:: Nick Carter si diverte (mentre il lettore viene assassinato e io agonizzo), Mario Levrero (Calabuig, 2016), a cura di Fabrizio Fulio Bragoni

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Ed eccoti in partenza, Nick Carter, rifiuto umano. Chi credi di poter prendere in giro con il tuo rozzo travestimento da giardiniere? Ecco che ti trascini come un verme, senza voler ammettere il sordido vuoto della tua vita. Che senso hanno tutte le avventure che hai accumulato? A che cosa ti sono servite? A chi sono servite? […] Ah, Carter! Ecco che te ne vai, dicendo “arriva Nick Carter, il detective più famoso del mondo, a risolvere l’enigma”. Ma in fondo all’animuccia tua lo sai che non è così. L’enigma sei tu, Nick Carter, l’unico vero enigma che non hai mai risolto, l’enigma della tua vita vuota, della tua vera identità. Quanto denaro hai dato ai giornali perché gonfiassero le tue gesta? A quanti semplici piaceri della vita hai rinunciato in nome del tuo spaventoso narcisismo? Prendi il treno, Nick Carter, prendi il treno che porterà al castello verso una nuova vittoria artificiale. […] E tu, lettore, che ti impietosisci per il vuoto di Nick Carter, che cosa sai dirmi di te? Del tuo enigma, della tua identità? Non ti rendi conto che anche tu sei stato assassinato? Anche a te hanno piantato un coltello nella schiena il giorno stesso in cui sei nato. Ma nella tua cecità chiami vita la tua vita, quella ce trascini, come tanti lettori, infettando il mondo. Non è ancora nato il detective capace di indagare sulla tua morte, o lettore. Non sarai mai vendicato, anonimo verme. Tu non sei migliore di Nick Carter, e neppure di me.[1]

Chiamato a svolgere un compito apparentemente di routine – vigilare sull’incolumità degli ospiti di Lord Ponsonby – il mitico Nick Carter si troverà ad affrontare i suoi nemici storici, affiancati da una temibile schiera di mostri marini…
Quando si parla di “sfondamento”, di “revisione”, “sospensione”, “decostruzione” dei canoni narrativi in ambito poliziesco, e in generale per tutto quanto riguarda il vasto campo del romanzo d’indagine, meglio andarci con i piedi di piombo: un po’ perché non ci si confronta con un genere, ma tutt’al più con un insieme di convenzioni condivise che disegnano diverse classi di oggetti narrativi (il “giallo classico”, il romanzo “a chiave”, il “mistery”, il “noir”, l’“hardboiled” ecc. ecc.) tra loro accomunati dalla famigerata “aria di famiglia” wittgensteiniana[2], e un po’ perché i tentativi di sconvolgimento, revisione, sospensione ecc., sono talmente diffusi e reiterati da definire, ormai, una classe di oggetti a sé, un variopinto insieme di romanzi d’indagine “indisciplinati”. Detto questo, nel caso di Nick Carter si diverte, strano ibrido datato 1973, proprio non si può proprio fare a meno di parlare di sforamento, trasgressione, di infrazione dei canoni: come interpretare, altrimenti, questo ammasso di elementi eterogenei? Come giustificare l’unità dei detriti pop che convivono in questo brevissimo pastiche, che sta al pulp un po’ come Il mostro degli Hawkline di Richard Brautigan sta al western (e/o al gotico)?
Ma andiamo con ordine; tanto per cominciare lo spunto, inequivocabilmente fornito dal protagonista: Nick Carter è un residuato dell’era pulp, passato dalle dime novels alla radio, ed entrato nella storia per i suoi tratti da super-eroe[3] ante litteram. Qui, invecchiato ma non per questo più fallibile o meno esibizionista[4] , il “master detective” è catapultato nell’alta società e messo alle prese con un caso “irrisolvibile”, in quanto del tutto inconsistente: a quanto dice il suo cliente, tale Lord Ponsonby, gli ospiti del castello di famiglia hanno ricevuto delle vaghe minacce e… chi meglio di Nick Carter per vegliare su di loro? Poi l’ambientazione, tutt’altro che realistica nell’improbabile sequela di castelli, sotterranei, scorci cittadini ecc. E ancora gli antagonisti: il perfido Watson (ebbene sì, proprio lui, il dottor Watson di holmesiana memoria…), la Vedova Nera[5] e l’esercito di mostri marini che ai due supercattivi dà manforte. E per finire gli allucinanti comprimari, dall’incomprensibile spalla Tinker, alla segretaria ninfomane (che, tanto per ribadire il gusto dell’autore per i paradossi, si chiama Virginia), dagli ospiti del ballo di gala allo stesso Lord Ponsonby.
Insomma, qui più che di fronte a una revisione, a un allargamento dei (presunti) canoni del (presunto) genere, ci troviamo alle prese con un piccolo grande collage[6], che vede giustapposti elementi gotici e “gialli”, riferimenti alla dime-novel, parentesi fumettistiche, trovate feuilettonesche e passaggi che strizzano l’occhio alla letteratura erotica[7]; un piccolo grande gioco di specchi[8] in cui, come si suol dire, tutto è possibile, ma niente è come sembra.
E in tutto questo, “Nick Carter si diverte” (e con lui l’autore, il lettore…).
Nick Carter si diverte mentre il lettore viene assassinato e io agonizzo, di Mario Levrero, è proposto ai lettori italiani da Jaca Book, collana Calbuig, nella riuscitissima traduzione di Sara Cavarero.

Jorge Mario Varlotta Levrero (Montevideo 1940 – 2004) ha pubblicato una decina di romanzi che lo hanno reso uno scrittore di culto, un punto di riferimento per molti autori latinoamericani. Appassionato di ipnosi, fenomeni telepatici, computer e libri gialli, ha esercitato molti mestieri, tra i quali il fotografo, il libraio, il direttore di riviste di enigmistica e l’autore di videogiochi. La rivista “Granta” lo ha recentemente proposto all’attenzione dei lettori europei nella rubrica Best Untranslated Writers.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Simona dell’ Ufficio Stampa Jaka Book.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

[1] Mario Levrero, Nick Carter si diverte, Calabuig [Jaca Book], Milano 2016. pp. 65 sgg. Traduzione di Sara Cavarero.
[2] Motivo per cui tracciare dei confini precisi per isolare questi fantomatici “canoni” è tutt’altro che facile.
[3] Secondo la fortunata definizione dello storico del pulp Jess Nevins, Nick Carter è il “nonno di tutti i supereroi”.
[4] Cfr. p. 14.
[5] Classica femme fatale cattiva come il peccato e altrettanto irresistibile
[6] Il cui elemento d’uniformità è forse legato alla dissimulazione dell’operazione decostruttiva/ricostruttiva dietro la buffonesca, anacronistica maschera del pulp delle origini…
[7] Da segnalare l’ottimo lavoro della traduttrice Sara Cavarero, in grado di conservare, oltre al lessico specifico dei vari riferimenti, i furiosi stacchi della lingua originale, sempre oscillante tra presente e passato, tra la prima persona di Carter e gli interventi della voce “off” (così Levrero si rivolge direttamente al lettore e/o al protagonista), persa tra magniloquente sensazionalismo radiodrammatico e inedita ironia.
[8] Non a caso il tema del “doppio”, spesso introdotto dal passaggio di fronte a uno specchio, si rivela asse portante dell’intera narrazione (ammesso che di asse portante si possa parlare, vista la chiara eccentricità del romanzo).

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Una Risposta to “:: Nick Carter si diverte (mentre il lettore viene assassinato e io agonizzo), Mario Levrero (Calabuig, 2016), a cura di Fabrizio Fulio Bragoni”

  1. Mario Levrero: Nick Carter si diverte (mentre il lettore viene assassinato e io agonizzo) - NonSoloNoirNonSoloNoir Says:

    […] Una mia recensione del romanzo Nick Carter si diverte, di Mario Levrero, è appena stata pubblicata su Liberi di Scrivere. […]

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