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:: Il poliziotto di Shanghai, Qiu Xiaolong (Marsilio, 2017)

31 luglio 2017
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Mettetevi comodi, sarà una lunga recensione, l’ultima prima della chiusura del blog per agosto. Oggi vi parlerò di un libro molto particolare, per struttura narrativa, temi, stile, che ho avuto modo di leggere, un po’ perché apprezzo l’autore, di cui seguo la serie poliziesca dedicata all’ ispettore Chen Cao, un po’ perché amo l’Oriente, e per la precisione la Cina, la sua gente, la sua cultura, la sua cucina, e leggo libri che riguardano la sua storia, sia antica che contemporanea. Il libro di cui vi parlo oggi si intitola Il poliziotto di Shanghai – Come fu che Chen Cao divenne ispettore (Becoming Inspector Chen, 2016) di Qiu Xiaolong, edito in Italia da Marsilio e tradotto da Fabio Zucchella.
Decimo episodio della lunga e fortunata serie che ha permesso a un professore di letteratura della Washington University di Saint Louis, appassionato di poesia classica cinese ed di T. S. Eliot, di lasciare l’insegnamento e di scrivere a tempo piano, (la scrittura come l’insegnamento sono per lui una missione, come ci ha detto in una nostra intervista), di girare il mondo tenendo conferenze e presentazioni, e perfino ritornare in Cina dopo l’esilio in America, forte del suo ruolo socialmente ricociuto di scrittore apprezzato internazionalmente.
Inizio col dire, parlando del suo libro, che la parte più interessante e insolita è rappresentata dalla struttura narrativa. Abbiamo tre unità narrative separate: nella prima Chen Cao racconta la storia in prima persona, e in seconda persona, il prima, la sua giovinezza, i suoi studi; nell’ unità centrale l’autore ci racconta la prima indagine dell’ispettore in terza persona; e infine l’ultima unità è spiccatamente autobiografica, l’autore ci parla di sé in prima persona e ci racconta, usando come specchio Lu un suo amico di infanzia perché ha iniziato a ascrivere, che peso ha avuto nella sua vita la serie da lui ideata. Nel post scriptum l’autore ci parla delle difficoltà riscontrate nel scrivere questo volume retrospettivo il libro si rifiutava di coagularsi in un insieme organico, sicuramente dovute al fatto che la complessità di ciò che si apprestava a fare, necessitava anche un complesso organismo narrativo, in cui arte, ispirazione e vita fossero strettamente connessi e correlati.
hjDa qui l’insolita forma del romanzo, forse il più difficile complesso e drammatico che abbia scritto finora. Entriamo e usciamo dal personaggio, entriamo e usciamo dalla vita dell’autore come amici invitati a discutere di temi anche molto dolorosi come le ripercussioni della Rivoluzione Culturale sulla sua famiglia e la sua vita, o l’esilio in America dopo Tienanmen. Se la struttura può apparire insolita, lo stile è sempre lo stesso limpido e poetico, impreziosito da proverbi, citazioni di poesie, rimandi a saggi del pensiero filosofico e politico cinese.
La grande serenità raggiunta gli permette di narrare avvenimenti anche dolorosamente drammatici del passato, con una voce tranquilla e trasparente, che non perde di obbiettività e a tratti di imparzialità. Lo stile è piano, come un lungo fiume tranquillo, in cui passato e presente si uniscono senza cesure o interruzioni. Chen Cao più che un personaggio e un’ immagine riflessa dell’autore che gli permette di tornare indietro e fare i conti, forse scendere a patti, con fatti di cui lui stesso scopre le ripercussioni scrivendoli. Una forma originale di metanarrazione, dove l’autore parla anche di scrittura, di stile, di letteratura, (tanto sono i classici citati da Il conte di Montecristo a Bel Ami, a classici più recenti come L’insostenibile leggerezza dell’essere), di poesia dove cita poesie adatte al suo stato d’animo o che servono a esplicitare uno snodo della narrazione.
E nello stesso tempo fa conoscere ai lettori, a noi tutti, avvenimenti anche nascosti o trascurati della storia, del nostro presente più o meno recente. Vivere dal di dentro la Rivoluzione Culturale, dalla parte delle vittime è sicuramente straniante, ma nello stesso tempo un’ esperienza di crescita e di consapevolezza. jkQuando parla delle sedute di autocritica a cui fu costretto il padre del personaggio Chen Cao, non è difficile vedere i riflessi di avvenimenti simili capitati nella sua storia familiare. Perseguitato, e discriminato perché appartenente a una famiglia i cui membri erano definiti “nemici di classe del proletariato” borghesi, intellettuali, capitalisti, neri.

Di regola, durante una di queste sedute di critica rivoluzionaria il nemico di classe era costretto a sfilare fino a un palco o in uno spazio aperto sotto un grande ritratto di Mao, a capo chino in segno di pentimento e con il collo gravato da una lavagna su cui era scritto il nome del colpevole barrato da una croce; oppure talvolta, con la testa ricoperta da un alto cappello di carta bianca che simboleggiava gli spiriti maligni dell’aldilà.

Ma cosa fu la rivoluzione culturale, chi erano le Guardie Rosse, che ruolo giocò Mao in questo processo teso a sradicare gli ultimi residui delle vecchie idee borghesi e capitaliste, per il trionfo della rivoluzione comunista del proletariato? Si possono leggere numerosi libri sull’argomento, diari, articoli giornalistici, memorie di anziani protagonisti di queste vicende, ma è anche utile leggere un romanzo che utilizza la fantasia solo come collante di fatti reali o perlomeno percezioni personali. Quando i giovani studenti furono mandati in campagna per la rieducazione, sembra di vederli sradicati dalla loro realtà, trasformati in improbabili contadini. La frantumazione di un’ ipotetica classe intellettuale che in un modo o nell’altro avrebbe potuto opporsi e contrastare i piani politici di Mao, un capo assoluto, che scrive poesie, di cui Qiu Xiaolong cita dei brani che andavano recitati dagli studenti.
Mao Zedong in una foto del 1966, all'inizio della Rivoluzione culturlae cinese
Tornando alla trama puramente poliziesca, (della seconda parte) vi è descritta la prima indagine di Chen Cao, quando non era ancora l’ispettore Chen Cao, ma un semplice laureato che conosceva l’inglese, destinato a entrare nella polizia (il lavoro te lo sceglieva lo stato, il partito, nell’ottica della sua programmazione di ogni fase della vita), utilizzato per tradurre testi per il dipartimento di polizia. Chen Cao subito si mette in luce per acume, intraprendenza e doti investigative, brilla di luce propria, rendendosi subito utile ai superiori, ai piani alti della gerarchia.
Chen Cao risolve i casi e non se ne prende manco il merito, sembra dirci divertito l’autore. E’ un meccanismo perfetto nell’ oliata macchina governativa. E’ un probo dipendente dello stato, fedele, efficiente, per nulla inquinato da sete di rivendicazione o vendetta. Pur tuttavia resta essenzialmente un poeta, che ama la buona cucina cinese (deliziosi sono le descrizioni della cucina tipica regionale, le ombrine al cartoccio da provare), la letteratura anche Occidentale, si innamora delle ragazze (anche di quelle che magari interroga per un’ indagine), ama far collimare i pezzi di un’ indagine investigativa, scagionando gli innocenti e assicurando alla giustizia i colpevoli. Un burocrate forse, e per questo tollerato, anzi apprezzato.
Resta interessante scoprire come è la vita quotidiana dei cinesi, in bilico tra tradizione e modernità, tra lealtà e corruzione, tra comunismo teorico e capitalismo pratico. In un susseguirsi di contraddizioni, incoerenze, irrazionalità. Ma resta un popolo vivo e vitale, in cui il comunismo non ha fatto solo danni, esaltando lo spirito comunitario e solidale, nelle riunioni serali lungo la via, nel coraggio individuale, nel rispetto degli anziani, nell’amore per la natura sebbene i tassi di inquinamento siano i più alti del pianeta. Non è tutto buio in questo libro, c’è molta luce, allegria, voglia di cambiare.
E c’è nostalgia, dell’autore per un paese che ha dovuto lasciare ma non ha mai dimenticato, e quando può rivisita, anche se tutto cambia, in una continua e mutevole corsa verso il futuro. Dove prima sorgevano i vicoli o le case coloniali, ora ci sono grattacieli e parcheggi, i vecchi negozi vengono sempre più sostituiti dalle catene internazionali, dal cibo all’abbigliamento, dall’arredamento alle librerie, dove si trovano anche i libri di Qiu Xiaolong.
Da leggere.

Xiaolong Qiu scrittore e traduttore, è nato a Shanghai e dal 1989 vive negli Stati Uniti, dove insegna letteratura cinese alla Washington University di Saint Louis. Oltre ai dieci episodi della serie dell’ispettore Chen, di Qiu Marsilio ha pubblicato i due romanzi che raccontano le storie del Vicolo della Polvere Rossa.

Source: acquisto personale.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Recensione di Di seta e di sangue di Qiu Xiaolong

21 aprile 2011

di seta e di sangue qiuCi sono più cose in cielo e in terra che in un rapporto su un caso di omicidio.
 
Il Maestro Operaio Huang mentre fa jogging alle prime luci dell’alba in una Shanghai invernale e oscura si guarda intorno disarmato, tutto sta cambiando intorno a lui: dove sono finite le vecchie biciclette simbolo di uguaglianza e di efficienza, ora i clacson delle auto strombazzano all’impazzata ad ogni ora del giorno e della notte, mentre nel cielo gli scheletri di alte grù sono all’opera nei nuovi cantieri dove si costruiscono gli ennesimi complessi residenziali per nuovi ricchi. Poco più lontano, la sua vecchia casa in stile shikumen, dove aveva abitato assieme a un’altra dozzina di famiglie di operai, stava per essere rasa al suolo per far posto a un grattacielo. Ormai sono i ruggenti anni Novanta, tempi nuovi di trasformazione, nei chioschi si vendono bibite dai nomi stranieri Coca cola, Pepsi cola, Sprite.  La Cina socialista è finita in mano ai cani capitalisti come dicono i ritornelli delle canzoncine alla moda. E Huang ormai settantenne anche se ancora in buona salute è un rudere, un sopravvissuto. Sono finiti i tempi gloriosi in cui era considerato un Lavoratore Modello, o un membro autorevole di una Squadra di Propaganda del Pensiero di Mao Zedong durante la Rivoluzione Culturale. Ora non è più nient’altro che un pensionato di un’acciaieria statale sull’orlo della bancarotta. Mentre corre borbottando tra sé scopre il cadavere abbandonato di una ragazza e la cosa che lo colpisce di più è l’abito che indossa in stile mandarino. Un qipao rosso simbolo un tempo di borghese decadenza e ora di gran moda tra i ricchi della città. Huang non ha dubbi non può che essere l’opera di un maniaco sessuale, l’ assassino del qipao rosso. Dopo il primo ritrovamento altre ragazze vengono uccise e abbandonate negli angoli più trafficati della città con indosso quell’insolito abbigliamento e ben presto lo spettro del serial killer inizia a ingrandirsi inquietante nelle menti sovreccitate dei responsabili politici e degli alti papaveri della polizia. Il caso viene affidato in tutta fretta alla squadra casi speciali  e chi se non l’ispettore capo Chen Cao del Dipartimento di polizia di Shanghai può far luce sull’inquietante mistero che sembra compromettere il buon nome stesso del Partito. Chen accetta ma a malincuore, infondo lui amerebbe di più occuparsi di letteratura e conseguire il suo master in santa pace ma non ha alternativa. Sfuggito per un pelo ad un caso spinoso di corruzione non ha altra scelta che trovare il colpevole prima che uccida ancora e per farlo dovrà rinvangare il passato, e far luce sugli episodi più buoi e controversi della Rivoluzione Culturale dove tutto sembra avere avuto inizio.
Di seta e sangue di Qiu Xiaolong  quinto libro della serie dell'ispettore Chen  Cao è un classico police procedural incentrato sulla figura dell’ispettore protagonista e impreziosito da un accurata analisi politica e sociologica della Cina contemporanea. Un romanzo impegnato per certi versi che l’autore dedica al fratello Xiaowei: A mio fratello Xiaowei se non avessi avuto fortuna, ciò che accadde a lui durante la Rivoluzione culturale sarebbe potuto capitare a me. Attento ai dettagli e alla consequenzialità degli eventi Xiaolong affida alla deduzione  e all’intuito del personaggio principale e della sua squadra la risoluzione del caso concentrando tutto nel finale per certi versi drammatico anche se è più che evidente già a metà del libro il colpevole. Questo sicuramente allenta la suspence che non sembra l’obbiettivo primario dell’autore più attento invece ad analizzare le motivazioni psicologiche dei personaggi, soprattutto del colpevole visto a sua volta più come una vittima che un efferato assassino. Ciò che conta davvero per l’autore è tratteggiare i cambiamenti avvenuti nella società cinese, denunciarne i mali come la corruzione endemica soprattutto politica, la mancanza di etica dei nuovi ricchi disposti a tutto per il dio denaro, l’incapacità di un onesta e obbiettiva revisione storica della Rivoluzione culturale. Non manca infine un certo lirismo tipicamente orientale asciutto e non sentimentale che lascia il lettore piacevolmente affascinato. Consigliato a chi ama i polizieschi classici e soprattutto la Cina, ne emerge un ritratto fedele e realistico ma anche pieno di struggente bellezza.   
     
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:: Intervista a Qiu Xiaolong

19 settembre 2009

indexQiu Xiaolong, grazie per aver acccettato la mia intervista. Raccontaci qualcosa di te.

Voglio ringraziare i miei lettori italiani. Ho spesso ricevuto da loro mail e il loro caloroso incoraggiamento e la loro risposta fa davvero la differenza per uno scrittore.

Sei stato costretto a rimanere in America dopo i fatti di Piazza Tiananmen del 1989. Cos’è la libertà per te? E’ un’ utopia?

Ciò che mi permette di scrivere tutto quello che voglio scrivere, questa è la libertà.

La Cina è un paese meraviglioso pieno di contraddizioni ma con solide tradizioni. Sei ottimista riguardo al suo futuro?

Sono combattuto tra l’ottimismo e il pessimismo, in parte perché le tradizioni stanno irrimediabilmente scomparendo.

Tu hai conseguito un dottorato in inglese nel 1996 ed ora insegni letteratura all’Università di Saint Louis. L’insegnamento è solo un lavoro o una missione?

Ho insegnato alla Washington University di Saint Louis. Ora scrivo a tempo pieno. Per me la scrittura è una missione come l’insegnamento.

L’inglese è una lingua poetica o il cinese è più evocativo?

La lingua cinese classica ha alcuni vantaggi nel presentare le immagini in poesia, ma è difficile mettere a confronto due lingue.

Ti piace la poesia Tang? Chi è il tuo poeta preferito?

Si mi piace la poesia Tang. Li Shangyin è uno dei miei poeti preferiti.

Sei uno scrittore di crime e hai pubblicato sei romanzi thriller ambientati a Shanghai. Perché hai scelto questo genere?

Non ho deciso di scrivere thriller almeno non in un primo tempo, ma ho trovato che il genere serve ai miei propositi di esplorare bene i problemi della società, con un poliziotto che investiga non solo sul crimine stesso ma sulle circostanze sociali, storiche politiche in cui la tragedia avviene. Detto questo voglio aggiungere che scrivo anche libri d’altro genere. Ad esempio sta per uscire una traduzione italiana di altre mie storie.

Raccontaci qualcosa dell’ispettore capo Chen Cao. Ti somiglia in qualche modo?

Per quanto riguarda la passione per il cibo e la poesia mi somiglia.

Ti piace il poeta americano T S Eliot? Il passato è una “terra desolata”?

Mi piace TS Eliot. Ma il passato non è qualcosa che può essere liquidato come una “terra desolata”.

Ti piace l’Ulisse di Joyce?

Mi piacciono i suoi primi lavori.

Ti piace Simenon?

Sì, mi piace molto.

Cosa ne pensi dei romanzi crime americani contemporanei?

Sono così diversi e mi piace questa differenza.

Ti piace Mo Yan?

Non ho letto abbastanza per dire se mi piace o no.

Ho studiato le “Triadi” tradizionali per la mia tesi di laurea. Come la criminalità organizzata sta cambiando? E’ ora un fenomeno puramente finanziario?

E’ una notizia proprio di questi giorni che il leader del partito di Chongquing sta lanciando una guerra contro le “Triadi” proprio in questo preciso momento, tanto per far capire quanto il fenomeno è grave. Poi sicuramente grandi quantità di denaro e profitti sono coinvolti.

Ti piace l’Italia? Verrai presto a trovarci?

Mi piace l’Italia. Spero di venirci il prossimo anno.

Ci sono progetti di film per i tuoi libri?

Sì, ne stiamo discutendo.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Tra gli altri sto rileggendo il Sogno della camera rossa:

Ti piacciono le detective stories degli anni Trenta?

Sì, mi piacciono.

A cosa stai lavorando?

Ho appena finito il settimo libro della serie dell’ispettore Chen e sto lavorando ad un libro diverso, non un mystery.