:: Sotto il velo, Takoua Ben Mohamed (Becco giallo, 2016) a cura di Elena Romanello

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Un simbolo di oppressione, di intolleranza, di integralismo, di non voler accettare le leggi e le regole del Paese in cui ci si trova, di sessismo, di sessuofobia, di misoginia: queste sono alcune delle accuse rivolte al velo portato dalle donne di cultura musulmana.
Al di là della complessità di una società multietnica e delle difficoltà del ruolo della donna in una società machista, comunque articolato e complesso, si può cercare di capire qualcosa in più sul perché ci sono donne e ragazze colte e curiose che portano il velo non rinunciando a studio, lavoro e passioni personali sfogliando Sotto il velo di Takoua Ben Mohamed, una serie di vignette che sdrammatizzano stereotipi e luoghi comuni, prima pubblicate dall’autrice singolarmente e adesso raccolte in volume.
Protagonista è una ragazza di oggi, che ama la moda e divertirsi, ma che porta il velo e che nelle vignette racconta pregiudizi, critiche, da quelle degli occidentali che pensano sia una potenziale terrorista a quelle delle connazionali che la vedono troppo moderna, luoghi comuni, battute non proprio intelligenti che si è sentita fare e altre amenità.
Il risultato è esilarante, spassoso ma fa anche riflettere sulle difficoltà del vivere insieme, sul bisogno sempre e comunque di giudicare chi è percepito come diverso, sugli stereotipi a cui sono sottoposte, ovunque, le donne e le ragazze. Ma tra le pagine e le battute, alcune allucinanti (la Musulmania come Paese di provenienza della protagonista è da inquadrare…) emerge una ragazza di oggi, che vuole comunque vivere la sua vita, che vuole viverla in Italia, che vuole portare il velo senza rinunciare a sentirsi carina e alla moda, non rinunciando a divertirsi e perseguire degli obiettivi, in un periodo storico in cui crisi, razzismo e maschilismo sembrano essersi alleati per rendere la vita difficile alle donne che vorrebbero invece affermarsi, anche con un velo in testa.
Sotto il velo racconta la modernità di tante ragazze musulmane, oltre quello che in Occidente sembra una cosa insormontabile, e cioè l’obbligo a vestirsi in un certo modo (che poi ci sono tanti tipi di veli, come ci racconta l’autrice). Senz’altro è un libro in cui molte coetanee e compagne di religione di Takoua apprezzeranno, ma va letto anche dagli occidentali, da chi crede che il fumetto e le arti possono aiutare il dialogo e aprire nuovi orizzonti. Un libro per le donne di tutte le età e non solo, che usa lo strumento delle vignette, da sempre efficace, per raccontare, prendere in giro e far riflettere sull’oggi.

Takoua Ben Mohamed, Nata a Douz in Tunisia nel 1991, cresciuta a Roma, graphic journalist e sceneggiatrice, disegna e scrive storie vere a fumetti su tematiche sociali per la promozione del dialogo interculturale ed interreligioso. Diplomata all’Accademia di cinema d’animazione Nemo Academy of Digital Arts, di Firenze, studia giornalismo a Roma, autrice del catalogo Woman story, ha fondato l’associazione Il fumetto intercultura all’età di 14 anni. Ha ricevuto molti riconoscimenti tra i quali quello della Comunità tunisina a Roma e e quello della Repubblica Italiana, il Premio Prato Città Aperta; il Premio Speciale Moneygram Award 2016. Ha collaborato con Village Universel, Italianipiù e collabora con la redazione Rete Near Antidiscriminazione dell’Unar, Riccio Capriccio, Ana Lehti (Finlandia) e la produzione Fargo Enterainment.

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ufficio stampa di Becco Giallo, incontrato a Lucca Comics

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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