uomo anormale, come la Germania credette in lui, come la Germania si lasciò guidare totalmente da lui, come la Germania lo venerò come un dio e lo amò come un padre, e come la Germania di quel tempo discese con lui nell’inferno.

Questa biografia della moglie del dittatore Hitler è una testimonianza di quanto poco sia emerso sulle dinamiche che risiedono nel Male umano. Chi era Eva Braun? C’è chi l’ha definita un’oca, una serva, un’attricetta infangata dal Potere, c’è chi l’ha voluta plagiata, corrotta, incurante degli eventi storici, popolana di lusso, soggiogata, incatenata ad Hitler come un cane nella sua cuccia. Forse bisognerebbe partire dal Vangelo, da così lontano e nello stesso tempo vicino. Il Signore ci fa sapere che all’ora destinata i buoni saranno separati dalla sterpaglia, cioè dai cattivi. Prima cresciute insieme le spighe di grano, quando vorrà Dio avrà luogo una divisione,  le spighe buone saranno separate da  quelle impregnate di zizzania. Ovunque ci sarà pianto e stridore di denti. La guerra più sanguinosa di tutti i tempi, quella più dolorosa per le modalità di morte applicate, è stata una dimostrazione di ciò che avverrà alla fine dei tempi. Eva Braun era una spiga non matura, ma di certo non cattiva; amante trascurata, giudicava gli avvenimenti internazionali dal suo punto di vista personale. L’uccisione di Ernst Rohm, il capo delle SA,l’assassinio di Dolfuss, l’incontro fra Hitler e Mussolini a Venezia, avevano un solo denominatore comune per Eva, erano tutti prestesi di Hitler per scaricarla. Era in un perenne stato d’ansia perché in ogni momento temeva di essere abbandonata. Più che amare Hitler, lo adorava come una divinità. Da questo punto di vista, potremmo persino azzardare che sia morte felice: aveva realizzato il suo sogno di sposalizio, non chiedeva altro. Sappiamo, dunque, che ha sbagliato, che è rimasta abbagliata dai fari dell’immondo, però forse non possiamo pensare che si trovi adesso all’inferno con suo marito. Eva era anch’essa vittima, non ha fatto male ad altri, solo a se stessa. Ha pagato con la vita, adesso riposa nella pace del silenzio. I sei milioni di ebrei uccisi da Hitler ululano nel suo sepolcro, lei ebbe la colpa di essersi resa protagonista di un mondo che non capiva. Perché il suo universo era solo lei, solo lui. Grazie alla scoperta di trentatré album di fotografie di Eva braun e di alcune pagine del suo diario privato in un oscuro angolo  degli archivi di Washington, l’autore di questo libro – alla fine degli anni ’60 –  fu in grado di ottenere la collaborazione di membri della famiglia Braun, che dopo ventidue anni di silenzio accettarono di parlare. Da questi colloqui è affiorato un ritratto di Eva Braun umano e non stereotipato: Eva una ragazza come tante, suscettibile, sensibile, attenta, premurosa, dall’anima aggraziata; una predestinata però a divenire stella cadente.

Nerin E. Gun, (1920-1987). Fu un giornalista turco-americano. Corrispondente di guerra a Berlino per la stampa neutrale, fu prigioniero nel campo di  concentramento di Dachau. Dopo la Seconda Guerra Mondiale si stabilì negli Stati Uniti. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Le rose rosse del Texas (1964) e Il carteggio segreto di Mussolini (1970). La biografia di Eva Braun fu pubblicata in America nel 1968.

Source: libro inviato dall’Editore al recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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