:: Scivolone di un angelo, Massimiliano Franchetto

angyal

Non avrei mai creduto che il dolore fisico, normalmente riservato ai comuni mortali, potesse essere così intenso. Era come se ogni parte del mio corpo si stesse impegnando a ricordarmi della sua esistenza attraverso fitte lancinanti.
Feci uno sforzo immane per rialzarmi a sedere e, reprimendo faticosamente un urlo, ci riuscii. Sembrava andare un po’ meglio: ora la schiena non mi dava più l’impressione di essere trafitta in più punti, nonostante in quella posizione fosse l’addome ad urlare vendetta. Con un sospiro mi ricordai di non essere San Sebastiano e provai ad alzarmi in piedi, rendendomi immediatamente conto che senza un appiglio sarebbe stato impossibile.
Mi guardai intorno, cercando di capire dove mi trovavo, ma l’oscurità non mi era certo d’aiuto.
Sembrava un bosco di abeti, forse in una zona collinare, dato che mi pareva che il terreno davanti a me declinasse dolcemente.
A tentoni afferrai quello che mi pareva essere un ramo e, puntandomi con i piedi, riuscii a rialzarmi.
Sapevo di aver combinato un’enorme sciocchezza e di aver mandato su tutte le furie i miei superiori, sempre pronti a fregarsene di  tutte le loro farneticazioni sull’amore e sul perdono divino. Trovarmi in quella situazione era la prova lampante della loro ipocrisia.
A dire la verità qualcosa avevo combinato, ma non mi sembrava nulla più di un’innocente scappatella, senza contare che  quel tizio, oltre ad essermi simpatico, aveva veramente bisogno d’aiuto. Se questa è la ricompensa per aver semplicemente svolto il proprio dovere con un po’ troppo zelo… Tuttavia, pur avendo lodato la mia generosità erano stati inflessibili, sottolineando che ci sono limiti che non si possono superare, soprattutto in momenti di “confusione sessuale” come quelli attuali, avevano blaterato.
I miei sandali non erano certo adatti a camminare su quel terreno e muovendomi al buio avrei solamente corso il rischio di perdermi o, peggio, di ferirmi in modo anche più grave, così decisi di aspettare almeno l’alba per fare il punto della situazione. Gli uccelli avevano già iniziato a cantare, quindi non doveva mancare molto. Forse ero nei pressi di una strada dalla quale avrei potuto raggiungere un centro abitato…
Mi appoggiai al tronco di un albero e chiusi gli occhi, sperando che qualche ora di sonno mi aiutasse a recuperare un po’ di energia, ma dopo pochi minuti mi ridestai di colpo in preda al terrore, dato che qualcosa, qualcosa di peloso, mi aveva sfiorato un gamba.
Gettai uno sguardo intorno, trattenendo il respiro, fino a quando non scorsi una volpe a pochi metri da me. Mi fissava, con un misto di paura e curiosità, poi, forse a causa di un mio movimento involontario, si dileguò.
Un’ora di sonno profondo mi aiutò a sentirmi meglio, solo le fitte alla schiena sembravano non darmi tregua.
Il cielo stava ormai impallidendo, per cui, entro pochi minuti, la luce del giorno mi avrebbe permesso di muovermi da lì e trovare un posto più sicuro, dove potermi letteralmente “leccare le ferite” e provare a gettare le basi per una nuova vita.
Non avevo altra scelta, avendo buttato alle ortiche la mia condizione privilegiata. Basta voli in soccorso di poveri disgraziati e adunate paradisiache, era giunto il momento di iniziare a vivere come una persona normale, che si alza ogni mattina per andare al lavoro, che deve far quadrare i conti per pagare l’affitto e, soprattutto, che deve relazionarsi agli altri stando al loro livello e non più dall’alto del suo piedistallo che gli consente di compiere piccoli o grandi miracoli.
Avrei dovuto mescolarmi  alla gente ed affrontare sulla mia pelle tutte quelle situazioni e quelle ingarbugliate matasse che ho sempre cercato di sbrogliare.
Mi alzai in piedi, avvertendo subito due fitte lancinanti alla schiena, dove forse si trovavano le ferite più gravi. I graffi sulle gambe non erano nulla di preoccupante, come le escoriazioni alle braccia, per cui, dando fondo alla mia capacità di sopportazione, avrei potuto tranquillamente uscire a piedi dal bosco.
Mi sentivo debole come non mi era mai capitato prima e lo stomaco incominciò a rumoreggiare: la chiamano fame, pensai, dovrò farci l’abitudine, come se tutto il resto non bastasse…
All’improvviso sentii un latrato alle mie spalle ed un cane di media taglia sbucò da una siepe, fissandomi con una certa diffidenza.
-È un cane da tartufi, non si preoccupi.- Disse l’uomo che si stava districando tra la vegetazione.
Il suo sorriso cordiale svanì in un istante e, notando il mio aspetto, mi si avvicinò con aria visibilmente preoccupata.
-Tutto bene?- Chiese facendo il gesto di sorreggermi.- Che le è successo?-
-Nulla di particolare,-provai a giustificarmi, incurante della veste lacerata in più punti e delle macchie di sangue raggrumato un po’ ovunque –credo di aver perso l’orientamento…-
-Come è arrivata qui? Ha lasciato la macchina nel parcheggio dietro la collina?- Chiese togliendo il cellulare da una tasca ed allontanando con un gesto il cane che aveva iniziato ad annusarmi.
-Non ricordo esattamente, ho avuto una riunione di lavoro, mi sono allontanata e devo aver battuto la testa…- Buttai lì sperando di apparire credibile.
-Ha due bruttissimi tagli alla schiena comunque. Forse è meglio che l’accompagni al pronto soccorso…-
Meglio di no, pensai, avrei dovuto giustificarmi con i medici e, ovviamente, ero senza documenti. Non potevo iniziare la mia nuova vita infilandomi in un pasticcio.
-Non si preoccupi, un po’ di disinfettante e passerà tutto…- Buttai lì avvertendo un leggero capogiro, causato sicuramente dalla fame e dalle emorragie.
In quel momento alcune piume, probabilmente trasportate dalla leggera brezza, iniziarono a fluttuarci lentamente davanti agli occhi, spingendoci, d’istinto,  ad alzare lo sguardo: tra i rami dell’albero, un paio di metri sopra di noi, penzolava un paio di ali bianche…

(Mantova, Marzo 2016)

Massimiliano Franchetto, ha 43 anni, è nato a Mantova, dove vive tutt’ora. Lavora come benzinaio in un’area di servizio in autostrada e per hobby scrive praticamente da sempre. Ha pubblicato due romanzi horror su Ilmiolibro.it,  ed essendo un grande appassionato di automobilismo, cura saltuariamente la pagina dei motori sulla rivista “Lo sguardo“, un mensile a diffusione locale.

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