:: Un’ intervista con Franco Pezzini, a cura di Elena Romanello

97Qualche giorno fa abbiamo parlato su Liberi di scrivere di Victoriana, ultima fatica di Franco Pezzini uscita per Odoya in cui racconta una fascinazione per un’epoca e una cultura nata in quel periodo. Ora abbiamo chiesto all’autore qualche informazione in più sul suo libro.

Come nasce l’idea di ‘Victoriana’?

A monte del volume ci sono varie cose, a partire dalla mia passione per il mondo vittoriano. Il titolo è quello di una serie di pezzi che ho iniziato a pubblicare sulla webzine Carmilla online quando ancora non facevo parte della redazione. L’editore li ha notati, e la proposta è stata di fare un volume complessivo sul tema. Odoya sta varando da anni una serie di eccellenti Guide su generi letterari e cinematografici, però in questo caso si trattava di qualcosa di diverso, uno specchio d’epoca, e non volevo dare l’impressione di un clone di Wikipedia con voci di letteratura, storia, antropologia… Tanto più che mi pareva importante mantenere una certa “freschezza” legata a eventi che via via avevano ispirato quei testi (uscite di libri ma anche di film in sala o invece di dvd di culto, o magari mostre d’arte) e anche all’originalità di chi li aveva promossi: insomma la scelta è stata di mantenerne lo spirito “contingente”. Una parte di questi articoli di ‘Carmilla’ (non tutti, per vari motivi) è così entrata in versione riveduta, corretta e naturalmente aggiornata nel volume, ma insieme a materiali altri: contributi – anche questi più o meno modificati – che avevo scritto per ‘L’indice’ o per ‘LN_LibriNuovi’, o invece pagine nuovissime su ulteriori temi che pareva importante inserire. Una formula forse un po’ anarchica per cui mi piace l’immagine della lanterna magica, tanto più come evocata da Le Fanu in Carmilla (stavolta il romanzo): “vivid as the isolated pictures of the phantasmagoria surrounded by darkness”.

Perché oggi c’è ancora tutto questo interesse per l’universo vittoriano?

Per parecchi motivi, ma mi limito qui a citarne alcuni fondamentali.
Pensiamo agli eroi e antieroi della narrativa popolare vittoriana (Alice, Holmes, Dracula eccetera), poi non solo continuamente riproposti in libreria, ma traghettati in una quantità di film e telefilm di successo, fumetti, giochi di ruolo e derivati vari, indefinitamente incrociati in pastiche, oggetto di infiniti apocrifi e gruppi Facebook. Il loro valore è realmente quello di eroi del mito, sia pure su un palcoscenico diverso da quello dei miti antichi.
Ancora, pensiamo al peso di quella narrativa e di quell’arte sorti in un mondo (in qualche modo) globalizzato tramite l’impero britannico, e che hanno influito sull’immaginario a livello planetario: un autore come Dickens, per esempio, o i pittori preraffaelliti rappresentano espressioni culturali note praticamente a chiunque, in tutto il mondo, almeno come paradigmi.
Pensiamo poi al rapporto tra la pressione moralizzatrice di quell’epoca e tutto ciò che vi resta “sotto”, alluso, compresso: la sessualità, l’eros… dove proprio la compressione evoca qualcosa di infinitamente più forte e provocatorio di tanta sguaiata sessualizzazione da pubblicità di yogurt o di automobili che ci troviamo davanti oggi.
E pensiamo allo stesso rapporto tra l’impero retto da una donna come la regina Vittoria – a suo modo eccezionale e normalissima, in grandezze e limiti – e una serie di battaglie sociali, politiche e sessuali che in quegli anni anticipano da lontano quelle del nostro mondo.
Se poi si aggiunge la fascinazione estetica per un certo tipo di oggetti, abiti (il look neovittoriano oggi tornato di moda) eccetera, si comprende che il nostro orizzonte immaginale è per forza condizionato da quel teatro d’epoca – sia pure ampiamente reinventato al filtro di derivati cinematografici, fumettistici eccetera – sulla base delle nostre categorie.

Quali sono le tue icone personali legate a quel periodo?

Qualcosa è già emerso… Comunque Holmes, i personaggi del Dracula, Carmilla, Alice, i maghi della Golden Dawn, però anche tante altre figure, immaginarie o storiche, frequentate in anni e anni di letture, visioni di film (come gli Hammer, tanto intensamente “vittoriani”) e in fondo di sogni.
Ma aggiungerei anche icone di luoghi: da appassionato frequentatore di panorami britannici – qualcosa emerge anche nel libro – non posso dimenticare questa dimensione geografica. Rileggere The Hound of the Baskervilles in pieno Dartmoor, come ho avuto modo di fare qualche anno fa (e al mattino trovavo la copertina completamente incurvata dall’umidità sul comodino del B&B) è un’esperienza che può aggiungere qualcosa alla comprensione del libro.

Tra le iniziative contemporanee, film, mostre e simili, quali sono state secondo te quelle più valide verso questo mondo?

Limitandomi a quelle davvero contemporanee, di primo acchito mi vengono da citare gli Sherlock Holmes con Robert Downey Jr. (deliziosi, fantasiosissimi) e la geniale serie televisiva Penny Dreadful, che riesce a rileggere la forma delle candide e folli macedonie all monsters degli anni Quaranta in chiave brillante e davvero inquietante. Poi, ovvio, c’è un vittorianesimo riflesso anche in serie intelligenti come lo Sherlock (post)moderno con Benedict Cumberbatch – mi ci trovo di meno, ecco tutto.

Prossimi progetti?

Tanti… e mi limito qui a quelli editoriali più vicini e già in corso di definizione. A partire da due nuovi testi per Odoya in uscita nel prossimo anno, rispettivamente sull’Asino d’oro di Apuleio e sul Satyricon di Petronio, sorta di inviti alla lettura un po’ in stile Victoriana, e derivati dei miei corsi torinesi alla Libera Università dell’Immaginario. L’idea e l’invito è di tornare a riappropriarci di una serie di classici: non per sostituirmi con la mia perifrasi ai narratori, ma anzi per rinviare con un approccio un po’ pop a pagine che vanno assolutamente riprese in mano anche da un pubblico non specialista. Teniamo presente per inciso cosa ha significato l’‘Asino d’oro’ per il fantastico moderno. E del resto un lettore un po’ particolare come l’occultista Aleister Crowley, in un’appendice della sua summa ‘Magick’, consiglia sia ‘Asino d’oro’ che ‘Satyricon’ come “preziosi per coloro che hanno lo spirito per capirli”… Insomma, una bella sfida.
Poi nel 2017 uscirà finalmente dopo una gestazione di anni una raccolta di saggi di parecchi amici scrittori – tutti straordinari – curata con Fabrizio Foni per Cut-up, ‘Jolanda & Co. Le donne pericolose’, dove a partire da una provocazione salgariana ci concederemo scampagnate su vari fronti dell’immaginario: lì io mi occupo di donne pirata.

Grazie per lo spazio che mi è stato concesso.

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2 Risposte to “:: Un’ intervista con Franco Pezzini, a cura di Elena Romanello”

  1. Michela Says:

    Gli anni di Allende, Edicola

  2. :: Un’ intervista con Franco Pezzini, a cura di Elena Romanello « Elena Romanello sito ufficiale Says:

    […] Sorgente: :: Un’ intervista con Franco Pezzini, a cura di Elena Romanello […]

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