Posts Tagged ‘elena romanello’

:: La favorita, Martin Lehmann (001 edizioni, 2017) a cura di Elena Romanello

23 giugno 2017
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Constance ha dieci anni e vive reclusa in una dimora di campagna di un paesino francese che sembra un misto tra il castello di Barbablù e la casa della famiglia Addams. Con lei vivono una nonna folle e violenta, pronta a punirla per ogni stupidaggine, un nonno più conciliante ma in preda ai fumi dell’alcool e la gatta Noirette. Constance non frequenta né la scuola né i suoi coetanei e la fantasia è la sua unica via di fuga, tra oppressione, castighi e totale mancanza di contatto con la realtà.
Un giorno sua nonna assume una famiglia di immigrati portoghesi per badare al vasto e selvaggio giardino e Constance si confronta, anche scontrandosi, con i figli coetanei della coppia, cominciando a porsi qualche domanda su chi è lei e scoprendo che c’è qualcosa che non torna, tipo che ci sono cose che non quadrano con il suo essere una ragazzina.
Basandosi su un fatto realmente accaduto in Francia negli anni Settanta, dove una coppia di anziani, sulla quale gravava il sospetto di aver causato la morte della loro unica figlia, sequestrò un bambino ad un supermercato travestendolo da bambina e tenendolo in casa per anni, Matthias Lehmann costruisce una fiaba nera, resa in incisioni che riecheggiano l’arte popolare dell’Ottocento con richiami al filone dark contemporaneo. Una storia che è immersa tra realtà e fantasia, vista dagli occhi di Constance che in realtà è Maxime, inconsapevole della menzogna in cui vive, avvolta in un mondo tutto suo da cui sarà difficile uscire, anche perché non sembrano esserci sbocchi, con due carnefici entrambi responsabili, una coppia in preda ad una folie à deux tra una lei violenta e un lui che asseconda e non si ribella.
Tra le righe, però La favorita è anche una storia di formazione e crescita, sia pure estrema, e sull’identità di genere che non è mai fissa ma è spesso fluida o comunque influenzata da influssi e imposizioni esterni, e anche una storia di resurrezione e di presa di coscienza di sé.
La favorita è un fumetto quindi interessante a più livelli, come realizzazione e trama, per come sa tirare fuori una fiaba da un fattaccio di cronaca nera e per come racconta una crescita e scoperta di sé, lasciando poi il finale aperto su cosa è successo a Maxime-Constance dopo essere stato liberato dal suo incubo.

Martin Lehmann, classe 1978, vive a Parigi ed è di origini franco-brasiliane, dove lavora come fumettista, pittore e illustratore. Ha partecipato a vari progetti collettivi su riviste e antologie e ha fatto varie mostre. Tra le sue opere ricordiamo Isolacity del 2001, L’Etouffer de la RN115 (2006), noir realizzato con la tecnica dello scratchborard, Les larmes d’Ezechiel del 2009, altra storia di un’adolescenza e la raccolta di illustrazioni La Ruche et la mémorial. Collabora con Libération, Le Monde, Marianne e Siné Mensuel.

Source: omaggio della casa editrice 001 edizioni al recensore, si ringrazia Antonio Scuzzarella.

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:: Myosotis, Liliana Gravino (Augh! Edizioni, 2017) a cura di Elena Romanello

20 giugno 2017
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Ormai nelle librerie e biblioteche sono tanti i romanzi che raccontano del rapporto tra gli esseri umani e i nostri compagni di vita pelosi, cani o gatti che siano, con qualche variante sugli altri animali, ma con sempre i cugini dei lupi e dei leoni come protagonisti privilegiati. Del resto è con i cani e i gatti che gli esseri umani hanno costruito i rapporti di affezione più profondi e duraturi, dall’alba delle civiltà.
Myosotis è una storia in parte autobiografica con cui l’autrice Liliana Gravino racconta dei suoi lunghi ma sempre troppo corti anni passati con i suoi due gatti: da sempre amante degli animali, l’autrice riesce a prendere un gatto solo da grande, quando si sposa, e da lì inizia una vicenda che commuove, diverte, appassiona, perché a Pallino, arrivato da casa della nonna, si aggiunge per caso Baby, che arriva piccolissima per fare poi il percorso più lungo di vita.
Una storia con cui l’autrice vuole raccontare per non dimenticare, con gli arrivi, la convivenza, le marachelle, le peripezie e poi l’addio a Pallino, tigrotto molto curioso, e Baby, trovatella nera molto timorosa, nell’arco di quasi vent’anni, tra esami da preparare, lavoro, maternità, figli che crescono, traslochi, malattie, gioie e dolori, ingiustizie, gratificazioni e cambiamenti.
Un libro per tutti i gattofili, con tanti aneddoti in cui ciascuno troverà qualcosa di suo, in un diario di sentimenti e di vita che in qualche modo è stato condiviso da chiunque ha vissuto e vive con uno o più felini in casa, presenze a tratti silenziose ma mai assenti. Ci si diverte, ci si indigna, ci si appassiona e si commuove, come con altri libri del genere, e non ci si annoia mai, per questo ai felinofili piace sempre aumentare la propria biblioteca in tema, con titoli anche di case editrici piccole e coraggiose come la AUGH! che ha reso possibile l’uscita di questa cronaca di vita felina.
Il titolo si riferisce a un tipo di fiori selvatici fragili e bellissimi, famosi anche come i nontiscordardime a cui l’autrice piace paragonare i suoi gatti mai dimenticati, Pallino e Baby, delicati e soffici anche se selvatici. Infatti, come sa chi ha avuto gatti in casa, non si possono scordare, né mentre ci sono né dopo che se ne vanno, rimangono nel cuore e negli occhi. Una storia individuale e universale, con due gatti come interlocutori, personaggi pelosi ma anche letterari a tutto tondo nel raccontare le loro vicende inseparabili da quelle dei loro umani.

Liliana Gravino è nata a Torino nel 1966 e vive a Druento. Biologa, non ha mai abbandonato l’amore per gli studi umanistici e per l’arte narrativa e figurativa. Myosotis è il suo primo romanzo.

Source: omaggio dell’autrice che ringraziamo.

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:: Il diario Lombroso e il killer dei musei, Enzo Orlando (Bonfirraro, 2017) a cura di Elena Romanello

19 giugno 2017
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La Bonfirraro editore lascia per questo libro l’assolata Sicilia per trasferirsi a Torino, dove vive anche da un po’ di tempo l’autore Enzo Orlando, per raccontare un thriller che coinvolge il capoluogo sabaudo e alcuni dei suoi Musei più interessanti e forse meno famosi.
Tutto parte infatti dal Museo Lombroso, al centro di polemiche che ne hanno sminuito l’importanza come testimonianza scientifica del secondo Ottocento, dove viene ucciso il direttore (nella finzione) con una macabra messinscena. Dopo poco un crimine analogo viene commesso al Museo del Risorgimento: il commissario Moretti, reduce da un tragico fatto personale, inizia ad indagare, pensando in un primo tempo di avere a che fare con un gruppo di fanatici neoborbonici, dopo aver letto alcuni messaggi deliranti sui social.
Ma la realtà sarà ben più complessa e difficile da trovare, in un intreccio che mescolerà paranormale, con la vicenda che vide Lombroso interessarsi allo spiritismo dopo l’incontro con la medium Eusapia Palladino, e intrecci, sullo sfondo di una Torino inedita e molto interessante, vista dall’occhio di chi ci vive da non molto e ne è rimasto conquistato.
Il diario Lombroso e il killer dei musei non è il primo giallo ambientato a Torino, la capitale sabauda ha alle spalle una lunga tradizione, con nomi come quelli di Fruttero e Lucentini e di Gianna Baltaro, ma si distingue per un linguaggio da serial tv, immediato, efficace, incalzante, e per atmosfere un po’ insolite e inedite che o la solita Torino da cartolina o i bassifondi e le zone industriali abbandonate.
Il Museo Lombroso è una testimonianza interessante di come Torino fu capitale della scienza prima di diventare città magica e esoterica, con la ricerca del crimonologo Cesare Lombroso che tentò per primo, con gli schemi e i limiti di allora, di cercare una risposta razionale al comportamento criminale. Il Museo del Risorgimento racconta la Storia italiana e europea dalla Rivoluzione francese alla Prima guerra mondiale, con quadri, oggetti e manufatti unici. Entrambi i luoghi sono perfetti come luogo di crimini nella finzione.
Il commissario Moretti, eroe della storia tra mille false piste, è un uomo dolente, che cerca una ragione di vita dopo una tragedia, capace di arrivare alla fine al bandolo di una matassa intricata e che forse non del tutto risolvibile.

Enzo Orlando si è laureato in Architettura a Napoli e si occupa di edilizia sportiva per il Comune di Torino.
Da sempre appassionato di musica e di narrativa gialla, a 14 anni divorava uno dietro l’altro i gialli di Ellery Queen e Aghata Christie. A 25 anni la sua passione per la musica lo porta a sospendere per un paio di anni gli studi universitari e a collaborare come bassista con il noto cantautore napoletano Nino Buonocore e altri artisti della scena napoletana degli anni ‘80. La musica farà comunque sempre parte del suo immaginario letterario, regalando alle sue narrazioni ritmo e melodia. Il diario Lombroso e il killer dei musei è il suo sorprendente romanzo d’esordio.

Source: libro preso in prestito nelle biblioteche del circuito SBAM.

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:: La principessa spaventapasseri di Federico Rossi Edrighi, (Bao Publishing, 2016) a cura di Elena Romanello

15 giugno 2017
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Ci sono fumetti per ragazzi e fumetti per adulti, e poi ci sono fumetti che sulla carta sono per ragazzi ma in realtà sono per tutti, perche raccontano storie universali, di crescita, cambiamento, fantasia, realtà.
Uno di questi casi è La principessa spaventapasseri di Federico Rossi Edrighi, un romanzo di formazione nascosto sotto un dark fantasy che rievoca il Neil Gaiman di Coraline e de Il ragazzo del cimitero.
Morrigan è un’adolescente che si sente sola e non gradisce granché i continui spostamenti a cui la madre e il fratello maggiore, molto più grande di lei, la sottopongono per star dietro alle loro ricerche per libri sui misteri inglesi tradotti in tutto il mondo. Stavolta Morrigan si trova in un paesino dell’Inghilterra rurare così piccolo che nemmeno ti accorgi di esserci, e le prospettive non sono certo interessanti. Un giorno la ragazza conosce un’anziana vedova che le fa un dono destinato a cambiarle la vita, ma che la costringe ad affrontare il Signore dei corvi, un’entità malvagia che vuole sottomettere il mondo con il suo animo perverso e malato, alla fine simbolico di cosa c’è dentro di noi.
Morrigan dovrà affrontarlo, scoprendo nuove cose di se stessa e che c’è comunque un mondo e una vita degni di essere salvati e vissuti, anche se non sembrava cocì.
La protagonista ha un nome che è tutto un programma, perché Morrigan è il nome di una dea delle leggende irlandesi, una e trina, con tre volti, ragazza, donna e anziana. Qui l’incontro è tra due diverse generazioni, Morrigan e la sua anziana vicina di casa, due solitudini che scoprono di avere un qualcosa in comune, forse oltre il dover salvare il mondo. Anche il Signore dei corvi è una figura archetipa delle leggende, ripresa poi dall’immaginario contemporaneo, e qui rivive in una prospettiva fiabesca e mai banale, come simbolo di un male non irreale ma presente nel mondo, in ogni persona.
Morrigan si mette nella tradizione delle ragazze magiche e fantastiche, ma in modo molto umano, in lei ci sono echi di icone come Pippi Calzelunghe, se non altro nella caratterizzazione, e il suo affrontare il male assoluto per diventare adulta, secondo uno schema che nei decenni ha dato storie che vanno da Alice nel paese delle meraviglie a Labyrinth, da Il mago di Oz a Sailormoon, è originale perché è credibile, è uno specchio deformato che ricostruisce un percorso attraverso cui tutti siamo passati.
Una storia a se stante bella da leggere quando si ha l’età di Morrigan ma anche quando la si ha superata da un pezzo, perché certe storie sono parte di ogni età e di ogni generazione.

Federico Rossi Edrighi nasce in provincia di Roma nel 1982. Dal 2006 al 2014 realizza storyboard per lungometraggi e serie tv per studi come Musicartoon e Rainbow CGI. Ha collaborato alla quarta stagione di John Doe (Editoriale Aurea) su testi di Mauro Uzzeo e Roberto Recchioni, e ad Harpun (GP Publishing) su testi di Giovanni Masi, riedito nel 2016 da Verticomics. Nel 2015 disegna l’adattamento di Alle Montagne della Follia per la collana Roberto Recchioni presenta: i Maestri dell’Orrore (testi di Giovanni Masi, edizioni Star Comics), e dallo stesso anno collabora con la Sergio Bonelli Editore per la serie Dylan Dog. Nel 2016, per la Casa editrice BAO Publishing pubblica La principessa spaventapasseri.

Provenienza: omaggio dell’editore al recensore, si ringrazia l’Ufficio stampa.

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:: Paper Girls vol. 1, di Brain K. Vaughan e Cliff Chiang (Bao Publishing, 2016) a cura di Elena Romanello

14 giugno 2017
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La Bao Publishing sta pubblicando Paper girls, graphic novel creata a quattro mani da Brian K. Vaughan e Cliff Chiang, opera interessante sotto vari punti di vista e ottimo esempio di fumetto indipendente a stelle e strisce.
Negli anni Ottanta Erin, Mac, Tiffany e KJ, un gruppo di amiche adolescenti, guadagnano qualche spicciolo consegnando giornali nelle prime ore del mattino nel loro quartiere: un giorno si trovano catapultate dal 1988 al 2016, perdendo di vista KJ, in un mondo dove ci sono alieni e presenze strane, e devono trovare un qualcosa chiamato la Quarta Piegatura, per poter forse riuscire a tornare a casa nel loro tempo, sperando di trovarlo ancora.
I viaggi nel tempo sono una presenza ricorrente nell’immaginario fantastico, da Wells al serial di Doctor Who: qui sono un’occasione per ricordare cosa si è e cosa si può diventare, al di là dell’espediente del fumetto, perché si cambia e non sempre ci si riconosce in quello che si era e in quello che si può diventare.
Paper girls è pieno di citazioni dell’immaginario fantastico degli anni Ottanta ed ha anticipato in un certo senso il serial cult della scorsa estate, Stranger things, viaggio in quel decennio in cui i nerd, allora non ancora visti come di tendenza, sognarono su storie inimitabili come I Goonies, ET e Stand by me.
Il fumetto è anche una storia di amicizia e di crescita, di rinuncia e di cambiamento, raccontata con la metafora del fantastico, tra un passato a cui si appartiene e un futuro che non è come non lo si aspetta, ma nessun futuro è mai così.
La cosa però più innovativa di Paper girls è la scelta di mettere al centro dell’azione un gruppo di protagoniste, non delle supereroine ma delle adolescenti alle presi con un’avventura più grande di loro, con un confronto con un mondo deformato, come è il crescere. Del resto, le ragazze sono sempre più centrali nel mondo del fumetto, come autrici e come protagoniste, sempre meno legate agli stereotipi e sempre più al centro dell’azione. E le quattro Paper girls sono un ottimo esempio di questo girls’ power che finalmente ha sdoganato il mondo delle nuvole parlanti anche per l’altra metà del cielo.
Da segnalare anche il disegno, ottimo per ricostruire dei sommessi anni Ottanta e un domani psichedelico e molto simile a come era la fantascienza in quel decennio. Tutto questo aspettando con ansia il prossimo capitolo della saga.

Brian K. Vaughan è uno scrittore americano di fumetti e serie televisive. Nonostante abbia iniziato a scrivere per personaggi DC Comics e Marvel come X-Men e Batman, è famoso soprattutto per le sue opere originali, tra cui vanno ricordate Y: L’ultimo uomo, Ex Machina, Runaways e L’orgoglio di Baghdad, per le quali ha vinto quattro premi Eisner. Per la televisione, ha fatto parte del team creativo della serie Lost, per la quale è stato nominato per il premio Writers Guild of America per migliore serie drammatica. Saga, insieme alla co-creatrice Fiona Staples, è il suo primo lavoro creator-owned.

Cliff Chiang, dopo la laurea ad Harvard in Letteratura inglese e Arti visuali, inizia l’attività di illustratore e fumettista grazie alla collaborazione con Disney Adventures magazine, DC Comics (Wonderwoman, Batman) e Marvel (Avengers, Ant-man, Ms. Marvel). I suoi lavori più noti sono Human Target, Architecture & Morality, Green Arrow/ Black Canary, tutti usciti per la DC Comics. Per BAO Publishing ha realizzato Cliff, il logo della Casa editrice. Sempre per la stessa Casa editrice, nel 2011 disegna Greendale, la trasposizione dell’omonimo album di Neil Young, e nel 2016, in coppia con Brian K. Vaughan, Paper Girls, serie candidata agli Eisner Awards come “Best new series”.

Source: omaggio dell’editore al recensore, si ringrazia l’Ufficio stampa.

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:: La trilogia di Maria Antonietta, Juliet Grey (Newton Compton, 2017) a cura di Elena Romanello

9 giugno 2017
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La Newton Compton ripropone in unico volume la trilogia su Maria Antonietta di Juliet Grey, tre romanzi in cui l’autrice dà voce all’ultima regina di Francia sotto forma di diario inventato, per raccontare una vita che comincia letteralmente come una fiaba e finisce in tragedia, raccontando quasi quarant’anni di Storia europea negli ultimi decenni del Settecento.
Non è la prima volta che si racconta sotto forma di romanzo la vita di una persona realmente esistita, per quello che riguarda Maria Antonietta c’è da segnalare il discreto The Queen’s confession di Victoria Holt negli anni Settanta e il mediocre Il diario segreto di Maria Antonietta di Carolly Erickson, che stravolge fatti reali facendo della vicenda della regina una sorta di romanzaccio rosa della peggiore specie.
Juliet Grey costruisce un diario segreto, ma tra le sue pagine tutto è documentato, dai fatti della Storia importante ai fatti minuti relativi alle abitudini di vita e alle faccende private della regina, della sua famiglia e dei suoi amici, e il risultato è un romanzo storico mai banale che piace ai cultori del genere ma anche agli amanti di saggistica divulgativa, senza sbavature ma senza rinunciare all’essere appassionante.
Tre libri che restituiscono la vita prima di una bambina viziata, poi di un’adolescente inquieta e sognatrice, della più giovane regina di Francia, icona di stile e affamata di piaceri, pronta a diventare una grande figura di fronte al dramma della Rivoluzione francese: un ottimo modo di ripassare la Storia, in uno dei suoi momenti più cruciali degli ultimi secoli, da cui è nata la modernità, che caso strano ha fatto delle principesse del passato e del presente icone su cui sognare e da approfondire.
Maria Antonietta è una di queste, ma a differenza della principessa Sissi, presentata dal cinema e da una certa tradizione romanzesca senza i suoi aspetti più tragici e scomodi, come le sue nevrosi e la sua fine dramattica, per l’ultima regina di Francia non si è mai dimenticato il suo inizio come principessa delle favole finita poi tragicamente.
La figura di Maria Antonietta ridiventa periodicamente di moda, a partire dalla biografia che la rivalutò negli anni Trenta, scritta da Stephen Zweig e recentemente pubblicata da Castelvecchi, per arrivare al suo successo come icona pop grazie al manga e anime di culto Lady Oscar, che ha avvicinato alla sua storia più di una generazione oltre che un Paese lontano come il Giappone che continua a dedicarle mostre e fumetti, fino al curioso film di Sofia Coppola che ha mescolato rigore storico a intrattenimento.
I romanzi di Juliet Grey piaceranno a chi ama il personaggio e il periodo storico, ma sono interessanti per chiunque cerchi un’alternativa a thriller, fantastico e soprattutto ai romanzetti rosa.

Juliet Grey ha condotto numerose ricerche sulle famiglie reali europee ed è particolarmente affezionata alla figura di Maria Antonietta. Ha studiato come attrice. Il diario proibito di Maria Antonietta e Il diario perduto di Maria Antonietta compongono, insieme a Le confessioni segrete di Maria Antonietta, l’avvincente trilogia dedicata alla vita della regina di Francia.

Source: acquisto dell’articolista.

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:: Il margine dell’alba, Mariangela Cerrino, (Golem, 2017) a cura di Elena Romanello

8 giugno 2017
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La Golem ripropone un interessantissimo romanzo storico scritto da Mariangela Cerrino, autrice di storie nella Storia e di fantasy e fantascienza, Il margine dell’alba, che racconta un momento cruciale del Piemonte, le guerre di religione del Cinquecento, quando si scontrarono, nella Valli sede di tante vacanze e delle Olimpiadi del 2006, cattolici e valdesi, in una lotta senza quartiere e cruenta che insanguinò luoghi oggi visti come idilliaci.
La vicenda si svolge attorno a due amici dall’infanzia, Jean Louis Arlaud, figlio di un notaio di Oulx, ambizioso e desideroso di comprarsi una carriera tra esercito e nobiltà, e l’altro Etienne de Villard, erede di una famiglia valdese distrutta dall’Inquisizione, cresciuto come un cattolico ma dotato di un grande senso di giustizia che lo porterà a cercare la verità sulle sue origini.
La Storia, l’intolleranza, l’amore per la stessa donna che li rende rivali e le scelte dividono i due amici nel corso degli anni: Etienne si riavvicina alla religione dei suoi genitori, mentre Jean Louis diventa il capitano Lacazette, pronto a scagliarsi contro gli eretici a costo di sacrificare affetti e la sua stessa anima, e di rimanere solo.
Un romanzo storico in cui ci sono echi di Dumas, e dove quasi tutti i protagonisti, a cominciare dal capitano Lacazette, sono veramente esistiti: l’autrice si è profondamente documentata, ricostruendo un periodo caratterizzato da intolleranza e ferocia, lasciando poco all’immaginazione, perché quello che si racconta in queste pagine non è certo invenzione. Etienne è un personaggio romanzesco, ma basato sui tanti combattenti per la libertà di religione scomparsi nelle valli in quegli anni, eroe senza macchia e senza paura che sogna un mondo migliore e viene tradito dal suo migliore amico d’infanzia che per la cronaca ha fatto la fine che viene descritta nel libro, dopo aver ottenuto tutto quello che voleva come gloria e denaro ma aver perso tutto quello che davvero contava per lui.
Il margine dell’alba racconta una pagina che non va dimenticata, perché intolleranza e integralismo religiosi sono ancora oggi attuali e come ricorda l’autrice spesso gli uomini usano come pretesto la religione per lotte che riguardano solo loro.
Un romanzo che piacerà a chi ama le grandi narrazioni storiche, senza sbavature romantiche ma con grande aderenza alla realtà senza rinunciare all’intrattenimento, ma anche una storia per non dimenticare quante battaglie sono state combattute anche in luoghi vicini a noi e di quanto sangue e intolleranza è stato infarcito il nostro territorio. Per appassionarsi ma anche per riflettere e non dimenticare.

Mariangela Cerrino, torinese, ha pubblicato romanzi western, di fantascienza, fantasy e romanzi storici per svariati editori, come L’ultima terra oscura, Storie dell’epoca Mu, I cieli dimenticati, La via degli dei, La porta sulla notte, il ciclo dell’anno Mille e Absedium. Tradotta anche all’estero, ha vinto numerosi premi letterari e ha collaborato a numerose riviste in tema con il fantastico, partecipando anche a convention, in particolare su Star Trek di cui è una profonda cultrice. Il suo sito ufficiale è http://www.mariangelacerrino.it/

Source: dono dell’ufficio stampa, si ringrazia Francesca Mogavero.

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:: Il grande libro di Neil Gaiman, J. Bolton, P. C. Russell, (Magic Press, 2016), a cura di Elena Romanello

19 maggio 2017
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La serie American Gods, dal romanzo omonimo, ha confermato il talento visionario e immaginifico di Neil Gaiman, scrittore, fumettista e sceneggiatore tra i più interessanti per chi si occupa di fantastico oggi. Per scoprire al meglio la sua altra produzione, non c’è niente di meglio di buttarsi nelle proposte a fumetti di Magic Press, che sta ristampando le sue graphic novel.
Sandman è il fumetto della vita di Neil Gaiman, ma ci sono anche altre storie interessanti e magari meno impegnative per un primo approccio o per integrare la propria conoscenza su un autore, come Il grande libro di Neil Gaiman, raccolta di sue storie brevi e slegata da universi più complessi ma non per questo meno interessanti.
Neil Gaiman è infatti un autore del fantastico, non ascrivibile ad un solo genere, visto che nelle sue storie ci sono elementi del folklore popolare, della fiaba, del gotico, della fantascienza, del mito, delle leggende, del fantasy: Il grande libro di Neil Gaiman propone storie appunto molto diverse ed eclettiche, realizzate dall’autore in collaborazione con i disegnatori P. Craig Russell, John Bolton e Michael Zulli.
Per cui in Mistero celeste ci si troverà alle prese con degli angeli in chiave molto cruda e realistica, mentre Il San Valentino di Arlecchino si presenta come un fumetto con didascalie come ai primordi per raccontare un’icona del folklore che in origine era un simbolo oscuro delle potenze delle tenebre. Creature della notte racconta due storie distinte, un gatto che difende la sua famiglia dai demoni della foresta e una donna gufo che si vendica di un villaggio in un passato molto vicino a quello delle fiabe più cupe dei Grimm. Si chiude con Le vicende relative al caso della scomparsa di Miss Finch, variante sul tema dei portali verso mondi alternativi, possibili anche quando non si è più ragazzini.
Un’antologia in graphic novel interessante quindi sia per i fan dell’autore sia per i neofiti, per scoprire un talento del fantastico che gioca tra passato e presente, archetipi e modernità, sogni e incubi, universi che sanno incantare e spaventare in un modo che non lascia certo indifferenti.

Neil Gaiman, inglese, classe 1960, è autore di romanzi, graphic novel e sceneggiature. Tra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Buona Apocalissi a tutti, scritto a quattro mani con Terry Pratchett, Nessun dove, Stardust, American Gods, I ragazzi di Anansi, L’oceano in fondo al sentiero per adulti e per ragazzi Coraline, Il figlio del cimitero, La regina del bosco. Come fumetti, oltre a Sandman, ha sceneggiato opere come The Books of Magic, La crociata dei bambini, 1602 e lo spin off di Sandman su Death, con L’alto costo della vita e Il grande momento della vita. In tv e al cinema ha fimato tra gli altri MirrorMask, La leggenda di Beowulf e i due episodi di Doctor Who La moglie del dottore e Nightmare in silver.

Source: omaggio al recensore dell’ufficio stampa Magic Press.

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:: La crêuza degli ulivi. Le donne di Bacci Pagano, Bruno Morchio, (Garzanti, 2017) a cura di Elena Romanello

18 maggio 2017
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Garzanti ripropone il primo giallo di Bruno Morchio, uscito in precedenza per Fratelli Frilli editori, La crêuza degli ulivi, sottotitolo Le donne di Bacci Pagano, per raccontare quella che è stata la prima indagine del suo personaggio, in una versione riveduta e corretta, quindi nuova anche per chi l’ha già letto in precedenza.
Il momento in cui si svolge il romanzo è particolarmente importante, uno di quei periodi che sembra rimosso ma che torna: siamo nell’agosto del 2001, a qualche settimana dal tragico G8 di Genova, che ha segnato un punto di ritorno dal punto di vista politico e sociale.
L’investigatore privato Bacci Pagano si trova da solo in una città desolata e ferita, mentre la sua fidanzata del momento, Mara, è in vacanza in Grecia con un altro uomo. Bacci cerca, per alleviare la solitudine in un momento che non è il massimo né da un punto di vista soggettivo che oggettivo, la compagnia di Valeria, sua vecchia fiamma mai dimenticata, che sembra felice di rivederlo in quello che sarà probabilmente un legame senza un futuro. Ad un certo punto arriva anche un’opportunità di lavoro, anche se non certo entusiasmante, visto che una signora della buona borghesia genovese viene a chiedergli di investigare sul presunto tradimento del marito, il cardiochirurgo Eugenio Amidei. Qualche giorno dopo una giovane donna verrà trovata assassinata nella sua casa fuori città, e Bacci Pagano scoprirà che era proprio l’amante di Amidei, oltre che una cara amica di Mara. Mentre la polizia sospetta del facoltoso amante, Bacci Pagano capisce che la verità è ben diversa e inizia a indagare scoprendo realtà che si preferirebbero tenere nascoste.
Alicia Giménez Bartlett ha detto recentemente che il giallo è l’erede del romanzo realistico ottocentesco, per come sa parlare della società e dei suoi problemi: verissimo, soprattutto quando ci troviamo di fronte ad un buon giallo, come questo, diviso tra una ricerca di verità di un caso di omicidio, un voler dare un nuovo senso e inizio alla propria vita, come capita a Bacci Pagano, diviso tra amori sbagliati o presunti tali, e il dramma di una città dove si è consumato uno dei fatti peggiori della modernità, le cui conseguenze le stiamo scontando ancora oggi e per chissà quanto.
La crêuza degli ulivi piacerà ai cultori del giallo di casa nostra e a chi ama Genova, città interessante e spesso dimenticata, ma anche a chi non vuole dimenticare la contemporaneità e i suoi fatti, perché vita privata e fatti dell’attualità non sono mai scollegati.

Bruno Morchio vive a Genova, dove lavora come psicologo e psicoterapeuta; ha pubblicato articoli su riviste di letteratura, psicologia e psicoanalisi. Il suo romanzo Il profumo delle bugie è stato Premio Selezione Bancarella 2013. È autore di altri dieci libri che hanno per protagonista l’investigatore privato Bacci Pagano. Sono apparsi in edizione Garzanti: Con la morte non si tratta, Le cose che non ti ho detto, Rossoamaro, Colpi di coda, Lo spaventapasseri, Fragili verità.

Source: omaggio dell’ufficio stampa Garzanti, si ringrazia Franco Pugnaloni.

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:: Le lame di Myra, Licia Troisi (Mondadori, 2016) a cura di Elena Romanello

17 maggio 2017
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La prolifica Licia Troisi, una delle autrici fantasy più amate solo in Italia, inizia una nuova saga, quella del Dominio, di nuovo incentrata su un’eroina in cerca di se stessa in mezzo a vari pericoli e prove da affrontare.
Il mondo del Dominio è stato vittima di un’apocalissi, i Cento Giorni d’Ombra, ed è quasi interamente ricoperto di ghiaccio e neve, tranne che per una piccola porzione di terre al Sud. Ma non è questo il solo problema, il condottiero Acrab ha messo in moto un processo di conquista, per rovesciare il potere dei maghi Camminanti, che hanno messo in schiavitù gli Elementali e cercare di costruire un mondo più giusto, a qualsiasi prezzo.
Con Acrab c’è la giovane Myra, salvata dal comandante dall’arena degli schiavi e cresciuta da lui come una figlia, addestrata nelle arti della guerra: ma un giorno la ragazza scopre che i suoi genitori sono morti non per una disputa sulla terra dove abitavano, cosa comune nel mondo del Dominio, ma per un segreto mortale, che forse riguarda proprio lei e la sua natura. Myra lascia quindi l’esercito di Acrab e parte per un viaggio, con l’unica compagnia del drago rinnegato Icenwarth, scoprendo man mano una verità inquietante e che può davvero distruggere il mondo come è conosciuto, ma forse questa può essere davvero l’unica strada per un nuovo inizio.
Quello di Licia Troisi è un fantasy popolare e rivolto prevalentemente ad un pubblico di adolescenti, ma questo non vuole essere sminuente, anche perché l’autrice sta portando avanti un lavoro interessante sulle sue storie, rendendole man mano sempre più intriganti e interessanti senza venire meno ai suoi punti di forza.
La ragazza guerriera, con echi dei manga, in particolare dei personaggi di Miyazaki, ma anche il mondo in pericolo, sospeso tra post apocalissi e cambiamento che fa paura, sono due dei temi portanti del romanzo, in un universo debitore a Martin ma comunque con una sua originalità. Ma nelle pagine de Le lame di Myra ci sono anche il razzismo, la lotta per la giustizia, l’amicizia tra persone e creature diverse e la quest di un qualcosa, un viaggio iniziatico non per trovare un tesoro ma per risolvere un segreto. Il libro parla anche del rapporto di un padre e una figlia, non legati da vincoli di sangue ma di affetto, con vari lati oscuri da ambedue le parti, perché non è chiaro chi è veramente Myra ma nemmeno cosa vuole Acrab, forse il personaggio più interessante di tutta la vicenda, non eroe senza macchia ma nemmeno cattivo assoluto, forse solo un uomo che vuole un mondo migliore dove vivere.
Un romanzo di formazione e d’avventura, appassionante non solo per i più giovani, di cui a questo punto diventa importante poter leggere il seguito, ricordando che comunque il fantasy non è mai banale e pura evasione, ma fra le righe può dire molte cose sulla realtà e non solo, partendo da mondi e personaggi fantastici.

Licia Troisi, romana, classe 1980, è laureata in astrofisica ed è l’autrice italiana di fantasy più venduta al mondo. Ha scritto le saghe fantasy del Mondo emerso, della Ragazza drago, di Nashira e quella gotica di Pandora, e alterna l’attività di scrittrice con quella di collaboratrice con l’Università di Tor Vergata. Alla sua attività di astrofisica è legato il libro Dove va a finire il cielo. Il suo sito ufficiale è http://www.liciatroisi.it

Source: libro preso in prestito nelle biblioteche del circuito Sbam della cintura di Torino.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: L’ultima oasi, Alfonso Zarbo, (Gargoyle, 2016) a cura di Elena Romanello

16 maggio 2017
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La rinata Gargoyle Books continua le sue pubblicazioni con un nuovo titolo fantasy, opera di un autore già noto in rete per il suo interesse e la sua competenza in materia, che riversa in un blog di riferimento per i cultori.
L’ultima oasi di Alfonso Zarbo porta in un mondo di un futuro remoto, governato da regole particolari, dove Il sole rischia di esplodere, ed è la luce a far paura per la prima volta nella storia, con un caldo che s’insinua negli stracci dei poveri e nelle corazze dei cavalieri, che distrugge i raccolti e la possibilità di sostenarsi, che prosciuga mari e oceani.
L’unico posto dove tutto regge ancora è quello chiamato Ultima Oasi, angolo di vita in mezo alla devastazione: ma il destino di questo posto e del mondo intero è in mano a due ragazzi, che dovranno incontrarsi per poter salvare le loro vite e le vite di tutti.
Da una parte c’è Arkan, che vive in esilio nel deserto, che non ricorda il suo passato di principe di Ultima Oasi, e che si dedica a difendere i confini dell’ultimo impero prima della sabbia dai predoni. Dopo la morte del suo tutore parte per Ultima Oasi per avere dei rinforzi, insieme ad un tuareg, ad una schiava giunta dal nulla e dalla sua tigre. Ma ognuno di loro nasconde un segreto. Dall’altra c’è Dhaki, l’erede legittimo, soldato addestrato che si sente tradito, e forse solo Arkan potrà aiutarlo.
Il fantasy negli anni si è presentato in varie forme e storie, e non sono ancora esaurite le sue posizioni: interessante che Alfonso Zarbo abbia scelto un’ambientazione non in qualche landa stile celtica o nordica, ma vicina al mondo arabo e delle Mille e una notte, tutto da scoprire come immaginario fantastico.
Interessante anche la prospettiva quasi apocalittica, non sempre presente, se si esclude un Terry Brooks, che ha immaginato il mondo di Shannara dopo una catastrofe nucleare, o Jack Vance che ci ha portati su una Terra morente. Qui il pericolo sta incombendo, sta arrivando e bisogna scongiurarlo, in un microcosmo di intrighi non lontano da quelli a cui ci ha abituati il genere.
Una storia interessante per gli amanti del genere, ma anche per neofiti può essere una bella scoperta, soprattutto se si è lettori curiosi e amanti delle infinite variazioni che le storie possono offrire.

Alfonso Zarbo vive a Lenno, sul Lago di Como. Ha cominciato a scrivere fantasy nel 2008 e non ha più smesso, trasformando questa passione nel suo lavoro.
Ha scritto per «Fantasy Magazine» e curato collane e antologie per la piccola editoria. Sua la raccolta di racconti fantasy Schegge illustrata da Paolo Barbieri. Per Gargoyle Books ha pubblicato il romanzo breve Ultima Oasi.
Ora è consulente sulla saga cult Il trono di spade per Mondadori e co-curatore della collana TrueFantasy di Watson edizioni. A questo affianca il lavoro come doppiatore e speaker.

Source: omaggio dell’editore si ringrazia Sergio Vivaldi dell’ufficio stampa.

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:: Libri al Mufant di Torino, a cura di Elena Romanello

13 maggio 2017

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Continuano gli eventi al Mufant, Museo del fantastico e della fantascienza di Torino, in via Reiss Romoli 49 bis, e i libri sono da sempre uno dei punti forti di una collezione che vuole raccontare una storia tra fandom e cultura popolare.
Nelle prossime settimane ci saranno alcuni eventi sui libri, in collaborazione anche con il Salone Off.

Domenica 14 maggio, in occasione anche della festa della mamma, appuntamento su Quando la fantascienza è donna, in vista della prossima uscita del nuovo film su Wonder Woman. Si inizia alle 16, si parlerà di Wonder Woman, delle ragazze dell’anime Neon Genesis Evangelion a cura dell’associazione Distopia Evangelion, di Buffy, Xena e le altre eroine degli anni Novanta in tv, e poi si presenterà il libro Quando la fantascienza è donna. Dalle utopie femminili del secolo XIX all’età contemporanea di Eleonora Federici, edito da Carocci Editore, con l’intervento dell’autrice di fantascienza e noir Nicoletta Vallorani.
Infatti l’apporto delle donne al genere fantastico è stato forte fin quasi dalle origini, basti pensare che uno dei caposaldi dell’horror e della fantascienza, Frankenstein, fu scritto da una donna, Mary Shelley. Una storia che è continuata fino ad oggi, con tanti nomi di autrici e di icone femminili, in un filone che non si è mai esaurito.

Sabato 20 maggio dalle 16 in poi, nell’ambito del Salone Off, intervento di Giovanni Mongini che parlerà di fantascienza e cinema, partendo dai libri che ha scritto. A seguire, tributo a Stephen King, autore festeggiato quest’anno a Torino per i suoi settant’anni, con una performance dell’attore Gianluca Bottoni tratta dal racconto del 1985 L’arte di sopravvivere.

Domenica 21 giornata dedicata invece all’immaginario fantasy, per celebrare Tolkien, altro ospite d’onore virtuale del Salone, con La festa degli orchi e degli elfi. Si parlerà delle origini del fantasy, con William Morris fino ad arrivare alla rivista pulp Weird Tales, di Tolkien con l’AIST, Associazione Italiana Studi Tolkeniani, della riedizione della rivista storica Der Orchideengarten da parte delle edizioni Hypnos, dell’associazione Sentieri Tolkeniani che organizzano il 27 e 28 maggio il loro importante raduno, del libro Quando la storia diventa leggenda di Adriana Comaschi, di vari modi di scrivere fantasy. Inoltre si inaugurerà ufficialmente la nuova sezione in tema, che parte dalle fiabe per arrivare a George R.R. Martin, con anche l’esposizione di libri d’epoca in tema, di fumetti che hanno fatto la storia del genere e dei più importanti romanzi in edizioni di pregio. A questo si aggiungeranno i quadri di Emanuele Manfredi ispirati al mondo di Tolkien e i costumi di Veerena Stima della Medusa Creation Art sempre dal Signore degli anelli.

Ingresso per i tre eventi sette euro ridotto a sei per Abbonamento Torino Musei. Per ulteriori informazioni visitare il sito http://www.mufant.it