:: Grande come l’universo – storia di una famiglia, Jón Kalman Stefánsson (Iperborea, 2016) a cura di Maria Anna Cingolo

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Nelle pagine di “Grande come l’universo” Stefánsson ritorna a parlare di Ari, poeta ed editore islandese, e della sua famiglia, questa volta addentrandosi più a fondo nella psicologia dei protagonisti e garantendo spunti di riflessione più ampi. Come nel primo capitolo del dittico, “I pesci non hanno gambe”, il romanzo è ambientato in Islanda, terra di mare, di stelle e soprattutto di pesca.

Il sistema stellare ruota sopra l’Islanda, ma qui l’universo ruota intorna al pesce. (Pag. 74)

Una voce non identificabile, forse la sua stessa coscienza, racconta la storia di Ari in un romanzo che non segue una struttura lineare ma è costituito da sezioni alternate, un’altalena tra tempi e personaggi lontani e vicini, con l’unico obiettivo di raccontare la Vita. Ari possiede una straordinaria inclinazione verso l’arte e la poesia, ha in sé un seme che per generazioni è rimasto assopito in alcuni membri della sua stirpe e che solo in lui ha la possibilità di fiorire davvero. L’ex-poeta deve tornare a scrivere per curare, attraverso la parola, le ferite del suo passato, coinvolgendo fin dalle radici il suo albero genealogico. La decisione di Ari di cercare di cambiare le cose, può permettergli di calmare le acque familiari, il cui mare da anni è in tempesta, agitato da morte, dolore e incomprensioni.
Generazione dopo generazione l’Islanda resta, fredda, a guardare, seguendo le vicende di Ari e dei suoi parenti che sotto il cielo infinito trascinano le loro esistenze. Il romanzo stringe in un unico abbraccio tutte le loro sofferenze, le lacune affettive, il non detto e i rancori; bacia i loro amori sbriciolati, i sacrifici e le lacrime; accarezza le loro paure e le trasforma in coraggio.
Attraverso una prosa estremamente vicina ai versi, Stefánsson ci ricorda che soltanto al buio si vedono le stelle e che, quindi, se “il buio non riesce a spegnere ogni luce”, la speranza può essere regina del cuore umano ogni volta che è accompagnata dal perdono e dall’amore. In fondo, “non è mai troppo tardi finché si è ancora vivi”.
Traduzione e postfazione di Silvia Cosimini.

Jón Kalman Stefánsson: nato a Reykjavìk nel 1963, ex insegnante e bibliotecario, si è dedicato alla poesia e alla narrativa diventando una delle voci più importanti della letteratura nordica. Iperborea ha inoltre pubblicato la trilogia “Paradiso e inferno”, “La tristezza degli angeli” e “Il cuore dell’uomo”; mentre “I pesci non hanno gambe” è il capitolo che precede “Grande come l’universo”.

Source: acquisto personale in libreria.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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