:: La favorita, Martin Lehmann (001 edizioni, 2017) a cura di Elena Romanello

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Constance ha dieci anni e vive reclusa in una dimora di campagna di un paesino francese che sembra un misto tra il castello di Barbablù e la casa della famiglia Addams. Con lei vivono una nonna folle e violenta, pronta a punirla per ogni stupidaggine, un nonno più conciliante ma in preda ai fumi dell’alcool e la gatta Noirette. Constance non frequenta né la scuola né i suoi coetanei e la fantasia è la sua unica via di fuga, tra oppressione, castighi e totale mancanza di contatto con la realtà.
Un giorno sua nonna assume una famiglia di immigrati portoghesi per badare al vasto e selvaggio giardino e Constance si confronta, anche scontrandosi, con i figli coetanei della coppia, cominciando a porsi qualche domanda su chi è lei e scoprendo che c’è qualcosa che non torna, tipo che ci sono cose che non quadrano con il suo essere una ragazzina.
Basandosi su un fatto realmente accaduto in Francia negli anni Settanta, dove una coppia di anziani, sulla quale gravava il sospetto di aver causato la morte della loro unica figlia, sequestrò un bambino ad un supermercato travestendolo da bambina e tenendolo in casa per anni, Matthias Lehmann costruisce una fiaba nera, resa in incisioni che riecheggiano l’arte popolare dell’Ottocento con richiami al filone dark contemporaneo. Una storia che è immersa tra realtà e fantasia, vista dagli occhi di Constance che in realtà è Maxime, inconsapevole della menzogna in cui vive, avvolta in un mondo tutto suo da cui sarà difficile uscire, anche perché non sembrano esserci sbocchi, con due carnefici entrambi responsabili, una coppia in preda ad una folie à deux tra una lei violenta e un lui che asseconda e non si ribella.
Tra le righe, però La favorita è anche una storia di formazione e crescita, sia pure estrema, e sull’identità di genere che non è mai fissa ma è spesso fluida o comunque influenzata da influssi e imposizioni esterni, e anche una storia di resurrezione e di presa di coscienza di sé.
La favorita è un fumetto quindi interessante a più livelli, come realizzazione e trama, per come sa tirare fuori una fiaba da un fattaccio di cronaca nera e per come racconta una crescita e scoperta di sé, lasciando poi il finale aperto su cosa è successo a Maxime-Constance dopo essere stato liberato dal suo incubo.

Martin Lehmann, classe 1978, vive a Parigi ed è di origini franco-brasiliane, dove lavora come fumettista, pittore e illustratore. Ha partecipato a vari progetti collettivi su riviste e antologie e ha fatto varie mostre. Tra le sue opere ricordiamo Isolacity del 2001, L’Etouffer de la RN115 (2006), noir realizzato con la tecnica dello scratchborard, Les larmes d’Ezechiel del 2009, altra storia di un’adolescenza e la raccolta di illustrazioni La Ruche et la mémorial. Collabora con Libération, Le Monde, Marianne e Siné Mensuel.

Source: omaggio della casa editrice 001 edizioni al recensore, si ringrazia Antonio Scuzzarella.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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