:: La casa delle signore buie, Pupi Avati, Roberto Gandus (Golem, 2016) a cura di Elena Romanello

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Nella Noto del Settecento, il giovane Moré Barreca è promesso sposo a Nunzia, primogenita del marchese Macola, ma si innamora della sorella minore Assunta, che viene però rinchiusa per non ostacolare delle nozze di interesse in un monastero di donne, la Contemplazione della morte, su un’isola, dove incontrerà un inferno in terra, capeggiato dalla badessa Orietta del Presagio. Solo un aquilone può permetterle di comunicare con Moré, che cercherà di andare in suo aiuto, sfidando pericoli e rischi, mentre Assunta cerca di sopravvivere in mezzo a donne che di santo hanno ben poco, in un luogo dove le nobili vengono a lasciarsi morire e restano dopo morte in saloni degli orrori che ospitano i loro cadaveri per i secoli a venire.
Da un’idea di Pupi Avati, che vorrebbe trarne anche un film ma per ora per i costi elevati non se ne parla, ecco un originale e agile romanzo a quattro mani con Roberto Gandus che si basa su un documento del Settecento nell’archivio del Santo Uffizio di Noto, per costruire una storia cupa e appassionante ricca di suggestioni.
Risulta evidente il richiamo al romanzo gotico inglese di fine Settecento, che scelse proprio ambientazioni del Sud Italia per raccontare le sue storie, a cominciare da Il castello di Otranto di Walpole, rivelando come terre assolate nascondessero segreti e orrori indicibili nei loro antichi manieri. Ci sono anche echi de La monaca di Denis Diderot, de I promessi sposi di Manzoni, ma anche de La lunga vita di Marianna Ucria di Dacia Maraini, in una storia che ricorda gli orrori dei conventi e che riecheggia comunque anche i celeberrimi penny dreadful ridiventati famosi grazie all’omonima serie e che con altre forme e nomi erano popolarissimi anche in Italia, basti pensare al successo di un’autrice come Carolina Invernizio.
Un libro scritto come un film, con colpi di scena continui, passioni, delitti, eroi puri che lottano contro cattivi assoluti, antico per certi versi ma capace di avvincere ancora il pubblico di oggi: sarebbe bello che diventasse un film, pare che interessasse anche Guillermo del Toro che però si trova in grande difficoltà economica dopo il fallimento di un paio di suoi progetti, ma è già godibilissimo come libro, con un titolo che ricorda un film horror di Pupi Avati, La casa dalle finestre che ridono, ancora oggi uno dei più spaventosi del cinema italiano.
Una lettura appassionante ma anche di svago intelligente, adatta anche per l’estate ormai arrivata, giusto per condire il tutto con un po’ di brividi.

Pupi Avati, bolognese, classe 1938, è regista e sceneggiatore. Accanto ai molti film intimisti, ha diretto tre film di genere horror gotico come La casa dalle finestre che ridono, Il nascondiglio e L’arcano incantatore, forse meno famosi ma molto amati dagli appassionati di cinema di genere.

Roberto Gandus, torinese, vive tra la sua città e Roma, è sceneggiatore cinematografico e autore televisivo. Ha scritto i romanzi L’ultima esecuzione e La sarta, usciti per Fratelli Frilli e Il Gyoko per Golem.

Source: libro inviato dall’Editore al recensore, ringraziamo Francesca dell’ Ufficio stampa Golem.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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