:: Al Sassofono blu, di Serena Venditto (Homo Scrivens, 2016) a cura di Federica Belleri

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Napoli. Profumi, odori, vita, passioni. Quattro amici che vi invito a scoprire piano piano. Samuel, Ariel, Kobe e Malù. Diversi ma uniti. Sconclusionati ma con una certa logica. Fra di loro un bellissimo gatto nero, dagli occhi verde smeraldo, Mycroft; l’immaginario fratello maggiore di Sherlok Holmes la fa da padrone …
Al Sassofono blu va in scena una cena con delitto. I quattro, pardon, i cinque vengono invitati a partecipare. Purtroppo il locale si rivela il luogo di un reale omicidio, per altro insolito. Malù, dal sorriso contagioso e seducente, ha la passione per l’investigazione, e questo caso è per lei. S’ impiccia, si intrufola dove non le sarebbe permesso, spiazzando anche il commissario incaricato delle indagini. Gli amici poi, sono ormai rassegnati a questa sua attrazione particolare. Sanno che, se Malù si mette in testa una cosa, quella deve fare.
Gli attori della compagnia che ha interpretato l’evento nel locale sono i principali sospettati. Malù scava nel loro privato con furbizia e tatto, ben calibrati. Non le sfugge nulla. Ma chi scava nel passato di Malù per portare la luce ai suoi momenti bui? Chi scava nel passato dei suoi affezionati amici? Fra sorpresa e sgomento anche Mycroft fa la sua parte, intralciando ma fiutando una possibile pista.
Chi ha partecipato a quella maledetta serata ha un passato e un presente. Soffre e ama, come chiunque altro. O forse di più? Vive di coincidenze, di occasioni sfumate, di sospiri soffocati. Chi è in realtà la donna uccisa? Cosa porta con sé? Come si sono intrecciati nella sua vita dolore, amore e morte?
Al Sassofono blu. Il sapore del giallo classico, dove gli indagati vengono riuniti da chi gestisce le indagini, esclusi uno ad uno da un ragionamento preciso, fino a lasciare il vero colpevole al centro del palcoscenico, di fronte a se stesso e alle proprie responsabilità. Il sapore di un’altra storia gialla e amara, che si mescola alla trama principale. Il miscuglio di canzoni, di sorrisi che il quotidiano ci regala. I colori, accesi e ben definiti, e un meraviglioso felino, capace di strappare coccole e tenerezze a chiunque.
Serena Venditto ci dimostra come la sofferenza e il dolore possano rimanere nella nostra memoria, stampati e indelebili. Silenziosi e innocui, in attesa del momento giusto per manifestarsi. E se il dolore arrivasse all’improvviso, quale sarebbe la nostra reazione? Quanto saremmo consapevoli del male che in quell’istante ci viene fatto?
Buona lettura.

Serena Venditto è nata a Napoli nel 1980, un giorno dopo Harry Potter. Ha esordito con una commedia rosa, Le intolleranze elementari (Homo Scrivens 2012), più volte ristampata e da cui è stata tratta una rappresentazione teatrale a cura della compagnia Parole Alate; nel 2014 ha pubblicato la commedia gialla Aria di neve, il primo romanzo in cui compaiono i 4+1 di Via Atri 36 e il gatto detective Mycroft, vincitore del premio della critica Costadamalfilibri 2015, seguito l’anno successivo da C’è una casa nel bosco (Menzione speciale al Giallo Garda 2016).
Ha partecipato all’Enciclopedia degli scrittori inesistenti 2.0 e a Faximile. 101 riscritture di opere letterarie, entrambi editi da Homo Scrivens; cura la rubrica Bar Sport per il sito Napoliclick.it.
Ama i libri e i colori: oltre a leggere e scrivere gialli, ha i capelli rossi, gli occhi verdi e un gatto nero.

Source: libro del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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