Archive for the ‘Rubriche’ Category

:: Il più bel libro di Michael Connelly

22 settembre 2017
MConnelly

Credits – Mark Coggins from San Francisco

Per la nostra rubrica Il più bel libro di oggi abbiamo scelto un autore americano molto amato, nato a Filadelfia nel 1956, Michael Connelly. Quale è il suo libro più bello lo stabilirete voi lettori, commentando questo post. Io sono molto curiosa, a dire il vero. Michael poi sarà avvertito, quindi non si sa mai che ci mandi qualche messaggio.

Dunque i suoi romanzi editi sono:

Romanzi con Harry Bosch

La memoria del topo (The Black Echo)

Ghiaccio nero (The Black Ice)

La bionda di cemento (The Concrete Blonde)

L’ombra del coyote (The Last Coyote)

Musica dura (Trunk Music)

Il ragno (Angels Flight)

Il buio oltre la notte (A Darkness More Than Night) con Terry McCaleb e Jack McEvoy

La città delle ossa (City of Bones)

Lame di luce (Lost Light)

Il poeta è tornato (The Narrows) – con Rachel Walling e Terry McCaleb

La ragazza di polvere (The Closers)

Il cerchio del lupo (Echo Park) – con Rachel Walling

La città buia (The Overlook) – con Rachel Walling

Il respiro del drago (Nine Dragons) – con Mickey Haller

La caduta (The Drop)

La scatola nera (The Black Box) – con una piccola apparizione di Rachel Walling

La strategia di Bosch (The Burning Room) – con una piccola apparizione di Rachel Walling

Il Passaggio (The Crossing) – con Mickey Haller

The Wrong Side Of Goodbye – (2016, ancora inedito in Italia)

Two Kinds Of Truth – (Uscita prevista negli USA Ottobre 2017)

Romanzi con Mickey Haller

Avvocato di difesa (The Lincoln Lawyer)

La lista (The Brass Verdict) – con Harry Bosch e Jack McEvoy

La svolta (The Reversal) – con Harry Bosch e una piccola apparizione Rachel Walling

Il quinto testimone (The Fifth Witness) – con una piccola apparizione per Harry Bosch

Il dio della colpa (The Gods of Guilt) – con una piccola apparizione per Harry Bosch

Altri romanzi

Il poeta (The Poet) – con Jack McEvoy e Rachel Walling

Debito di sangue (Blood Work) – con Terry McCaleb

Vuoto di luna (Void Moon)

Utente sconosciuto (Chasing the Dime)

L’uomo di paglia (The Scarecrow) – con Jack McEvoy e Rachel Walling

The Late Show – (2017, ancora inedito in Italia)

(fonte Wikipedia)

Allora, aspetto i vostri commenti. Si avrà tutto il weekend per votare, lunedì si stabilirà il vincitore. Piccolo omaggio estratto tra i partecipanti.

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#Libriinarrivo #Novità #InLettura

22 settembre 2017

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:: Liberi junior – Io dico no! Storie di eroica disobbedienza – Daniele Aristarco (Einaudi ragazzi 2017) a cura di Viviana Filippini

11 settembre 2017
io dico no

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Quante volte siamo stati rimproverati da grandi e da bambini per aver detto no? A me è successo una marea di volte, però “Io dico no! Storie di eroica disobbedienza” di Daniele Aristarco, è la dimostrazione che nel corso della millenaria storia del mondo certi “No” sono stati fondamentali. Nel libro edito da Einaudi ragazzi, Aristarco presenta le vicende umane di persone che, durante il loro vivere, hanno detto con forza no. Scelte che hanno scatenato cambiamenti di portata mondiale o che hanno dato il via a piccole trasformazioni civili, diventate certezze col passare del tempo. 35 sono i personaggi scelti da Aristarco, 35 vicende che, nonostante l’esito in alcuni casi non sia stato purtroppo positivo, sono la dimostrazione di come sia possibile agire per cambiare il mondo. Ogni storia può essere letta in relazione alla altre o come episodio a se stante e questo permetterà al piccolo lettore di conoscere anche un po’ delle esistenze di coloro che dissero “no”. Ecco profilarsi tra le pagine Prometeo con il suo no all’obbedienza, o Orfeo con il no alla morte e all’ignoranza. Si arriva poi a Socrate con il suo no all’ingiustizia o all’incoerenza, a Spartaco con il no alla schiavitù e alla matematica Ipazia con il suo no al fanatismo. Il libro di Aristarco fa davvero attraversare i secoli al lettore, dimostrando quanti sono coloro i quali, in nome di una giusta causa, sacrificarono la loro vita per il bene di tutti. Qualche altro no lo possiamo di certo ricordare in tempi a noi più vicini con Abramo Lincoln e il suo no alla schiavitù, Emile Zola con il famoso “J’accuse” e il no all’antisemitismo. Il no delle Suffragette alla discriminazione di genere, quello di Simon Wiesenthal all’impunità dei criminali nazisti. Anche il musicista Arturo Toscanini disse no, e lo affermò con forza in nome di un arte libera, che non si ponesse al servizio del potere. Come non citare Martin Luther King e il suo no al razzismo o Rosa Parks e il no alla disuguaglianza, con loro Nelson Mandela e il no all’apartheid. Tanti no, diversi tra loro, che hanno toccato le varie sfere del vissuto e allora ecco Charles Darwin col suo no all’antropocentrismo, il Dalai Lama con il no alla violenza, l’italiana Franca Viola con il no al matrimonio riparatore, o Anna Politovskaja con il no alla propaganda. Poi si arriva ai recenti casi di Malala Yousafzai e il suo no all’ignoranza o il no, ancora in atto, della poetessa iraniana Mahvash Sabet. I contenuti nel libro di Aristarco “Io dico no!” sono riferiti a coloro che hanno lottato in nome della libertà, perché a volte dire “no” non è essere capricciosi, ma opporsi alle ingiustizie. Illustrazioni di Nicolò Pellizzon. Età 10+.

Daniele Aristarco è nato a Napoli nel 1977. All’età di otto anni si è trasferito a Roma con la sua famiglia dove ancora oggi vive. Sin da piccolo ha sempre amato raccontare storie e ascoltarne, disegnarne, metterne in scena, musicarne. E così, da quando ha appreso a leggere e scrivere, si è occupato principalmente di questo: conoscere, inventare e raccontare storie. Ha svolto molti mestieri (magazziniere e libraio, attore e organizzatore culturale, speaker radiofonico e regista teatrale, ha persino insegnato Lettere alle scuole Medie). Ha scritto testi teatrali, programmi radiofonici, trasmissioni televisive. Ora scrive romanzi, racconti e saggi divulgativi di storia e cinema sia per gli adulti che per i giovani e i giovanissimi lettori. Con questi ultimi, prova a condividere i suoi giochi preferiti: le storie e la Storia. Si occupa inoltre di laboratori di scrittura creativa presso scuole, biblioteche e associazioni culturali. Ha pubblicato con le edizioni EL “Lucy, la prima donna”; “Cose dell’altro secolo” e “Shakespeare in shorts”, che a settembre 2016 è stato votato dai radioascoltatori della trasmissione «Fahrenheit» come libro del mese. Prossime uscite: “La nascita dell’uomo”.

Nicolò Pellizzon è nato a Verona nel 1985, è fumettista e illustratore. Il suo primo libro a fumetti ha vinto il premio al Treviso Comic Book Festival come miglior fumetto dell’anno. A partire dal 2014 ha iniziato a pubblicare i suoi libri con i migliori editori italiani di fumetti e a collaborare come illustratore con molti editori.

Scheda libro:

Prezzo: € 16,90 (su Libreria Universitaria € 14, 36)
Ebook: non disponibile
Pagine: 216
Formato: brossura
Scheda editore: qui

Source: inviato dall’editore al recensore, grazie ad Anna De Giovanni dell’ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

::What book are you reading at the moment? – Scrittori che leggono

13 luglio 2017
greene

Graham Greene – The Art Archive

In Italia non si legge. Non leggono neanche gli scrittori, si sente dire a volte. Lo so le statistiche avvalorano questa percezione. Calano i lettori forti, al massimo si vendono ancora i bestseller. Succede in Francia, ma anche da noi è così, forse peggio. Ecco questo mi ha spinto a porre la domanda del titolo ad alcuni scrittori, scelti senza un criterio preciso, senza escludere nessuno, forse guidata solo dalla facilità di raggiungerli. O dalla confidenza. O dal fatto che abbiano trovato interessante questa mia modesta iniziativa. Queste sono le loro risposte. Le posto in puro ordine di ricevimento.

Enrico Pandiani: sto finendo La ragazza sbagliata, di Giampaolo Simi (Sellerio).

Alessandro Bastasi: sto leggendo Panorama di Tommaso Pincio (NN Editore).

Stefano Di Marino: Zero Sum di Barry Eisler (Thomas & Mercer) molto bello. Una storia di John Rain giovane con l’abituale capacità dell’autore di rendere l’atmosfera di Tokyo.

Giancarlo Vitagliano: Il valzer dell’ impiccato Jeffrey Deaver (Rizzoli).

Roberto Saporito: Nell Zink Nicotina (Minimum Fax), e ho appena terminato Dana Spiotta Innocenti e gli altri (La Nave di Teseo), un gran bel romanzo.

Nicola Manuppelli Ho appena finito Corruzione di Don Winslow (Einaudi). Un capolavoro. Sto leggendo Since We Fell di Dennis Lehane (HarperCollins) (che qui fa riemergere in pieno il suo legame letterario con Andre Dubus, il libro ha un inizio meraviglioso) , una biografia di Archibald Macleish di Scott Donaldson e All My Friends Are Going To Be Strangers di Larry McMurtry (Simon & Schuster).

Alessandro Zannoni: Paolo di Orazio – Il morso dello sciacallo (Vincent Books), Alberto Alberici – Ceralacca (Minerva edizioni), Elisa Guidelli – Il colore della nebbia (Damster), Claudia Lamma – Jenny la Secca (Terra Rossa Edizioni).

Franco Forte: Il silenzio di Erling Kagge (Einaudi), un libro che riesce a rilassarmi l’anima.

Veronica Tomassini: rileggendo i racconti di Gogol (Adelphi).

Demetrio Paolin: in questo momento preciso sto leggendo un saggio scritto a quattro mani da J.M.Coetzee e da Arabella Kurtz. Dal titolo La buona storia (Einaudi).

Gilda Policastro: le letture vacanziere non sono ancora iniziate, per lavoro sto leggendo molta poesia, Marco Giovenale, Strettoie, Michele Zaffarano, Power pose, Marco Corsi, Pronomi personali, Maria Grazia Calandrone, Gli Scomparsi etc.

Pasquale Ruju: Corruzione di Winslow (Einaudi).

Raimond Benson: I just finished The Show That Never Ends by David Weigel (W. W. Norton & Company).

Andrea Pomella: sto leggendo Exit West di Mohsin Hamid (Einaudi).

Luigi Romolo Carrino: Sono a pag. 187, de La compagnia delle anime finte, Wanda Marasco (Neri Pozza). Ora in treno.

Alessandro Perissinotto: Il traduttore, di Biagio Bolocan (Feltrinelli).

Alessandro Girola: L’ultima rivelazione di Gla’aki, di Ramsey Campbell (Edizioni Hypnos), e Promuovi te stesso, di Riccardo Scandellari (Dario Flaccovio Editore).

Lorenzo Mazzoni: Levi Henriksen, Norwegian blues (Iperoborea).

Helena Janeczek: Anna Karenina nella traduzione di Claudia Zonghetti (Einaudi).

Wlodek Goldkorn: Paul Auster 4321 (Henry Holt and Co) in inglese; Michael Loewy e Robert Sayre Rivolta e malinconia (Neri Pozza); Anton Cechov, L’isola di Sachalin (Adelphi) e Johann Chapuotot Il nazismo e l’antichità (Einaudi).

Paolo di Orazio: I racconti fantastici di Guy de Maupassant (Mondadori).

Anthony Neil Smith: At the moment, I’m reading Caliban’s War by James S.A. Corey (Orbit), which is part two of the Expanse sci-fi series. A big space opera!

Enrico Remmert: Sto leggendo un saggio: Immersi nelle storie di Frank Rose (Codice Edizioni).

James Grady: I just finished Don Winslow’s The Force (William Morrow) and just started Joe Kanon’s The Defectors (Atria books), but I’m actually feeling in the mood for some poetry, maybe Billy Collins or Charles Simic, hoping for a new novel from either S.J. Rozan (she’s so cool) or Janet Skeslien Charles.

Francesca Battistella: Sto terminando Chiamami col tuo nome di André Aciman, Guanda ed. E La strega di Camilla Läckberg (Marsilio). In attesa: Simenon La scala di ferro, Adelphi, e della mia amica e collega Tiziana Silvestrin di Scrittura& Scritture Il sigillo di Enrico IV.

Giuseppe Culicchia: Terrore e modernità, di Donatella Di Cesare, Einaudi.

Danila Comastri Montanari: quelli letti nell’ultima settimana sono comunque due romanzi di Anne Perry (della serie di Pitt) e tre di Camilla Läckberg (Marsilio).

Germano Hell Greco: Cavour: Vita dell’uomo che fece l’Italia (I nodi), Giorgio Dell’Arti

Lawrence Block: The Late Show by Michael Connelly (Little, Brown and Company).

Dianne Emley: I’m reading My Name is Lucy Barton by Elizabeth Strout (Random House).

Alafair Burke: I just started an advanced copy of Karin Slaughter’s The Good Daughter (William Morrow). I can’t get any work done, because all I want to do is read!

Davide Mana: In questo momento sto leggendo due libri – un romanzo, The Caliban War, di James S.A. Corey (Orbit), e un saggio, Rationality, from AI to zombies, di un autore che ora guardo perché ha un nome complicato… Eliezer Yudkowsky (Machine Intelligence Research Institute).

Alan Furst: Here’s what I’m reading: The Thirty Years War by C. V. Wedgwood (NYRB Classics) In my research there’s always reference to the Thirty Years War as the first modern war, but this is very hard to understand, so I read this, twice, maybe I’ll read it again. Gregor von Rezzori is one of my absolutely favorite writers, and one of the worst creators of titles ever born. An Ermine in Sevastopol (NYRB Classics) is a really, really, strange book, but fascinating. But, I mean, the title!

Ben Pastor: A parte i testi di lavoro, che mi accompagnano sempre, la mia lettura al momento è Summer (Princeton University Press), di uno dei miei autori preferiti, Henry David Thoreau (1817-1862), trascendentalista americano e uno dei padri spirituali dell’ecologia mondiale. Il libro è uno dei quattro lunghi, bellissimi saggi sulle stagioni estratti dai suoi diari. Thoreau è meglio noto per Walden o Vita nei boschi e per Disobbedienza Civile (un’altra sua idea, per opporsi pacificamente agli abusi governativi).

Igiaba Scego: Ne sto leggendo due. Uno appena finito Il bottone di Puskin di Serena Vitale (Adelphi). Magnifico. Ora ho cominciato Il racconto dell’ancella di Margareth Atwood (Ponte alle Grazie).

Antonio Paolacci: Al momento ne sto leggendo due (uno è un romanzo, l’altro no): Il potere del cane, di Don Winslow (Einaudi), e Guida ai super robot, di Jacopo Nacci (Odoya).

Raul Montanari: Michel Houellebecq, In presenza di Schopenhauer (La Nave di Teseo).

Giulio Mozzi: In borsa (io leggo prevalentemente sull’autobus, sul tram, sul treno, nelle attese dell’autobus, del tram, del treno) ho in questo momento Giuseppe D’Agata, Il circolo Otes. Congegno narrativo, Feltrinelli 1966, pp. 275.

Wulf Dorn: Currently I’m reading Gwendy’s Button Box by Stephen King and Richard Chizmar (Cemetery Dance Pubns), and I like it.

Xiaolong Qiu: For the moment, I’m reading several collections of Yu Xuanji’s poems. Yu, a well-known Tang dynasty courtesan / poet / murderer, appears in a Judge Dee novel, and now in the background of a new Inspector Chen novel too (still in progress).

Loredana Lipperini: sto rileggendo Il racconto dell’ancella di Atwood (Ponte alle Grazie).

Al Guthrie: I’ve been reading science fiction and westerns lately for pleasure as I read so many crime novels for work. I’m currently reading Shorty by Clifton Adams, one of my favourite western writers (who also wrote one or two excellent noir crime novels).

Tess Gerritsen: to be perfectly honest, the book I’m reading right now is a textbook called … Wild Pigs in the United States by John H. Mayer. I know it sounds like a crazy book for me to be reading, but my son and I are making a documentary feature film about the history of human and pig interactions, and one of the subjects we cover is wild pigs in the US and abroad. (I know you have a problem with cinghiale in Italy, too!)

Michael Connelly: I just read The Driver by Hart Hanson (Dutton, Penguin Books).

Barry Eisler: I just started Tim Larkin’s When Violence Is the Answer (Little, Brown and Company ). I have a galley but it will be out soon—great self defense primer.

Craig Russell: At the moment, I’ve just started reading ‘The Master and Margarita’ by Mikhail Bulgakov.  I’ve just finished the excellent thriller ‘Dark Ocean’ by Nick Elliot, which hasn’t been published yet (Nick is a friend and I got a sneak preview) and I’d like to read Paulo Coelho’s lastest novel ‘The Spy’ about Mata Hari if I can find the time in my writing schedule.

:: Liberi junior – Le Olimpiadi del coraggio, Paola Capriolo, (Einaudi ragazzi, 2017), a cura di Viviana Filippini

2 maggio 2017
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Le Olimpiadi di Città del Messico nel giorno del 16 ottobre 1968 sono passate alla storia per uno scatto fotografico diventato indimenticabile. Quell’evento fu così importante che Paola Capriolo ne ha fatto un libro per ragazzi intitolato Le Olimpiadi del coraggio, edito da Einaudi Ragazzi. Molti di noi avranno visto almeno una volta nella vita quella fotografia. Nell’immagine si vedono sul podio della vittoria dei duecento metri piani due uomini dalla pelle scura con il capo chino mentre stanno sollevando un pugno coperto da un guanto nero. Con loro un terzo atleta, dalla pelle chiara e i capelli biondi. Lui non alzava nessuno pugno, ma dal secondo gradino del podio guardava dritto davanti a sé. Paola Capriolo porta il piccolo lettore alla scoperta della vita dei tre sportivi diventati protagonisti assoluti di quelle olimpiadi. I due afroamericani (John Carlos e Tommie Smith) fecero quale gesto come forma di protesta per le discriminazioni che le persone come loro, avendo una pelle diversa da quella bianca, erano vittime di repentini atti di discriminazione. Quei pugni chiusi, rivestiti da un guanto nero e la scelta volontaria di salire scalzi sul podio rappresentarono, nell’ottobre del 1968, la volontà di smuovere e sensibilizzare gli animi delle persone al problema del razzismo. Il terzo atleta, l’australiano Peter Norman, non abbandonò i due compagni d’avventura, anzi il suo salire sul podio fu, in un certo senso, una condivisione del gesto messo in atto dai due velocisti americani. Le Olimpiadi del coraggio raccontano sì quel 16 ottobre ma, allo stesso tempo, si addentrano nelle vite dei tre uomini coraggiosi che dopo l’evento sportivo non ebbero vita facile. Per Carlos, Smith e Norman non fu facile continuare a fare sport a livello agonistico, così come non fu facile trovare un lavoro e sostenere le proprie famiglie le quali, purtroppo, si frantumarono per sempre. Tanti dolori e ostacoli, compresi infortuni che limitarono la pratica dello sport, che non riuscirono a fermare i protagonisti di questa storia, perché il trio di amici, anche se lontani tra loro, fece una corsa, non sportiva, ma di impegno civile per portare avanti la loro battaglia per aiutare chi, a causa del colore della pelle o perché ritenuto “diverso”, veniva discriminato. Carlos, Smith e Norman furono tre grandi eroi in lotta per il rispetto condiviso, anche se spesso si scontrarono con ostilità spesso più grandi di loro. Solo negli anni 2000 iniziò, grazie ad un progetto realizzato da alcuni studenti americani, un vero e proprio processo di rivalutazione del loro agire e quel gesto sul podio di Città del Messico, tanto incompreso nel 1968 e anche per molti anni di seguito, oggi è stato riconosciuto come segno importante di una battaglia per i diritti degli uomini. Le Olimpiadi del coraggio di Paola Capriolo è una storia vera nella quale l’amicizia, l’uguaglianza, la speranza del cambiamento e l’accettazione del prossimo diverso da sé, sono i valori fondamentali da condividere per coltivare il bene e il rispetto  dell’umanità. Età di lettura: da 10 anni.

Paola Capriolo è nata a Milano nel 1962. Il suo amore per la scrittura e per le storie spazia dai classici della letteratura tedesca, che traduce con maestria, ai miti della tradizione europea, che reinventa con sensibilità tutta moderna, fino alle fiabe, che racconta con grazia. Le sue opere sono tradotte in Europa, in Giappone e negli Stati Uniti. Tra i suoi libri: La grande Eulalia (Feltrinelli, 1988), Il doppio regno (Bompiani, 1991), La spettatrice (Bompiani, 1995), Una di loro (Bompiani, 2001), Qualcosa nella notte (Mondadori, 2003) e Una luce nerissima (Mondadori, 2005). A lei sono dedicati vari saggi e monografie. Nel 2012 è uscito per Bompiani, Caino.
Da anni si dedica con passione alla narrativa per ragazzi, affrontando per i giovani lettori i temi più scottanti dell’attualità e della storia recente. Con le Edizioni EL ha pubblicato tra gli altri No (2010), Io come te (2011), L’ordine delle cose (2013) e Partigiano Rita (2016).

Source: inviato dall’editore al recensore. Grazie ad Anna De Giovanni.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: VersOriente – La vegetariana, Hang Kang, (Adelphi, 2016) a cura di Viviana Filippini

19 gennaio 2017
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Yeong-ye, è la protagonista de La vegetariana romanzo di Hang Kang, edito da Adelphi. La giovane donna, piccola, minuta e dalla pelle giallastra svuota da ogni tipo di cibo, carne e similari, il frigorifero e il congelatore della casa che ha messo su con il marito. Per lei è un azione naturale, per il consorte è qualcosa di inaccettabile. Lui sbraita, si arrabbia e chiede spiegazioni alla moglie che non solo non parla, ma dimostra un’inquietante calma e freddezza nel suo vivere e agire. La scelta di Yeong-ye sarà un qualcosa di inaccettabile pe la sua famiglia che farà di tutto per salvare la moglie/figlia/sorella dal baratro- secondo loro- nel quale lei sta volontariamente precipitando. Hang Kang divide in tre parti il suo scritto e questi tre atti mi hanno richiamato alla memoria la struttura dell’antica tragedia greca. Non a caso tra le pagine del libro si assiste ad un dramma che scombussolerà in modo completo le esistenze di tutti i diversi personaggi dell’intreccio, portandoli a vedere la vita in modo diverso da come hanno sempre fatto. Elemento che ritorna in modo costante, come un mantra, è il fatto che in più occasioni la protagonista affermi di aver fatto un sogno. Non lo racconta mai a chi la circonda, ma noi lettori siamo ammessi a conoscere quello che sta nella sua testa e che la tormenta. Di forte impatto sono le scene nelle quali il padre di Yeong-ye cerca di ficcarle del cibo in bocca. Immagini di estrema violenza e, allo stesso tempo, di violazione di un corpo e delle scelte da esso compiute. Poco nobile anche l’agire del cognato, uno pseudo artista -come narrato nelle seconda parte del romanzo “La macchia mongolica”- che farà della cognata l’oggetto del suo film artistico. Un’opera d’arte che rischia di scadere in un misero e triste film a luci rosse da lui girato solo per il proprio piacere personale. La protagonista è succube in modo completo dell’uomo ed è come ipnotizzata dai colori e dai fiori disegnati che le ricoprono il corpo durante la fase di lavorazione della pellicola. Yeong-ye è come in un altro mondo e sembra essere incapace di comprendere quello che realmente le sta accadendo. La vegetariana non è solo la storia di una figura femminile che ha scelto di non mangiare più carne di nessuna specie. È la storia di una donna che ha compiuto un passo in più. Un donna che oltre alla carne come cibo ripudia, giorno dopo giorno, la carne che costituisce il suo corpo. Una scelta estrema vero, ma necessaria per trovare armonia. L’unica persona che sembra davvero capirla e non la prende per pazza è la sorella. Il non mangiare della protagonista è la spinta principale della sua ricerca personale che punta all’immaterialità corporea per una vita di pura anima. La vegetariana di Hang Kang per qualcuno potrebbe essere un romanzo sulla dissoluzione esistenziale di una vita umana e di autolesionismo, ma la scelta di Yeong-ye ci fa riflettere. La sua decisione è forte, però per lei è un vero e proprio percorso di spoliazione del superfluo (materialità corporea), in funzione della ricerca di una spiritualità pura e immateriale che dona pace e pone fine al tormento. Traduzione Milena Zemira Ciccimarra.

Han Kang, nata nel 1970, è figlia dello scrittore Han Seungwon e ha vinto il “Yi Sang Literary Award” come il padre. In Italia è uscito il suo La vegetariana (Adelphi 2016).

Source: acquisto del recensore.

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:: VersOriente – La colpa di Keigo Higashino e la condanna sociale (Atmosphere Libri, 2016), a cura di Andrea D’Angelo

16 gennaio 2017
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Cos’è Tsuyoshi se non, in fin dei conti, un povero diavolo? Tsuyoshi è uno dei protagonisti di 手紙(Tegami) di Keigo Higashino, un romanzo del 2003 proposto in versione italiana solo nel 2016, da Atmosphere Libri.
Tsuyoshi è un  Raskol’nikov giapponese dei primi anni del XXI secolo. Non a caso la traduttrice Anna Specchio preferisce rendere il chiarissimo tegami, e cioè la lettera o le lettere, con un più criptico La colpa. È una scelta che si accoglie facilmente, se si pensa a una traduzione che non vuole solo mostrare, ma anzi vuole spiegare profondamente un messaggio più ampio. È in questo modo che La colpa ripropone all’occhio del lettore la questione del delitto e del castigo, già esaminata da grandi menti della letteratura e della filosofia, non più attraverso l’occhio febbricitante di Raskol’nikov, ma bensì attraverso quelli di Naoki, fratello minore di Tsuyoshi, che dopo l’arresto del fratello si ritrova a essere solo.
L’omicidio assume attraverso l’esperienza di Naoki la dimensione di una colpa che si abbatte non solo su chi la compie, ma anche su tutti i suoi legami affettivi. Se Tsuyoshi soffre la condanna al carcere, Naoki deve subire la condanna sociale, che spinta da commenti meschini si intrufola a piccoli passi tra le pieghe della vita quotidiana. È una condanna che si decifra nei termini dell’isolamento, dell’esclusione senza via di scampo, perché non si fonda su un atto concreto da negare, ma bensì su un pregiudizio che vuole Naoki violento, in quanto partecipe della stessa natura di Tsuyoshi che si è dimostrato violento. Allo stesso tempo è una condanna che si reitera e che viene riaffermata ogni qual volta qualcuno scopre il suo segreto.
Leggere手紙(Tegami) di Keigo Higashino nel suo adattamento italiano fa sì che il lettore non possa esimersi dal chiedersi se si stia trovando di fronte a una finestra aperta sul Giappone contemporaneo o se si tratti, osservando più attentamente, di un racconto dal respiro universale. Traduzione dal giapponese di Anna Specchio.

Higashino Keigo nasce a Ōsaka in Giappone nel 1958. È uno dei più famosi scrittori giapponesi, autore di numerosi bestseller. Nel 1985 conquista il premio Edogawa Ranpo, dedicato alla letteratura mistery, con il romanzo Hōkago (lett. “Doposcuola”). I risultati ottenuti grazie a questo riconoscimento lo convincono a licenziarsi e a intraprendere la carriera di scrittore. Si trasferisce a Tōkyō e nel 1999 vince il Premio dell’Associazione scrittori mistery del Giappone con Himitsu (La seconda vita di Naoko, Dalai Editore). Il vero successo arriva nel 2006 con Yōgisha x no kenshin (Il sospettato X, Giunti Editore), con il quale si aggiudica sia il premio Naoki che il Grande premio del mistery professionale. Nel 2012 gli viene assegnato il premio letterario Chūōkōron per Namiya zakkaten no kiseki (Il miracolo della drogheria Namiya), nel 2013 il premio Renzaburō per Mugenbana (Fiori onirici). In questo stesso anno, la Giunti Editore pubblica la traduzione di Seijo no Kyūsai con il titolo de L’impeccabile. Nel 2014 riceve il premio Yoshikawa Eiji per Inori no maku ga oriru toki (Quando cala il sipario delle preghiere). Oltre a romanzi polizieschi, scrive anche romanzi letterari, saggi e libri di storia per bambini. La Colpa (titolo originale: Tegami, 手紙) è del 2003 e ha avuto anche una trasposizione cinematografica nel 2006.

Source: pdf inviato al recensore dall’autore, ringraziamo Mauro dell’ufficio stampa Atmosphere Libri.

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:: Che libri state leggendo?

24 novembre 2016

libriE’ una tradizione del Gruppo di Liberi di Scrivere chiedere ogni tanto: Che libri state leggendo? E così ho pensato perché non farlo anche sul blog? Con una rubrica da riproporre ogni mese. Sono molto curiosa di sapere quali libri state leggendo voi, nostri lettori. Voi che libri stiamo leggendo noi lo sapete, mi piacerebbere conoscere quali libri sono attualmente sul vostro comodino. Classici o ultime uscite, italiani o stranieri. Insomma partecipate numerosi, dite i vostri libri in lettura nei commenti, potrebbero diventare suggerimenti di lettura per gli altri. La lettura è l’unica malattia contagiosa senza controindicazioni.

:: E per Natale regalate un libro – 2016

21 novembre 2016

nataleCome l’anno scorso, in occasione del Natale, ho chiesto ai collaboratori di Liberi di Scrivere di elencarmi 5 libri da regalare in queste festività. Qui di seguito alcuni consigli, in parte aggiornati anche con le più recenti novità, ma ci sono anche numerosi classici. Nella mia lista ho scelto 5 libri di quelli comprati in questi giorni. Consiglio comq di vedere anche le scorse stagioni della rubrica, troverete sicuramente consigli adatti ad ogni occasione. Seguiteci, che man mano aggiorno il post.

Questi sono i miei:

Racconti del jazz, Francis Scott Fitzgerald, Mondadori 1999, Traduttori: Giorgio Monicelli, Bruno Oddera
Genius, Andrew Scott Berg Elliot editioni 2016, Traduzione di Monica Capuani
Strane lealtà, William McIlvanney, Feltrinelli 2016, Traduzione di Alfredo Colitto
Il mio angelo ha le ali nere, Elliott Chaze, Mattioli 1885 2016, Traduzione di Nicola Manuppelli
On writing, autobiografia di un mestiere, Stephen King, Frassinelli 2015, Traduzione Giovanni Arduino

Irma Loredana Galgano

Giorgio Glaviano “Sbirritudine” Rizzoli
Carlo Petrini “Buono Giusto Pulito” Slow Food- Giunti
L.K. Brass “I mercanti dell’Apocalisse” Giunti
Roberto Corradi “Manuale distruzione” Sperling Kupfer
Daniele Autieri “I giorni della cagna. La presa di Roma” Rizzoli

Maria Anna Cingolo

-“Se una notte d’inverno un viaggiatore“, Italo Calvino
-“La via del male“, Robert Galbraith
-“Una stanza tutta per sé“, Virginia Woolf
-“Il porto proibito“, Teresa Radice e Stefano Turconi
-“Uomini e topi“, John Steinbeck

Viviana Filippini

– La trilogia di Kent Haruf (cofanetto),
Furore di Steinbeck
Fiabe islandesi ed iperborea
Olga di carta della Gnone
Anna Edes, Dezso Kosztolànyi, ed, Anfora.

Elena Romanello

Kobane calling di Zerocalcare
Victoriana di Franco Pezzini
Solo per sempre tua di Louise O’Neill
I grandi romanzi di Wilkie Colllins
La principessa nel bosco di Neil Gaiman

Federica Belleri

Come bestie ferite, di Luca Bonzano
Il mandarino meraviglioso, di Asli Erdoğan
Spaghetti Paradiso, di Nicky Persico
Il prigioniero della notte, di Federico Inverni
Bianca da morire, di Elena Mearini

Daniela Distefano

Lettere dal confino di Leone Ginsburg;
Quaderni del carcere di Antonio Gramsci;
I racconti di Italo Calvino.
Il Vangelo secondo Giovanni;
Il Diavolo  e la signorina Prym di Paulo Coelho

Lorenzo Mazzoni

La fortuna ti sorride, Adam Johnson (Marsilio);
London Orbital, Iain Sinclair (Il Saggiatore);
Appunti da un bordello turco, Philip O Ceallaigh (Racconti Edizioni); Warlock, Oakley Hall (Edizioni SUR);
Il simpatizzante, Viet Thanh Nguy (Neri Pozza)

Lucilla Parisi

Una moglie a Parigi – Paula McLain (Neri Pozza)
A sud del confine, a ovest del sole – Haruki Murakami (Einaudi)
Odio sentirmi una vittima – Susan Sontag (Il Saggiatore)
M Train – Patti Smith (Bompiani)
La mia vita con Picasso – Francoise Gilot e Carlton Lake (Donzelli)

Micol Borzatta

Shantaram” – Gregory David Roberts (Neri Pozza)
Ninfee nere” – Michel Bussi (E/O)
La donna della cabina numero 10” – Ruth Ware (Corbaccio)
Una presenza in quella casa” – Paige McKenzie (Giunti)
Il risveglio di Sunshine” – Paige McKenzie (Giunti)

Diego Di Dio

Il Buio Dentro (Antonio Lanzetta)
La mappa della città morta (Stefano Santarsiere)
Neve, cane, piede (Claudio Morandini)
La collera di Napoli (Diego Lama)
Dylan Dog- dopo un lungo silenzio (Tiziano Sclavi)

Giulia Gabrielli

Il viaggio di Elisabet, Jostein Gaarder : per primo, assolutamente, è la cosa più natalizia che conosco e la più tenera
Annientamento, Jeff VanderMeer : è il libro che ho ricevuto io lo scorso natale e uno di quelli che ho più apprezzato quest’anno
Bone, Jeff Smith : altro regalo di natale, ma di un paio di anni fa. Un fantasy dal tratto dolce e morbido, adattissimo alle festività
Lo Hobbit, J.R.R. Tolkien : perché non si possono passare le feste senza un po’ di Tolkien
Un pacifico matrimonio, Doris Lessing : profondo e riflessivo, questo è da leggere in un momento in cui gli si può dedicare molto del proprio tempo.

Giovanni Choukhadarian

Mario Baudino, Lo sguardo della farfalla, Bompiani
Alessandro Zaccuri, Lo spregio, Marsilio
Quello enorme che ha vinto lo Strega, che è un gioiello
Piersandro Pallavicini, ibidem, Feltrinelli
Amleto da Silva, Degenerati, LiberAria Editrice

:: Parla come mangi – Libri letti in lingua originale: Les Temps Sauvages (Éditions Albin Michel, 2015)

27 aprile 2016

tempsYeruldelgger regardait avec horreur ce que sa Mongolie pouvait devenir. Dans les forêts dépecées, il voyait ses steppes lardées de mines à ciel ouvert. Dans les quartiers d’isbas de mauvais bois où se résignait un sous-prolétariat désœuvré, il reconnaissait ceux des yourtes à Oulan-Bator où se desséchaient les vieilles grands-mères pendant que les vieux nomades s’imbibaient de vodka chinoise de contrebande. Et les mêmes immeubles à la soviétique qui se délitaient entre des route précaires et des rues défoncées. Il sentit son âme enfler d’un terrible découragement.

Tra i tanti libri che non arrivano da noi, ma sono nel resto del mondo successi planetari, quasi per caso ho scoperto Les temps sauvages (Éditions Albin Michel, 2015) di un autore, Ian Manook, mai sentito prima, ma che sono certa incuriosirà qualche scout di buona volontà. E’ un vero peccato non potere leggere questo libro in traduzione, ma armata di vocabolari vari (online e cartacei), e santa pazienza, mi sono lanciata nell’impresa di leggerlo in francese.
Prima di parlare del libro qualche accenno sull’ autore e sul suo primo libro Yeruldelgger che l’ha fatto conoscere a livello internazionale. Les temps sauvages è infatti il secondo volume di una serie, che tranquillamente potete leggere come volume unico, anche se a dire il vero ci sono parecchi rimandi al libro precedente.
Ian Manook è uno pseudonimo, il suo vero nome è Patrick Manoukian, classe 1949, nato in una famiglia di origini armene. Credo che la sua vita sia altrettanto interessante quanto i suoi romanzi che nascono forse dal suo essere un viaggiatore, prima che uno scrittore, un giornalista, un editore, un pubblicitario. Dall’età di 18 anni ha percorso gli Stati Uniti e il Canada, in lungo e in largo, in autostop e si narra che sia l’unico beatnick ad aver attraversato l’est e l’ovest degli Stati Uniti in tre giorni per partecipare al festival di Woostock. Di aneddoti così ne avrà a bizzeffe da raccontare accanto al camino nei lunghi inverni. Un tipo da conoscere, insomma.
Nel 2013 se ne uscì con un polar che aveva la peculiarità di essere ambientato in Mongolia. Fu un successo straordinario, premi a non finire dal Prix des lectrices de ELLE, al Prix SNCF du polar, al Prix Quai du Polar.
Credo che il segreto di questi libri risieda principalmente nell’ambientazione insolita, il fatto che la storia si svolgesse in Mongolia fu la stessa ragione per cui lo notai tra i tanti libri nel depliant pubblicitario. Ma non solo, unisce tre generi e lo fa in modo originale e insolito: in primo luogo il classico romanzo di avventura, ampi spazi, cieli incontaminati (ciels bleus comme des laques percés), neve, ghiaccio, steppe; il romanzo poliziesco, con poliziotti, un’ inchiesta e i più avveniristici strumenti tecnologici ( e sì Internet c’è anche in Mongolia); e infine il sano e vecchio thriller, ogni pagina un colpo al cuore, adrenalina pura. In più, i personaggi hanno profondità, la storia coerenza narrativa, c’è critica sociale (si parla per esempio delle conseguenze della disgregazione dell’URSS sulle popolazioni locali, di corruzione, di inquinamento), un certo spirito ambientalista, riflessioni filosofiche, descrizioni dettagliate di luoghi, usi e costumi e termini così lontani da noi, che piano piano diventano familiari. In parte Les temps sauvages mi ha ricordato Il senso di Smilla per la neve, almeno i suoi lati migliori.
L’inizio è canonico, viene rinvenuto un cadavere:

Le cadavre d’une femelle yack eventrée sur la carogne fracassée d’ un cheval, par moins vingt-cinq de grés à cinq cent kilometres d’ Oulan- Bator, ce n’etait pas vraiment une enquete pour la criminelle.

Ma le sorprese non sono finite, oltre al cavallo c’è anche cosa resta del suo cavaliere:

la jambe bottée, le pied encore dans l’étrier qui dépassait entre le dos gelé du cheval mort et la panse vitrifiée du yack.

Nello stesso momento, nella zona del massiccio del Otgontenger, Yeruldelgger è stato chiamato da un ornitologo che ha trovato un pezzo di femore umano.

– Une scene de crime? Tu veux dire que…
– Que c’est un os humain, parfatement. Un bout de fémur humain, pour etre précis. Très certainment un femur gauche, d’ailleurs.

E questo è solo l’inizio di una intricatissima indagine che vede coinvolti i servizi segreti, i militari, per non parlare di lotte intestine all’interno della polizia. Insomma c’è di tutto, tutto il necessario per tenere desta l’attenzione del lettore. Un bel libro insomma, forse solo un po’ brutale in alcune parti.
Concludo col dire che Les temps sauvages è finalista al Prix Tenebris 2016, per il miglior romanzo poliziesco di lingua francese distribuito in Quebec, assieme ad altri quattro libri: Du sang sur les lèvres di Isabelle Gagnon (Héliotrope); L’affaire Myosotis di Luc Chartrand (Québec Amérique); La pieuvre di Jacques Saussey (Du Toucan); e Faims di Patrick Senécal (Alire). Il vincitore sarà proclamato il 22 maggio durante il festival “Les Printemps meurtriers de Knowlton” .

Ian Manook è giornalista, editore, pubblicitario e romanziere. Yeruldelgger è il suo primo romanzo, pubblicato nel 2013 per l’Éditions Albin Michel. Les Temps sauvages è il secondo volume della serie di Yeruldelgger, personaggio che conduce il lettore sulle steppe della Mongolia ai confini con la Russia e la Cina.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Aurore dell’Ufficio Stampa Michel Albin.

:: Gli scrittori parlano dei loro libri: Viviana Filippini racconta “Brescia segreta. Luoghi storie e personaggi della città”

25 aprile 2016
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Di solito mi occupo dei libri di altri scrittori, perché mi piace raccontare quello che le storie lette scatenano durante la lettura, per condividerlo con altri lettori e, magari stuzzicare la loro voglia di leggere. Questa volta su Libri di scrivere, e sarà più strano del solito farlo, vi parlerò del mio libro Brescia segreta. Luoghi storie e personaggi della città, pubblicato da Historica edizioni. Brescia segreta è un testo dedicato alla città lombarda di Brescia e ammetto che poterlo scrivere è stato un onore e un omaggio alla città nota anche come Leonessa d’Italia e per le dieci giornate di resistenza, tra marzo e aprile del 1849, dei cittadini bresciani contro gli austriaci presenti nel castello della città. Parlando di Brescia segreta, credo di poterlo identificare come una sorta di saggio romanzato nel quale propongo la conoscenza di Brixia (come la chiamavano ai tempi della dominazione romana) attraverso la Storia, le storie umane dei personaggi che vi sono nati e che vi hanno vissuto, la storia dell’arte e anche una buona dose di ricordi personali legati alla città. Brescia la conosco perché abito da sempre nella sua provincia, l’ho più volte esplorata a passo umano e per tale ragione ho costruito una narrazione pensando a 6 ideali passeggiate che i turisti e i cittadini potranno fare a piedi nel cuore di Brescia. Non è stato facile scegliere cosa mettere nel libro e ho dovuto selezionare in modo mirato quello che in tutti questi anni mi ha sempre colpito e affascinato. Il tutto per far compiere al lettore un vero e proprio pellegrinaggio con il fine di far riscoprire la vita dei palazzi, strade chiese e monumenti che da secoli caratterizzano il volto cittadino, perché, come scrivo in relazione al cimitero monumentale del Vantiniano: “Spesso e volentieri mi sono resa conto, sperimentandolo in prima persona, che guardiamo quello che ci circonda e lo accettiamo per quello che è senza stare lì tanto a chiederci il perché e il per come delle cose. Se però provassimo a soffermarci di più davanti ad una basilica, ad un museo, ad una statua, ad un dipinto e in questo caso ad un cimitero ci renderemmo conto che dietro la facciata di perfezione si nasconde un lungo lavoro di preparazione e realizzazione.” Con Brescia segreta vorrei invitare le persone a riscoprire questa città che ha tanto da raccontare e donare. Brescia è luogo nel quale, nei percorsi narrati, convivono epoche storiche diverse e lontane tra loro. Per esempio, partendo da Piazza della Vittoria, il lettore si trova nel pieno Novecento, in quell’area che fu costruita tra il 1927 e il 1932, a conseguenza di un piano regolatore che cambiò per sempre il volto di quella parte di Brescia, facendo sparire un antico quartiere di epoca medievale dove, prima del rifacimento, vivevano 2.500 persone. Arrivando a Piazza della Loggia, attaccata alla precedente, ci troviamo nel pieno Rinascimento di dominazione veneziana e se ci spostiamo in Piazza del Duomo (Piazza Paolo VI) si possono vedere monumenti di epoca barocca, come il Duomo Nuovo, e di epoca medievale e romanica come il Duomo Vecchio, o Rotonda, e il Broletto sede degli amministratori cittadini durante il tempo dei Comuni. Percorrendo via Musei, dove si trova il Museo di Santa Giulia (ex San Salvatore), patrimonio mondiale dell’Unesco, fatto costruire da re Desiderio, ancora una volta si attraversano diverse ere che vanno dal Rinascimento, al Barocco grazie alla presenza di chiese e palazzi appartenuti ad importanti famiglie della nobiltà bresciana. Poi si incorra Piazza del Foro dominata dai resti di epoca romana e da quelli preistorici dei Cenòmani. Secoli di Storia accumunati dal fatto che tutte queste aree furono, nelle diverse epoche, luoghi di sviluppo della vita sociale, politica, amministrativa e religiosa dei bresciani. A dire il vero nel libro ci sono tanti posti che da secoli animano la città, ma che non tutti sembrano conoscere. Troviamo il Museo diocesano dove c’è una delle più grandi collezioni di pianete (abiti da prete) presente in Italia, il Museo degli strumenti Musicali di via Trieste, l’arco del Granarolo con i quattro medaglioni dedicati a Moretto, Agostino Gallo, Niccolò Tartaglia e Giammaria Mazzuchelli. Per non dimenticare le leggende popolari come quella del Bue d’oro e della Tomba del Cane. In conclusione per Brescia Segreta vorrei usare queste parole dell’introduzione: “Brescia per me non è solo una città, ma è una sorta di immensa biblioteca a cielo aperto, e ogni monumento in esso presente è un libro che aspetta di essere aperto per raccontarsi agli occhi del lettore visitatore. Quello che vi chiedo ora, se vi va, è di mettere scarpe comode, di potervi prendere per mano e di accompagnarvi in questa camminata nel cuore cittadino”.

Viviana Filippini è giornalista pubblicista e collabora dal 2007 con il quotidiano «Giornale di Brescia» come corrispondente esterno. Laureata in Dams (Cinema e audiovisivi) presso la Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Brescia con una tesi sul Bildungsroman (Romanzo di formazione), scrive di libri su blog letterari e culturali (Liberi di scrivere, Sul romanzo). Dal 2015 ha un blog dedicato all’arte (Art in Pills) sul portale Cultora.it. Tiene corsi di Scrittura creativa, di Riscoperta dei Classici della letteratura e di Storia del Cinema. Ha curato le antologie di Racconti bresciani(Vol I e II) per Historica edizioni, 2015 Cesena. Questo è il suo secondo libro. Ha scritto la storia per ragazzi Furio e la Beata Paola Gambara Costa, illustrata da Barbara Mancini, progetto realizzato da Radio Basilica di Verolanuova e Parrocchia di Verolanuova, ebm edizioni, Manerbio 2015. Marzo 2016 Premio “Veronica Gambara” per le donne impegnate nell’ambito della valorizzazione e della promozione culturale a Brescia. Museo degli strumenti musicali Presidenza del Consiglio di Brescia, Università Cattolica di Brescia, Fondazione C.a.b. Rotary Club “V. Gambara”.

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:: Gli scrittori parlano dei loro libri: Elena Romanello racconta “Storia del Fantasy”

13 aprile 2016
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Chi segue le mie recensioni su Liberi di scrivere e altrove si sarà accorto che ho un interesse costante per la letteratura di genere fantastico, fantasy in particolare. Al fantasy come genere ho dedicato il mio ultimo libro, non il primo che scrivo ma senz’altro il più impegnativo, come mole di lavoro e ricerche, uscito presso Anguana che mi aveva già pubblicato l’urban fantasy Le eredi di Bastet e il saggio Il mondo di Lady Oscar.
Un lavoro impegnativo, certo, anche perché il fantasy non è solo un fenomeno recente, ma sono decenni che è presente nelle nostre librerie e non solo, e comunque i suoi antenati sono qualcosa di molto remoto, la fiaba e il poema epico, i cui temi sono tornati e continuano a tornare fino ad oggi nelle storie contemporanee.
D’altro canto, parlare di fantasy non vuol dire solo trattare della letteratura del genere, campo peraltro amplissimo: non si possono ignorare le incarnazioni fantastiche in altri media, come il cinema, il fumetto, i cartoni animati, le serie televisive, gli illustratori, i giochi di ruolo, la musica, e il fandom ad esso legato, con gli eventi in tema, il cosplay e altro ancora.
Molto di questo è recente, ma per molte cose bisogna risalire indietro, e comunque oggi sono talmente tante le suggestioni fantasy presenti che diventa difficile districarsi e senz’altro qualcosa non l’ho citato e l’ho lasciato indietro.
Insomma, è stato un bel viaggio nella fantasia, ma molto impegnativo e intricato, tra autori e autrici che conoscevo, come Tolkien, Marion Zimmer Bradley, Michael Ende, Terry Brooks, J. K. Rowling, George R.R. Martin, e nuove scoperte, tra cui Brandon Sanderson, Terry Goodkind, C. J. Cherryh, Luca Airale e tanti altri. Senza contare poi i film, dove trovano spazio capolavori e pellicole imbarazzanti (ma il più bello è forse l’italiano La corona di ferro di Alessandro Blasetti, dove ci sono tutti gli archetipi che oggi troviamo in Game of thrones e in Tolkien) e tutto il resto, fumetti e cinema d’animazione in testa, tra conferme come i classici della Disney e le opere di Miyazaki e scoperte come il nostrano La compagnia della forca e il nonno di tutti gli anime La leggenda del serpente bianco.
Ad un certo punto ho dovuto chiudere, ma senz’altro tornerò altre volte, per altri lavori, su personaggi, autori, tematiche, storie che ho raccontato nel mio libro, dal viaggio di Ulisse nell’Odissea, mille volte imitato, agli intrighi del mondo senza pietà di Game of thrones.

Elena Romanello Torinese, classe 1968, si è laureata in lettere moderne con il professor Marziano Guglielminetti e si è poi specializzata in giornalismo e biblioteconomia. Collabora con svariati giornali on line e cartacei, oltre che con Liberidiscrivere, scrivendo in particolare di cultura, dalle recensioni di libri alla segnalazione di eventi. Inoltre presta la sua opera presso le Biblioteche civiche torinesi, il Mufant Museo della fantascienza di Torino dove sta allestendo una biblioteca in tema, lo Spazio donna della Cascina Roccafranca e il Centro di documentazione del Circolo culturale Maurice. Ha pubblicato tre saggi sugli anime giapponesi, rispettivamente su Candy Candy, Capitan Harlock e Sailormoon, per la casa editrice Iacobelli, i due romanzi fantasy Le eredi di Bastet (Anguana) e L’immortalità della sirena (Teke), una Guida alle librerie indipendenti di Torino, il saggio Il mondo di Lady Oscar per Anguana di nuovo e Buffy e Angel il senso della vita secondo cacciatrici e vampiri di prossima uscita per Solfanelli.

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