:: Un’ intervista con Rocco Ballacchino

parBenvenuto Rocco su Liberi di scrivere e grazie per aver accettato questa intervista. Raccontaci qualcosa di te. Descriviti ai nostri lettori come se fossi un personaggio dei tuoi libri.

R: Per molti lettori io assomiglio molto al “mio” commissario Crema. Confesso che ci sono diversi riferimenti al mio quotidiano che ho trasferito in questo personaggio. L’ambito familiare è molto simile al mio, moglie e figli compresi, e ho spesso carpito alcuni episodi che ci sono accaduti per riportarli nei miei gialli. Per i più maliziosi confermo però, come spesso mi capita di fare durante le presentazioni, che non c’è nessuna Dottoressa Bonamico, il magistrato del cuore del commissario, nella mia vita.

Negli anni ho recensito parecchi tuoi libri da Crisantemi a Ferragosto, a Appello Mortale, fino a Torino Obbiettivo finale, ma questa è la prima nostra intervista. Parliamo del tuo debutto. Hai fatto fatica a trovare il tuo primo editore?

R: Torino obiettivo finale è il mio settimo romanzo dal 2009. Chi l’avrebbe mai detto, in tutta onestà. Ho iniziato con Crisantemi a ferragosto, edito da Il Punto Piemonte in bancarella che non smetterò mai di ringraziare (specie Patrizia Marra) per aver creduto in me nonostante non avessi particolari raccomandazioni. Mi hanno pubblicato dopo aver letto e apprezzato la prima versione, autoprodotta di quel romanzo, cosa più unica che rara nel panorama editoriale italiano.

Fai parte di Torinoir, ce ne vuoi parlare?

R: Torinoir è un’associazione culturale, composta attualmente da 11 scrittori, nata nel 2014 su iniziativa del nostro presidente, Giorgio Ballario. Ci siamo proposti di promuovere la letteratura giallonoir mettendo, per una volta, da parte l’egoismo e l’individualismo che caratterizza solitamente il ruolo dello scrittore. Abbiamo pubblicato una serie di lavori collettivi e abbiamo un sito attraverso cui è possibile seguire ciò che facciamo (www.torinoir.it). Per il prossimo Salone del libro stiamo organizzando un’importante iniziativa, ma per ora non posso dirvi di più…

E’ appena uscito per Frilli editore Torino Obbiettivo finale, il tuo ultimo noir della serie con Sergio Crema e Mario Bernardini. Ce ne vuoi parlare?

R: Questo giallo fa parte di una trilogia, con Scena del crimine e Trama imperfetta, in cui i protagonisti sono il commissario Crema e il critico cinematografico Mario Bernardini, due personaggi agli antipodi che hanno però incontrato il favore del pubblico. Penso che sia proprio la loro diversità, fisica e caratteriale, a favorire questa magica alchimia. Torino obiettivo finale inizia con la riapertura di un caso di omicidio già apparentemente risolto e porterà il commissario a confrontarsi con una storia più grande di lui relativa alla costruzione di un grattacielo a Torino.

L’ambientazione torinese ti è congegnale, definiresti Torino una città noir?

R: È una domanda a cui non è facile rispondere anche se penso che la varietà della sua urbanistica (i lunghi portici, la Mole, le piazze, il fiume, i numerosi parchi) favorisca molto l’ambientazione di trame gialle. Attendo di vivere qualche anno in un’altra città per poterti dare una risposta più attendibile sulla specificità di Torino in tal senso.

Trovi ispirazione per i tuoi romanzi dalla cronaca? Quali fatti ti hanno ispirato questo romanzo?

R: Avevo deciso di ambientare il mio giallo a Torino a novembre del 2015 e di trattare il tema dell’anarchia e del terrorismo. Coincidenza ha voluto che in quel periodo sono avvenuti i drammatici fatti di Parigi allo Stade de France e al Bataclan. Ho perciò ritenuto doveroso inserirli nella mia trama e di raccontare come possano condizionare, anche a distanza, la vita delle persone. La copertina di Torino obiettivo finale, proprio per quello, mostra, una accanto all’altra, la Tour Eiffel e la Mole Antonelliana.

Quale è la tua parte preferita nel processo di scrittura?

R: Apprezzo molto la parte che sta a monte della scrittura stessa e che riguarda l’ideazione del soggetto e le sue varianti che mi vengono in mente in corso d’opera. Forse perché sono un autore dallo stile “cinematografico” (dicono alcuni critici) penso di preferire quest’aspetto a quello, seppur piacevole, della stesura del testo.

Ci sono scrittori esordienti che ti hanno particolarmente colpito?

R: Devo ammettere che non leggo un esordiente da una vita. Ho però scoperto da poco una consumata giallista, Maria Masella, sempre della scuderia Frilli che mi ha particolarmente colpito. Si tratta di un’autrice già affermata, ma che ha esordito tra le mie letture.

Cosa stai leggendo?

R: Sto leggendo ZeroK di Don Delillo, confesso con qualche lentezza. Sicuramente è un libro interessante che va giudicato strada facendo…

Cosa pensi dello sdoppiamento Fiera di Torino / Salone di Milano, a breve distanza uno dall’altro. Ci sarà secondo te un arricchimento per entrambi o un indebolimento?

R: Devo confessare che questo duello non mi ha appassionato più di tanto. Penso però che ci sia spazio per entrambi e sia ormai inutile piangere sul latte versato visto che erano anni che si paventava la possibile nascita di una proposta simile a Milano. Spero che il nostro salone sarà un salone innovativo, e non una replica ridotta di quello precedente.

Descrivici il tuo rapporto con la critica. Come affronteresti una recensione totalmente negativa?

R: Da quello che ho notato i recensori anziché stroncare totalmente un libro preferiscono non recensire. Detto ciò ammetto che non la prenderei bene anche se sono dell’idea che, soprattutto nel giudicare i libri, tutto sia opinabile. Vengono giudicati, spesso solo a parole, delle “schifezze” romanzi di autori di grande livello perché dovrei essere esente anch’io da una critica del genere. Magari come consolazione sarei “costretto” a divorare una bella carbonara insieme al mio amico Crema.

Ti piace partecipare alle presentazioni dei tuoi libri? Raccontaci un aneddoto curioso di uno di questi incontri?

R: Le presentazioni dei libri sono sempre un’incognita perché non sai mai quanta gente arriverà e se arriverà. Una volta superata la fase iniziale le trovo divertenti perché ti permettono di raccontare aneddoti curiosi sulla genesi del tuo libro. Sicuramente cominciano a essere, nella società dell’informazione digitale, un po’ anacronistiche perché le persone “vivono” soprattutto in rete, lettori compresi. Una volta, durante un incontro in cui erano presenti anche altri autori di Torinoir, ho definito, parlando a ruota libera, Dostoevskij “un collega” suscitando l’ilarità del pubblico.

Infine nel ringraziarti per la disponibilità l’ultima domanda: che libro stai scrivendo in questo momento? Puoi anticiparci qualcosa?

R: Confesso che sto scrivendo, nonostante fosse nata come una trilogia, il quarto episodio della saga Crema-Bernardini. Fatico sempre più a coinvolgere nella trama il critico cinematografico. Prima o poi lo farò fuori, ma le resistenze di alcuni affezionati lettori me l’hanno sinora impedito. Vediamo se sopravviverà anche a questo episodio che inizia con una donna, in fin di vita, che convoca al suo capezzale il commissario per…
Il resto spero lo leggerete a fine anno e grazie della piacevole ospitalità.

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