:: L’ultimo amore di Baba Dunja, Alina Bronsky, (Keller 2016) a cura di Viviana Filippini

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Baba Dunja, protagonista di L’ultimo amore di Baba Dunja di Alina Bronsky è l’emblema dell’amore per la propria terra. Un sentimento così forte che la donna è pronta pure a sfidare le radiazioni che hanno investito il suo paesino d’origine a pochi chilometri da Chernobyl. Baba fa proprio di testa sua tornando a vivere nel posto che le ha dato i natali, togliendo le ragnatele dalla casa e coltivando il suo amato orto, il quale le dona frutti un po’ troppo grandi rispetto alla norma, ma questo alla donna non importa. Baba trascorre le giornate prendendosi cura della propria casetta e facendo visita ai pochi abitanti suoi amici (sono così poco numerosi da stare sulle dita delle mani) anche loro, relitti umani, soli e abbandonati. Tra di loro c’è Marja che non si capacita della morte di Konstantin, il suo gallo; poi ci sono Petrov, Garilov e Jegor, tutti impegnati a ricostruirsi le loro umili vite in un mondo spazzato via del disastro nucleare. Tutto va avanti in modo ripetitivo fino a quando un fattaccio tremendo (un omicidio) metterà in subbuglio l’intero piccolo mondo di Cernovo. Il romanzo di Alina Bronsky è il ritratto di un mondo vittima delle radiazioni nucleari, nel quale la gente che ci è nata non esita a tornarci, nonostante sappia quanto siano gravi le conseguenze dell’assorbimento delle radiazioni stesse. Baba e gli altri mangiano i prodotti della terra che coltivano e non manifestano tutto il terrore dimostrato dagli uomini in tuta isolante che arrivano sul posto per prenderne dei campioni da analizzare, con il fine di verificare quanto sia alto il livello delle radiazioni. Baba più di tutti gli altri si ostina a continuare la sua vita come era prima dell’incidente di Chernobyl, lavorando la terra, andando a fare provviste a piedi nel villaggio vicino, prendendosi cura degli animali domestici. L’anziana è una sorta di eroina del quotidiano, una sopravvissuta che il lettore impara a conoscere pagina dopo pagina, scoprendo che è vedova. A dire il vero il marito è sì morto, ma le compare come una sorta di visione mistica nei momenti di maggiore preoccupazione. La donna è stata infermiera tuttofare e mamma di due figli. La figlia Irina è un chirurgo e vive in Germania e ha una figlia (Laura) per la quale la nonna accumula soldi, anche se poi scoprirà di aver idealizzato un po’ troppo sia l’immagine della figlia, che quella della nipote mai conosciuta. Del figlio, Baba parla poco, sa che è omosessuale e che vive in America, ma si capisce che è lontano in tutti i sensi. Il libro della scrittrice russa, tedesca d’adozione, ci porta dentro al mondo travolto dal disastro nucleare di Chernobyl e ci fa conoscere da vicino la devastazione sulle persone e sull’ambiente che quelle onde dannose portarono nel 1986. Conseguenze vive ancora oggi dopo trent’ anni. Pensando alla protagonista Baba e a quello che è il suo ultimo grande amore ci si rende conto che la decisione della donna è sì un po’ sconcertante, ma ne L’ultimo amore di Baba Dunja di Alina Bronsky, Baba non ama tanto una persona precisa, ma la sua casa e la terra dove lei ha vissuto e dalla quale le sue radici di donna di Cernovo non possono – e non volgiono- essere recise. Traduzione di Scilla Forti

Alina Bronsky è nata nel 1978 a Ekaterinburg, in Russia. Ora vive a Berlino. Tra i suoi libri precedenti pubblicati in Italia ricordiamo: La vendetta di Sasha (2010), I piatti più piccanti della cucina tartara (2012) usciti per E/O e Outcast per Corbaccio.

Source: libro inviato al recensore dall’ editore, ringraziamo l’Ufficio Stampa Keller Editore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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