:: La maestra, Elena Moya, (Feltrinelli, 2014), a cura di Elena Romanello

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A Morella, paese sulle montagne della Valencia, si progetta di demolire la vecchia scuola e al suo posto fare magari un centro commerciale o un casino, per portare quattrini e investimenti: dietro a tutto c’è lo zampino dell’ambizioso sindaco Vincent Fernández, proprietario dei muri, indebitato e desideroso di entrare nella crème della società locale.
Una prospettiva che non piace certo alla maestra che per anni ha insegnato in quelle aule, Vallivana Querol, per tutti Valli, ottantanove anni di grinta incredibile, testimone di decenni di Storia spagnola, da quando lasciò i genitori contadini e repubblicani per andare a studiare a Madrid in un collegio femminile, conoscendo vari intellettuali come García Lorca e Dalí, e diventando amica di femministe come Victoria Kent. Valli ha sempre creduto nel progresso sociale e scelse di diventare maestra, per aiutare gli abitanti delle campagne a migliorare la loro condizione. La dittatura di Franco l’ha costretta ad un lungo e doloroso esilio in giro per l’Europa, ma non può comunque vedere la sua scuola sparire.
Per questo motivo Valli parte e va ad Eton, sede del college più classista d’Inghilterra, dove incontra il professor Charles Winglesworth, a cui è legata da molto di più di quello che sembra a prima vista.
Tra gli eventi del passato e un presente da reinventare anche se si hanno ottantanove anni, La maestra racconta una lotta per la libertà e l’uguaglianza portata avanti per tutta la vita da una protagonista anticonformista, sullo sfondo di una pagina della Storia europea che solo in questi ultimi anni si è cominciato a voler raccontare, la Guerra civile spagnola, che portò alla dittatura fascista europea più lunga e con cui solo adesso la Spagna e non solo lei sembrano voler cominciare a fare i conti.
La maestra è anche una storia femminista, per ricordare come certe battaglie sono cominciate molto prima di come si pensa, occupando generazioni precedenti che poi non poterono godere a pieno dei frutti dei loro sforzi.
Tra le righe, comunque si parla molto anche dell’oggi, di una Spagna che è stata riscoperta da un quarto di secolo almeno come località turistica d’eccellenza, ma dove sono cresciute corruzione e speculazione edilizia, pronte a rovinare anche posti d’incanto che non avrebbero bisogno di niente di più di quello che c’è già. Un discorso valido anche qui in Italia, come occorre sempre ribadire l’importanza della giustizia sociale, baluardo di Valli da sempre, oggi messa in angolo da politiche neoliberiste e di austerità di cui una delle prime vittime è stata la Spagna, insieme al nostro Paese.
Un libro appassionante, per non dimenticare una pagina di Storia che ha insanguinato un Paese europeo, ma che fa pensare anche non poco sulle priorità che bisogna riscoprire oggi.

Elena Moya è nata e cresciuta a Tarragona, in Spagna. Vive da quindici anni con la sua compagna a Londra dove lavora come giornalista economico, prima per il “Guardian” ora free-lance. La Maestra, uscito in Spagna nel 2013 con grande successo per Suma de Letras, è il suo secondo romanzo.

Provenienza: libro preso in prestito dalle biblioteche del circuito SBAM.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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