:: Il muggito di Sarajevo, Lorenzo Mazzoni (Edizioni Spartaco, 2016)

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Coloratissimo, come tutti i Balcani, pieno di musica, surreale, sulfurealmente divertente, anarchico, tragico è uscito il nuovo romanzo di Lorenzo Mazzoni, Il muggito di Sarajevo, per Edizioni Spartaco. Un romanzo che ci porta di peso nella Sarajevo della guerra e dell’assedio, il più lungo assedio nella storia bellica contemporanea, che si protrasse per 4 lunghissimi anni, dall’aprile del 1992 al febbraio del 1996. Una guerra sporca, terribile, come tutte le guerre, una guerra di cecchini combattuta nel cuore dell’Europa, che vide contrapposti da un lato il governo bosniaco, e dall’altra l’Armata Popolare Jugoslava e le forze serbo-bosniache. Televisori, radio, giornali ci portavano quotidianamente notizie da questa città martoriata, divenuta in breve simbolo delle nostre mille contraddizioni e di quanto sia precaria e transitoria l’illusione di pace e sicurezza che viviamo in Europa. Minacciata in continuazione da forze che non vediamo, non percepiamo. Ma ci sono, rosicano i nostri diritti, la nostra parvenza di libertà, il nostro benessere, forse anche ingiusto se pensiamo alle condizioni di tanti altri paesi del mondo. Lorenzo Mazzoni non fa un discorso essenzialmente politico nel suo romanzo, ma questa insicurezza si fa forte e chiara, pure grazie al tono surreale e onirico che utilizza, e un grande senso di speranza e ottimismo che straborda dalle pagine. Immaginatevi un film con Emir Kusturica alla regia e la colonna musicale affidata ai Gogol Bordello, che sto ascoltando in sottofondo proprio mentre scrivo queste righe. Violini, fisarmoniche, musica gispy, denti d’ oro, droga e fiumi di vodka, insomma questo è lo scenario che ci vedo io, ed è giusto che ogni lettore si crei il suo immaginario personale. Dopo tutto leggere è una delle attività più creative (e sovversive) che esistano. Dunque vediamo, immaginatevi una mucca veggente, dei funghi allucinogeni, un serbo prigioniero a Sarajevo tenuto sotto custodia da un vecchio pazzo, panetti di oppio, due giornalisti italiani in cerca di uno scoop, Amira leader di una band Senza strumenti, che trova in Sarajevo il centro della sua creatività, nani, giganti, soldati ONU, prostitute (contro la loro volontà), Mozambik, un irlandese che fa da guida ai giornalisti e compra generi di prima necessità da rivendere a chi non potrebbe procurarseli, un cecchino fanatico delle canzoni di Barbra Streisand. E la guerra, le privazioni, la mancanza di cibo, la paura, l’odore di morte, le pile di cadaveri, le torture fatte ai prigionieri, insomma l’irrazionale e l’orrore, contrapposti, affiancati. Mazzoni sceglie uno stile narrativo sincopato, fatto di brevi capitoli, quasi una carrellata di racconti che si possono leggere anche slegati, sebbene un filo conduttore, una trama esistano. E tanta musica da Kurt Cobain ai Red Hot Chili Peppers, alla divina per eccellenza Barbra Streisand. Per chi ama Graham Greene la sua lezione non è andata perduta. Dunque che dire d’altro: muuu!

Lorenzo Mazzoni è nato a Ferrara nel 1974 e ha abitato a Parigi, Hurghada, Londra, Sana’a. Ha pubblicato numerosi romanzi, tra cui Il requiem di Valle secca (Tracce, 2006),  Le bestie/Kinshasa Serenade (Momentum Edizioni, 2011), Apologia di uomini inutili (Edizioni La Gru, 2013, Premio Liberi di scrivere Award). È il creatore dell’ispettore ferrarese Pietro Malatesta, protagonista dei noir (illustrati da Andrea Amaducci ed editi da Koi Press) Malatesta, indagini di uno sbirro anarchico, La Trilogia (2011, Premio Liberi di Scrivere Award), La Tremarella (2012, il cui ricavato è andato interamente alle vittime del terremoto in Emilia), Termodistruzione di un koala (2013), Italiani brutta gente (2014). Diversi suoi reportage e racconti sono apparsi sui giornali Il Manifesto, Il Reportage, East Journal, Il reporter e Torno Giovedì- Collabora con Il Fatto Quotidiano. Vive tra Milano e Istanbul.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ Ufficio Stampa Spartaco e l’autore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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