:: Ritratti di guerra, Ángel de la Calle, (001 Edizioni) a cura di Elena Romanello

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A Parigi si ritrovano quattro persone, quattro artisti, scampati alle dittatture del Sud America, spesso conosciute sulla loro pelle sotto forma di prigionia e tortura. Sono quattro anime morte, con delle ferite interiori inenarrabili: non sono più loro, hanno perso tutto, campano alla meno peggio, sono considerati morti nei loro Paesi, senza patria e senza identità, anche se hanno avuto salva la vita.
In parallelo si snoda la ricerca di un giovane Angel Del Calle, a Parigi, per ricostruire la vita di Jean Seberg, attrice ribelle del cinema americano, interprete cult di Fino all’ultimo respiro di Godard, morta in circostanza misteriose, forse eliminata da quella stessa CIA che dà la caccia agli esuli sudamericani dopo aver favorito le svolte dittatoriali in Cile e Argentina.
La storia si snoda su vari filoni paralleli, c’è la ricerca su Jean Seberg, le vite sospese degli scampati alle torture, di cui nessuno vuole sentire parlare, ma anche un prologo in Cile, con un ospite alla festa di una villa dove ci sono degli strani cali di tensione che scopre l’inferno di torture nascoste nelle cantine, sentendo anche aguzzini che non si fanno scrupoli a fare cose inenarrabili, e con un finale di nuovo con i torturatori del regime in tempi recenti, a parlare dei loro orrori con un’agghiacciante normalità. Tra i tanti personaggi emerge quello di Marga, attivista sociale e insegnante di pittura nei quartieri più poveri, che fugge dopo sevizie e prigionia, portando via con sé dei documenti incriminatori per il regime, altra figura femminile interessante dopo la Tina Modotti già raccontata dall’autore.
Nelle pagine di Ritratti di guerra emerge la storia di una generazione perduta, i giovani idealisti, impegnati socialmente o anche soltanto non allineati con le dittature latinoamericane, attraverso citazioni artistiche e letterarie, ma anche raccontando che rapporto c’è tra creazione artistica e realtà, come si può essere artisti in un mondo in cui non viene ascoltata la tua voce come vittima di orrori e che alla fine ha negato la tua identità.
Un’opera potente, dura, a tratti insostenibile, ricca di riferimenti, di denuncia senza retorica, un ricordo di una pagina troppo presto rimossa, con la fine di una generazione e dei suoi ideali che ha pesantemente influenzato il dopo, fino al mondo globalizzato e spietato di oggi. Da leggere da parte di chi ricorda gli anni Settanta e la disillusione degli anni Ottanta, ma anche per chi vuole sapere di più di un tempo la cui ombra nera è arrivata fino ad oggi, in una graphic novel che alza l’asticella su cosa si può raccontare e rappresentare. E anche per, come dice un personaggio “Raccontare le storie serve per restituire l’identità, per dire chi siamo e chi siamo stati. Credo che quando non si può raccontare la verità, sia meglio non raccontare nulla.

Angel de la Calle, asturiano, ha cominciato a pubblicare fumetti negli anni Ottanta, collaborando a riviste come Ramala, Comix International, Zona 84, El Vibora e Heavy Metal ed è stato condirettore della rivista sui fumetti Dentro la Viñeta. Oggi si occupa di illustrazione, grafica e pubblicità ed è direttore della Semana Negra di Gijón. Con la 001 edizioni ha già pubblicato Tina Modotti, mentre Ritratti di guerra è il frutto di un lavoro ventennale.

Source: omaggio al recensore della casa editrice 001 edizioni, si ringrazia Antonio Scuzzarella.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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