:: Leggete autoprodotti?

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Oggi vorrei aprire un dibattito, (con piccolo sondaggio per chi ha fretta). Si parla molto in questo periodo di autoproduzione, di autori self, o indie. Editor, scrittori, responsabili di Case editrici hanno varie opinioni, c’è chi appoggia questo “movimento”, chi ne vede i difetti e le limitazioni. Ma ciò che a me interessa sapere è: voi lettori li leggete? Avete trovato autori interessanti tra loro? O li evitate ritendo che pubblichino esclusivamente opere di scarsa qualità? Mi piacerebbe iniziare una discussione (seria) in cui tutti possano dire la loro. Nel rispetto naturalmente dell’educazione e delle opinioni altrui. Lascio anche un piccolo sondaggio a risposta secca, che poi commenteremo assieme. Sono invitati naturalmente a partecipare tutti, e più i commenti sono argomentati e meglio è.

PS: Se volete citare link esterni al blog è permesso, sempre che siano funzionali alla discussione.

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12 Risposte to “:: Leggete autoprodotti?”

  1. Sara Fabian Says:

    Io li leggo per merito del blog e devo dire che si trova sia il negativo che il positivo. C’è quello buono e quello che fa totalmente pena. Quindi direi che per quello che scrive bene è un vantaggio per chi no… eh bel problema

  2. Giulia Says:

    Sì, anche io ho un atteggiamento molto possibilista e pragmatico. Le ragioni di chi autopubblica sono molteplici, come le capacità, il talento e l’impegno. Esistono molti scout che cercano nel magma delle autoproduzioni libri da presentare alle CE, magari quelli che scalano le classifiche. Quindi generalizzare è sempre pericoloso. Come mettere i sistemi di pubblicazione uno contro l’altro. Direi invece che possono convivere. L’autopubblicazione ti permette per esempio di pubblicare narrativa breve, che nel canale tradizionale ha difficile collocazione.

  3. Paola Says:

    Si. Così come leggo digitale. Non parto dal presupposto che un autoprodotto sia scarso. Da che mi risulta – ma non ne sono sicura – anche svevo si pubblicò la coscienza di Zeno

  4. Giulia Says:

    Grazie del tuo commento Paola, mi permette di parlare delle varie sfumature dell’autopubblicazione, insomma ci sono coloro che hanno pagato una tipografia o una casa editrice per pubblicare (Moravia, Svevo, e molti autori minori), e gli autori indie, che si autopubblicano per esempio su Amazon. Non che l’autopubblicazione indipendente sia a prescindere gratuita, ci sono dei costi se uno la vuole affrontare in modo professionale: (editing, cover, correzione bozze, promozione, traduzione). Ma mentre l’autore indie è un piccolo imprenditore, la vanity press come si suol dire ha altre caratteristiche. Anche se molti confondono, e non differenziano. Anche negli articoli sulla stampa nazionale.

    Segnalo questo articolo interessante: http://lettura.corriere.it/da-svevo-a-moravia-classici-autoprodotti/

  5. Giulia Says:

    Segnalo anche questo articolo del 2013: http://theworldsgreatestbook.com/self-publishing-vanity-publishing/

  6. Davide Mana Says:

    Ecco qui, votato prima, ora commento.
    Ma commento solo per dire che sarei davvero molto curioso di conosacere le ragioni del no.
    Credo possano esserci degli spunti interessanti, nelle ragioni di chi non legge gli autopubblicati.

  7. Giulia Says:

    Sì, sarebbe interessante conoscere le ragioni sia del sì che del no, per uno scambio e un approfondimento. La moderazione è presente solo per contenere lo spam. Tutte le opinioni sono benvenute.

  8. illettorecurioso Says:

    Io ho appena iniziato a leggere autoprodotti. Credo che il buono e il cattivo ci sia, sia nell’editoria, che nelle auto pubblicazioni.
    Dal canto mio spero di riuscire a pubblicare a fine anno il mio primo autoprodotto 😊
    Io la trovo un’occasione per permettere a tutti di realizzare il proprio sogno ☺

  9. Giulia Says:

    In bocca al lupo Lettore curioso, 😀 ti auguro di portare avanti il tuo progetto. Ci sono molte difficoltà da affrontare, è infondo ancora un campo inesplorato, ma credo ci sia posto per tutti. Il talento e la professionalità credo alla fine facciano la differenza, come in tutti i campi. Forse nell’autopubblicazione si è più soli, si deve fare tutto da sé, anche decidere da quale professionista farsi affiancare eventualmente. Bisogna insomma affinare le proprie doti “imprenditoriali”. C’è molta più libertà: scegli la copertina dei tuoi libri, a quale prezzo mettere gli ebook, come promuoverli, etc… ma se commetti errori, insomma paghi in prima persona. Credo serva molto coraggio, e all’inizio un po’ di incoscienza. Incoscienza buona, naturalmente. Insomma non si sa bene cosa si sta per affrontare, ma col tempo si impara e si migliora.

  10. Fabio Novel Says:

    D: Voi lettori li leggete?
    R: Sì. In proporzione, sono ancora solo una parte ridotta delle mie letture. Ma in crescita.

    D: Avete trovato autori interessanti tra loro?
    R: Sì. Di solito, li testo prima con uno o due titoli in promozione, generalmente gratuita, lo ammetto. A quel punto, se mi l’autore/autrice mi ha convinto, allora trovo corretto “acquistare” un ebook suo. Se mi piace proprio, allora ne prendo altri. A qualcuno ci si può affezionare.

    D: O li evitate ritendo che pubblichino esclusivamente opere di scarsa qualità?
    R: Di sicuro l’offerta in self publishing straborda anche di ebook buttati su, ma devo dire che per ora di cose veramente orrende non ne ho lette, tra i miei download. Ma insomma, è una questione di saper scegliere, anche. Non mi succede nemmeno quando acquisto cartacei. Insomma, siamo lettori. Abbiamo un certo istinto e competenza, no? Magari possiamo restar delusi nell’aspettativa, ma prendere cantonate clamorose… Comunque sia, cerco di trovare ciò che c’è di buono, di interessante. E c’è. Sia in chi prende il self con molta professionalità, investendo non solo tempo e passione. Sia talvolta anche in chi, forse anche in modo un po’ più artigianale, propone storie interessanti e una narrativa forse non pulita, ma di grande potenzialità.

  11. Giulia Says:

    Grazie Fabio del tuo commento. Essenzialmente condivido quello che dici, credo sia una posizione di estremo buon senso. Posizione insomma di un lettore “scafato”, come tutti i lettori forti sono. Poi certo si può incappare nella “ciofeca” o nell’opera minore e non riuscita di un autore notoriamente bravo, ma appunto sono i rischi che si corrono. Io sono per esempio molto prudente, anche se curiosa. Ci sono autori self che ho imparato ad apprezzare e trovo che siano bravi davvero. Anche italiani (io leggo per lo più autori stranieri in traduzione). Poi amo molto la narrativa breve, per esempio, su cui c’è molta scelta, e anche i costi sono a misura del mio portafoglio. Poi mi sento di investire in qualche modo in questi nuovi autori, che molte volte fanno tutto con le loro forze, e per questo li ammiro. Noto comq che se qualche anno fa molti autori o editor erano molto critici con il fenomeno “autopubblicazione”, ora timidamente anche autori conosciuti italiani si stanno avvicinando a questo mondo. Paolo Roversi è uno, mi pare pubblicherà qualcosa in questo modo. E sicuramente lo farà con tutti i crismi della professionalità. Insomma credo che qualcosa si stia muovendo.

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