:: Zitelle, Kate Bolick (Sonzogno, 2016) a cura di Elena Romanello

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Il femminismo ha sdoganato molti comportamenti e modi di vivere per le donne, soprattutto qui in Occidente, ma non mancano i ritorni indietro e soprattutto resta ancora un po’ tabù il fatto che ci siano ragazze di tutte le età che non ci tengono a sposarsi e non vogliono essere bollate come infelici e incompleto.
Kate Bolick, giornalista e autrice, parte da un suo articolo di qualche anno fa in tema per costruire Zitelle, saggio gustoso che difende la scelta sua e di tante altre donne di non sposarsi, ricordando in partenza una frase che purtroppo si è ancora in molte a sentirsi dire: Chi sposerò? E quando?
Il libro è a metà strada tra un memoir personale sul come e perché l’autrice non si è sposata e un trattato sulla vita delle donne libere fuori e dentro negli Stati Uniti a partire dall’Ottocento, per arrivare a quella che oggi è una scelta condivisa da una maggioranza crescente di donne americane.
Per arrivare a questo c’è stata un’evoluzione e Kate Bolick parla dei suoi modelli, citando alcune icone protofemministe come la poetessa Edna St. Vincent Millay, di cui non ricorda purtroppo il suo impegno per far scagionare Sacco e Vanzetti, la scrittrice Edith Wharton, che nei suoi libri, a cominciare da La casa della gioia denunciò anche come fosse difficile per una donna non sposarsi, l’eclettica Maeve Brennan, che ispirò il personaggio di Holy Golightly in Colazione da Tiffany di Truman Capote, distrutto nell’adattamento filmico da un irritante lieto fine tradizionale.
Queste donne, in anticipo sui loro tempi, hanno ispirato l’autrice e possono ispirare anche chi legge il libro, molto americano negli intenti sociali e storici, ma in ogni caso divertente e godibile, per raccontare storie di tenacia, di affermazione, di avventure di vita. Un libro quindi per riflettere su come le idee e le azioni di donne che hanno precorso i tempi, ma anche per guardarsi dentro, per scoprire il modo di costruirsi una vita gratificante, assaporando la giovinezza o godendosi la mezza età e il poter finalmente farsi gli affari propri.
Ma Kate Bolick lancia anche un chiaro messaggio non solo per le single ma per tutte le donne: si può essere “zitelle” dentro. Perché vivere da sole non è una condizione imbarazzante a cui sfuggire, ma può essere una forma, esigente e appagante, di libertà.
Un libro per tutte le donne, quindi.

Kate Bolick vive a Brooklyn, insegna alla New York University e collabora con le maggiori testate americane, tra cui l’«Atlantic», il «New York Times», «Elle» e «Vogue». Qualche anno fa pubblicò un articolo memorabile in cui dichiarava di preferire una vita da single a un matrimonio mediocre. Il testo fece il giro del mondo e ispirò questo speciale memoir, diventato subito un caso editoriale. Zitelle è già stato tradotto in diverse lingue; il «New York Times» l’ha riconosciuto come uno tra i migliori libri del 2015.

Source: inviato dall’editore al recensore, si ringrazia l’Ufficio stampa Sonzogno.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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