:: Mr. Tambourine Man non risponde

bd-muhammad-ali

People are crazy and times are strange
I’m locked in tight, I’m out of range
I used to care, but things have changed

Dunque, ricapitoliamo.
In questi giorni, dopo l’annuncio del conferimento del Nobel per la letteratura 2016 dato a Dylan, è successo letteralmente di tutto.
Beh, forse di tutto no, ma insomma più del solito.
Nessun Nobel per la letteratura è mai del tutto indolore, nessun Nobel per la letteratura trova tutti concordi.
Già, comunque è divertente che in questo ambito abbiano tutti voce in capitolo, diritto di parola, quando già l’Accademia di Stoccolma è un’entità misteriosa, (dopo 50 anni sono rese pubbliche le carte dei dibattiti che hanno portato alla scelta) e di solito i premiati sono geni, (sì anche Dylan lo è, si accetti o meno la pertinenza e l’opportunità del premio a lui dato).
Noi che parliamo geni non siamo, almeno io per certo so di non esserlo, quindi dicevo è abbastanza divertente tutto quello che sta succedendo.
Oltre alla gente comune che dibatte sui social network, anche personaggi più o meno illustri, più o meno competenti (e su questo argomento ci torneremo) si sono schierati pro o contro.
Insomma il corollario delle polemiche è come dire parte del pacchetto completo, ma quest’anno c’è altro. Intanto le polemiche non si placano, né tra i fan accaniti di Dylan e suoi detrattori, (che esistessero detrattori di Dylan infatti è per me una novità quasi assoluta, ma ci sono, e trovano legittimità per il semplice fatto che c’è diritto di parola per tutti, almeno nel mondo libero e democratico che sogniamo essere quello della letteratura e dell’arte. Un universo e un mondo molto migliore di quello reale), né nel versante più istituzionale che vede fallire i tentativi dell’Accademia di Stoccolma di parlare con Dylan, direttamente e avere da lui una sorta di grazie.
Esatto Dylan si nega, parla tramite i suoi collaboratori (educatissimi). Ma lui di persona, tace. Tace ai concerti, tace con la stampa, tace pure con gli amici. (E se non tace con gli amici, non sapremo mai bene cosa si dicono).
Tacerei anche io, al suo posto.
Anche se a questo silenzio si sono date miriadi di interpretazione.
Non è Dylan ad avere bisogno del Nobel, ma è il Nobel ad avere bisogno di Dylan. Le polemiche l’hanno offeso, e per non insultare pesantemente Norman Mailer, Irvine Welsh, Jason Pinter, e compagnia bella preferisce tacere. Perché Dylan è al di sopra delle polemiche. Lui è Dylan. Perché semplicemente non gli interessa, né il Nobel, né la gloria e la fama (il destino l’ha già servito), né ricevere una medaglia dal re di Svezia. O forse, dato che qualche sorrisino l’ha fatto e l’abbiamo visto tutti, la cosa l’ha immensamente divertito, giudicandola un simpatico scherzo.
Detto fra noi, per me il 10 dicembre Dylan ci andrà a Stoccolma, vestito di nero, elegantissimo, con il volto truce, non si perderà l’occasione di dire al mondo della cultura la sua. L’ha capito persino Obama come è fatto, come giudica tutto quello che gli capita e capita nel mondo.
Finiranno le polemiche?
Non credo proprio ma intanto in queste ore, in questi giorni, molti si stanno avvicinando alla sua musica, alle sue canzoni. E ce ne sono così tante che sfido io qualcuno le conosca tutte. Neanche i saggi dell’Accademia, presumo. E qui torniamo al punto cruciale di chi detiene la competenza necessaria non dico per criticarlo, ma anche solo per giudicarlo. Forse solo i fan, che antepongono il sentimento alla logica. Il suo pubblico insomma. Che gli ha permesso di non cantare le sue infinite canzoni in pub fumosi, o per quattro ubriachi nel buio di una stazione ferroviaria.
Lui che ha iniziato con pochi cent in tasca, senza uno straccio di prospettiva, come molti eroi delle sue canzoni. Sì se non hai niente hai davvero niente da perdere.
C’ero anche io tra coloro che ci sono rimasti male alla notizia del Nobel a Dylan, ma è durata poco. E soprattutto mi ha permesso di riscoprire e riavvicinarmi a questo artista, di conoscere canzoni che prima non conoscevo, di studiare le fasi della sua carriera piuttosto tormentata, tra varie morti e rinascite, e poi ormai “Things Have Changed” non mi esce più dalla mente.
E c’è ancora molto da scoprire.
Ecco quello è davvero il bello, vada o non vada a Stoccolma il 10 dicembre.
Se il compito del Nobel è avvicinare la gente, anche comune, non solo gli intellettuali, ai libri, alla poesia, alla letteratura, beh il Nobel, quest’anno, lo merita proprio l’Accademia.

Annunci

Tag: ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: