:: Un’ intervista con Aldo Morosini, maggiore dei Regi Carabinieri, grazie alla gentile collaborazione di Giorgio Ballario

1Aldo Morosini, benvenuto su Liberi di Scrivere. Forse è la prima volta che rilascia un’intervista, è un po’ emozionato? Ci parli di lei, della sua infanzia, dei suoi studi, ci racconti qualche suo pregio e qualche suo difetto.

Buongiorno, in effetti non sono abituato a parlare di me e tanto meno a rilasciare interviste. Non credo che il mio passato sia tanto interessante, è simile a quello di molti giovani italiani nati alla fine del secolo scorso e cresciuti nel Novecento, nel mio caso in provincia di Padova e poi in altre regioni al seguito di mio padre, ufficiale del Regio Esercito. Quando è scoppiata la guerra ero già sottotenente dei Reali Carabinieri e in seguito per ragioni di servizio ho girato l’Italia, sono stato a Torino, Firenze, Roma. Poi, alcuni anni fa, c’è stata la possibilità di un breve trasferimento nella colonia eritrea: ho accettato un po’ per spirito d’avventura, un po’ perché c’era la possibilità di far carriera. Poi le cose sono andate diversamente: sono ancora qui e sempre con lo stesso grado di maggiore.

Cosa ne pensa del fatto che Giorgio Ballario abbia trasposto la sua vita in una serie di romanzi? Si riconosce nelle sue storie? Si sente ben rappresentato?

Be, signora Giulietta… le confesso che all’inizio mi ha fatto piacere. Insomma, pur non essendo una persona propensa alla vanità, l’idea che le mie indagini in terra africana diventassero libri e venissero lette da tante persone mi ha lusingato. E devo dire che il personaggio descritto nei romanzi del “ciclo coloniale” sono proprio io, con pregi e difetti. Anche se qualche volta l’autore ha un po’ esagerato, sia nel rendere più movimentate le mie avventure, sia nell’indugiare sulla natura malinconica del mio carattere. Però adesso comincio ad avere alcuni problemi: quando vado in giro a Massaua c’è gente che mi domanda delle prossime investigazioni e al comando del Bassopiano il colonnello non è che veda di buon occhio tutta questa pubblicità per un singolo ufficiale, ha persino minacciato di farmi trasferire. In realtà il comandante ci terrebbe a fare una figura migliore, mi ha confidato che a volte ha l’impressione che l’autore tenda a canzonarsi di lui.

Soffre di mal d’Africa? Non sente mai nostalgia di casa? Come si sente un giovane carabiniere italiano, così lontano da casa, in una terra straniera, per molti versi inospitale? Un pezzo di Italia l’ha portata con sé?

In realtà più che altro soffro di “Mal d’Italia”, perché non c’è giorno che Dio manda in terra che non senta nostalgia della patria e della mia famiglia, rimasta a Padova. Come lei saprà, avendo letto i romanzi, mio padre è risultato disperso nella guerra e per la mamma è stato un durissimo colpo, non si è mai più ripresa. Soffre di esaurimento nervoso e per forza di cose le cure ricadono su mia sorella, che peraltro ha una famiglia sua cui badare. Di conseguenza la lontananza mi pesa anche per questo motivo. Però le confido un segreto: quando mi capita di passare alcuni mesi in Italia, in licenza, allora sì che soffro di Mal d’Africa. E provo grande nostalgia per questa terra aspra, torrida e inospitale alla quale mi sento ormai legato da un indissolubile rapporto di amore e odio. Odi et amo, come scriveva Catullo… Lei sa, vero, che amo molto i classici latini?

Si sente un uomo del suo tempo? Ben integrato, apprezza il mondo che la circonda? Quale è il suo rapporto con il potere?

Che domande impegnative! Sono un uomo del mio tempo, questo è sicuro, ma ho talvolta l’impressione che per me sarebbe stato meglio vivere in altre epoche della storia umana. Il mondo che mi circonda è brillante, stimolante, in continua evoluzione ma in tutta sincerità devo dirle che non sempre lo apprezzo; così come non sempre apprezzo il potere. Lo considero un male necessario, indispensabile per organizzare la convivenza del genere umano e per amministrare la giustizia, tuttavia ci sono aspetti connaturati all’esercizio del potere che mi ripugnano profondamente. Ma in questo caso si ricade soprattutto nei difetti e nei limiti della natura umana, come insegna il mio maestro Seneca.

Apprezza le scelte coloniali del suo paese? Quali sono i lati più deleteri di questa “avventura” africana?

Come militare non posso giudicare le scelte del mio governo. Come uomo le dirò che non sempre mi trovo d’accordo con le decisioni di Roma o del governatore dell’Eritrea, però sul ruolo civilizzatore dell’Italia nell’Africa orientale non ho nulla da obiettare: girando per l’Eritrea e la Somalia mi sono reso conto dell’enorme progresso materiale e spirituale che la colonizzazione italiana sta costruendo, anche per le stesse popolazioni indigene. Soprattutto se compariamo le nostre colonie con le condizioni di vita che esistono nei possedimenti francesi, britannici e belgi. Certo, anche qui nelle colonie troppo spesso fanno strada certi individui spregiudicati e privi di scrupoli, un po’ come nella madrepatria… ma questo magari non lo metta nell’intervista.

Ha due aiutanti, che la coadiuvano nelle sue indagini: il maresciallo Eusebio Barbagallo, e il sottoufficiale indigeno Tesfaghì. Che persone sono? ce le racconti.

Non posso che parlar bene di entrambi. Sono due persone di grande spessore umano e militari di fortissima tempra e disciplina, devo ammettere che senza di loro in certe occasioni non me la sarei cavata. Barbagallo ha la rara dote di non perdere il buonumore neppure nei momenti più critici e di contagiare con il suo ottimismo tutta la truppa. Tesfaghì è l’uomo che tutti vorremo avere alle nostre spalle in battaglia: silenzioso, discreto, affidabile e in grado di risolvere qualsiasi problema con la naturalezza tipica della sua gente, che abita da millenni queste terre inospitali. Quando ha saputo di esser diventato il personaggio di una serie di romanzi non ha battuto ciglio, ma so che in fondo, anche se non lo dimostra, ne è molto orgoglioso.

Aldo Morosini e la disciplina. Le costa fatica ubbidire agli ordini? Essere integrato in una struttura gerarchica un po’ autoritaria. Le capita mai di volere disubbidire agli ordini?

Essendo figlio di un militare e avendo scelto di entrare nell’Arma sin da giovane, alla disciplina sono abituato, così come ad essere parte di una struttura con una rigida gerarchia. E’ stata una mia scelta e non ne sono pentito, peraltro non penso che lavorare in una grande industria oppure nell’amministrazione pubblica permetta invece di non avere a che fare con disciplina e gerarchia. A quanto mi dicono nell’Italia a voi contemporanea sono concetti – noi diremmo “valori” – un po’ superati e temo che non sia un bene. La disciplina può non essere piacevole, ma insegna a tutti ad avere un ruolo e una responsabilità nella società. Quanto agli ordini… ubbidire non è sempre facile. Soprattutto quando capita di ricevere ordini sbagliati o semplicemente cretini: allora sì che viene voglia di non eseguirli. E sapesse quante volte l’ho fatto… Ma anche questo magari non mettiamolo nell’intervista.

Aldo Morosini e le donne: Pensa mai che incontrerà la donna della sua vita? Come se la immagina?

Ah, le donne! Croce e delizia per ogni uomo, soprattutto a queste latitudini. Sa, qui nella colonia non è molto facile incontrare signore libere, da poter corteggiare. Voglio dire, le italiane sono quasi tutte sposate e anche se c’è qualche collega che si dedica scientificamente a sedurre donne maritate, è un costume che personalmente rifuggo. Al di là delle valutazioni morali, sarebbe poco dignitoso per un ufficiale dei Reali Carabinieri venir sorpreso in mutande in una casa altrui… Perciò preferisco di gran lunga frequentare le ragazze di madame Chantal, anche se sono soltanto un surrogato dell’amore con la A maiuscola. Amore che peraltro ho incontrato varie volte, come lei saprà, signora Giulietta, avendo letto i romanzi in cui compaio: Virginia, la fotografa tedesca Erika, la giornalista americana Helen… Incontri poco fortunati, purtroppo, che si sono sempre conclusi con un addio.

Aldo Morosini legge? Quali sono i suoi libri preferiti?

Leggo quando posso, nel tempo libero dalle esigenze di servizio e anche nei momenti morti fra un’indagine e l’altra. Qui a Massaua non ci sono molti divertimenti e quando scende la sera e l’aria torrida si fa meno irrespirabile mi piazzo sotto le pale del ventilatore e leggo: quale miglior maniera per prendere sonno? Mi piacciono i classici latini – Seneca per me è una specie di guida spirituale – ma cerco di rimanere aggiornato anche sugli autori contemporanei, di recente ho letto alcuni racconti di Pirandello che mi hanno entusiasmato, così come le liriche del mio quasi coetaneo Ungaretti e di Eugenio Montale. D’Annunzio lo ammiro come personaggio pubblico e uomo di cultura, ma i suoi romanzi non mi hanno mai conquistato, a differenza delle poesie. Fra i giornalisti-scrittori trovo geniali Longanesi e Maccari e le confesso che in certi momenti non mi dispiace leggere anche dei romanzetti d’intrattenimento a sfondo poliziesco, come quelli di quell’autore romano… Augusto De Angelis mi pare. E di recente il mio amico Morandi, insegnante di letteratura, mi ha fatto conoscere un franco-belga piuttosto piacevole, tal Simenon.

Va mai al cinema, a teatro, nei caffè? Che tipo di esotica vita mondana si vive nelle colonie?

Come dicevo prima, a Massaua non ci sono molti divertimenti, altra cosa è quando salgo ad Asmara: lì sì che c’è un’attività mondana paragonabile all’Italia. Il cinema mi piace, ma le pellicole qui arrivano sempre molto in ritardo: a volte rimpiango la madrepatria anche per questo motivo. Le opere teatrali giungono ancor meno, al massimo nelle colonie vengono in tournée di compagnie popolari come quella del mio amico Pippo Lanzafame, dove lavora Virginia, è proprio in una simile occasione che l’ho rivista, come sa chi ha letto “Morire è un attimo”… ma lasciamo perdere. Restano ristoranti e caffè, che spesso sono l’unica alternativa alle tristi cene in caserma. Sono di casa al caffè Savoia e al ristorante “da Mario”, dove una volta al mese si svolgono le “veglie del triumvirato”, vale a dire la tradizionale cena mensile con i miei amici più stretti, l’ufficiale medico Ragazzoni e appunto il professor Morandi. Quasi sempre concludiamo le “veglie” nella casa di tolleranza di madame Chantal, ad eccezione di Morandi che è sposato… Ma non vorrei che si facesse di me un’idea sbagliata: queste serate sono delle eccezioni, il più delle volte resto solo nel mio alloggio a leggere o osservare per ore il volo degli uccelli sulla baia di Massaua illuminata dalla luna. Per non parlare delle sere in cui sono in missione, in cui il letto è un miraggio e ci si deve accontentare di una coperta e della terra pietrosa d’Eritrea come materasso.

Tra un pettegolezzo e l’altro, si mormora che esista una quarta indagine sua, scritta dal suo buon biografo Giorgio Ballario. E’ vero? Puoi confermare o smentire? Noi lettori del 2017 la potremo leggere?

Di indagini ne ho svolte a decine, anche se non tutte interessanti da un punto di vista romanzesco. Per quel che ne so l’autore ne ha una già pronta da tempo ma non ho capito per quale motivo non sia stata ancora pubblicata, dalla colonia mi sfuggono le logiche editoriali del mercato librario. Mi son fatto l’idea che per quest’anno non se ne parla, ma è molto probabile che il libro venga stampato nel 2018, anche se l’autore fa il misterioso persino con me. Questione di scaramanzia, si vede.

Infine per concludere, nel ringraziarla della sua disponibilità, mi piacerebbe chiederle un’ultima cosa: può dirci qualcosa della sua prossima indagine, la quinta tenendo il conto?

Ah, guardi, non voglio apparire reticente ma proprio non saprei che cosa dirle. Non posso sapere che cosa mi riserverà il domani ed essendo un carabiniere – uso a obbedir tacendo, come dice sempre Barbagallo – devo essere pronto ad andare dove mi mandano in missione. Non solo qui in Eritrea, che ormai conosco come le mie tasche, ma anche in Somalia, in Etiopia, magari anche in Libia, chissà. Nessuno può dire quale futuro ci aspetti ed è meglio così, perché non ci sarebbe nulla di peggio che conoscere in anticipo il proprio destino.

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2 Risposte to “:: Un’ intervista con Aldo Morosini, maggiore dei Regi Carabinieri, grazie alla gentile collaborazione di Giorgio Ballario”

  1. Giorgio Ballario Says:

    Grazie per l’intervista, Giulietta. Il maggiore non mi aveva detto nulla…

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