:: Daphne, Tatiana de Rosnay, (Neri Pozza, 2016), a cura di Viviana Filippini

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Il bambino che ha il destino di essere scrittore è aperto a tutti i venti”.

Daphne è l’appassionante biografia su Daphne du Maurier, scritta da Tatiana de Rosnay, pubblicata da Neri Pozza. L’autrice inizia a raccontare dal suo presente, nel maggio del 2013, quando si trova davanti a Myfair, un luogo molto importante, in quanto nell’imponente sobria casa che le sta davanti, il 13 maggio del 1907 nacque Daphne du Maurier, figlia di Gerald (attore di teatro) e di Mariel Beaumont. Da qui partono diversi flashback grazie ai quali il lettore è trascinato nella Londra di inizio del ‘900, a Parigi e in Cornovaglia, per scoprire che Daphne, non solo è figlia di uno dei più importanti attori del periodo, ma lei ha radici francesi, in quanto suo nonno Kiki (Geroge du Maurier) fu un famoso romanziere e pittore vissuto in Francia nell’Ottocento. Daphne è una biografia che si legge come un romanzo, perché la de Rosnay ripercorre non solo la dimensione della vita letteraria della du Maurirer, ma si addentra nella sua dimensione più intima, privata, con il fine di dimostrarci quanto il vissuto personale di Daphne sia stato per lei una importante fonte di ispirazione.  Tra le diverse persone che ebbero una certa influenza nella vita di Daphne di certo ci fu il padre Gerald. Un uomo per il quale la protagonista dimostrò sempre una forma di venerazione, tanto è vero che per Daphne i momenti passati con il papà a Cannon Hall (loro residenza) furono importanti attimi di affetto padre figlia, ma anche di introduzione alle gioie e ai dolori della vita per la piccola futura scrittrice. L’altra persona molto importante fu Fernande Yvon, la sua istitutrice francese. Daphne, ad un certo punto della sua vita, deciderà di andare in Francia per conoscere meglio le proprie origini e sarà proprio a Fernande che farà leggere i suoi scritti. Tra le righe si percepisce che l’affetto di Daphne per la sua istitutrice è un sentimento che va ben oltre l’amicizia e la protagonista vive nel costante terrore che questa sua passione venga percepita, non tanto dalla Yvon, ma da chi le gravita attorno. In questa situazione ci si accorge che a prevalere è la parte maschile dell’io di Daphne, quella metà più passionale che lei poi, mise a tacere quando trovò nuova stabilità emotiva affettiva con Frederick Browning, suo fidanzato, marito e padre dei loro tre figli (due femmine e un maschio). La biografia scritta dalla de Rosnay è un viaggio avventuroso nell’esistenza di una donna forte e indipendente, che ha dimostrato di saper andare avanti da sola a crescere i figli, quando il marito militare finì a lavorare per la Regina d’Inghilterra. Daphne soffrì poco di questa separazione, perché fu in questa ritrovata solitudine e nella pace della Cornovaglia (Menabilly fu il suo locus amenus), dove c’erano i figli a farle da compagnia, che la scrittrice ebbe come forza motrice del vivere la scrittura. Lo scrivere è la linfa vitale della du Maurier, un’eredità ricevuta in dono dal nonno Kiki direi, che le permise di sfornare best seller, di successo letterario e cinematografico (suoi sono i testi dai quali Hitchcock trasse Rebecca la prima moglie e l’inquietante Gli Ucceli). Daphne di Tatiana del Rosnay è un ritratto deciso e limpido di Daphne du Maurier, una donna che ha sempre vissuto dimostrando di essere libera e autonoma e che, allo stesso tempo, ha amato ed è stata riamata dalle persone, dalla vita e dalla scrittura. Traduzione Alberto Folin.

Tatiana de Rosnay è nata nel 1961 a Neuillysur-Seine, Tatiana de Rosnay è di origine inglese, francese e russa. Laureata in letteratura inglese presso l’università di East Anglia, a Norwich, dal 1992 ha pubblicato otto romanzi, tra cui La chiave di SaraSegreti di famiglia, Daphne. Collabora con la rivista Elle. Vive a Parigi con il marito e i due figli.

Suorce: ufficio stampa Neri Pozza. Grazie a Daniela Pagani.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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