:: Jerry Frost, Francis Scott Fitzgerald – cura e traduzione di Nicola Manuppelli (Aliberti compagnia editoriale, collana Colibrì, 2016) a cura di Maria Anna Cingolo

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Al nome di Francis Scott Fitzgerald solitamente vengono associati grandi titoli come “Belli e Dannati”, “Tenera è la notte”, “Racconti dell’età del jazz” e in primis, soprattutto dopo l’ultimo successo cinematografico, “Il grande Gasby”. Invece, Aliberti compagnia editoriale ha deciso di recuperare per il suo pubblico una perla pressoché sconosciuta in Italia e che dal 4 novembre potete trovare sullo scaffale della vostra libreria preferita: “Jerry Frost”.
Si tratta di una commedia in tre atti pubblicata nel 1923 con il titolo  “The vegetable or From President to Postman”; il protagonista, Jerry, è un uomo qualunque che sognava di diventare presidente degli Stati Uniti d’America oppure un postino e che, invece, nella vita lavora infelicemente per le ferrovie.

“Cli-in-ng! Cli-in-ng! Cli-in-ng! Campanello di casa! Poi la porta si spalanca, e una dozzina di uomini corrono nella stanza. In testa c’è il signor Jones, un politico.

SIGNOR JONES: (avvicinandosi a Jerry) Lei è il signor Jeremiah Frost?
JERRY: (terrorizzato) Sì.
SIGNOR JONES: Sono il signor Jones, il noto politico. Sono stato incaricato di comunicarle che alla prima votazione le è stata conferita all’unanimità la nomination repubblicana per diventare Presidente degli Stati Uniti.

Applausi scatenati provenienti da dentro e fuori, e di nuovo il battere della grancassa. Jerry stringe la mano al signor Jones, ma Pesce, seduto in silenzio, non si cura di quanto sta accadendo; pare non vedere né sentire la scena che gli si sta svolgendo davanti.

JERRY: (al signor Jones): Perbacco! Pensavo che fosse un ispettore fiscale.

In mezzo a una raffica ancora più forte di ovazioni, Jerry viene sollevato in spalla dalla folla e trasportato con entusiasmo fuori dalla porta. “ (pag. 60)

Jerry Frost è considerato dalla sua famiglia un uomo incompetente e mediocre e lo è per davvero; per questo quando immagina di essere diventato il presidente del Paese più potente del mondo, lo scenario diviene ridicolo e surreale. Infatti, Jerry non è in grado di governare, perde tempo in frivolezze, si fa ingannare e rende Ministro del tesoro suo padre Dada, un vecchio sordo, pazzo e malamente fissato con la Bibbia. Dietro gag inverosimili e divertenti, si nasconde l’amarezza di una critica sociale acuta e brillante; l’autore mette alla berlina il presidente, l’esercito, le alleanze e ogni gioco di potere, mostrando in modo grottesco il teatro della politica e tutti i pericoli che in esso vanno in scena. In queste pagine viene deriso in particolar modo il carattere puritano della società americana, la necessità di apparire sempre ben educati, puliti dentro ma soprattutto fuori, l’ambizione a coprire un ruolo rispettoso nella vita cittadina, l’aspirazione a un buon matrimonio, insomma, questa commedia canzona tutti i dictat della più provinciale mentalità americana. L’ultimo atto, però, è più positivo e ci ricorda di non dare per scontati gli affetti e che ognuno può trovare il suo vero posto nel mondo se solo riesce ad essere sé stesso, anche se un semplice postino.
Sebbene Fitzgerald scriva durante gli anni ’20, le riflessioni che propone rimangono estremamente attuali perché leggere questo testo teatrale dopo le recenti elezioni presidenziali degli U.S. A., a dire la verità, è totalmente suggestivo e fa paura. Forse l’autore, tra i più stimati della letteratura americana, non immaginava che le sue parole potessero un giorno trovare totale riscontro nella realtà, visto chi è oggi l’inquilino della Casa Bianca. Traduzione di Nicola Manuppelli.

Francis Scott Fitzgerald: (Saint Paul, 1896- Hollywood 1940) Viene considerato il più importante scrittore della cosiddetta “Età del jazz” e tra i giganti della letteratura americana. Alcune delle sue opere, come “Belli e Dannati”, “Il grande Gasby” e “Tenera è la notte”, oggi sono longseller e regalano al lettore un affresco vivo della società americana tra le due grandi guerre mondiali.

Nicola Manuppelli è nato a Vizzolo Predabissi nel 1977. Scrive, traduce, cura, scopre e “importa” autori americani e irlandesi (fra i quali Andre Dubus, Charles Baxter, Jane Urquhart, Roger Rosenblatt, A.B. Guthrie, Sara Taylor, Gina Berriault). Collabora, fra gli altri, con Mattioli, Minimum Fax, Nutrimenti, Fazi, Clichy, Aliberti.
Suoi articoli sono apparsi su Chicago Quarterly, Numéro, D di Repubblica, Satisfiction, Il Primo Amore, Wuz.
Diversi suoi racconti sono inseriti in antologie italiane e americane. Esordisce come romanziere nel 2014 con “Bowling” (Barney Edizioni). Dello stesso anno la prima biografia italiana di Alice Munro, “La fessura”, pubblicata da Barbera Editore.
È il biografo ufficiale dello scrittore americano Chuck Kinder.

Source: ebook inviato dalla casa editrice al recensore. Si ringrazia Lucrezia dell’ Ufficio Stampa Aliberti Compagnia Editoriale

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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