:: L’accusata, Slavenka Drakulić, (Keller editore 2016) a cura di Viviana Filippini

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“Io ti ho dato la vita, io te la tolgo”. Questa è la frase ossessiva e tormentosa che ritorna ne L’accusata di Slavenka Drakulić, un romanzo d’impatto emotivo crudo. Nel libro pubblicato da Keller, il lettore si trova subito davanti ad un processo nel quale è imputata una giovane donna della quale non si scoprirà mai il nome. La ragazza è accusata di aver assassinato la madre. Quello che sconcerta tutti è il fatto che la presunta colpevole non dica nulla e non faccia nulla per difendersi, anzi ad un certo punto è come se si isolasse in un mondo tutto suo. Lei non ascolta e non considera quello che le accade attorno, perché pensa, ma soprattutto ricorda. Il ripescare nella memoria compiuto dalla donna, dà il via ad una serie di spiazzanti flashback dove la sua infanzia prenderà forma. Il lettore diventa l’unico ed esclusivo testimone ammesso a conoscere da vicino l’inferno che l’imputata (anche lei mamma) ha vissuto nella sua vita. In questo modo si scopre che la possibile colpevole non è mai stata voluta dalla madre, la quale l’ha fatta nascere per una forma di ripicca nei confronti dei genitori che non la volevano lasciare vivere liberamente. In questo modo la Drakulić riesce a compiere una delicata e, allo stesso tempo, acuta indagine su quanto possa essere complesso e malato il rapporto tra madre-figlia. Una relazione che l’autrice analizza attraverso tre generazioni (figlia, madre, nonna) segnate da legami segnati dal dolore emotivo e fisico. Ricordando il suo passato, quello della madre e della vita con la nonna, l’imputata fa riaffiorare una serie di eventi caratterizzati da una spirale di violenze e di maltrattamenti che portano le donne a fare del male agli altri e a se stesse. La narratrice, continuando a rimuginare sul suo passato, permette a chi legge di comprendere come il silenzio e il fare “bel viso a cattivo gioco” fossero gli strumenti adottati dalla parte femminile della sua famiglia per non far scoprire agli altri (il resto del mondo) le ripetute violenze interne alla propria casa. Calci, pugni, schiaffi, tagli, spintoni, spigoli che lacerano la pelle e la carne mostrano un nucleo familiare che è ben lontano dal classico modello di pace e amore che conosciamo. Nella famiglia dell’accusata le parti presenti sono legate da relazioni nelle quali le donne allo stesso tempo sono vittime e carnefici, perché le tre figure femminili sono consapevoli di essere nelle grinfie di una brutale carnefice, ma non riescono a staccarsene in modo completo. Questa amara consapevolezza le porta a non rivelare la malignità del colpevole, però le induce a porre fine all’esistenza dell’amica-nemica. L’accusata di Slavenka Drakulić è un acuto e doloroso romanzo psicologico che indaga quanto le relazioni tra persone di una stessa famiglia possano essere insane e quanto il male insensato possa portare una vittima a decidere di trasformarsi in un algido carnefice. Traduzione Estera Miočić.

Slavenka Drakulić è nata a Rijeka nel 1949. Scrittrice, giornalista e saggista, i suoi libri sono stati tradotti e pubblicati in diverse lingue. In Italia è nota sin dagli anni Novanta grazie alla pubblicazione di alcune sue opere sul mondo comunista e post-comunista come Balkan Express e Caffè Europa (Il Saggiatore), nonché di romanzi come Pelle di marmo (Giunti), Il gusto di un uomo (Il Saggiatore), Come se io non ci fossi (Rizzoli), Il letto di Frida (Elliot). Nel 2004 l’autrice ha ricevuto il premio Award for European Understanding della Fiera del libro di Leipzig. Vive in Svezia e Croazia.

Fonte: Keller editore. Ringraziamento all’ufficio stampa

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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