:: L’alba, Elie Wiesel, (Guanda, 2010) a cura di Daniela Distefano

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E’ di buon auspicio riuscire a piangere. Chi piange sa che un giorno non piangerà più. Quante lacrime ha sparso il popolo ebraico nei secoli, nel mondo, come concime per la speranza di non essere ancora maledetto dalla Storia, dalle nazioni che lo hanno perseguitato? E poi il nazismo, questa ghigliottina che ha tagliato il capo a sei milioni di ebrei, togliendo loro la pelle di essere umano e imbavagliandoli di orrore.
Elisha ha solo diciotto anni, e uno strazio alle sue spalle: ha patito lo sterminio della sua famiglia, adesso, per una bizzarra legge del contrappasso, deve mutare divisa e da vittima si deve trasformare in carnefice.

Per la prima volta nella mia vita sentivo una storia ebraica in cui non erano gli ebrei a tremare. Fino ad allora avevo sempre creduto che la missione dell’Ebreo consistesse nell’essere il tremito della Storia, più che il vento che la fa tremare.

Un notte sola e questa strana alchimia sarà per Elisha realtà. E’ autunno,     siamo in una Palestina divenuta  un’immensa prigione dove Israele lotta per la sua esistenza contro il mandato britannico. Due prigionieri – di opposta bandiera –  moriranno: David ben Moshe  e il capitano Dawson;  Elisha sarà il boia di quest’ultimo, all’alba avverrà l’esecuzione.
Ombre, fantasmi del passato, gli morsicano i pensieri come insetti disdicevoli, come cavallette pazze: suo padre, sua madre, il suo maestro, il bambino che era, tutti  i  personaggi del suo breve film esistenziale. Come darsi coraggio per compiere questo atto disumano, come non lasciarsi trapassare dalla pietà per se stessi? Uccidere è un suicidio dell’anima, ma Elisha è un combattente oramai e ha imparato i trucchi dei soldati che non si lasciano annientare nemmeno dalla propria coscienza.

Perché cerco di odiarti John Dawson? Perché il mio popolo non ha mai saputo odiare. La sua tragedia, nel corso dei secoli, si spiega con la mancanza d’odio che dimostrò verso coloro che tentarono di sterminarlo, coloro che così spesso riuscirono a umiliarlo.

Un libro che racconta una notte di follia umana e l’alba della ritrovata familiarità con se stessi.  Forse il popolo di Dio non è ancora pacificato, ma ha perso quel peso che lo schiacciava in fondo alla catena umana.

Elie Wiesel, premio Nobel per la Pace nel 1986,  è nato nel 1928, nella regione dei Carpazi da genitori ebrei.  Ha vissuto l’atrocità di Auschwitz e di Buchenwald;  sopravvissuto è emigrato in Francia nel 1945, diventando giornalista e scrittore. Verso la metà degli anni Cinquanta si è trasferito negli Stati Uniti.

Source: libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Brian dell’Ufficio Stampa “Guanda”.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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