:: Washington. Fondazione della repubblica degli Stati Uniti d’America, Francois Guizot, curato da Maurizio Griffo, (Rubbettino, 2004), a cura di Daniela Distefano

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Ci sono avvenimenti che la Provvidenza cela alla comprensione dei contemporanei. Eventi così grandi, così complessi che superano per molto tempo lo spirito umano, e che, anche manifestandosi in maniera eclatante, rimangono per lungo tempo oscuri in quelle profondità dove si preparano i mutamenti importanti che decidono dei destini del mondo.

A volte cade sulla Terra un meteorite, a volte ha il volto umano, impassibile, amletico di George Washington, oggetto di studio di un eclatante intellettuale prestato alla politica, cioè Francois Guizot.
Non ci vogliono trattati interminabili per abbozzare la figura di un servo di Dio.
Non serve tratteggiare una sagoma con maestria leonardesca per comprendere che tanto il biografo quanto il personaggio approfondito siano sparsi in un un’unica porzione di cielo, confusi tra le nubi della fama mondiale e la pioggia di riconoscimenti ultrasecolari.
Due uomini e basta. Uno vive, agisce, si eclissa nella notte della vittoria, l’altro ne ricostruisce il cammino predestinato.
Sullo sfondo l’America in cui le colonie crescevano rapidamente in popolazione, ricchezza, importanza all’estero.
Invece di pochi insediamenti oscuri, si veniva formando un popolo che con l’agricoltura, il commercio, gli scambi, le relazioni prendeva il suo posto nel mondo.
Intanto, assieme alle fortune del paese cresceva lo spirito pubblico, e il sentimento di appartenenza alla comunità si elevava. Così quando il re Giorgio III e il suo parlamento, più per orgoglio e per impedire la prescrizione del potere assoluto che per raccoglierne i frutti, pretesero di tassare le colonie senza il loro consenso, un partito numeroso, forte, ardente, il partito nazionale si sollevò d’improvviso, pronto a resistere in nome del diritto e dell’onore del paese.
Questione di diritto e d’onore, non di benessere e di interesse materiale.
Le tasse erano leggere e non imponevano alcuna sofferenza ai coloni.
Questo era, all’inizio della contesa, il pensiero dello stesso Washington e il sentimento pubblico.
Sentimento politico e morale.
Washington era convinto che la causa per conquistare l’indipendenza fosse giusta.
Nei giorni peggiori, quando doveva difendersi dalla sua propria tristezza diceva:

“non posso non sperare e credere che il buon senso del popolo alla fine prevarrà sui suoi pregiudizi … Non riesco a immaginare che la Provvidenza abbia fatto tanto per nulla … il grande sovrano dell’universo ci ha condotti troppo a lungo e troppo avanti sulla via della felicità e della gloria, per abbandonarci a metà del cammino … Ho fiducia che ci resti abbastanza buonsenso e virtù perché possiamo riprendere la strada giusta prima di essere del tutto perduti”.

Genio regolare, più fermo che fecondo, giusto, benevolo verso gli uomini, ma grave, un po’ freddo, nato per comandare più che per combattere, George Washington nell’azione amava l’ordine, la disciplina, la gerarchia e preferiva l’impiego semplice e potente della forza di una buona causa alle complicazioni sottili e alla discussioni appassionate del pulpito.
Rimase federalista, avversario delle pretese locali e popolari, partigiano dell’unità e del potere centrale.
Fece le due cose più grandi che in politica sia dato all’uomo di tentare: mantenne, con la pace, l’indipendenza degli Stati Uniti conquistata con la guerra; fondò un governo libero, in nome dei principi d’ordine e ristabilendo il loro dominio.
Scusate se è poco; quando un simile astro sorge nel manto celeste non resta che seguirne la scia, ben visibile ancora oggi basta rivolgere lo sguardo in su, oltre le nubi della decadenza, laddove placidi sogni si uniscono al regno dell’immortalità e nascono desideri realizzati per gli uomini di ogni tempo.

Francois Guizot (1787-1874) è stato uno storico e uomo politico.
Di famiglia protestante, partecipò alla vita pubblica francese a partire dalla Restaurazione, come membro influente del gruppo dei cosiddetti “dottrinari”.
Dopo la rivoluzione di Luglio fu ministro della Pubblica istruzione, poi ministro degli esteri, e da ultimo presidente del consiglio.
La rivoluzione del 1848 mise fine alla sua carriera politica.
Fra le sue opere più importanti, “La Storia della civiltà in Europa”, la “Storia della civiltà in Francia”, e la “Storia della rivoluzione d’Inghilterra”.

Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Antonio dell’Ufficio Stampa “Rubbettino”.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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