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:: Vita quotidiana dei Bastardi di Pizzofalcone, Maurizio de Giovanni (Einaudi, 2017)

15 marzo 2017
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Avevo promesso che ve ne avrei parlato. Ho anche cercato di fotografare qualche scatto, qualche immagine contenuta in questo volume, ma il riflesso è fastidioso, senza flash vengono sgranate, insomma mi sono arresa. E poi forse non sarebbe neanche giusto. Ma veniamo al dunque, parliamo del libro. Vita quotidiana dei Bastardi di Pizzofalcone è un agile volumetto fotografico – con 134 foto del set di Anna Camerlingo – dedicato all’uscita in tv de I Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni. Finalmente i personaggi di una sua serie hanno un volto, una voce, una dimensione “reale”, ed è bello quando letteratura e cinema o televisione trovano quasta commistione. Alessandro Gasman è un ottimo ispettore Lojacono, credo davvero il migliore attore italiano adatto al ruolo, (adesso voglio proprio vedere chi sceglieranno se mai decidessero di fare una trasposizione televisiva delle storie del commissario Ricciardi), l’autore non può che esserne contento, così come i suoi lettori. Se siete fan della serie, insomma questo libro non può mancare nella vostra libreria. Le foto sono in bianco e nero, un po’ dietro le quinte, un po’ foto ricordo, insomma scatti interessanti e non banali. Il volume è diviso in sei parti, ognuna per un personaggio, (Lojacono, Pisanelli, Alex, Ottavia, Romano, Aragona), accompagnata da una parte scritta. E’ un volume curato, l’ho sentito definire una mera operazione commerciale, credo sia ingiusto, esistono da sempre memorabilia legati al cinema, collezionati, conservati. Se proprio non vi interessa non credo che de Giovanni vi corra dietro perché l’acqustiate ;). Io comunque sono contenta di averlo. Ora solo vogliamo anche Ricciardi in tv!

Maurizio de Giovanni è nato a Napoli nel 1958 ed è autore di una serie di romanzi gialli di grandissimo successo. La sua carriera di scrittore è cominciata nel 2006 con il romanzo “Le lacrime del pagliaccio”, pubblicato dall’editore Graus e ripubblicato l’anno successivo da Fandango con il nuovo titolo “Il senso del dolore”. Questo romanzo, ambientato nella Napoli degli anni Trenta, ha per protagonista il commissario Ricciardi, eroe di tanti successivi lavori di De Giovanni come “La condanna del sangue”, “Il posto di ognuno”, “Il giorno dei morti”, “Per mano mia”, “Vipera”, “In fondo al tuo cuore”, “Anime di vetro”. Questi romanzi devono il loro grandissimo successo alla peculiarità della loro ambientazione, nella Napoli del periodo fascista, e al fascino del loro protagonista, un poliziotto intuitivo, tormentato e animato da un’insaziabile sete di giustizia. Accanto alla serie del commissario Ricciardi De Giovanni ha pubblicato anche un’altra serie di romanzi, ambientata nel commissariato di Pizzofalcone (“Il metodo del coccodrillo”, “I bastardi di Pizzofalcone”, “Buio per i bastardi di Pizzofalcone”, “Gelo per i bastardi di Pizzofalcone”), da cui è stata tratta una fiction televisiva, e svariati racconti, molti dei quali dedicati all’altra grande passione dell’autore: quella per lo sport, al centro del recente romanzo “Il resto della settimana”.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’autore e Gaia dell’Ufficio Stampa Einaudi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Cuori in viaggio: Orgoglio e Pregiudizio, Jane Austen (Garzanti, 2004)

26 febbraio 2017
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I Bennet vivono con le cinque figlie a Longbourne, nello Hertfordshire. Charles Bingley, ricco scapolo, va ad abitare vicino a loro con le due sorelle e un amico, Fitzwilliam Darcy. Bingley e Jane, la maggiore delle Bennet, si innamorano; Darcy, attratto dalla seconda, Elisabeth, la offende con il suo comportamento altezzoso. L’avversione aumenta quando le sorelle riescono a separare Charles da Jane. Darcy chiede la mano di Elisabeth, non nascondendo però quanto la cosa costi al suo orgoglio. La ragazza, sdegnata, lo respinge. In un secondo tempo Elisabeth apprende che la sorella Lydia è fuggita con Wickhman. Con l’aiuto di Darcy i fuggiaschi vengono rintracciati e fatti sposare. Infine Darcy e Elisabeth, Bingley e Jane si fidanzano.

Tra gli amori letterari quello tra Elisabeth Bennett e Mr Darcy, personaggi principali del celeberrimo Orgoglio e Pregiudizio (Pride and Prejudice, 1813) di Jane Austen, splende di luce propria e se vogliamo è ancora in grado di competere, per freschezza e spontaneità, con tante storie d’amore anche più recenti e contemporanee. Non male per una storia d’amore presente in un romanzo edito nel 1813, che non dimostra affatto i suoi più di 200 anni, e che è di fatto una delle storie d’amore più lette al mondo. Non è stato perciò difficile scegliere e rileggere questo libro per questa bella iniziativa, Cuori in viaggio, dedicata da 28 blogger all’amore. Ho pensato a Il dottor Živago, Anna Karenina, Romeo e Giulietta, poi ho scelto loro, l’antipatico per eccellenza e scorbutico signorotto di città e l’intelligente e ironica Elisabeth, appartenente a una modesta famiglia della borghesia di campagna. Quale è il segreto di questo libro? Cosa gli ha permesso di passare indenne nel tempo? Raccogliere appassionati consensi tra lettori e lettrici di ogni epoca e gruppo sociale? Rimanere così moderno e contemporaneo, sebbene i riti e i costumi sociali di quel periodo siano ormai irrimediabilmente cambiati se non evoluti (anche se c’è da dire che l’animo umano è cambiato ben poco dall’Era della Pietra)? Ecco forse le risposte sono esattamente ricavabili dalle domande stesse. Lo spirito arguto di Jane Austen è stato capace di parlare d’amore universalizzando i contesti e le opportunità concesse a una donna, non solo nel lontano 1813. Elisabeth Bennett è a modo suo un modello, un’ eroina capace di tenere testa a tutti personaggi maschili della storia, a partire da suo padre, che tra l’altro l’adora. Gli scontri, i battibecchi con Mr Darcy sono d’antologia, come il rifiuto alla sua prima proposta di matrimonio. Elizabeth difende la sua identità, la sua singolarità e non si piega ai mille compromessi che la sua seppur modesta condizione sociale imporrebbe. E lo fa con leggerezza, humour, straordinaria perspicacia. Ama sinceramente Mr Darcy, ma non permette a questo amore di cambiarla, limitarla, e in questo credo consista la bellezza e l’ anticonformismo di questo personaggio, quanto mai moderno e rivoluzionario. Concreta, realista, testarda, romantica Elizabeth Bennett è la perfetta metà di Mr Darcy, il suo complemento e la sua compiutezza. Se non avete ancora letto Orgoglio e Pregiudizio, fatevi un regalo, leggetelo in lingua originale o nella bella traduzione di Isa Maranesi. Se già conoscete la storia, rileggetela, non vi annoierà, potete contarci, la Austen ha uno stile di scrittura che è il trionfo dell’intelligenza, una gioia per qualsiasi lettore.

Edizione considerata: Garzanti editore 1975- 1982, XXII edizione marzo 2004, introduzione di attilio Bertolucci, traduzione di Isa Maranesi.

Jane Austen. Scrittrice inglese. Compì la sua educazione quasi interamente in casa, sotto la guida del padre ecclesiastico.
Nel 1801 si trasferì con la famiglia a Bath; nel 1805, dopo la morte del padre, a Southampton; poi, nel 1809, a Chawton, Hampshire, dove scrisse quasi tutti i suoi romanzi.
Profondamente attaccata alla famiglia, in particolare alla sorella Cassandra, la Austen non si sposò mai e trascorse un’esistenza raccolta e casalinga, interrotta solo da brevi visite a Londra e ai luoghi di villeggiatura sulla costa meridionale inglese.
Il suo primo romanzo completo a noi pervenuto è L’abbazia di Northanger (Northanger abbey), pubblicato solo nel 1818.
Il romanzo è centrato sul tema della maturazione di una giovane ingenuamente romantica, convinta, all’inizio, che la vita sia fatta a somiglianza dei romanzi «gotici» della Radcliffe (dei quali il libro costituisce la garbata parodia) e che alla fine arriva a comprendere, realisticamente, la realtà quotidiana.
Lo stesso tema (la maturazione di un’anima romantica attraverso l’esperienza) è al centro di Ragione e sentimento (Sense and sensibility, 1811), iniziato nel 1797 col titolo di Elinor and Marianne, e ritorna in Orgoglio e pregiudizio (Pride and prejudice, 1813), rifacimento del giovanile e non pubblicato Prime impressioni (First impressions, iniziato nel 1796).
Anche in Mansfield Park (1814), romanzo di complessa struttura narrativa e di ammirevole sincerità, in Emma (1816), considerato uno dei suoi capolavori, e in Persuasione (Persuasion), che fu pubblicato postumo insieme a Northanger Abbey ed è forse la sua opera più ricca e sottile, l’autrice compie un’analisi dei rapporti tra valori personali e valori sociali e della validità delle emozioni come guida del comportamento.
Il mondo descritto non si estende mai al di là dei limiti della vita e degli ambienti da lei direttamente conosciuti; ma il suo fine tocco ironico, la sua prosa elegante e fredda, la sottigliezza con cui analizza e descrive il conflitto tra esigenze psicologiche e morali di varia natura conferiscono a questa narrativa una non comune complessità e collocano la Austen tra i più grandi nomi del romanzo inglese.
Parzialmente tratto da: Enciclopedia della letteratura, Garzanti 2007

Source: acquisto personale.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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:: Blogtour – Il respiro del fuoco, Federico Inverni (Corbaccio, 2017) – terza tappa

22 febbraio 2017

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Oggi siamo felici di ospitare la terza tappa del blogtour organizzato da Corbaccio dedicato al nuovo libro di Federico Inverni Il respiro del fuoco. Dopo Contorni di noir e Milano nera anche oggi un contenuto esclusivo per voi lettori, un Estratto del romanzo che potrete leggere a questo link direttamente online. Il romanzo esce domani, 23 febbraio, in tutte le librerie. Buona lettura!

֎ La trama ֎

Manca poco al tramonto quando il cielo grigio e nero che incombe sulla città di Haven si accende di un rosso infuocato. Ma quel bagliore non proviene dal sole calante che tenta di illuminare uno degli ultimi giorni che precedono il Natale. È il rosso violento di un incendio scaturito sulla cima di una collina in periferia, nella cittadina abbandonata di Eden Crossing. Il respiro del fuoco non ha lasciato scampo: l’eccentrico tempio che accoglieva il reverendo Tobias Manne e i suoi adepti è ora un sepolcro ardente con decine di vittime. La profiler Anna Wayne e il detective Lucas sono arrivati troppo tardi per impedire quel devastante suicidio rituale… …ma qualcosa appare assurdamente incongruo. Qualcuno è riuscito a dominare il fuoco, a farsene padrone. E forse quello non è un suicidio collettivo, ma la più efferata delle stragi, messa in atto da una mente visionaria e geniale. Perché esiste soltanto una cosa più affascinante e pericolosa del manipolare il fuoco: manipolare le menti. Mentre in città la notte arde di altri fuochi, Anna e Lucas devono sfidare il tempo per riuscire a elaborare un profilo del killer, ricostruire la storia delle vittime e individuare la più sfuggente delle ombre, prima che uccida ancora. Ma ogni indagine ha un prezzo, e quando sia Anna sia Lucas scoprono che quel caso affonda le radici nel loro passato, nei loro segreti, sono costretti a chiedersi se possono davvero fidarsi l’una dell’altro… O se invece, come predicava il reverendo Tobias Manne, non sia il momento di compiere l’ultimo passo: accettare l’inaccettabile.

֎ L’autore ֎

Federico Inverni è lo pseudonimo di un autore che preferisce conservare il proprio anonimato, lasciando che siano i suoi romanzi a trovare la loro strada, ma è felice di parlare con i suoi lettori e con i tanti librai che l’hanno contattato attraverso i social network. Nasconde i suoi interessi e le sue passioni fra le righe che scrive. Ha esordito nel 2016 con il thriller Il prigioniero della notte (Corbaccio) che è stato venduto anche all’estero. Il respiro del fuoco è il suo secondo romanzo.

«Cosa sai delle stelle, Anna?»
domandò Lucas, immobile al mio fianco.
Ci pensai su.
«Niente. Non c’è niente che io possa veramente sapere.»
«Non è corretto. Una cosa la sai.»
«Cosa?»
«Quello che sai delle stelle è che sono morte.
Quella che credi sia una stella in realtà è un fantasma.
E quella che vedi è l’eco del fuoco
che la faceva ardere.»

:: Cuori in Viaggio- Alla Scoperta di 28 Storie d’Amore

30 gennaio 2017

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Il mese di Febbraio, in cui cade San Valentino, si può dire che è il mese dell’amore, perché quindi non partecipare a questa iniziativa di Leryn del blog Libera tra i Libri. 28 blogger, ognuno diverso ogni giorno parlerà di un libro d’amore. Questo è il calendario dell’iniziativa. Ogni giorno una sorpresa. La nostra tappa cade il 26 febbraio, vi diamo appuntamento quindi a quel giorno. Che libro scegliero? Un libro molto bello, adatto ai più romantici dei nostri lettori. Non parlo quasi mai di libri d’amore, sarà una felice eccezione. Buone letture!

3 febbraio

Words of books

4 febbraio

Le Tazzine di Yoko

5 febbraio

Ragazza in Rosso

6 febbraio

Non solo Libri

11 febbraio

Lily’s Bookmark

12 febbraio

Libera tra i Libri

13 febbraio

Lady Eiry

14 febbraio

Libri e librai

19 febbraio

Briciole di Parole

21 febbraio

Leggere in Silenzio

23 febbraio

Hook a Book

25 febbraio

LeggendoViaggiando

26 febbraio

Liberi di scrivere

27 febbraio

La Nicchia Letteraria

28 febbraio

Il cibo della mente

:: Blogtour – Il collezionista di quadri perduti, Fabio Delizzos (Newton Compton, 2017) – prima tappa

9 gennaio 2017

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Inizia oggi il blogtour, organizzato da Newton Compton, dedicato al thriller storico Il collezionista di quadri perduti, di Fabio Delizzos, nome conosciuto nel genere, già autore di La setta degli alchimisti, La cattedrale dell’Anticristo, La loggia nera dei veggenti.

Sullo sfondo sontuoso e oscuro del Rinascimento, Il collezionista di quadri perduti, ci porta  a Roma, la Città Eterna, città di papi, artisti, mercenari e assassini. Seguiremo le avventure di Raphael Dardo, agente segreto e mercante d’arte di Cosimo de’ Medici, sulle tracce di un pittore maledetto conosciuto come l’Anonimo. Cosa nasconde? Perchè è così pericoloso cercare di scoprire la sua vera identità? Queste sono alcune domande a cui si cercherà di dare risposta durante la lettura. Il blogtour è composto da cinque tappe, che toccheranno i blog oltre al nostro “Blog Express“, “Penna d’oro” e “GraphoMania” e “Flauto di Pan“. In questa tappa, dopo questa breve introduzione, analizzeremo in dettaglio l’incipit di questo romanzo.

֎ La trama ֎

Roma, maggio, 1555. Raphael Dardo, agente segreto e mercante d’arte di Cosimo de’ Medici, ha una missione da compiere: trafugare opere d’arte che l’Inquisizione ha giudicato eretiche, prima che vengano distrutte. Per questo è nella città eterna, nei giorni in cui si attende con ansia che il conclave elegga un nuovo pontefice. Mentre è di ritorno da uno dei suoi giri a caccia di dipinti, Raphael è costretto ad assistere a una macabra scena: il corpo senza vita di una giovane donna viene ripescato nel Tevere. Il suo bellissimo viso è molto noto in città, perché la ragazza ha posato per diversi pittori famosi. Il Santo Uffizio è convinto che dietro il suo omicidio ci sia la mano di un artista misterioso e inafferrabile, le cui tele sono ritenute opere del diavolo. Nessuno ne conosce il volto, ma tutti lo chiamano l’Anonimo. Fra monasteri e bordelli, osterie e labirinti sotterranei, Raphael Dardo comincia a seguire le tracce del pittore maledetto, incontrando donne diaboliche, artisti folli, collezionisti stravaganti ed eretici satanisti. Ma si troverà ben presto invischiato in un affare molto più pericoloso del previsto. Chi è l’Anonimo? Perché tutti gli danno la caccia?

֎ L’autore ֎

Fabio Delizzos Nato a Torino nel 1969, è cresciuto in Sardegna e vive a Roma. Laureato in Filosofia, creativo pubblicitario, per la Newton Compton ha pubblicato con grande successo e consenso di critica i romanzi La setta degli alchimisti; La cattedrale dell’Anticristo; La stanza segreta del papa; La loggia nera dei veggenti; Il libro segreto del Graal e Il collezionista di quadri perduti. Ha partecipato anche alle antologie di racconti Giallo Natale; Delitti di Capodanno; Sette delitti sotto la neve. Sempre ai vertici delle classifiche di vendita, i suoi romanzi sono stati tradotti in diversi Paesi.

֎ L’incipit ֎

Roma, 18 maggio 1555
Quarto giorno di conclave

A fulgure et tempestate libera nos Domine.
La grande campana oscillava possente stagliandosi contro un
cielo dello stesso colore. Il battaglio colpiva con forza il bronzo
facendo vibrare le frasi che vi erano incise, dando loro voce.
Soli Deo honor et gloria.
Un rintocco per scacciare gli eserciti ostili e tutte le insidie del
demonio, un altro per allontanare il fragore della pioggia di
ghiaccio, un altro ancora contro il turbine degli uragani, l’impeto
delle tormente e dei fulmini e i tuoni minacciosi, per fermare il
vento vorticoso, debellare e vincere gli spiriti delle tempeste e le
potenze dell’aria.
Exaudi Domine vocem popoli tui et libera eum ab omni malo.
Ma il maligno pareva attratto dalle preghiere rivolte a Dio. Come
un cacciatore di supplicanti seguiva le tracce delle sue prede e non
lasciava scampo. Gli uomini avrebbero dovuto tremare in silenzio
e, invece, gridavano ai quattro venti di essere in pericolo e inermi.
Il piede del birro esitò prima di toccare il corpo nudo della donna.
Nessuna reazione.
Provò ancora. Niente.
Si chinò per metterle una mano davanti alla bocca, ve la tenne
alcuni istanti, poi la ritrasse asciutta.
Non respirava. Il barcaiolo che si era tuffato nel fiume per ripescarla
si stava ancora strizzando i vestiti, ma la sua nudità era
coperta dalla ridda di curiosi che gli facevano domande.
«Quando è successo?».
«L’hai vista che si gettava dal ponte?».
«L’hai trovata già morta?».
Lui non rispondeva, e allora gli altri cominciarono a farsi domande
tra loro.
«Qualcuno la conosce?».
«Quanti anni avrà avuto?».
«Sarà il caso di avvisare il bargello?».
Il birro estrasse la spada e la puntò contro il tumulto. «Fate
silenzio!», sbraitò.
Aveva bisogno di calma.
La scena alla quale si era trovato davanti non era facilmente
decifrabile per la sua mente annebbiata dal vino.
Non ricordava neppure per quale motivo si trovasse a passare
dalle parti di San Pietro a quell’ora, con un possente temporale
in arrivo.
Con il sole erano scomparse anche le ombre.
Presto sarebbe giunta la pioggia.

Siamo a Roma, la Città Eterna, nella primavera del 1555. Il conclave è riunito per eleggere il nuovo papa, e le vie oscure e pericolose vicino a San Pietro sono piene di straccioni, mendicanti, birri, e assassini. La scena con cui si apre il romanzo è fosca, caravaggesca. Una grande campana di bronzo suona i suoi rintocchi, tra litanie religiose recitate in latino. Si invoca la protezione di Dio contro i fulmini e le tempeste, consapevoli della propria debolezza di fronte al male. Un birro, poliziotto dell’epoca, rinviene dal Tevere il corpo nudo di una ragazza morta, forse annegata. Una ridda di curiosi lo circonda tra un susseguirsi di domande su chi possa essere la ragazza e sulle modalità della sua morte. Intanto l’aria annuncia un temporale in arrivo, tra il sole che declina e con lui anche le ombre della sera. La natura sembra ostile, il cielo minaccioso, una certa violenza diffusa incute paura e timore nella popolazione, dando al lettore un senso di inquietudine. Dunque c’è una ragazza assassinata, bellissima anche da morta, forse la musa di qualche pittore per cui posava. C’è un birro che inizierà un’ indagine, e più avanti il protagonista che osserva la scena. Chi è l’assassino? perchè ha ucciso la ragazza? sono le domande inespresse, che aggiungono alla scena tensione e drammaticità. Dunque l’autore sceglie di partire da uno snodo cruciale, in mezzo all’azione. Nell’incipit non abbiamo ancora spiegazioni o ipotesi investigative. Tutto è avvolto nel mistero. Le frasi sono brevi, secche, i periodi sincopati, atti a creare una certa urgenza e agganciare il lettore. Il clima è cupo, ci sono le preghiere ma anche la paura scaturita dalle insidie del demonio. Il bene e il male contrapposti. Interessante la scelta dell’autore di richiamarsi all’arte pittorica, accennavo prima caravaggesca, con la drammaticità dei toni scuri illuminati da brevi sprazzi di luce. Abbiamo una scena corale, una folla che si accalca intorno al cadavere di una ragazza morta, tipica dei quadri dell’epoca. L’autore non dà grandi indicazioni, non dice ancora il nome della ragazza, scopriremo che è molto noto a Roma, per ora sappiamo solo che il poliziotto ha la mente annebbiata dal vino e si fa le stesse domande della folla, che tenta di contenere anche sguainando una spada.

֎ I blog partecipanti e le tappe ֎

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:: Un’intervista con Germano Hell Greco

30 dicembre 2016

perfGermano, grazie per aver accettato la mia intervista. Racconta ai nostri lettori qualcosa di te. Chi è Germano Hell Greco?

Ciao, grazie dell’ospitalità.
Germano è un ormai quarantenne, in ottima forma fisica e con tanti capelli, che è sempre stato un ronin, nella vita. Sognava da ragazzo di poter campare con le lettere (contro ogni auspicio e buon senso o sentire comune) e, oggi, in qualche maniera e con tante difficoltà, ci sta persino riuscendo, anche se la strada da percorrere è ancora lunga (e meno male, sapersi già arrivati è una noia, no?).

Scrittore, editor, blogger, come concili tutte queste attività così impegnative?

Frazionando il mio tempo e rinunciando alla presenza online, oggigiorno purtroppo indispensabile. La mia giornata tipo è rigidamente suddivisa: a) per la maggior parte del tempo lavoro, ovvero faccio editing, b) scrivo, c) bloggo, sempre meno, per la verità, perché sono in fase remissiva. Il resto del tempo lo trascorro dando da mangiare al gatto, sbrigando altre faccende, guardando qualche film o serie con Silvia, la mia fidanzata.
È difficile, ma riuscire a far tutto dà grande soddisfazione.

Come è nato il tuo interesse per la scrittura?

Non ho storie del cesso da raccontare (tu che mi leggi da tanto dovresti ricordare la celeberrima storia del cesso tanto cara agli scvittovi). Ho iniziato a scrivere non perché fossi innamorato della sacra arte, ma perché, essendo mio padre un pittore e scultore, volevo trovare una via espressiva che fosse soltanto mia.
Tutto qua. Nessuna poesia, solo pura affermazione di sé.
Tra parentesi, ero pure bravino in disegno. Ma ormai ho mollato, non prendo una matita in mano da più di vent’anni. Adesso non riuscirei a disegnare nemmeno una casetta con l’alberello.

Sei autore della saga di Perfection, di The Lollipops, BitchBlade, spazi dall’azione all’avventura, dall’horror alla fantascienza. La versatilità pensi sia una dote fondamentale per uno scrittore?

Di sicuro dovrebbe esserlo per i lettori. Per gli autori non saprei, di certo è una qualità e non un difetto.
Come sempre, non ci sono regole e manualetti. Alcuni sono “autori da un solo libro”, altri si dedicano a un solo genere, altri spaziano. Nessuno è necessariamente migliore o peggiore degli altri.

Sei un autore prevalentemente autoprodotto, come mai questa scelta?

Esclusivamente autoprodotto, io però preferisco indipendente.
Dunque, ho fatto un paio di tentativi di pubblicazione classica in gioventù. Parlo di più di vent’anni fa: un racconto per un’antologia e un romanzo breve. Ovviamente sono stato cassato entrambe le volte e a ragione. A riguardarli oggi, quei racconti facevano schifo.
Il punto è che non ci ho più provato, da allora, a farmi pubblicare, perché per i successivi quindici anni non ho più scritto nulla, neanche una sillaba. Sono tornato a scrivere nel 2010. Così, è successo. E, a quel punto, l’adsl e l’internet mi hanno dato opportunità di indipendenza prima mai potute sognare.
Così ho provato la via nuova, eretica, e non l’ho più lasciata.
Non ho alcun interesse a farmi pubblicare da un editore tradizionale, pur collaborando in ambito lavorativo come editor, con privati e editori.

Cosa leggevi da ragazzino, cosa hai continuato a leggere da adulto?

Da ragazzino leggevo Eco e i librigame di Lupo Solitario. Sì, ok, però ero comunque un ragazzino divertente, fidati. Poi ho letto di tutto, dalla filosofia ai saggi storici e letterari, soprattutto riguardanti la teoria della letteratura, che è una disciplina che mi affascina molto.
Ah sì, ho letto ovviamente anche Miller e Bukowski. Bukowski ha vinto. Se c’è uno che mi piace sempre e comunque è Charles, poche storie.
E poi, vediamo… c’è un’autrice contemporanea che mi piace molto: Kaaron Warren. E ovviamente Matt Ruff e Viktor Šklovskij.
Oggi continuo a leggere di tutto, dai manuali di marketing e social media, a quelli per la creazione di ebook, a racconti horror e di fantascienza. Tutto quello che mi capita a tiro.
Ah, ogni anno rileggo un manuale di grammatica italiana. Così, per restare in allenamento e non trascurare nulla.

Cosa stai leggendo in questo momento?

The Automatic Detective di A. Lee Martinez.

La tua carriera di editor freelance sembra scorrere parallela alla tua carriera di scrittore. Puoi trarre per noi un bilancio. Quale è l’aspetto più complesso e difficile per un editor?

Sopravvivere a facebook.
No, scherzi a parte, non so se esista un aspetto difficile, è un lavoro e quindi va preso seriamente. Diciamo che dopo un po’ che lo fai subentra il senso di responsabilità verso l’autore (o l’editore, o entrambi) che ti ha affidato il testo per migliorarlo. E quindi fai di tutto per spremerlo e renderlo migliore, scorrevole, ritmato, pulito.
Forse l’unico vero incubo sono i refusi, quelli sono diabolici e ti fanno perdere la vista.
Un bilancio… per ora l’esperienza è positiva, può migliorare. Migliorerà.

Mentre gli autori professionisti accettano più di buon grado di farsi editare, che qualcuno metta in discussione le loro scelte stilistiche, o corregga veri e propri errori se non concettuali, magari di resa di ritmo, hai notato negli esordienti più ostinazione, in certi casi? O è solo un preconcetto diffuso?

No, l’unico ostacolo sono e restano i soldi. Un editing costa. Molto in certi casi. Va da sé che un autore indipendente non può di solito affrontare tale spesa, e quindi fa a meno dell’editing, è normale e comprensibile, anche se tutto ciò va a spese della resa finale del libro.
Devo dire che, finora, ho avuto coi miei clienti sempre rapporti cordiali e proficui. C’è sempre stato un ottimo dialogo, rispettoso, teso esclusivamente a migliorare il testo, anche quando sono dovuto intervenire pesantemente “con la mannaia” (cit.). Io poi sono uno che dice le cose come stanno, ma nemmeno questo ha creato problemi. C’è stato un autore che, mesi dopo, mi ha pure ringraziato di averlo “bastonato”.
Poi c’è il fatto che anche io ricorro a un editor per i miei scritti, e anche io vengo bastonato, quindi conosco bene le sensazioni che si provano da entrambi i lati. Forse anche questo è un vantaggio.

Come ti orienti nella scelta dei testi da editare, ti è capitato di rifiutare un testo per pura incompatibilità?

Finora no, ma non nascondo che il pensiero di poter rifiutare c’è sempre. Credo che rifiuterei un testo mai revisionato dall’autore, quindi colmo di orrori palesi.
Per il resto, sono disposto a editare anche la lista della spesa, se me lo chiedono.

Quali sono i tuoi maestri letterari quelli che sono per te una continua fonte di ispirazione?

Credo di aver già risposto a questa domanda prima. Ma non ho maestri, solo opere che mi piacciono.

Quali sono le doti che deve possedere un autore indie? Come affronti e gestisci le critiche? Ti è mai capitato di sentirti scoraggiato, pronto a dire ora smetto?

L’autore indie deve capire che del suo nuovo romanzo non frega niente a nessuno. È così. Perché è l’ennesimo romanzo indie e la gente è stufa marcia di vederlo spammato ovunque. E anche se non viene spammato ovunque, la gente è stufa marcia lo stesso.
L’autore indie deve perciò avere pazienza e aspettare anche anni prima di vedere qualche risultato e essere preso seriamente in considerazione dai lettori. Uno che vuole bruciare le tappe è solo uno che brucia in fretta.
L’autore indie deve valutare il proprio lavoro con oggettività: nel senso che se ci sono errori grammaticali, forse è bene considerare un ripasso delle basi e non spacciarsi per un talento incompreso. Perché non ci crede nessuno, al tuo talento, se al secondo rigo canni un congiuntivo.
L’autore indie deve migliorarsi. Sempre. Deve migliorare la sua conoscenza linguistica, e anche la conoscenza dei mezzi che usa per esistere: che siano ebook, siti di eCommerce, social media.
Come affronto e gestisco le critiche… è un discorso complesso. E, come detto prima, non c’è un manuale d’istruzioni.
L’unica distinzione è la costruttività di tale critica. Se è utile o meno. Se è una critica acida o meno, cattiva o meno. Se sottolinea aspetti che ignoro o meno. O se è del tutto fuorviante e tendenziosa.
Ultimamente tendo a sorvolare su qualsiasi critica o recensione. Sì, mi fanno piacere, ma non sono, né devono diventare un metro del mio lavoro.
Io da solo devo essere in grado di valutare i miei scritti, se un domani non dovessi più riuscirci, a quel punto smetterò.
Non direi che mi sono sentito scoraggiato. Diciamo che certe critiche mi hanno fatto incazzare come una bestia. Ma questo all’inizio. Ora, come detto, preferisco sorvolare. Si vive e si scrive meglio.

Il tuo rapporto con la critica letteraria è un rapporto conflittuale o pacifico? Noti una certa ritrosia da parte di blogger e critici a recensire autoprodotti?

Non ho conflitti in corso, che io sappia. Anche perché io e la critica non abbiamo rapporti. Di solito non invio mai copie staffetta a scopo recensorio, perché è una pratica che non gradisco. Quindi le recensioni avute sono arrivate da parte di veri ammiratori. O stroncatori.
Riguardo la ritrosia generale a recensire gli autoprodotti… esiste, c’è poco da dire. In certi casi è più un veto, una damnatio memoriae verso certi autori scomodi perché indipendenti e perciò incontrollabili, ma in altri è del tutto comprensibile: certi autoprodotti riescono a rendersi così odiosi e/o irritanti che personalmente non li recensirei nemmeno se mi pagassero. Immagino che per molti blogger valga questo discorso.

Che ruolo pensi svolgano i forum, i blog, i siti specializzati nel successo di un autore indie? Orientano e calamitano davvero le vendite?

Niente di tutto ciò, perché il settore è al collasso, come il mercato. Però offrono una vetrina in più, quindi servono a spostare qualche copia in più e a far circolare il nome. I lettori più attenti e affamati di novità, magari, se lo ricorderanno…

Come blogger ti occupavi prevalentemente di cinema, ma ricordo recensivi anche libri, come si è evoluta la tua attività di blogger?

Che è quasi finita.
Ma no, scherzo, riprenderò. Non recensisco più film e libri perché la reputo una perdita di tempo e un ottimo sistema per ricevere attenzioni indesiderate. Il blog, ora in pausa, è andato sempre più orientandosi verso articoli sulla cultura pop, temi personali o d’attualità. Parlo di quel che mi pare, insomma.

Per concludere, la fatidica domanda. A cosa stai lavorando?

A un nuovo volumetto di 2MM Darkest, a un nuovo volumetto di Perfection, a un nuovo horror rurale ambientato in Italia. Tempistiche? Imprevedibili.

:: La ragazza perfetta, Gilly Macmillan, (Newton Compton, 2016) a cura di Elena Romanello

15 dicembre 2016
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Fin dall’infanzia, Zoe Maisey ha rivelato un grande talento per la musica, incoraggiata dalla madre che ha visto in lei un riscatto per una vita non felice, insieme ad un suo secondo matrimonio con un uomo ricco e alla nascita di una nuova bambina. Ma una notte causa un incidente d’auto in cui perdono la vita tre suoi coetanei e deve scontare una pena detentiva.
Il discorso sembra chiuso e Zoe Maisey è pronta ad affrontare un nuovo concerto con il fratellastro Lucas, a cui è legata e che oltre alla musica ha anche velleità di sceneggiatore cinematografico. Ma qualcuno scopre la sua esibizione e non manca di rovinarle la festa e quella stessa notte sua madre muore in condizioni misteriose.
Il tema del disagio adolescenziale non è nuovo, ma l’autrice lo tratta in maniera non banale, parlando anche di un tabù come un periodo in carcere per un incidente non voluto ma accaduto (nei Paesi anglosassoni se si guida in stato di ebrezza e si provoca un incidente mortale si va in galera, anche se si è giovani), ma anche di bullismo, droga e violenze familiari, oltre che di dipendenza affettiva.
Il romanzo procede su più piani, tra il racconto delle verità dei vari personaggi fino alla rivelazione finale: il personaggio di Zoe è interessante e ben tratteggiato, una ragazza caduta all’inferno ma capace di risollevarsi e di voler essere diversa da una madre che si rivelerà l’anello debole della catena. Risulta però essere più interessante Lucas, membro di quella nuova famiglia in cui Zoe si è trovata inserita, e dove dovrebbe trovare la sua nuova strada. Lucas condivide interessi e passioni artistiche con la sorellastra, ma nelle storie che scrive, come quella della morte di sua madre Julia per un male incurabile, forse sa dire la verità su una situazione d’inferno nascosta dietro ad una casa elegante.
La ragazza perfetta racconta quindi tante storie con tante voci, in una ricerca della verità e della giustizia, parlando anche di seconde possibilità e anche di ruolo della donna nella società, tra aspettative eccessive di madri che non sono riuscite a realizzarsi come volevano e dipendenza amorosa che come insegna la cronaca nera per troppe donne risulta essere fatale.
La vita è comunque fatta di chiaroscuri e tante verità, in cerca di una soluzione per la vita di una ragazza che doveva essere perfetta e che invece è solo umana, vittima di situazioni ma forse capace anche di cambiare e andare avanti.

Gilly Macmillan è cresciuta nel nord della California, poi è venuta in Gran Bretagna, dove ha studiato Storia dell’arte alla Bristol University e al Courtauld Institute of Art di Londra. Ha lavorato al Burlington Magazine e alla Hayward Gallery, poi ha deciso di dedicarsi alla scrittura. Vive a Bristol con il marito e i tre figli e ha debuttato con un altro thriller di successo, 9 giorni.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, si ringrazia l’ufficio stampa Newton Compton.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Soltanto una vita, Laura Lombardo Radice, Chiara Ingrao, (Baldini&Castoldi,2016), a cura di Daniela Distefano

9 dicembre 2016
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Chiara Ingrao racconta la lunga esperienza di vita della madre, una donna sommessamente speciale, una combattente che non ha mai sbrindellato il concetto di Pace.
Ecco cosa diceva di sé:

Io sono una Lombardo Radice, figlia di Giuseppe Lombardo Radice e sorella di Lucio. La nostra famiglia negli anni del regime fascista era di livello finanziario modesto, di vita monacale. Mia madre, Gemma Harasim, era una fiumana e un’irredenta socialista.. Così noi fratelli non siamo mai stati iscritti al fascio: mai balilla, mai avanguardisti, mai piccole italiane..

Essere antifascisti oggi vuol significare stare dalla parte del Vero, della Forza, della Ragione. Non era così ai tempi della giovinezza di Laura Lombardo Radice. Rigettare il Regime voleva dire cacciarsi nei guai, mettere in conto di essere perseguitati, sputare in silenzio la saliva della sottomissione.
Laura era giovane, istruita, attenta ai risvolti del destino che la vedeva lottare da una parte che si preannunciava vincente ma non lo era ancora.

Mia madre mi diceva:<< Il fascismo è andato avanti perché la gente ha avuto paura del comunismo>>. E allora bisognava fare una ricerca marxista. Si comincia da Marx.

Un impegno preciso: stare al fianco dei deboli, amare il proprio mestiere, accudire l’amore per Pietro Ingrao che fu il compagno della sua esistenza, il padre dei suoi figli, la metà della mela che combaciava perfettamente con la sua.
Laura fa parte di quell’universo di donne che hanno scoperto di essere pianeti non alienati. Non c’era solo il mondo maschile con le sue alleanze, le prevaricazioni, la prepotenza dell’essere privilegiato. La guerra è stata fatta anche da donne come Laura, come lei in prima linea nell’azione umile dell’obbedienza a principi che venivano sottoposti al macero.
Si lottava per una liberazione totale, anche per e della donna.

Quando Togliatti, dopo la liberazione di Roma, riunì per la prima volta le compagne, nel teatrino del ministero delle Finanze, aveva davanti un pubblico con tutti i difetti antichi delle donne: emotività che rasentava l’isterismo, bisogno di farsi sentire, di farsi apprezzare.. Ma aveva davanti un pubblico di non subalterne, un pubblico di donne sindacaliste, organizzatrici, propagandiste; donne italiane del 1945 che facevano comizi.

C’era voglia di gettare via la maschera della schiava che per secoli ha offuscato il vero volto celato in ogni donna del nostro mondo.

Scriveva Laura nel 1944:

La metà della popolazione non può essere lasciata nelle stesse condizioni in cui il fascismo aveva voluto ridurre l’intera popolazione: senza diritti e con tutti i doveri.

Oggi – complice il tempo di declino che respiriamo – abbiamo compiuto passi da gambero sulla strada dell’emancipazione femminile. Mancano donne che, come Laura Lombardo Radice, mettano la propria vita al servizio di un ideale di sorellanza. Siamo ridiventate monadi solitarie.
Il Potere è maschio, l’intelligenza della donna un contorno ornamentale.
Non è l’uomo che ha vinto, è la donna che non è riuscita a porgere la fiaccola alla staffetta del 2000. Corriamo troppo e rimaniamo ferme ai posti di partenza. “Soltanto una vita” (Baldini&Castoldi) è una raccolta di riflessioni sotto le quali si nasconde la biografia di una donna miracolata. Il suo pensiero è giunto a noi per vie traverse, per cunicoli di lettere, articoli, appunti, scritti che compongono il puzzle di una vita piena di gioie e lotte, sottofondo di un’epoca che si ripropone alle porte della nostra memoria come monito e mai rassegnazione.

Laura Lombardo Radice, figlia di pedagogisti innovativi, ha maturato molto presto una coscienza antifascista e negli anni ‘40 ebbe un ruolo di primo piano nella Resistenza. Nel movimento di cospirazione incontra Pietro Ingrao, suo compagno di vita. Nel dopoguerra, Laura e Pietro si impegnano nella vita politica del PCI: lui ne diventa dirigente, lei sceglie l’attività politica << di base>>. Professoressa appassionata, negli anni ’60 e ’70 Laura si impegna sui temi della scuola e della cultura, partecipa al movimento del ’68.
Negli anni ’80 è insegnante volontaria nel carcere romano di Rebibbia. Muore nel 2003, lascia cinque figli, nove nipoti e una lunga schiera di pronipoti.

Chiara Ingrao è nata nel 1949, è sposata e ha due figlie, due figliocci e tre nipoti. Scrittrice e animatrice culturale nelle scuole, ha lavorato come interprete, sindacalista, programmista radio, parlamentare, consulente del Ministro per le pari opportunità.

Source: libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Mario dell’Ufficio Stampa “Baldini&Castoldi”.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Speciale Robin Hobb – Seconda domanda all’autrice

1 dicembre 2016

robinDopo il recap di ottobre, proseguono le iniziative legate all’autrice americana Robin Hobb, questa volta con un’ intervista a tappe, una tappa il 29 novembre e una oggi. Ogni blog partecipante posterà in tali date una domanda e una risposta dell’autrice. Poi dal 5 dicembre ci sarà il via con il blogtour vero e proprio. Buona lettura!

Davide Mana: Com’è cambiato il mercato della narrativa fantasy dal suo esordio a oggi, in termini di pubblico e di temi?

Robin Hobb: Temo che una risposta semplice possa non soddisfare un quesito così complesso.
Alcuni dei cambiamenti sono evidenti. I libri sono molto più lunghi. E le serie ancora di più! Ricordo lo stupore che ho provato la prima volta che ho visto l’edizione economica di un romanzo di Robert Jordan. Mi è sembrato un mattone, era enorme! Credo che oggi i lettori vogliano storie più lunghe e complesse, e amino restare in quel mondo molto più a lungo.
In un’opera più corposa, specie se di genere fantasy, lo scrittore ha più spazio per creare ed esplorare un mondo più grande. È possibile dettagliare maggiormente l’ambientazione, che attira il lettore più a fondo nella storia. La trama può essere più complessa e intricata.
Tuttavia, a me piace ancora tantissimo leggere racconti fantasy. Sono iscritta a due riviste dedicate al genere: The Magazine of Fantasy and Science Fiction e Asimov’s Science Fiction. Credo che il meglio del genere fantasy sia scritto in buona parte sotto forma di narrativa breve.

Vi ringrazio di avermi dato la possibilità di rispondere alle domande dei lettori! Se ci sono fan italiani che non conoscono ancora il sito bloodmemories.it, li invito a collegarsi per entrare in contatto con altri lettori di Robin Hobb. La community di Blood Memories ha anche una pagina Facebook, dove è possibile scambiarsi commenti e opinioni.

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֎  Il calendario dell’ intervista ֎

Le tazzine di Yoko
Bostonian Library
Libri e librai
Liber Arcanus

NB: Commentate tutte le tappe, anche queste dell’ intervista, per vincere nel giveaway finale una copia della nuova versione de Il ritorno e dell’inedito La vendetta. Che i draghi siano con voi!

:: Mondo in fiamme. Una primavera di cenere, Edoardo Stoppacciaro (La Corte Editore, 2016) a cura di Elena Romanello

30 novembre 2016
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Una guerra disastrosa ha imperversato nelle terre di un mondo diviso tra vari regni. Ora sono passati vent’anni, ma le cicatrici ci sono ancora, anche perché la pace che è stata fatta era fondata sul disprezzo tra sovrani avidi e infidi dignitari di corte.
Un nuovo mondo sembra essere arrivato alle porte e i re di quelle terre lo sanno e cercano di trarne profitto: Re Qilvere pensa che il nuovo corso porterà alla definitiva supremazia del suo regno su tutti gli altri, Re Leukas è preda del rimorso per gli orrori compiuti dal proprio padre a cui lui è succeduto controvoglia e teme l’imminente annientamento del suo popolo, mentre Re Ralgaon e i suoi consiglieri vorrebbero un’alternativa ad un mondo basato su sopraffazione e terrore.
Ma in questo mondo non ci sono solo sovrani e nobili, ci sono popolani, soldati, cavalieri, avventurieri, in cerca di un loro posto, dimenticando il passato e costruendo qualcosa di nuovo. Qualcosa che può essere messo a rischio da forze sovraumane, come se non fossero bastati gli orrori commessi dagli esseri umani, forze che solo Kalysta, una ragazzina dalla pelle coperta di tatuaggi, sa che esistono, perché è stata lei a scatenarle, senza volerlo, ma è successo.
Ora queste terre che sperano in una nuova stagione di pace e di concordia stanno per essere reclamate da creature antiche e magiche, che vogliono reclamare un mondo che li ha dimenticati, andando per la sua strada e commettendo errori che non potranno più essere superati.
Il fantasy, da Tolkien a Martin, i due grandi modelli di Mondo in fiamme, ha raccontato le guerre mentre avvenivano, scontri tra eserciti di stirpi e regni diversi: qui Edoardo Stoppacciaro racconta invece il dopo una guerra, la ricerca di una pace e di un nuovo equilibrio tra giochi di potere e mille problemi, con echi anche di tanti momenti della Storia reale, a cominciare dalla contrapposizione di blocchi diversi e di concezioni del mondo opposte. Ogni re e ogni regno ha un suo equilibrio interno, problemi e questioni di risolvere, tra voglia di cambiamento, desiderio di non perdere niente della propria influenza anzi di schiacciare i vicini, paura per quello che è stato e non è stato perdonato.
Dato che siamo in un romanzo fantasy, diventano importanti le forze della magia e le creature sovraumane, qui trattate in maniera originale, come qualcosa di dimenticato ma di sempre presente nell’ombra, pronto a manifestarsi per una serie di circostanze casuali ma fatali.
Mondo in fiamme trascina in un mondo che non manca di affascinare e che non si esaurisce qui, perché come è abbastanza ovvio per chi arriva alla fine di oltre trecento pagine che si leggono in un fiato, ci saranno seguiti e nuovi sviluppi per terre che cercano una primavera che rischia di essere di cenere e di morte.

Edoardo Stoppacciaro è nato in provincia di Viterbo e svolge da quando aveva nove anni la professione di attore doppiatore. Ha lavorato a tantissimi film e serie tv, come Il Trono di Spade, dove doppiava Robb Stark, Lo Hobbit, I Borgia, Homeland, Le regole del delitto perfetto, Hunger, Humandroid, Ratatouille, Pacific Rim, Cattivissimo me, Everest e Alice in Wonderland.

Provenienza: acquisto dell’articolista da La Corte editore.

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:: E per Natale regalate un libro – 2016

21 novembre 2016

nataleCome l’anno scorso, in occasione del Natale, ho chiesto ai collaboratori di Liberi di Scrivere di elencarmi 5 libri da regalare in queste festività. Qui di seguito alcuni consigli, in parte aggiornati anche con le più recenti novità, ma ci sono anche numerosi classici. Nella mia lista ho scelto 5 libri di quelli comprati in questi giorni. Consiglio comq di vedere anche le scorse stagioni della rubrica, troverete sicuramente consigli adatti ad ogni occasione. Seguiteci, che man mano aggiorno il post.

Questi sono i miei:

Racconti del jazz, Francis Scott Fitzgerald, Mondadori 1999, Traduttori: Giorgio Monicelli, Bruno Oddera
Genius, Andrew Scott Berg Elliot editioni 2016, Traduzione di Monica Capuani
Strane lealtà, William McIlvanney, Feltrinelli 2016, Traduzione di Alfredo Colitto
Il mio angelo ha le ali nere, Elliott Chaze, Mattioli 1885 2016, Traduzione di Nicola Manuppelli
On writing, autobiografia di un mestiere, Stephen King, Frassinelli 2015, Traduzione Giovanni Arduino

Irma Loredana Galgano

Giorgio Glaviano “Sbirritudine” Rizzoli
Carlo Petrini “Buono Giusto Pulito” Slow Food- Giunti
L.K. Brass “I mercanti dell’Apocalisse” Giunti
Roberto Corradi “Manuale distruzione” Sperling Kupfer
Daniele Autieri “I giorni della cagna. La presa di Roma” Rizzoli

Maria Anna Cingolo

-“Se una notte d’inverno un viaggiatore“, Italo Calvino
-“La via del male“, Robert Galbraith
-“Una stanza tutta per sé“, Virginia Woolf
-“Il porto proibito“, Teresa Radice e Stefano Turconi
-“Uomini e topi“, John Steinbeck

Viviana Filippini

– La trilogia di Kent Haruf (cofanetto),
Furore di Steinbeck
Fiabe islandesi ed iperborea
Olga di carta della Gnone
Anna Edes, Dezso Kosztolànyi, ed, Anfora.

Elena Romanello

Kobane calling di Zerocalcare
Victoriana di Franco Pezzini
Solo per sempre tua di Louise O’Neill
I grandi romanzi di Wilkie Colllins
La principessa nel bosco di Neil Gaiman

Federica Belleri

Come bestie ferite, di Luca Bonzano
Il mandarino meraviglioso, di Asli Erdoğan
Spaghetti Paradiso, di Nicky Persico
Il prigioniero della notte, di Federico Inverni
Bianca da morire, di Elena Mearini

Daniela Distefano

Lettere dal confino di Leone Ginsburg;
Quaderni del carcere di Antonio Gramsci;
I racconti di Italo Calvino.
Il Vangelo secondo Giovanni;
Il Diavolo  e la signorina Prym di Paulo Coelho

Lorenzo Mazzoni

La fortuna ti sorride, Adam Johnson (Marsilio);
London Orbital, Iain Sinclair (Il Saggiatore);
Appunti da un bordello turco, Philip O Ceallaigh (Racconti Edizioni); Warlock, Oakley Hall (Edizioni SUR);
Il simpatizzante, Viet Thanh Nguy (Neri Pozza)

Lucilla Parisi

Una moglie a Parigi – Paula McLain (Neri Pozza)
A sud del confine, a ovest del sole – Haruki Murakami (Einaudi)
Odio sentirmi una vittima – Susan Sontag (Il Saggiatore)
M Train – Patti Smith (Bompiani)
La mia vita con Picasso – Francoise Gilot e Carlton Lake (Donzelli)

Micol Borzatta

Shantaram” – Gregory David Roberts (Neri Pozza)
Ninfee nere” – Michel Bussi (E/O)
La donna della cabina numero 10” – Ruth Ware (Corbaccio)
Una presenza in quella casa” – Paige McKenzie (Giunti)
Il risveglio di Sunshine” – Paige McKenzie (Giunti)

Diego Di Dio

Il Buio Dentro (Antonio Lanzetta)
La mappa della città morta (Stefano Santarsiere)
Neve, cane, piede (Claudio Morandini)
La collera di Napoli (Diego Lama)
Dylan Dog- dopo un lungo silenzio (Tiziano Sclavi)

Giulia Gabrielli

Il viaggio di Elisabet, Jostein Gaarder : per primo, assolutamente, è la cosa più natalizia che conosco e la più tenera
Annientamento, Jeff VanderMeer : è il libro che ho ricevuto io lo scorso natale e uno di quelli che ho più apprezzato quest’anno
Bone, Jeff Smith : altro regalo di natale, ma di un paio di anni fa. Un fantasy dal tratto dolce e morbido, adattissimo alle festività
Lo Hobbit, J.R.R. Tolkien : perché non si possono passare le feste senza un po’ di Tolkien
Un pacifico matrimonio, Doris Lessing : profondo e riflessivo, questo è da leggere in un momento in cui gli si può dedicare molto del proprio tempo.

Giovanni Choukhadarian

Mario Baudino, Lo sguardo della farfalla, Bompiani
Alessandro Zaccuri, Lo spregio, Marsilio
Quello enorme che ha vinto lo Strega, che è un gioiello
Piersandro Pallavicini, ibidem, Feltrinelli
Amleto da Silva, Degenerati, LiberAria Editrice

:: Don Ciccio medico, una strada infestata di briganti, l’onore e un sacchetto d’oro

19 novembre 2016

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Don Ciccio Morrone, questo era il suo nome, era medico. Viveva a Crotone sul mare ed era originario di Isola di Capo Rizzuto. Proveniva da una famiglia illustre, tutti medici e farmacisti e poteva vantare in goppa all’albero genealogico niente po po di meno che un papa, è un papa di temperamento quello del gran rifiuto di dantesca memoria.
Don Ciccio, era un buon medico, di quelli che tengono la vocazione, ed essendo la sua fama emigrata dalla terra calabra fino alle pendici del Vesuvio, capitò che Franceschiello O’ Re lo volle tra i luminari e i cerusici di rango che si riunivano a consulto al suo fregiato e blasonato capezzale.
Don Ciccio rustico di modi e non incline all’aria malsana di corte si trovò tra l’incudine e il martello, ma che si può fare se O’ Re chiama, il suddito risponde. Così, bardata la carrozza, per un viaggio scomodo e polveroso, si incamminò scuro in volto per quella bella strada che da Crotone porta a Napoli. Durante il viaggio accidentato, allintrasatta,[1] in prossimità di un bosco, zio Ciccio incontrò un brigante con lo schioppo ‘mbraschatu[2] e che puzzava come un ‘zzimmaru[3]. A quel tempo erano frequenti i briganti sulle strade, mica come oggi, che sono tutti riuniti in parlamento.
Il brigante, di origini sanniche, povero contadino datosi al brigantaggio in seguito alla miseria del popolo meridionale al bivio della storia tra Borboni e Savoia, fece scendere Don Ciccio allicchettatu[4] con il suo giustacuore di velluto verde bottiglia dalla carrozza con il ghigno pauroso di un uomo disperato abituato ad andare per le spicce.
Oh dottò tengo prescia, o compare è ferito. Un pallettone degli birri gli ha fracassato un osso e ora butta sangue come una fontana. Lei è medico, lo curi”.
Don Ciccio non fece obbiezioni, si grattò la bbarva[5] cespugliosa e fissando lo schioppo spianato verso la di lui persona annuì.
Mi porti dal ferito” ordinò con burbera tristezza.
Fu portato nel covo dei briganti, nel cuore del bosco, e fu portato davanti al ferito pallido ed emaciato.
“Se muore, lo segue dottò”tuonò il buon uomo in ansia per il congiunto che per la cronaca era anche suo fratello.
Don Ciccio domestico a trattare con principi, re e baroni, non fece una piega e medicò il meschino, era pur sempre una creatura di Dio, sebbene tra le pecorelle il suo manto fosse proprio nero assai.
Soddisfatti del lavoro i briganti si misero a consulto. Che farne ora del dottore? Abbisognava bastiunarlo[6] o dargli un premio? Presero un sacchetto di monete d’oro e accompagnando don Ciccio alla carrozza gli lo diedero con imbarazzata gratitudine.
Don Ciccio scrollò il capo.
Io non tocco quest’oro macchiato di sangue”.
A questo punto apro una parentesi per dire che ci sono voci contraddittorie tra i solerti narratori di questo aneddoto sulle parole precise di questo rifiuto. Ma in famiglia erano specialisti nei rifiuti, da Celestino V in poi, per cui è anche possibile che disse:
Non voglio il vostro oro, sono medico e mio dovere è curare la gente.Non sono né un prete né un gendarme. Non è mio compito giudicare la gente”.
Sta di fatto che il brigante sgomento ripeté l’offerta.
Questi oro vi appartiene, non mi stiate a scontentà”.
A questo punto e mi sembra strano perché don Ciccio era uomo di poche parole, e poi con un bandito armato certo non si perde tempo a fare conversazione, ma sembra che i due iniziarono a discorrere d’onore.
Non posso accettarlo è una questione d’onore”.
Onore”disse il brigante e sputò per terra “ l’onore nu saccio coss ’è “ badate bene si stava infervorando quindi i toni della sua voce si fecero più acuti “con l’onore non ci sfamo i miei figli”.
L’onore, figlio mio” scusate il paternalismo ma a quei tempi si usava e forse don Ciccio era molto vecchio e il brigante molto giovane “è quella cosa senza la quale un uomo è caddhozzulu[7] “ disse don Ciccio e salì in carrozza. Napoli lo aspettava e pericoli ben più gravi di quelli che correva tra quelle anime semplici.
Da quel giorno don Ciccio ebbe altre volte la ventura di passare in carrozza per quella malfamata strada infestata di briganti vuoi che O Re avesse un infreddatura, un capogiro, o gli prudessero le uallere, ma comunque da quel giorno la sua vettura fu onorata ovunque di un salvacondotto e anzi i briganti gli facevano da scorta onde non incontrasse impigli o perigli. Capitò che un brigante un po’ miope lo fermò un’altra sola volta ma riconosciutolo, perché ormai la sua fama era enorme tra la Aspromonte e il Sannio, si tolse tanto di cappello e rise
Facite passà è lo galantuomo”.

[1] All’improvviso
[2] Sporco
[3] caprone
[4] elegante
[5] barba
[6] bastonarlo
[7] cacca di capra

Giulietta Iannone è nata a Milano nel 1969. Dopo la Laurea in Scienze Politiche, indirizzo Internazionale, con tesi di ricerca in Storia Moderna e Contemporanea dell’ Asia, ha collaborato alla stesura dei testi di carattere storico e antropologico del libro fotografico “Time Stamps: The Forgotten China” (Restless Travellers Publishing, 2009). Gestisce l’archivio storico delle foto scattate in Cina, Corea e Giappone dal 1900 al 1905 del fotografo Luigi Piovano. Ideatrice, co-fondatrice e dal 2007 Editor-in-Chief del blog letterario Liberi di scrivere.