:: La baia, James Michener, (E/o 2016) a cura di Viviana Filippini

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La baia di James Michener uscì per la prima volta nel 1975, ma la E/o edizioni lo ha ristampato in questo 2016. Il romanzo dello scrittore americano potrebbe incutere timore viste le 1232 pagine che lo caratterizzano, ma le dimensioni non contano e non devono spaventare. La ragione è semplice, in questo libro Michener racconta la nascita di una nazione: gli Stati Uniti d’America. Il punto di partenza temporale è il 1600 e il luogo prescelto per la narrazione è la baia di Chesapeake dive vivono alcune tribù di indiani molto pacifiche e rispettose del mondo che le circonda. Poi arrivano i bianchi, di solito inglesi in fuga dalla loro patria per motivi politici, di fede o spediti in America, colonia del Regno Unito (dettaglio non trascurabile), perché la loro fedina penale è segnata da qualche reato. Tra i diversi personaggi ci sono gli Steed, capitanati da Edmund il quale in America potrà professare liberamente la propria religione cattolica. La sua dinastia sarà caratterizzata da imprenditori, professionisti e dai primi costruttori di case in muratura (la Vendetta di Rosalind sarà la prima in assoluto). Accanto a loro ci sono i Turlock, che nei secoli si riveleranno una stirpe di pirati, amanti e conoscitori della palude, nonché abili cacciatori. Il loro modo di fare è rozzo e a volte potrebbe sembrare animalesco però, a differenza degli altri immigrati, i Turlock dimostrano di avere molti meno pregiudizi e paure nei confronti del diverso e, non a caso, nella storia saranno i primi a fraternizzare con i nativi americani. Ci sono anche i Paxmore, dei quaccheri, i quali si dimostreranno pronti a sopportare tutto, compresi i processi e le sevizie pubbliche a loro carico, per mantenere vivi il rispetto e gli insegnamenti divini. Attraverso le vicende umane dei vari protagonisti presenti nell’intreccio narrativo il lettore conosce vicende caratterizzare dai soprusi, maltrattamenti e torture che scatenano una lotta per la libertà e per la conquista della propria identità. Indiani, bianchi e neri presenti all’interno della trama combattono per la giustizia umana e quando si rendono conto che abolire la schiavitù, o altre forme di repressione del prossimo, non basta, allora agiscono per far sì che i diritti delle persone vengano riconosciuti. La baia mostra al lettore una terra di essere umani che l’hanno vissuta, però durante la lettura si scopre anche la morfologia originaria del paesaggio e le trasformazioni da esso subìte con il progressivo arrivo dell’uomo bianco. Da terra dove la natura era rigogliosa e libera di crescere, a territorio nel quale la natura e le sue immense dimensioni sono sempre presenti e convivono con le strutture (prime case, villaggi, chiese e città) create dell’uomo. Quello proposto da Michener è un affresco storico e corale che ripercorre, secolo dopo secolo, i grandi eventi (Rivoluzione americana, Guerre di Secessione, conflitti mondiali, crisi economiche, scandali come il Watergate, conflitti razziali) che hanno portato alla formazione degli USA. Ne La baia di Michener il lettore si vede scorrere davanti agli occhi una vasta porzione temporale e di eventi della storia d’America narrata attraverso le storie di gente comune e dei solidi valori sui quali la grande terra d’oltre oceano è stata fondata: democrazia, fede, diritti civili, libertà, patriottismo, unità e indipendenza. Traduzione Grazia Lanzillo.

James A. Michener (New York 1907 – Austin 1997) è stato uno degli scrittori americani più popolari di sempre. I suoi libri hanno venduto più di 75 milioni di copie e sono stati tradotti in 52 lingue. Con il suo romanzo d’esordio, Nostalgia del Pacifico, ha vinto il Premio Pulitzer. È stato l’autore di bestseller come La fonte, Hawaii, Alaska, Texas e Caraibi. Nel 1977 ha ricevuto la Medaglia Presidenziale della Libertà, la più alta onorificenza civile degli Stati Uniti.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Giulio dell’Ufficio stampa EO.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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