:: La notizia diventa Storia, Giuseppe Di Fazio (Domenico Sanfilippo Editore, 2016), a cura di Daniela Distefano

unnamedIl tempo della storia, il flusso delle notizie. La lunga durata degli eventi sociali ed economici, l’immediatezza della comunicazione nell’era di Internet. A volte sembra che l’informazione abbia una marcia in più rispetto alla realtà, ma l’informazione corre per poi consumarsi in fretta. La storia, invece, procede a piccoli passi, rivelando, col passare degli anni, novità sorprendenti.

Quali sfide si pone il giornalismo nell’era della comunicazione integrale?  Come considerarlo? Sul viale del tramonto? Un novello Sisifo che spinge con fatica il
masso del pensiero non nichilistico? Oppure – potenziato dai mezzi virtuali di ultima generazione – è diventato talmente pervasivo da risultare troppo onnipotente, onnipresente e condizionante? Di fatto, Internet ha modificato il nostro approccio con la realtà.
Google, You Tube, Wikipedia, Facebook,  Twitter, per citare i social più diffusi, sono i nostri facili rubinetti del sapere: con un clic beviamo direttamente alla fonte della conoscenza. Un rivoluzione copernicana perché mai come in quest’epoca l’accesso al sapere è stato così a portata di mano degli esseri umani, nei secoli passati, divisi in classi sociali opposte non solo per censo ma anche per istruzione. I fatti vengono prima riportati, poi masticati, infine narrati nei loro sviluppi. Si tratta di un ciclo che si ripete e acquisisce valore di trattamento dei dati in continuo perfezionarsi.
Questo – come afferma Giuseppe Di  Fazio – perché

La notizia non è solo il racconto della superficie e del “rumore” di un fatto: essa ha una profondità che merita di essere indagata secondo tempi che  non sono più solo quelli rapidi dell’informazione online.

Ecco perché la notizia su Internet viene poi assimilata sui giornali cartacei.
Tutto bello? Non proprio, ogni conquista umana comporta un piccolo o grande prezzo da pagare: “la società del tempo libero”, la nostra, è una creatura intrappolata nell’eterno presente. Viviamo con la sete costante dell’essere aggiornati e applichiamo ai nostri giorni l’etichetta della perpetua connessione. Il rischio è che tutto ciò porti ad uno stato di alienazione di pensiero mentre si appressa l’interazione a distanza. Molti sono gli spunti offerti dalla lettura di questo affilato saggio. Una delle sfide che il giornalismo ha affrontato in questi decenni di eventi calamitosi è la lotta alla mafia combattuta nel corso del tempo  con l’inchiostro, la macchina da scrivere, il computer, lo smartphone… A che punto siamo? Il 21 settembre 1990 veniva trovato il corpo senza vita di un giovane magistrato, Rosario Livatino, “il giudice ragazzino”,

il quale si mise sotto lo sguardo di Dio perché sapeva che per applicare la giustizia occorre una luce che illumini tutti gli aspetti della realtà.

La sua morte è stata una vergogna per la Sicilia, per lo Stato,  per l’Italia tutta; una efferatezza  che si è replicata negli anni successivi, defalcando i nostri ingegni migliori, uccidendo la speranza che il loro coraggio sia servito a qualcosa. Ma la mafia non è una realtà omogenea; come dicevano Calvino e don Pino Puglisi per sconfiggerla dobbiamo partire da “ciò che inferno non è”.  L’Autore si sofferma anche su altri avvenimenti  che hanno calamitato l’attenzione dei lettori di quotidiani.                                                                  Il terrorismo è stato un protagonista ricorrente di quasi tutte le prime pagine dei giornali; “la guerra totale islamista”, come la definisce Domenico Quirico, è in atto da un bel po’, ne avvertiamo la presenza solo quando semina morte e distruzione: il nemico è camaleonte e sa ben mimetizzarsi. L’unico baluardo al dilagare di questo stato di conflitto perenne sono le parole del Signore: “Vegliate”.  Non dobbiamo armarci fino ai denti, ma teniamoci pronti ad affrontare l’incognita di un mondo imprevedibile dove quasi 300 persone muoiono non per il maleficio umano di  una bomba ma per gli effetti di un terremoto  indiavolato.

I giornali cartacei durano lo spazio di un mattino, tuttavia gli archivi digitali dei quotidiani sono fonte di storia.

E’ dalla Storia che dobbiamo partire verso il viaggio nelle cose comprensibili dalla mente umana. Tutto il resto è una interazione, per chi crede, divina.

Giuseppe Di Fazio è caporedattore del quotidiano “La Sicilia” nonché docente di Storia e tecnica del giornalismo all’Università di Catania.

Source: libro acquistato dal recensore.

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