:: Il respiro del fuoco, Federico Inverni (Corbaccio, 2017)

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Dopo Il prigioniero della notte, romanzo con cui ha esordito nel 2016, Federico Inverni torna con un nuovo thiller sempre ambientato a Haven, sempre con protagonisti la profiler Anna Wayne e il detective Lucas.
Che Federico Inverni sia uno pseudonimo è un dato risaputo, che comunque ha ben poco a che fare con la bravura di questo autore o con l’interesse che suscitano i suoi romanzi. Insomma non toglie e non aggiunge niente, e l’autore sicuramente ha le sue buone ragioni per aver fatto questa scelta.
Allora questo suo nuovo romanzo si intitola Il respiro del fuoco, è sempre edito da Corbaccio e se vogliamo l’ho trovato ancora più interessante del primo. Insomma Inverni è un autore che migliora col tempo. Diciamo che potete anche leggere questo senza aver letto il precedente, la storia è solida, i personaggi sono ben caratterizzati, comunque essendo una sorta di continuazione (per lo meno nell’evoluzione dei personaggi) è sicuramente consigliabile leggere prima Il prigioniero della notte. Il passato di Anna Wayne e di Lucas hanno un’ importanza determinante, sia per la comprensione di questo romanzo, che per l’eventuale seguito, che ci è preannunciato nel finale di questo libro. Insomma è una storia in più capitoli, in cui ogni libro è un dettaglio del puzzle.
Chiarito questo veniamo al romanzo vero e proprio. Il respiro del fuoco è un thriller investigativo, molto americano per certi versi, oltre che per l’ambientazione che seppure immaginaria, richiama a periferie, luoghi, condizioni sociali americane, anche per il tipo di scrittura caratterizzata da capitoli brevi e veloci concatenati l’uno nell’altro.
Al centro della trama una setta religiosa, i Testimoni dell’Avvento, guidata dal reverendo Tobias Manne. E questo già ci offre un approfondimento sui meccanismi interni di queste comunità chiuse, dalla manipolazione mentale al vero e proprio plagio. Che queste sette portino a fenomeni degenerativi come il suicidio rituale è un fatto concreto, la cronaca è piena di questi eventi drammatici, e Inverni si ispira proprio a questi accadimenti per creare sia il personaggio del reverendo Tobias Manne, che per descrivere la strage vera e propria, con cui inizia il libro. Ad indagare Anna Wayne e il detective Lucas, ossessionati da un inquietante interrogativo: è davvero un suicidio rituale o c’è dell’altro?
Parlarvi troppo della storia credo rovinerebbe la lettura a chi deciderà di iniziarla, per cui mi limito a dire che il fuoco ha un ruolo centrale, tanto che alcuni versetti dell’Apocalisse racchiudono la chiave di lettura del libro, per cui leggeteli attentamente sono in epigrafe del romanzo.
La storia si sviluppa in un breve lasso temporale, tre giorni, dal venerdì alla domenica, poco prima di Natale.
Oltre all’indagine poliziesca parallelamente scorre la storia personale dei personaggi, entrambi danneggiati e feriti da avvenimenti del loro passato. Lucas è in cura, sta seguendo un trattamento per superare i suoi traumi, Anna (i cui capitoli a lei dedicati sono in prima persona) ai suoi traumi reagisce con una sorta di rabbia che esplode più o meno controllata.
Può Anna fidarsi davvero di Lucas? Cosa le nasconde? Ecco questi interrogativi solo accennati troveranno risposte più chiare sicuramente in seguito, per ora creano un vago senso di inquietudine che accentua la drammaticità della trama.
Insomma una lettura davvero consigliata, se amate il thriller, ancor più se amate leggere autori italiani.

Federico Inverni è lo pseudonimo di un autore che preferisce conservare il proprio anonimato, lasciando che siano i suoi romanzi a trovare la loro strada, ma è felice di parlare con i suoi lettori e con i tanti librai che l’hanno contattato attraverso i social network. Nasconde i suoi interessi e le sue passioni fra le righe che scrive. Ha esordito nel 2016 con il thriller «Il prigioniero della notte» (Corbaccio), il primo romanzo con protagonisti la profiler Anna Wayne e il detective Lucas. «Il respiro del fuoco» è il suo secondo romanzo.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Valentina dell’Ufficio Stampa Corbaccio.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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