Posts Tagged ‘elena romanello’

:: Wolf 2: Il giorno della vendetta, Ryan Graudin (DeA Edizioni, 2017), a cura di Elena Romanello

29 luglio 2017
Wolf

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Arriva in libreria il secondo e conclusivo capitolo della saga ucronica Wolf di Ryan Graudin, che completa una storia che aveva già appassionato nel primo capitolo, proponendo un mondo alternativo, in cui i nazisti hanno vinto la Seconda guerra mondiale e portato avanti il loro piano di sterminio totale verso gli ebrei e non solo.
Yael, ragazza ebrea scampata ai lager e diventata capace di trasformare il suo aspetto in seguito agli atroci esperimenti a cui è stata sottoposta, ha ucciso Hitler in diretta tv in Giappone dopo aver vinto l’annuale corsa tra Berlino e Tokyo, salvo per scoprire di trovarsi di fronte ad un altro mutaforma come lei.
Braccata, Yael scappa con Luka, concorrente alla gara, oppresso fin dall’infanzia con i miti del nazismo e che ha scoperto i crimini del regime oltre che di essersi innamorato di una ragazza che credeva l’algida Adele ma che è una benaltra persona. Con loro c’è anche Felix, fratello di Adele, in realtà messo sulle loro tracce dai nazisti che con il ricatto vogliono che smascheri la cella della Resistenza, e questo mentre il mondo sotto il dominio dell’Asse inizia a ribellarsi.
Dall’Asia all’Europa, passando per il lager in cui Yael è stata internata e dove scoprirà nuove verità inquietanti sugli esperimenti a cui non solo lei è stata sottoposta, il viaggio dei ragazzi diventa una lotta contro il tempo, per Felix per salvare la sua famiglia che gli è stato detto essere stata imprigionata e che verrà uccisa se non consegna i ribelli, per Luka e Yael per svelare la verità su un enorme menzogna.
Sull’onda di un ormai classico come La svastica sul sole di Philip K. Dick che presentava una situazione analoga, i due libri di Wolf presentano un mondo possibile se le cose fossero andate diversamente, mescolando azione, sentimenti e riflessione sulla limitazione di libertà e sugli strumenti di una dittatura, che qui sono andati avanti in una dimensione romanzesca, ma che erano molto simili a quelli descritti nella realtà.
Spesso si sente parlare della difficoltà di parlare ai giovanissimi del nazismo e della Shoah, con documenti che vengono percepiti datati dalle nuove generazioni: ecco, i due libri di Wolf, moderni ma capaci di non dimenticare il passato e di usare l’ottimo filtro del fantastico per raccontare orrori e pagine storiche, possono essere un ottimo modo per introdurre un certo tipo di discorsi. Ma sono anche avvincenti per chi è più adulto, efficaci per come coniugano fantasia e realtà, mondi che non si sono avverati ma che avrebbero potuto esserci, mettendo al loro centro un’eroina tormentata e insolita, che non vuole essere cancellata, costi quel che costi.

Ryan Graudin è nata e cresciuta a Charleston, in Carolina del Sud, dove si è laureata in Scrittura Creativa. Vive con il marito e un cane lupo. Ha scritto vari altri libri oltre alla serie di Wolf, per ora inediti.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: The Fate of the Tearling, Erika Johansen (Multiplayer Edizioni, 2017), a cura di Elena Romanello

29 luglio 2017
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Multiplayer propone il terzo e ultimo capitolo della saga dei Tearling, già opzionata al cinema con Emma Watson nel ruolo della protagonista. Dopo i toni fantasy alla Martin del primo capitolo, The queen of the tearling, e le atmosfere distopiche del secondo libro, The invasion of tearling, ci si trova in una storia in cui trovano spazio paradossi temporali e realtà alternative.
Kelsea Glynn è profondamente cambiata dall’adolescente che era, diventando regina dei Tearling, e sta cercando di cambiare un regno dominato da ingiustizia e violenza, con lotte intestine tra gli aspiranti al trono che portavano a veri e propri massacri. Purtroppo questo non è piaciuto ai suoi vicini, in particolare alla Regina Rossa di Mortmesne, e per scongiurare l’invasione Kelsea si è consegnata alla sua nemica, lasciando sul trono il fido Mazza Ferrata, comandante della sua guardia personale.
Mazza Ferrata e i suoi non intendono lasciare Kelsea in mano alla sua aguzzina e decide di cercare di salvarla dalla prigione. In parallelo si raccontano gli eventi che hanno portato alla nascita del regno dei Tearling, nato come mondo alternativo rispetto ad un futuro distopico e disumano soprattutto per le donne, ma poi rimasto contagiato da smanie di potere e integralismo religioso.
Kelsea scoprirà tutta la verità sulle origini del suo mondo e dovrà fare una scelta verso un nuovo universo, forse non il migliore di quelli possibili ma migliore di quelli vissuti fino a quel momento, anche se il costo sarà altissimo e distruggerà tutto quello che lei conosce ed è stata.
Un terzo capitolo interessante di una saga complessa, rivolta ai cultori del fantastico e non solo ai più giovani, godibilissimo attaccato agli altri due che conviene ripassarsi prima di leggere come va a finire, con al centro un personaggio femminile interessante, un’eroina che cresce e decide di cambiare, perché il mondo intorno a sé cambi e perché tutti si possano salvare, a costo di perdere ogni cosa e se stessa.
Mescolando suggestioni, Erica Johansen si confronta stavolta con uno dei temi più interessanti del genere fantastico, quello dei paradossi temporali e degli universi paralleli, caro ai fan di Doctor Who, ideando una conclusione interessante e insolita ad una saga che fin dall’inizio si era dimostrata fuori dagli schemi, con dentro elementi che spesso vengono considerati incompatibili, in una costruzione di un futuro passato di un possibile XXV secolo.
La saga dei Tearling, che qui si chiude, mostra quindi ancora una volta la duttilità di un genere come la narrativa fantastica, senza dimenticare gli ultimi sviluppi, non ultimi una visione non più manichea della storia e la grande importanza data ai personaggi femminili.

Erika Johansen ha studiato allo Swarthmore College della Pennsylvania prima di iscriversi al famoso Iowa Writers Workshop, dove si è laureata in Belle Arti. In seguito è diventata avvocato. The Queen of the Tearling è anche il suo primo romanzo. Erika vive a San Francisco, in California.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: Storie della buonanotte per bambine ribelli, Elena Favilli e Francesca Cavallo (Mondadori, 2017), a cura di Elena Romanello

29 luglio 2017
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Spesso si sentono denunciare gli stereotipi di sottomissione, mancanza di realizzazione di sé, esaltazione di ruoli tradizionali e scarsa autostima che vengono proposti alle donne fin da bambine, che possono portare molto spesso a situazioni di dipendenza economica e affettiva dagli uomini con conseguenze devastanti, cosa anche peggiorata dalla crisi economica dove sembra esserci l’assunto di rispedire le donne a casa anche se qualificate.
Questi stereotipi sono presenti nelle storie che vengono proposte alle donne per tutta la loro vita, dalle principesse sempre in attesa che qualcuno le salvi alle protagoniste di storielle rosa che si annullano per amore di un uomo, e da tempo si sostiene che bisogna proporre nuove narrazioni.
Ecco, un libro che propone nuovi modelli di donne, tra l’altro reali e non inventati, è Storie della buonanotte per bambine ribelli, nato da un crowfunding che ha entusiasmato il mondo e capace di raccontare vicende finalmente diverse.
Nelle pagine del libro rivivono cento figure di donne di ieri e di oggi, scienziate, attiviste sociali, scrittrici, politiche, artiste, sportive, di vari Paesi, per dare un’idea dell’apporto delle donne da sempre al mondo in ruoli non certo tradizionali e di sottomissione, con schede scritte in un linguaggio semplice e diretto e illustrate da vari professionisti che hanno offerto la loro arte al progetto.
Nelle pagine del libro trovano spazio donne della contemporaneità come Margherita Hack, Rita Levi Montalcini, Michelle Obama, Hilary Rodham Clinton, Serena e Venus Williams, icone del passato come Hatshepsut, Elisabetta I, Caterina di Russia, l’imperatrice cinese Jingu, icone come Miriam Makeba, Virginia Woolf, Coco Chanel, Ipazia, donne di cultura come Jane Austen, Frida Kahlo, Isabel Allende, Tamara de Lempicka, donne da riscoprire o scoprire come la scienziata Ada Lovelace, inventrice del computer, le sorelle Mirabal, martiri della libertà, la piratessa Grace O’Malley, voci provenienti dal controverso mondo arabo, quali la giovanissima Malala Yousafzai, la femminista Manal al-Sharif, la rapper che canta storie di denuncia sulle ragazze costrette a sposarsi Sonita Alizadeh.
Un libro da leggere e regalare alle piccole donne di domani ma anche per chi è già donna e non ha avuto la fortuna da giovanissima di incontrare e confrontarsi con questi modelli femminili e ha trovato nella finzione e nella realtà solo donnine sottomesse e pronte ad annullarsi e a rinunciare a sogni e aspirazioni in nome di stereotipi di oppressione.
Poi, certo, è solo un inizio e si spera che le giovanissime lettrici siano stimolate a leggere e ad approndire queste storie su libri più adulti, ma come inizio c’è da dire che è ottimo per costruire nuove generazioni di spiriti liberi e ribelli, di cui ce ne è tanto bisogno, e per insegnare la ribellione a chi ormai è adulto ma deve liberarsi da retaggi triti e ritriti.

Elena Favilli è giornalista professionista e imprenditrice, da sempre interessata a tematiche di genere.

Francesca Cavallo è scrittrice e regista teatrale, insieme hanno fondato Timbuktu Labs, una media company che crea prodotti innovativi per bambini di tutte le età.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: The Quick – Misteri, vampiri e sale da té, Lauren Owen, (Fazi, 2017), a cura di Elena Romanello

28 luglio 2017
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Fazi editore propone nella sua linea “adulta” una storia di vampiri molto diversa da quelle per ragazzine introdotte da Twilight, in cui si recupera l’ambientazione vittoriana, con un chiaro omaggio alla letteratura gotica dell’Ottocento, una fonte di ispirazione inesauribile ancora oggi.
The Quick, romanzo d’esordio dell’autrice Lauren Owen acclamato da giornali, critici e colleghi illustri, racconta la storia di due orfani, fratello e sorella, James e Charlotte, nell’Inghilterra di fine Ottocento. Cresciuti nella dimora di famiglia in campagna ormai in decadenza, una volta adulti vedono le loro vite dividersi come era tradizione tra uomini e donne all’epoca.
James aspira a diventare scrittore e una volta terminati gli studi ad Oxford si trasferisce a Londra dove prende un appartamento in affitto con un affascinante giovane aristocratico. Per un periodo vive in maniera molto intensa e stimolante, trovando anche l’amore dove non si sarebbe mai aspettato, ma poi scompare senza lasciare traccia.
Charlotte, preoccupata, parte per Londra e si immerge in una città tetra e industriale, ricca di problemi sociali e di misteri inquietanti, ben diversa da quella che aveva trovato James. Indagando per lo più da sola, la ragazza scopre l’esistenza di un mondo segreto, popolato da loschi figuri che vivono ai margini della società e che non sono quello che sembrano, ma qualcosa di molto peggiore e inquietanti. Charlotte riesce ad entrare in una delle istituzioni più autorevoli e temibili della Gran Bretagna, l’Ægolius club, all’apparenza luogo di ritrovo degli uomini più ambiziosi del Paese, circolo esclusivo come tanti all’epoca e non solo, ma in realtà con una serie di segreti dietro, uno più terrificante dell’altro, che minacceranno Charlotte in un crescendo di colpi di scena.
Si torna alle origini ottocentesche del mito del vampiro, oltre a rendere omaggio ad un’icona per antonomasia dell’immaginario, la città di Londra con tutto il suo carico di misteri, segreti, fascino e perdizione, in una storia scritta oggi omaggiando i classici di Charles Dickens e Wilkie Collins senza plagiare ma costruendo una vicenda che appassiona portando nel mondo in cui è nato il modo di narrare storie oggi.
The quick è un romanzo singolo, anche se si chiude in una maniera che potrebbe portare a un possibile seguito ma non è difficile augurare all’autrice una buona carriera, sperando che continui a portarci in questa Londra perfetta per storie paranormali e gotiche, dove da oltre un secolo non ci si stanca di andare.

Lauren Owen è nata nel 1985. Ha studiato all’Università di Oxford e all’Università dell’East Anglia, dove nel 2009 ha ricevuto il Curtis Brown Prize per la miglior tesi di dottorato in Scrittura creativa. The Quick è il suo primo romanzo.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: Feline, Sarah Bianca (Fazi, 2016), a cura di Elena Romanello

28 luglio 2017
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Fazi torna al fantastico young adult proponendo il primo di una trilogia di un’autrice italiana, Feline, ambientato non tra vampiri e angeli innamorati ma con una nuova figura del fantastico mutuata dall’antichità, da Ovidio in particolare, in un contesto moderno.
Le creature di Feline sono i Mutaforma, esseri umani che possono assumere la forma di una specie animale e che per questo motivo devono nascondersi dalla notte dei tempi, costruendo a volte delle comunità ma spesso trovandosi in mezzo a lotte intestine tra di loro, oltre alla minaccia dei Cacciatori che dura da sempre.
Nel profondo della Foresta Nera in Germania, luogo molto amato dall’autrice Sarah Bianca perché si svolge uno dei più importanti raduni di giochi di ruolo dal vivo e dedicato al fantasy, c’è una comunità segreta di Mutaforma, la Tenuta, costituita dall’anziana Isolde anni prima. Ora però la donna è anziana, ha vissuto una vita lunghissima vedendo secoli e sente la morte che le si avvicina.
Per questo motivo incarica il nipote Uriel, capace di trasformarsi in una tigre bianca, di andare in cerca della sua compagna per la vita, e lui parte insieme alla gemella Stella, anche lei mutaforma che vive discriminata per via della sua omosessualità. Sulla loro strada incontrano Dara, ragazza italiana che ha perso la sua famiglia in un incidente d’auto di cui non sono mai state chiarite le dinamiche e riconoscono in lei una simile da legare a Uriel.
Dara viene costretta a seguirli nella Foresta Nera, dove scopre un mondo nuovo e forse la possibilità di riavere una famiglia e un mondo a cui appartenere, dando tra l’altro prova di poteri notevoli. Ma, pur essendo innamorata di Uriel, Dara tentenna e intorno a lei si svelano vari misteri e segreti, fino ad un finale aperto, verso un seguito che l’autrice sta scrivendo e che partirà da premesse stravolte in maniera completa nelle ultime pagine.
Certo, ci troviamo di fronte ad un urban fantasy che a prima vista sembra inserirsi in uno schema già noto, ma le carte sono diverse e sparigliate fin dall’inizio: c’è una storia d’amore, non melensa e scontata come in altri dello stesso genere, ma c’è soprattutto la costruzione di un mondo a parte e parallelo a quello umano, con una sua mitologia e una sua storia, e con vari nodi e snodi da svelare, perché tutto non è così chiaro come poteva sembrare, soprattutto sul ruolo dei Cacciatori così come dei Mutaforma.
Feline è una riflessione sul tema del diverso, nei secoli e oggi, sul cercare il proprio posto al mondo e persone a cui appartenere, sul cosa si vuol diventare una volta cresciuti e cosa si diventa proprio malgrado, il tutto raccontato attraverso il filtro di una narrazione fantastica appassionante e senza sbavature, che si spera continuerà anche nei prossimi capitoli, di cui diventa urgente la lettura una volta finito il libro.

Sarah Bianca è una giovane scrittrice romana. Vive con tre gatti, un cane e possiede un numero imprecisato di libri fantasy, genere di cui è ovviamente appassionarta. Nelle notti di luna piena si diletta a danzare con le Naiadi, oltre a partecipare ad eventi in tema in Italia e Europa. Gestisce un’omonima pagina su Facebook dove ogni settimana pubblica storie che appassionano e incantano i suoi lettori. Già pubblicato con grande successo in ebook, Feline è il suo primo romanzo.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: Né uomo né dio, Simone Sarasso (Mondadori, 2017), a cura di Elena Romanello

27 luglio 2017
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Il personaggio di Ercole, semidio della mitologia classica, torna periodicamente alla ribalta, in fondo è da lui che discendono tutti i supereroi dell’immaginario di oggi e nelle sue avventure si trovano già molti archetipi che il fantastico ha continuato a frequentare e a proporre.
L’ultima rilettura della storia di Ercole o Eracle, figlio di Zeus e di una donna mortale, è quella di Simone Sarasso che con il primo volume di Né uomo né dio, La giovinezza, racconta una storia che tutti pensano di conoscere ma che in realtà non è così.
Infatti Simone Sarasso sceglie un approccio diverso, meno da leggenda mitologica e più da tragedia greca, raccontando dal punto di vista del diretto interessato un destino che è scritto fin dal suo concepimento, frutto di una notte di passione rubata tra Zeus e la bellissima, inconsapevole Alcmena, che non riuscirà mai ad amare fino in fondo questo figlio e arriverà ad odiarlo.
In parallelo, Ercole verrà perseguitato da Era, la moglie tradita di Zeus, che ha in serbo per lui una vita di supplizi, ma dovrà vedersela anche con il suo lato oscuro, che se scatenato provocherà catastrofi, come la morte dell’amata Deianira e dei suoi bambini ma anche la perdita del maestro centauro Chirone.
Messo da parte dai genitori a favore del fratello gemello mortale Ificle, padre poi di quel Iolao che diventerà suo compagno inseparabile, Ercole deciderà per espiare di sottoporsi alle dodici fatiche imposte dal cugino Euristeo, sperando di trovare un suo posto sull’Olimpo tra cacce e leoni e uccisioni di mostri come l’Idra. Ma la strada è ancora lunga e la tragedia di Ercole è ben lontana dall’essere esaurita.
In questo primo volume di un dittico Simone Sarasso sceglie un tono crudo, non eroico, capace di restituire ad una dimensione non aulica i miti, con uno stile moderno che rievoca film d’azione come 300 dal fumetto di Frank Miller e in generale la generazione di storie di supereroi a fumetti contemporanei e ormai lontani dall’essere solo paladini del bene.
Ercole si rivela potentissimo e fragilissimo, in preda a passioni incontrollabili ma molto umano, in cerca di una redenzione e di un posto al mondo umano e divino, quando non appartiene in realtà a nessuno dei due luoghi e a nessuna delle due stirpi.
Quindi, un libro perfetto per chi pensava di sapere tutto su Ercole, magari grazie al film Disney o al serial tv anni Novanta con Kevin Sorbo e che invece scoprirà un personaggio tutto nuovo, a cui comunque appassionarsi.

Simone Sarasso è autore di romanzi storici e noir, come il bestseller Invictus – Costantino l’imperatore guerriero (Rizzoli, 2012, Premio Salgari 2014), Colosseum – Arena di sangue (Rizzoli, 2012), Æneas – La nascita di un eroe (Rizzoli, 2015), Il Paese che amo (Marsilio, 2013, menzione speciale della giuria al Premio Scerbanenco) e Da dove vengo io (Marsilio, 2016). Ha inoltre firmato insieme a Loris Capirossi l’autobiografia del tre volte campione del mondo di motociclismo (65 – La mia vita senza paura, Sperling & Kupfer, 2017). I suoi libri sono tradotti e pubblicati in Spagna, Brasile, Albania e Stati Uniti d’America. Insegna scrittura creativa alla NABA di Milano.

Source: omaggio della casa editrice al recensore, si ringraziano Simone Sarasso e Cecilia Palazzi.

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:: Quaderni giapponesi, Igort (Fandango Coconino Press, 2015), a cura di Elena Romanello

26 luglio 2017
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Da quarant’anni, cioè da quando arrivarono in Italia i primi anime, il Giappone è visto da molti come un paradiso per i fumetti e per chi si occupa di letteratura disegnata. Questo non è sempre vero, soprattutto per chi è straniero (si tratta di un mercato molto chiuso e molto nazionale, a differenza per esempio delle case editrici di comics negli Stati Uniti), ma qualcuno che ci riesce, anche solo per un periodo c’è, come Igort, autore poliedrico e internazionale.
In Quaderni giapponesi Igort racconta il suo viaggio e la sua permanenza nel Paese del Sol levante, l’impero dei manga ma molto altro ancora, presentando un viaggio alla scoperta della cultura e dell’anima giapponese, che non è legata solo a manga ed anime, anche se questi sono fondamentali per capire la società giapponese di oggi.
Quaderni giapponesi, più un libro illustrato che una graphic novel, è nato su Facebook partendo dai post di Igort, appunti di diario con scritti e immagini, poi rielaborati e portati su carta a raccontare un viaggio in un Paese che è diviso tra modernità e attaccamento ad un passato spesso mitico, tradizioni e voglia di innovazione estrema.
Igort affronta tutti gli aspetti di una cultura complessa, dall’industria dei manga ed anime che ha il suo grosso bacino di lavoro e di fruizione proprio in Giappone, alla cultura anche tradizionale, dalla filosofia zen al senso di bellezza ai tanti modi di vivere di un luogo dove metropoli caotiche si affiancano a luoghi sperduti rimasti intatti da millenni.
Il rapporto tra Igort e il Giappone del resto risale a oltre vent’anni fa, quando all’inizio degli anni Novanta Igort fu il primo disegnatore italiano e occidentrale chiamato a collaborare con le riviste giapponesi. In totale, l’autore da allora ha compiuto oltre venti viaggi a Tokyo, in cui ha registrato anche cambiamenti del mercato e sociali, raccontando incontri e collaborazioni con i grandi mangaka, registi, musicisti, scrittori, dal colosso Kodansha a Hayao Miyazaki, da Ryuichi Sakamoto a Kitano.
Una storia per immagini affascinante e ricca di contrasti, che apre uno sguardo a tutto tondo su un mondo, da consigliare alle varie generazioni di appassionati di manga ed anime per capire come un occidentale può rapportarsi al mondo giapponese, ma anche a chi sa poco dell’immaginario del Paese del Sol levante, per capire come mai ha affascinato e continua ad affascinare i giovani dagli anni Settanta ad oggi.

Igort, vero nome Igor Tuveri, classe 1958, inizia la sua carriera di fumettista a fine anni Settanta, iniziando a collaborare con riviste italiane e straniere come Linus, Frigidaire, Metal Hurlant. A partire dagli anni Novanta inizia a lavorare per la casa editrice Kodansha, primo occidentale ad entrare nel tempio dei manga. Nel 2000 fonda la Coconino Press, che lascerà nel 2017; in parallelo si trasferisce a Parigi, e si dividerà molto tra la capitale francese e Tokyo, passando in Italia in molte occasioni e facendo altri viaggi. Tra le sue opere ricordiamo Goodbye Baobab, Yuri, Brillo Croniche di Fafifurnia, Storyteller, Quaderni ucraini, Quaderni russi, My generation, Gli assalti alle panetterie.

Provenienza: inviato dall’editore al recensore, si ringrazia l’ufficio stampa Fandango Coconino Press.

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:: The Squirrel Machine, di Hans Rickheit (Eris, 2017), a cura di Elena Romanello

24 luglio 2017
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Accanto a varie graphic novel a sfondo sociale, la Eris edizioni propone il gotico The Squirrel machine, di Hans Rickett, storia di una vita estrema in un Ottocento fuori dal tempo.
The Squirrel Machine racconta in maniera visionaria il rapporto tra due fratelli geniali e problematici, Edmund e William Torpor, che scuotono il paesino della provincia americana del New England del XIX secolo in cui vivono.
I due protagonisti sono attratti fin da bambini verso tutto quello che è strano e inquietante, fuori dalle regole e al limite della legalità e passano la loro vita giocando e sperimentando la costruzione di astrusi strumenti musicali realizzati con insolite e sconosciute tecnologie e carcasse di animali trafugate dai rifiuti dei mattatoi.
Le loro invenzioni però non piacciono agli abitanti della loro città, con i quali negli anni i due fratelli cercano di costruire rapporti anche di tipo sentimentale, fallendo miseramente, e finendo poi nei guai per le loro attività considerate immorali e al limite della stregoneria in un’epoca positivista ma in cui ci sono ancora presenti superstizioni mai sopite, anche se d’altro canto le sperimentazioini dei fratelli Torpor presentano elementi non certo tranquillizzanti.
Le atmosfere di The Squirrel machine, con uno stile che ricorda le incisioni vittoriane che illustravano la narrativa popolare, sono di chiaro sapore steampunk, il genere del fantastico che immagina un futuro nel passato con le tecnologie di allora. Nelle pagine della graphic novel ci sono anche molte atmosfere gotiche e horror, con il richiamo all’archetipo dello scienziato pazzo, che da Mary Shelley a Wells e fino a storie di oggi torna come monito contro l’onnipotenza della scienza in un mondo in cui la ricerca scientifica diventa fondamentale.
The Squirrel machine immerge in un incubo di follia, con echi di Poe e Wells, visto dagli occhi di Edmund e William, due menti che cercano di manipolare la vita e il mondo a loro modo: e come in tutto il fantastico di qualità, anche The Squirrel machine ha un sottotesto sociale, il dramma della solitudine, la follia, l’emarginazione, all’interno di una storia gotica e affrontabile da più angolazioni.

Hans Rickheit, americano, classe 1973, vive nel Massachussets, dopo essersi diviso tra Boston e Philadelphia, e ha lavorato come gallerista e cartoonista. Ha collaborato e collabora con varie riviste e fanzine, come The Comic Interpreter e The Stranger. The Squirrel machine è e resta il suo più grande successo, pubblicato dalla casa editrice indipendente e specializzata in fumetto underground Fantagraphics Books, ed è stata tradotta in varie lingue.

Source: inviato dalla casa editrice al recensore, si ringrazia l’ufficio stampa Eris.

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:: Yuri – Asa Nisi Masa, Igort (Coconino Press, 2017), a cura di Elena Romanello

22 luglio 2017
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Nel 1994 un’equipe composta dall’italiano Igort e dai giapponesi Yasumitsu Tsutsumi e Midori Yamane lavorò al primo esperimento di manga realizzato da un autore non giapponese per la casa editrice Kodansha, colosso editoriale conosciuto in Occidente solo per i fumetti ma che in realtà pubblica di tutto.
Nacque Yuri, uscito a puntate e tutto a colori (a differenza dei manga che sono quasi sempre in bianco e nero salvo qualche pagina speciale) e fu pubblicato dal settimanale Comic Morning, che vende un milione e quattrocentomila copie ogni settimana, ottenendo un ottimo successo.
Yuri racconta le peripezie di un cucciolo di astronauta, un alieno mezzo bambino e mezzo animale con una tuta per girare nello spazio, che gira per il cosmo in compagnia di un robot di legno per ritrovare i suoi genitori.
L’amore giapponese per le storie di robot e di orfani, che tante storie animate ha creato negli anni, torna in una storia coloratissima di viaggi, con un protagonista molto originale ma che nello stesso tempo echeggia icone dei manga come Astroboy di Tezuka, alle prese con l’eterna ricerca delle proprie origini, con accanto un robot diverso dai giganti d’acciaio imbattibili a cui ci hanno abituato Go Nagai e colleghi, di legno, con un evidente richiamo a quel Pinocchio di Collodi che molti mangaka amano.
Yuri visita le profondità del cosmo, pianeti sconosciuti e le profondità del mare, facendo vari incontri, con un finale aperto e di ricerca, e varie strizzate d’occhio alla cultura pop, a cominciare dalla presenza delle Fiat 400 e 600, modelli di culto nel Paese del Sol levante e oggetto di un collezionismo che è andato oltre il loro essere nate come utilitarie.
Un manga insolito e originale, nato per un pubblico di giovanissimi, ma piacevolissimo a ogni età, sia per chi ama il fumetto giapponese che quello occidentale, e per chi guarda con favore a ogni tipo di sperimentazione, qui forte e capace di coniugare tanti immaginari in un risultato insolito e originale, con una graphic novel che si avvicina all’albo illustrato.

Igort, vero nome Igor Tuveri, classe 1958, inizia la sua carriera di fumettista a fine anni Settanta, iniziando a collaborare con riviste italiane e straniere come Linus, Frigidaire, Metal Hurlant. A partire dagli anni Novanta inizia a lavorare per la casa editrice Kodansha, primo occidentale ad entrare nel tempio dei manga. Nel 2000 fonda la Coconino Press, che lascerà nel 2017; in parallelo si trasferisce a Parigi, e si dividerà molto tra la capitale francese e Tokyo, passando in Italia in molte occasioni e facendo altri viaggi. Tra le sue opere ricordiamo Goodbye Baobab, Yuri, Brillo Croniche di Fafifurnia, Storyteller, Quaderni ucraini, Quaderni russi, My generation, Gli assalti alle panetterie.

Source: dono della casa editrice al recensore, si ringrazia l’ufficio stampa Fandango Coconino Press.

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:: Lea Garofalo. Una madre contro la ‘ndrangheta, Ilaria Ferramosca, Chiara Abastanotti (BeccoGiallo, 2016), a cura di Elena Romanello

21 luglio 2017
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Dopo aver raccontato con il mezzo delle graphic novel varie storie di donne di oggi, stavolta Becco Giallo si occupa di Lea Garofalo, una delle tante, troppe vittime della mafia, ma la cui vicenda ha scosso l’opinione pubblica più di altre, per l’efferratezza dell’omicidio, non solo un femminicidio, e per la vita blindata ma non protetta a sufficienza che la donna ha dovuto vivere per anni.
Lea Garofalo una madre contro la ‘ndragheta racconta la vicenda umana di questa eroina suo malgrado moderna, cresciuta in una famiglia vicina alla criminalità e sposata con un pregiudicato, che ad un certo punto decide di lasciare il marito e il mondo violento che lo circonda, per garantire un futuro alla figlia. Diventata testimone di giustizia, Lea si rifugia sotto protezione in varie città con la sua bambina che man mano cresce, ma purtroppo la sua fuga si interrompe a Milano nel 2009 quando viene assassinata per ordine dell’ex marito. La figlia Denise vive sotto scorta ma studia e ha intrapreso una strada diversa da quella della sua famiglia, i suoi assassini sono stati condannati a lunghe pene detentive grazie anche alla testimonianza della ragazza.
La storia di Lea Garofalo e del suo coraggio, nato dal volere una vita diversa per sé stessa e sua figlia, rivive in una serie di vignette a carboncino, che raccontano i momenti chiave di un peregrinare e di una presa di coscienza, fino alla tragica conclusione. Una tragedia moderna, forse evitabile, che racconta ancora una volta la ferocia di una mentalità ma anche il desiderio di riscatto che può e deve essere sostenuto presso chi si vuole sottrarre alla spirale di violenza, ma che resterà comunque per sempre in pericolo.
La graphic novel è corredata da alcuni redazionali che raccontano la storia dal punto di vista della cronaca, da una bibliografia e sitografia e da una postfazione di Daniela Marcone, chiudendosi poi su alcune parole dette da Denise sulla sua voglia di avere una vita diversa in onore del sacrificio di sua madre.
Un’opera interessante per tutti, ma da consigliare in particolare nelle scuole, dove una graphic novel può essere più efficace di qualsiasi romanzo o saggio scritto per parlare dei problemi dell’oggi, mafie in testa.

Ilaria Ferramosca pugliese, laureata in giurisprudenza, ha ideato una striscia a fumetti pubblicata da Treccani come inserto della Grammatica e ha sceneggiato graphic novel per BeccoGiallo, Tunué, 001 edizioni e Edizioni Voilier. Nel campo della narrativa è stata tra i dieci finalisti del premio Alberto Tedeschi de Il Giallo Mondadori ed è stata segnalata alla XXV edizione del Premio Calvino. Insegna sceneggiatura presso le sedi di Grafite, polo pugliese sulla grafica e sul fumetto.

Chiara Abastanotti, classe 1984, è diplomata in fumetto alla Scuola internazionale di Comics di Firenze e ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Bologna. Ha pubblicato per Liberedizioni Il colore della pioggia Piazza Loggia storie ai margini di una strage e ha illustrato per BeccoGiallo La Shoah spiegata ai bambini. Collabora con il sito Graphic News e vive tra Brescia e Bologna.

Source: omaggio dell’editore al recensore, si ringrazia l’ufficio stampa di BeccoGiallo.

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:: Torino magica fantastica leggendaria, Massimo Centini (Il Punto Piemonte in Bancarella, 2017) a cura di Elena Romanello

20 luglio 2017
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Da anni si sente parlare di Torino città magica, vertice dei due triangoli della magia bianca e di quella nera, e su questo sono stati scritti libri e sono stati costruiti tour turistici per visitatori provenienti da tutto il mondo.
Massimo Centini, antropologo e autore, dedica a questo aspetto del capoluogo subalpino il saggio Torino magica fantastica leggendaria, insolito come approccio, visto che è organizzato in un’enciclopedia alfabetica di oltre trecento voci, e partendo da una prospettiva diversa e senz’altro più realistica.
L’autore ricorda come certe storie sulla Torino città magica, massonica e demoniaca erano nate dopo il Risorgimento, per mano dei detrattori dei Savoia, ma che il grosso momento di celebrazione e invenzione di questo mito fu tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta del Novecento, quando alcuni giornalisti iniziarono a scrivere articoli in tema, prendendo spesso spunto da vecchie leggende metropolitane poi non tanto diverse da quelle presenti in altre città, ma ricamando e aggiungendo storie spesso non documentate. Questa operazione era vista e per fornire un diversivo alle notizie tragiche degli anni di piombo, sia per creare una nuova identità di Torino dove il modello industriale stava andando in crisi.
Detto questo, non si può dire sfogliando questo libro che a Torino non ci siano elementi interessanti su cui lavorare e speculare: a Torino ha vissuto il sensitivo Gustavo Rol, personaggio non certo banale e ciarlatano e in passato fu visitata dall’alchimista e profeta Nostradamus, le cui centurie furono studiate da un altro torinese, Renucio Boscolo. A Torino c’è la Sindone, una delle massime reliquie della cristianità, sulla cui veridicità è aperto un dibattito che dura da secoli, sotto la Mole si nasconderebbe il Sacro Graal, alla faccia di Dan Brown che l’ha messo in un altro posto, vicino a Torino sul Musiné ci sarebbero stati avvistamenti di UFO e nelle case torinesi soprattutto dell’epoca liberty sono molte le decorazioni simboliche, da diavoli a draghi, senza dimenticare il vicinissimo maniero della Rotta, considerato uno dei più infestati d’Italia.
Un libro interessante per chi vive a Torino, ma anche per chi viene a visitarla da fuori, che non sminuisce l’importanza antropologica delle leggende e delle tradizioni, raccontandole da un punto di vista scientifico e documentato. Nel libro trovano spazio anche le tante associazioni che sono nate negli anni sull’esoterismo e tematiche associate, le librerie specializzate, le case editrici, autori e autrici del settore, tra saggistica e narrativa, e realtà recenti come il Mufant, Museo del fantastico.
Da un po’ di anni Internet e non solo hanno fatto sparire tutto il proliferare di notizie paranormali e simili: mentre il fantastico nella finzione non si esaurisce, nella realtà ha ceduto il passo ad altro, bufale comprese. In ogni caso il libro fornisce un ottimo viaggio in un universo tra fantasia e realtà, che ha avuto e ha comunque il suo fascino.

Massimo Centini, nato a Torino oltre sessant’anni fa, ha una laurea in antropologia culturale e si occupa di didattica universitaria e di ricerca sul campo, non solo in Italia. Ha scritto vari libri per Il Punto Piemonte in bancarella, oltre che con editori come Mondadori, Newton Compton, Rusconi, Piemme, Yume, alcuni dei quali tradotti all’estero. Nei suoi saggi si è occupato di tematiche come la storia della crimonologia, la caccia alle streghe, il folklore, i bordelli torinesi del passato.

Source: omaggio dell’editore al recensore, si ringrazia l’ufficio stampa di Editrice Il Punto.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: La sposa yemenita, di Laura Silvia Battaglia e Paola Cannatella (BeccoGiallo, 2017) a cura di Elena Romanello

18 luglio 2017
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Il mondo islamico è oggi nell’occhio del ciclone per vari eventi di politica estera e interni anche ai Paesi occidentali: in particolare lo Yemen, fino a non pochi anni fa meta di tour per un turismo di élite culturale e molto amato da Pasolini, è visto adesso come una delle roccaforti del terrorismo integralista.
La sposa yemenita racconta una storia diversa, oltre gli stereotipi, attraverso il reportage realizzato dalla giornalista Laura Silvia Battaglia, che nello Yemen ci è andata e ci vive. La graphic novel racconta vari momenti di vita, da quando la giornalista italiana ha potuto assistere ad un rito nuziale festeggiando con la sposa e le sue amiche alle lezioni di arabo per gli stranieri nel Paese, dall’incontro con un capo che parla di cosa fanno i droni alla popolazione civile al traffico dei bambini tra Yemen e Arabia saudita dove vengono usati per spacciare droga, fino al ruolo delle donne velate nello spazio pubblico e ai rapimenti di turisti stranieri visti dal punto di vista degli yemeniti.
Il risultato è una lucida disanima di una cultura lontana da quella occidentale ma legata da alcune radici, un mondo che è bene conoscere, fuori dagli stereotipi ma senza dimenticare i problemi, un universo immobile e tragico, con drammi e questioni irrisolte che sono emerse oggi nella loro drammaticità e che nulla tolgono al fascino e all’interesse di un Paese dove vive una cultura millenaria, precedente di molto a quella musulmana.
La sposa yemenita non è la prima graphic novel dedicata al mondo islamico uscita negli anni, dalla celeberrima Persepolis di Marjane Satrapi, ma è una delle prime, insieme a Kobane Calling di Zerocalcare, scritta da autori e autrici occidentali, e raccontata come una serie di reportage e di scene di vita, facendo parlare persone e costumi locali, senza giudicare ma raccontando la realtà, con uno stile di disegno tondeggiante, a tratti quasi da manga, ma che non toglie niente alle parole e alla forza di quello che si sta raccontando.
Alla graphic novel è aggiunto un reportage sotto forma di articolo, con le foto dell’esperienza di Laura Silvia Battaglia nello Yemen, una bibliografia e sitografia, e una cronologia sugli ultimi tre anni di storia yemenita, che hanno sconvolto e stanno distruggendo una cultura millenaria.
La sposa yemenita è una graphic novel e non solo da leggere per chi vuole capire meglio l’oggi in tutte le sue sfumature oltre gli stereotipi, ma anche per chi è incuriosito da un Paese che mescola tragedie a scenari da Mille e una notte e non accetta luoghi comuni sul mondo islamico, più complesso e variegato di quello che si pensa.

Laura Silvia Battaglia è giornalista professionista, freelance e documentarista, nata a Catania e vive tra Roma e Sana’a, la capitale dello Yemen. Svolge attività di corrispondente per vari media italiani e stranieri, come l’agenzia turca TRTWorld, Panorama, Rai tre, D-Repubblica delle donne. Ha realizzato inoltre reportage delle zone di conflitto, girando sette documentari e vincendo numerosi premi.

Paola Cannatella, napoletana di origine, nata a Catania, vive e lavora ad Alessandria, ed è fumettista autodidatta, illustratrice, grafica e docente di fumetto. Si è classificata al primo posto nel 2006 al concorso Fumetto International Talent Award e ha pubblicato la graphic novel Maria Grazia Cutuli – Dove la terra brucia, oltre a vari minicomic sul supplemento La Lettura del Corriere della Sera.

Provenienza: omaggio dell’editore al recensore, si ringrazia l’ufficio stampa di BeccoGiallo.

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