:: Le ragioni del no, ne discutiamo con il Professore Angelo D’Orsi

mnRingrazio, a nome dei miei lettori, il professore Angelo d’Orsi professore di Storia delle idee politiche e sociali nell’Università di Torino, per avere accettato il mio invito a rispondere ad alcune domande, con l’unico intento di fare chiarezza, per dissipare gli ultimi dubbi ancora rimasti in noi elettori, per permettere un voto cosciente e consapevole, in un momento così delicato della storia del nostro paese. Il professore D’Orsi difende le ragioni del no. Non saranno domande esclusivamente tecniche, insomma cercheremo di essere il più chiari e comprensibili, per un pubblico anche di non esperti. Per par condicio ho proposto la stessa iniziativa anche al professore Giovanni Guzzetta, per le ragioni del sì.  

Mancano pochi giorni e gli Italiani, uomini e donne, saranno chiamati al voto, saranno chiamati a decidere se modificare o meno la nostra Costituzione. Una nota a margine, senza volere minare in alcun modo il diritto democratico dei cittadini di decidere questioni anche tecniche, che riguardano lo Stato, pensa che i cittadini siano sufficientemente informati e consapevoli, data la delicatezza e la difficoltà anche per esperti giuristi di comprendere la portata delle modifiche che si renderebbero effettive? Insomma secondo lei gli italiani sono pienamente consapevoli della responsabilità che comporta questa votazione, responsabilità verso noi stessi e i nostri figli e nipoti che erediteranno questa Nuova Costituzione?

I cittadini non sono affatto informati, anche se non sono pochi coloro che si sforzano di raccogliere informazioni e arrivare al voto in modo consapevole. La campagna referendarie doveva essere un momento di informazione e dibattito si è trasformata in una delle tante campagne elettorali, una campagna particolarmente accanita, con colpi bassi, e una violenza verbale che è difficile ritrovare in tempi recenti. Ci riporta a quella del 1948, ed effettivamente siamo davanti a una scelta che può cambiare in modo evidente le nostre vite. In peggio, decisamente, a mio parere. E la trasformazione della campagna referendaria in una corrida ha due ragioni: a) il premier stesso ha voluto indirizzare il referendum verso un plebiscito. Pro o contra. Così facendo ha ridotto lo spazio della discussione, cancellando quello dell’approfondimento. B) si tratta della prima vera occasione per farlo cadere. Perché rinunciare? Ovvero per legittimarlo. Ribadisco: perché rinunciare?

Le modifiche alla Costituzione sottoposte al Referendum del 4 dicembre sono modifiche approvate dalla maggioranza parlamentare, stilate da esperti di diritto, dopo un iter alquanto controverso e dibattuto. Insomma la legittimità del Referendum non è in discussione. Il ricorso presentato il 27 ottobre scorso dal presidente emerito della Consulta Valerio Onida contro la consultazione popolare del 4 dicembre è stato respinto. Quindi l’esito, giuridicamente sarà valido a tutti gli effetti. Un’ unica mia perplessità, come è stato possibile approvare l’Italicum, la nuova riforma elettorale unicamente per la Camera (non prendendo neanche minimamente più in considerazione il Senato), quasi come se la nuova Costituzione fosse stata già approvata? Non è un paradosso, soprattutto se vincesse il no e si andasse subito a nuove elezioni?

Contesto la legittimità della “riforma”: approvata da un Parlamento reso di fatto illegittimo dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 1/ 2014, con cui dichiarava incostituzionali alcuni pezzi, importanti, della legge elettorale “Italicum”. In secondo luogo è stata istruita manu militari dal governo, in sede referente, cacciando dalla Commissione Affari costituzionali i due senatori critici (Mineo e Chiti). Inoltre, comunque, è stata portata avanti dal Governo e non dal Parlamento, ed infine è stata approvata a colpi di fiducia, tagliole e così via. Quanto agli effetti, ove la riforma fosse approvata, sarebbero paralizzanti per il sistema politico italiano, essendo piena di incongruenze e rinvii a leggi e norme da approvare. Quanto agli esperti è persino ridicolo evocarli: tutti i costituzionalisti italiani, dico tutti tranne tre (Barbera, Ceccanti e Fusaro, non certo il Gotha del diritto costituzionale!) sono stati esclusi dalla discussione e sono ferocemente critici con la legge. E la stragrande maggioranza dei politologi, dei filosofi e sociologi politici, degli storici sono per il NO. Dove sono gli intellettuali per il SI?

« Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione. » (Piero Calamandrei, Discorso ai giovani tenuto alla Società Umanitaria, Milano, 26 gennaio 1955) Pensa che i giovani conoscano queste parole, la loro portata etica e morale?

I giovani e non solo i giovani ignorano persino che cosa sia la Costituzione Repubblicana. Su questa ignoranza si è costruito il progetto di devastazione della Carta costituzionale.

Lo Statuto Albertino non fu sufficiente a neutralizzare le derive autoritarie sorte durante il Fascismo. La Costituzione Italiana nacque con il chiaro intento di evitare che una tale pericolosa eventualità si ripetesse. Nello specifico, quale è il nucleo della nostra Costituzione che ha scongiurato per 68 anni questa possibilità, consentendoci di vivere in uno Stato, seppur con i suoi difetti, libero e democratico?

Il nocciolo è il pluripartitismo, e il bicameralismo. Quello che la “riforma” abbinata alla legge Italicum di fatto cancella. Se passasse il SI, un sì implementato dall’Italicum, ci avvieremmo da una democrazia liberale a uno Stato di oligarchie.

Secondo lei la spinta propulsiva di questa riforma costituzionale, in questi termini specifici, verso un monocameralismo se non effettivo, sicuramente strumentale (il Senato verrebbe ridotto, non sarebbe più eletto a suffragio universale diretto, non darebbe più la fiducia al Governo), è stata data dall’Unione europea? Che tra l’altro entra di diritto nel testo, dopo le eventuali modifiche apportate.

La Banca Centrale Europea, più che l’Unione, la Banca Morgan, e alle loro spalle la Trilateral, di Rockfeller e soci, sono coloro che hanno dettato si può dire la “riforma” nel suo insieme. E i dettagli si trovano nel “Piano di rinascita nazionale” di Licio Gelli. Mi aspetterei almeno un soprassalto di orgoglio patriottico, dalla cittadinanza, davanti al voto, che se ci fosse, non potrebbe che portare al NO.

La limitazione della sovranità popolare, sembra uno dei temi più sensibili del fronte del no. In che misura avverrebbe questa limitazione, quali sarebbero i veri ostacoli a detrimento della libertà e della democrazia?

Un Parlamento in cui formalmente ci sono due Camere, ma una, il Senato, di nominati dai Consigli Regionali, o comunque composta in modo grottesco da sindaci e consiglieri: non gli si dà lo stipendio, ma gli si regala l’immunità, che specie a quel livello della Pubblica Amministrazione, sarebbe strumento provvidenziale per gli inquisiti. L’altra Camera, quella dei Deputati, sarebbe arbitro della situazione, comprese le leggi più importanti, nelle quali in teoria il Senato dovrebbe dire la sua. Una Camera in cui, grazie all’Italicum, il partito che raggiunge una maggioranza di poco superiore al 20% si può accaparrare la maggioranza assoluta dei seggi. Una camera con i “capilista” bloccati, decisi dalle direzioni dei partiti politici. Inoltre si rende quasi impossibile la facoltà dei cittadini di proporre leggi di iniziativa popolare, e si usano degli accorgimenti per vanificare i referendum. Infine, si stabilisce una intollerabile discrasia tra enti territoriali (le Regioni, lasciando a quelle a Statuto speciale facoltà che alle altre vengono tolte), e si aprono prospettive di conteziosi infiniti davanti alla Suprema Corte. Un Parlamento siffatto eleggerebbe le alte cariche, dai membri della Corte stessa, al Presidente della Repubblica, per la cui elezioni addirittura basterebbe un pugno di “onorevoli” per votarlo, dato che si chiede non la maggioranza degli aventi diritti, ma dei presenti. Una cosa incredibile.

Il fatto che vinca il no, non impedirebbe a prescindere nuove modifiche alla Costituzione. Insomma meglio mantenere la Costituzione attuale, in cambio di una fatta male e non condivisa dal Paese. Ma da un punto di vista politico sarebbe la fine del governo Renzi (per sua stessa ammissione) e una possibile apertura a governi molto più estremisti e instabili. Molti ragionano più sulle conseguenze sull’immediato che sul lungo termine. Vuole mettere in guardia su questo atteggiamento?

In primo luogo in un Paese come l’Italia bisognoso di una serie infinita di “messe a punto” (dal riassetto idrogeologico alla tutela ambientale e paesaggistica, dalle misure antisismiche alla soluzione del problema di una intera generazione di precari negli atenei…), non vedo alcuna necessità di mettere mano alla Costituzione. L’Italia non funziona non a causa della nostra legge fondamentale, ma di un pessimo ceto politico, ignorante, inetto e spesso corrotto.

Junkers, Obama, l’ambasciatore americano John Phillips, e molti altri esponenti politici ed economici si sono pronunciati pubblicamente per il sì. In che misura una vittoria del sì favorirebbe le loro posizioni? Secondo lei sono sinceramente convinti che una vittoria del sì migliorerebbe le condizioni dell’Italia, e di riflesso anche del resto del consorzio internazionale?

Credo che la loro sia null’altro che la traduzione in termini politici dei diktat delle grandi centrali finanziarie. Trovo pazzesco non che costoro abbiano aperto bocca in merito, ma che le nostre autorità lo abbiano tollerato. Il fatto che è la Presidenza della Repubblica, dopo Scalfa è stata occupata o da personaggi mediocri o da uomini che hanno svolto un compito che loro non competeva, come Giorgio Napolitano, il vero regista dell’operazione “riforma”. Il quale, ritengo si sia spinto fino a recare dei veri e propri vulnus alla Costituzione.

Se fosse incaricato, insieme a un gruppo di esperti, di proporre modifiche all’attuale Costituzione, quali sarebbero? Una virata verso il monocameralismo, che sembra la tendenza maggioritaria del modello europeo, secondo lei è applicabile a un paese come l’Italia? Sia per motivi storici, che contingenti, penso soprattutto alle infiltrazioni mafiose.

Sono per il bicameralismo, in modo assoluto, ma con una netta distinzione di compiti e funzioni tra le due camere: una di legiferare, l’altra di controllare, detta all’ingrosso. E sono per il sistema elettorale proporzionale “puro”, con le preferenze: il solo che salvaguardia il cosiddetto “potere dell’elettore”.

La sua lezione alla Scuola Popolare Antonio Gramsci si è intitolata: “Dalla democrazia Alla post-democrazia. Costituzione, Stato sociale e nuove oligarchie”. In cui ha parlato della destrutturazione dello Stato liberal-democratico, di cui la riforma costituzionale associata all’Italicum, è secondo lei l’ultimo atto, frutto di un processo molto più ampio di soppressione della democrazia. E’ possibile fermarlo questo processo, in che modo?

Oggi abbiamo la possibilità di fermare la deriva, dicendo il nostro NO al referendum. Questo è il primo passo, dal quale poi ripartire con una legge elettorale democratica, il ripristino delle Province (sì, sono a favore delle Province), e una serie di atti in grado di restituire fiducia e cancellare la disgregazione sociale prodotta dai governi degli ultimi 25 anni circa. Ne cito un paio: l’abolizione della Legge Gelmini del dicembre 2010, di “riforma” dell’Università, che ha gettato nel caos un sistema che con difetti e limiti non era certo tra i peggiori del mondo, anzi… Un secondo atto “rivoluzionario”, ossia di restaurazione di un corretto sistema di democrazia liberale, è una legge sulla Rai, che la mantenga pubblica, ma la sottragga al controllo governativo e dei partiti politici in generale. Sarebbero passi decisivi per invertire la rotta e salvare non solo la democrazia, ma il Paese.

Grazie della disponibilità, il suo intervento è sicuramente stato prezioso.

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2 Risposte to “:: Le ragioni del no, ne discutiamo con il Professore Angelo D’Orsi”

  1. Anna Scotto Says:

    Molto interessante, adesso vado a leggere le ragioni del sì

    • Shanmei Says:

      Grazie, Anna del tuo commento, e di averlo letto. Spero sia utile per chi ancora deve decidere. Tra dibattiti sterili, almeno qualcosa sui contenuti.

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