Posts Tagged ‘elena romanello’

:: Tolkien, Stephen King, e altro ancora al Salone del Libro di Torino 2017, a cura di Elena Romanello

17 marzo 2017

log

Il programma del Salone del libro di Torino 2017 verrà svelato nella sua interezza a fine aprile, ma ci sono già diverse anticipazioni per un evento che farà di Torino la capitale del libro dal 18 al 22 maggio.
Il tema quest’anno sarà Oltre il confine, con tanto di logo realizzato da Gipi, con quindi come argomento incontri, scontri, confronti tra culture. La Regione ospite è la Toscana, sede di vari festival letterari in partner con il Salone, mentre il Paese di quest’anno sarà gli Stati Uniti, luogo dalla doppia faccia, a un lato il Nobel a Bob Dylan dall’altro l’elezione dell’ultra reazionario Donald Trump. All’interno del Salone sono confermati il Bookstock Village, l’angolo sul cibo a cura di Slow Food, l’iniziativa Adotta uno scrittore, il concorso Lingua Madre. Più del 90 per cento degli editori dell’anno scorso hanno confermato la loro presenza, ci saranno new entry, non solo nell’Incubatore, senza contare le tariffe agevolate per chi proviene dalle zone del terremoto.
Le prime grosse notizie riguardo alle iniziative in programma riguardano due giganti dell’immaginario fantastico, Stephen King e J.R. Tolkien. Per entrambi il 2017 rappresenta un anno di celebrazioni, Stephen King festeggia infatti il suo settantesimo compleanno a settembre, mentre per Tolkien quest’anno rappresenta il centoventicinquesimo anniversario della nascita e ottant’anni dalla prima uscita de L’hobbit. Entrambi sono diventati un fenomeno letterario e di costume, grazie a film, ma anche a newsgroup, mailing list, forum, webzine, promuovono costantemente l’organizzazione di incontri, seminari, mostre, raduni, feste, cosplay.
Il tributo ai due maestri saranno anche a cura dei fandom degli scrittori, come il raduno europeo dei seguaci di Tolkien la sera del 20 maggio al Borgo medievale, con una festa in costume con concerto di Arturo Stalteri con musiche ispirate al Signore degli anelli. Sempre il 20 maggio alle 18 e 30 Loredana Lipperini curerà uno speciale in collaborazione con l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, mentre Tolkien sarà di scena con una lectio magistralis di Wu Ming 4 Aspettando Beren e Luthien – Donne, dame ed eroine nel mondo di J.R.R.Tolkien, con l’intervento del presidente Aist, Roberto Arduini, una mostra di illustratori italiani in tema al Salone Off e la presenza dei cosplayer tolkeniani, su iniziativa di Torino Comics e della Cospa Family, all’interno dei padiglioni del Lingotto.
Per quello che riguarda Stephen King, altro autore che ha appassionato generazioni con i suoi libri fantastici ma che raccontano anche tanto la realtà a stelle e strisce con le sue contraddizioni, è previsto un lungo omaggio il 19 maggio dalle 18 alle 20 con Giovanni Arduino, scrittore, traduttore e profondissimo conoscitore di King, e Loredana Lipperini, arricchito da testimonianze, musiche, filmati, fumetti, fan scatenati, cosplayer in tema, apparizioni a sorpresa e, a a partire dalle 19 la lettura delle pagine più amate dei suoi libri ad opera di scrittori famosi. Una prova fondamentale di come la cultura nerd sia ormai parte fondante della cultura tout court.

:: Non dirmi bugie, Rena Olsen (Newton Compton, 2017) a cura di Elena Romanello

16 marzo 2017
non

Clicca sulla cover per l’acquisto

Clara sta spazzolando i capelli ad una delle sue figlie adottive, quando alcuni uomini armati di un corpo di polizia scelto, fanno irruzione in casa, arrestano suo marito Glen, portano via le sue bambine e rinchiudono lei in un reparto psichiatrico.
Qui agenti federali e medici la chiamano con il nome Diana e iniziano a incalzarla con domande su suo marito e sulle sue attività, minacciando di chiuderla in un carcere femminile se non collabora: Glen ha urlato a Clara di non dire niente e lei vuole obbedirgli perché lo ama tanto, così come non vuole tradire la madre di lui, così importante nella sua vita.
Man mano che la storia procede, alternata tra passato e presente, emerge un’inquietante verità, basata su menzogne di anni, in mezzo alla quale Clara ha vissuto, sequestrata da un’associazione criminale che traffica in ragazze e bambine, tra bugie, violenze, omicidi, lavaggio del cervello, stereotipi inculcati. Per Clara sarà duro capire che tutta la sua vita è stata uno sbaglio, che Glen non era certo un grande amore da difendere, che ha perso cose e persone importantissime e che per lei può esserci redenzione e una nuova vita a patto che sappia rinnegare e distruggere quella vecchia.
Un thriller psicologico che racconta il dramma reale del traffico di esseri umani, soprattutto di giovani donne e bambine, frequentissimo anche nel civile Occidente, dal di dentro, spiegando che raggiri e bugie vengono raccontati spesso alla vittime, quando vengono prese da bambine, perché si accetti l’indicibile e l’anormale, fatto di prevaricazione e violenza, tra bordelli e vite come schiave di uomini molto più anziani.
Ma Non dirmi bugie è un libro interessante non solo dal punto di vista del thriller e della denuncia: in un momento in cui da più parti si esalta la sottomissione della donna, la sudditanza all’uomo, la mancanza di ribellione e soprattutto si minimizza la violenza domestica perché sempre amore è, questa storia di sopraffazione e menzogna è doverosa e da leggere proprio per far capire che amore non è violenza, amore non è oppressione, amore non è limitazione di una libertà e la ribellione di Clara, con il suo ritrovare se stessa può essere d’aiuto a qualunque donna o ragazza che si trovi alla prese con un rapporto oppressivo e limitativo.
Non dirmi bugie quindi si pone tra le storie thriller interessanti e di valore, quelle avvincenti ma capaci anche di parlare di problemi attuali e non certo solo legati al mondo della criminalità organizzata.

Rena Olsen Vive in Iowa, è una scrittrice, terapeuta, insegnante, cantante a tempo perso e soprattutto un’incrollabile ottimista. Di giorno cerca di salvare il mondo come psicologa scolastica, mentre di notte costruisce nuovi mondi sulla carta. Non dirmi bugie è il suo primo romanzo. Il suo sito internet è renaolsen.com

Source: omaggio della casa editrice, si ringrazia l’ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Un’ intervista con Alicia Giménez-Bartlett, a cura di Elena Romanello

14 marzo 2017

ALICIAAlicia Giménez-Bartlett è una delle autrici spagnole più popolari e amate oggi, sia grazie ai gialli (novelas negras in lingua originale) di Petra Delicado che alle sue altre storie. Al Circolo dei lettori di Torino ha raccontato un po’ di cose sui suoi libri, se stessa e la vita in generale.

Il genere giallo è considerato appanaggio degli autori uomini. Come mai siete così poche donne a cimentarvi con esso?

Prima le donne non scrivevano, così come non facevano tante altre cose, c’è un ritardo nella presenza delle donne nell’arte, nella musica, nella cultura, socialmente e storicamente. Di solito, inoltre, si pensa che nelle storie poliziesche ci siano situazioni poco piacevoli, adatte solo agli uomini. Del resto le donne hanno fatto la rivoluzione del giallo, innanzitutto quelle angloamericane, poi sono venute quelle europee, e hanno conquistato questo genere in maniera più rapida che non il potere economico per esempio, in un processo prima difficile ma che poi diventa rapido.

La letteratura gialla o novelas negras si è allargata a macchia d’olio, con prima i romanzi inglesi, poi quelli italiani, poi il filone spagnolo, poi gli autori nordici e orientali e non è ancora finita. Come mai la letteratura gialla si è evoluta da genere di serie B a fenomeno culturale?

Penso che la letteratura debba raccontare la realtà, questo succede dal tempo del realismo ottocentesco, con autori come Hugo e Zola che hanno raccontato davvero cosa voleva dire essere operai allora. Oggi il genere che racconta meglio il mondo contemporaneo e i problemi della gente è il giallo, che parla anche di attualità e dei problemi di oggi.

Come mai voi giallisti spagnoli ambientate le vostre storie praticamente sempre a Barcellona e non per esempio a Madrid?

Barcellona è una città con una rigida struttura sociale a piramide, con una mentalità borghese, tradizionalista, moderna solo all’apparenza. Un delitto che avviene qui fa da risonanza forte, tenendo conto che è anche una città turistica, variegata, vivace. Madrid è molto più grande come città ma non ha tutte queste caratteristiche, che sono perfette per lo sfondo di un romanzo giallo.

Tu alterni romanzi gialli e romanzi di altro genere, di costume. Cosa ti spinge verso un genere rispetto che un altro, visto che alterni?

Io sono una Gemelli e per me è tutto doppio, ho avuto due mariti, due figli, due cani, due case e due modi diversi di scrivere. Petra Delicado è la mia parte umoristica, giocosa, mentre nei miei altri romanzi, come Uomini nudi, viene fuori il mio aspetto introspettivo e malinconico.

Anche i tuoi romanzi hanno sempre al centro una coppia, c’è chi ha scomodato Don Chisciotte…

Non riesco a dare duplicità ad un solo personaggio. E per me sono fondamentali anche i personaggi secondari, avete mai notato come un film non funziona quando per esempio i personaggi di contorno non sono ben delineati?

Hai mai provato a scrivere due libri in contemporanea come faceva per esempio Simenon con la serie di Maigret e gli altri suoi romanzi?

Sì, ma non ci sono riuscita. Era impossibile per me. Comunque io non amo particolarmente Simenon, lo trovo molto maschilista, i suoi personaggi femminili sono o mogli o prostitute, stereotipati e insopportabili.

Nella letteratura gialla trova spazio il cibo e il mangiare, anche Fermin Gàrzon adora mangiare…

Tutta questa presenza di cuochi in tv oggi mi sembra una gran cretinata, cucinare non mi pare una grande arte, e il considerarla tale mi pare una prova del momento di decadenza sociale che stiamo vivendo, dove si dà spazio a chi non ha idee diverse e nuove da proporre. Fermin ama mangiare, ma perché mangiare è una necessità. In ogni caso, nei Paesi nordici sono rimasti stravolti perché faccio bere troppo alcool ai miei personaggi in servizio, cosa per loro inconcepibile.

L’umorismo che c’è nei tuoi libri fa parte della cultura spagnola?

Certo, mi ispiro molto alle battute che sento fare dalla gente per strada. Come quel giornalaio con un cagnolino piccolo che ad una signora che gli chiedeva a cosa gli servisse ha risposto dicendo al cane Attaccala! O al bar ho visto un cliente che pagava tirando fuori tante monete e il barista che gli diceva Ma credi di essere in chiesa? O ancora quando ho chiesto al ristorante una tazza di brodo gallego e ho detto che resuscitava i morti tanto era buono e il mio vicino ha detto L’importante è che il morto non sia Franco!

Quanto hanno in comune Petra e Alicia?

Petra è più coraggiosa di me, si arrabbia più di me, è più pratica, non invecchia e non ha paura di offendere gli altri. Però mi sono ispirata a certe cose con i miei figli per alcune situazioni di Petra.

Quali sono i tuoi autori e autrici preferiti?

Leggo molto e adoro cercare novità e nuove voci. Mi piace il giallo, soprattutto quello mediterraneo, e tra gli italiani adoro Ammaniti, Camilleri, un maestro con cui condivido lo stesso editore, Lucarelli, Carlotto e Elena Ferrante.

Il tuo prossimo libro?

Sto lavorando ad una nuova storia di Petra, che dovrebbe essere pronta per l’estate e che molto probabilmente uscirà in Italia entro fine anno. Parlerò di un problema grave di oggi, quello della solitudine nelle grandi città, e il titolo sarà Mio caro assassino.

:: Jane Austen di Manuela Santoni (Becco Giallo, 2017) a cura di Elena Romanello

13 marzo 2017
jane

Clicca sulla cover per l’acquisto

Duecento anni fa moriva, a soli 42 anni, per una malattia degenerativa all’epoca inguaribile, Jane Austen, una delle più amate autrici di tutti i tempi, oggi come non mai al centro di un fenomeno di costume e di fandom.
I suoi libri continuano ad essere pubblicati, sono usciti film ispirati a lei e alla sua vita di donna comunque controcorrente, visto che non si sposò mai e si dedicò alla scrittura sia pure facendo uscire i suoi libri in maniera anonima. A Jane Austen si sono ispirati seguiti, riletture, avventure gialle, fumetti, viaggi tematici a Bath e altro ancora.
Per ricordarla degnamente, però, occorre rivolgersi ad un titolo appena uscito nella collana Biografie di Becco Giallo, Jane Austen, dell’italiana Manuela Santoni, una graphic novel che dà dell’autrice una lettura nuova e interessante, partendo dal mistero delle lettere di Jane bruciate dalla sorella Cassandra su richiesta dell’interessata subito dopo la morte, per nascondere forse dei segreti che non dovevano essere svelati.
Jane Austen, ormai malata e prossima alla morte, scrive una lettera alla sorella Cassandra, in cui ricorda la sua vita, da quando era una ragazzina che detestava le tradizionali attività femminili perché preferiva leggere, alla nascita delle sue storie, passando per l’amore breve per il giovane Tom Lefroy, al quale preferì comunque libri e scrittura.
La graphic novel racconta per sommi capi la vita dell’autrice, risultando comunque esauriente nel ricostruire il percorso di una donna in anticipo sui suoi tempi, che si dedicò ad un’arte che era considerata allora al massimo buona per intrattenere i salotti ma che ha saputo raccontare come poche l’alta società di inizio Ottocento e soprattutto le sue donne e ragazze, senza diritti ma volitive, acute, mai sottomesse.
Un libro che piacerà a chi ama Jane Austen e il suo mondo, qui ricostruito in maniera minimalista rispetto allo sfarzo di altre opere anche fumettistiche, ma molto efficace, con uno stile di impaginazione e grafica che ricorda non poco quello di un altro fumetto al femminile, molto diverso come storia anche se inerente sempre il ruolo delle donne nella società, e cioè Persepolis di Marjane Satrapi.
Jane Austen a fumetti è completato da un breve saggio che racconta l’opera dell’autrice di Mara Barbuni, insegnante, ricercatrice universitaria e traduttrice, nonché direttrice di Due pollici d’avorio, la rivista della Jane Austen Society of Italy. Un modo per entrare ancora di più in un universo che non cessa di avere qualcosa da dire, contro forse le stesse aspettative dell’autrice.

Manuela Santoni, classe 1988, è illustratice e fumettista e vive in provincia di Roma. Diplomata al liceo artistico, si è laureata in lettere alla Sapienza, ha frequentato la Scuola Romana dei Fumetti e il Master annuale di illustrazione a Macerata. Ha lavorato a vari progetti individuali e collettivi sul fumetto e l’illustrazione. Il suo sito ufficiale è http://www.behance.com/manuelasantoni

Suorce: inviato al recensore dall’editore, si ringrazia l’ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: La spia del mare, Virginia de Winter (Mondadori, 2016) a cura di Elena Romanello

7 marzo 2017
la spia del mare

Clicca sulla cover per l’acquisto

Nella Venezia del 1741, pronta a festeggiare il Carnevale, momento unico dell’anno che dura mesi come organizzazione e realizzazione, arriva Cordelia Bakcson, giovane spia inglese che vuole smascherare un gruppo di assassini che si nasconde dietro ad un gruppo mascherato da Commedia dell’Arte e che vogliono attentare alla Serenissima.
Dietro c’è molto di più, tra filtri alchemici per l’immortalità e legami di sangue insospettabili, e Cordelia si troverà a rischiare molto di più della sua vita, trovando anche alleati, come il realmente esistito Giacomo Casanova.
Prima delle sfumature e dei vampiri che luccicano, la letteratura rivolta alle donne è stata per decenni ammorbati da ameni affreschi pseudostorici con eroine che saltellavano da un letto maschile all’altro, con tanto di puntata in harem e luoghi esotici e salvataggio dell’amore macho di turno. Ecco, dimentichiamoci (per fortuna!) questi libercoli, il romanzo di Virginia de Winter, che aveva mostrato già il suo amore per il fantastico e la narrazione con la saga vampirica e fantasy di Black Friars, è ben altra cosa che un trastullo di tal forma, una storia originale che mescola il romanzo storico e d’avventura, con omaggi a Dumas, al romanzo fantastico.
Il risultato è una cavalcata di pagine che si leggono avidamente, tra colpi di scena, duelli, fughe, morti apparenti, complotti, poteri sovraumani, con al centro di tutto un’eroina non certo melensa e sprovveduta, coinvolta in eventi e fatti più grandi di lei anche in prima persona, tra realtà storica e fantasia romanzesca.
La spia del mare indica una nuova strada possibile al romanzo fantasy, quella del rivisitare fatti storici e luoghi indimenticabili in una nuova prospettiva: del resto, la strada degli alchimisti di Praga esisteva veramente e da sempre si sono cercati rimedi per l’immortalità e per indurre un sonno simile alla morte da cui risvegliarsi dopo anni, gli antenati delle moderne sperimentazioni e ricerche scientifiche di oggi.
La grande protagonista del libro è e resta Venezia, città iconica ancora oggi, qui restituita in uno dei suoi momenti di massimo splendore, con la sua atmosfera festosa, il suo essere capitale del mondo, luogo di divertimento ma anche di misteri, aiutata da una cornice unica sospesa sulle acque.
La spia del mare è un romanzo interessante per i cultori del fantasy in cerca di qualcosa di un po’ diverso dalle ottime ma ormai un po’ troppo presenti saghe stile Tolkien o George R.R. Martin, ma anche una storia interessante per chi ama la Storia e le atmosfere del passato, vicende lontane ma che ridiventano vive grazie all’abilità di chi scrive.

Virginia de Winter è nata nelle assolate regioni meridionali e appena può corre verso i mari e le spiagge del Sud. Vive e lavora a Roma, tra librerie cariche e dispense desolatamente vuote, una famiglia molto amata e piantine che non vogliono saperne di sopravvivere alle sue cure. Adora i libri, le serie tv, anime, manga e chiacchierare di queste cose sui social network. È appassionata di architettura, opera lirica, musica e vintage, ma ama leggere sopra ogni altra cosa. Ha cominciato a pubblicare nel 2004 sul sito di fanfiction EFP. È autrice della serie Black Friars (L’Ordine della Spada, L’Ordine della Chiave, L’Ordine della Penna, L’Ordine della Croce) edita da Fazi dal 2010 al 2013 e de Il Cammeo di Ossidiana (Harper Collins, 2016).

Source: libro preso in prestito nelle biblioteche del circuito SBAM.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Un’ intervista con Pietro De Angelis, a cura di Elena Romanello

6 marzo 2017

deangelis1Pietro De Angelis ha recentemente pubblicato presso Elliot Il mistero di Paradise Road, recensito su Liberi di scrivere qualche tempo fa. Un libro insolito e originale, ed è per questo che è interessante sentire cosa racconta l’autore stesso sulla sua genesi.

Come è nata l’idea de Il mistero di Paradise Road?

Ogni libro nasce da una scintilla diversa; a volte è un luogo, altre un’idea di trama, altre ancora un personaggio. In questo caso, tutto ha avuto inizio dalla folgorazione di un’immagine, l’immagine di un oggetto, che sarebbe poi diventato l’invenzione al centro della storia. Da lì, il resto è venuto in modo conseguenziale. C’era solo un tempo e un luogo in cui quell’immagine, cioè quell’invenzione, sarebbe risultata credibile per un lettore: la Londra dell’800.

Perché, secondo lei, l’Inghilterra vittoriana continua ad affascinare così tanto?

Personalmente, ma la mia è una risposta parziale, da puro appassionato del periodo, sono convinto che siamo un po’ tutti figli dei Vittoriani. L’epoca vittoriana è stata un periodo di continua, esasperata evoluzione, esattamente come il nostro, in cui si sono vissute e sperimentate fortissime contraddizioni, e si sono formati in nuce alcuni dei caratteri sociali e culturali che poi abbiamo ereditato, e che continuano ancora oggi a segnarci in positivo o negativo. Il moralismo e l’individualismo borghese, la rigida divisione in classi, il culto del successo materiale, la separazione delle pulsioni inconsce dalla vita pubblica, con lo spostamento di tutto ciò che era considerato proibito in una dimensione parallela e sotterranea, l’inibizione e la repressione feroce degli aspetti ritenuti non vantaggiosi per l’affermazione mondana, il ruolo subalterno della donna e insieme la sua lotta per l’emancipazione, sono tutti aspetti ancora vivi nella nostra società attuale. Al tempo stesso, è stata un’epoca di incredibili scoperte e invenzioni tecnologiche, che hanno animato una grande fiducia nel progresso scientifico, e anche un periodo in cui il diverso, il deforme, l’insolito sono stati venerati in circoli ristretti, elitari, quasi come una forma di resistenza, un marchio di distinzione.

Pensa di tornare in questo mondo con altre storie?

Sì, come scrittore mi affascina molto la tensione tra Ordine e Caos, tra Legge e Natura, tra Repressione e Libertà, e come ho detto quest’epoca è il setting perfetto per storie che vogliano trattare temi simili.

Quali sono i suoi maestri e fonti di ispirazione per questo e altri libri?

La stesura de Il mistero di Paradise Road è stata lunghissima, ed estenuante. Quasi dieci anni di lavoro, tra ricerche, traduzioni, scrittura e editing. Ho consultato moltissimi testi, dai grandi classici vittoriani, ai romanzi neovittoriani, a saggi a tema vittoriano. Non potrei indicarne uno, senza far torto a tutti gli altri. Ma ci sono stati due libri in particolare senza i quali non avrei mai potuto scrivere il mio: Rooms near Chancery Lane, un libro particolarissimo, che descrive le vicissitudine del primo Ufficio Brevetti della Corona, ovvero il luogo dove lavora il mio protagonista; e i due pamphlet let Le quattro età della poesia di Peacock e Difesa della poesia di Shelley, che mi hanno fornito lo scenario culturale per incarnare il conflitto tra Prosa e Poesia, il cuore pulsante del romanzo.

Come vive la sua realtà di scrittore oggi in Italia e in una zona terremotata?

Viviamo in un momento molto strano, in cui si pubblicano moltissimi libri, e se ne leggono pochi. Ormai la sfida maggiore, per uno scrittore, non è diventata farsi pubblicare, ma tentare di assicurare visibilità e longevità al proprio lavoro. I nuovi social sono un grande aiuto, in questo, ma trovo che siano anche una grande distrazione, sottraendo spazio a quel silenzio, necessario per chi scrive, dal quale soltanto nascono le parole. Per quanto riguarda la seconda parte della sua domanda, temo non ci sia una vera risposta. Per chi ha vissuto la tragedia del terremoto, niente sarà più uguale a prima. La nostra geografia del cuore è stata di colpo distrutta, cancellata da un giorno all’altro. Viviamo come all’indomani della fine di una guerra, con tutte le sensazioni e le emozioni contrastanti di un momento del genere. A volte prevale il dolore della perdita, altre volte la speranza e il desiderio di riscatto, ma siamo tutti consapevoli, in cuor nostro, che qualcosa di immensamente prezioso è andato perduto, e che non ci sarà mai più restituito, almeno nell’arco della nostra vita; ci vorranno molti, molti anni per tornare alla normalità. Queste macerie, però, sono pezzi della nostra storia, e tutto ciò che si può fare è amarle con ancora più forza e intensità delle case e delle strade che furono. Essere scrittori qui significa sentire tutto questo dolore, tutto questo amore, e lasciarsene colmare; significa sapere che, un domani, quando sarà il momento, se ne scriverà, e si darà forma e senso a ciò che ora appare come impossibile persino da descrivere.

:: I nerd salveranno il mondo, Fulvio Gatti (Las Vegas Edizioni, 2017) a cura di Elena Romanello

3 marzo 2017
copinsim

Clicca sulla cover per l’acquisto

Fino a non molti anni fa i nerd erano visti dalla maggior parte della gente come decisamente strambi e fuori dal mondo, persi in passioni totalizzanti per i fumetti, la fantascienza, il fantasy, i giochi di ruolo e cose simili.
Oggi le cose sono cambiate, come racconta Fulvio Gatti, nerd anche lui a causa o per colpa della saga di Star Wars, grazie essenzialmente al fatto che fumetti e fantastico sono diventati un business di proporzioni planetarie, a fenomeni di costume come il serial The Big Bang Theory e a Internet. Nell’agile e appassionante libro edito da Las Vegas I nerd salveranno il mondo Fulvio Gatti racconta per sommi ma abbastanza curati capi la storia dell’affermarsi di un immaginario, partendo dalla sua esperienza ma non solo.
Il punto centrale è l’affermarsi del fenomeno Star Wars, nato come progetto di nicchia per George Lucas e soci, diventato un grande successo, poi dimenticato per un po’ di tempo se non dagli appassionati e ritornato alla ribalta da alcuni anni grazie ai film ma non solo.
Tra le pagine del suo libro Fulvio Gatti parla anche di altri importanti fenomeni, come le serie di culto, Star Trek e Game of thrones in testa, i supereroi americani tornati di grande interesse dopo i film a loro dedicati, i romanzi di fantascienza, l’immaginario inglese capitanato da Doctor Who. Spiace solo non trovare tra le pagine i manga giapponesi, fondamentali per la costruzione di un’identità nerd e otaku in chi era bambino o ragazzino tra gli anni Settanta e Ottanta, ma del resto su questo argomento ci sono altri libri, ed è interessante in ogni caso l’esaminare un mondo composito e fatto di tanti universi.
L’autore racconta anche della situazione italiana, dove i lavori creativi e intellettuali vengono snobbati e dove per esempio i mass media si disinteressano di un fenomeno di costume e di cultura pop come Lucca Comics & Games, l’evento più visitato nel nostro Paese, ma dove ci sono eccellenze come l’editore Bonelli e il successo nell’ultimo periodo di film come il fantasy Il racconto dei racconti e il fantascientifico Lo chiamavano Jeeg robot.
I nerd, secondo Fulvio Gatti ma il suo pensiero è suffragato dalla verità, sono ormai una forza anche economica ma soprattutto, con la loro capacità di raccontare e creare belle storie possono creare una vera alternativa di vita in un mondo in cui i bulli, i prepotenti e gli intolleranti vogliono prevaricare a tutti i costi. Nelle storie amate dai nerd si esalta il pacifismo, la collaborazione tra etnie diverse, l’apertura verso il nuovo e l’insolito, il superamento delle discriminazioni. E forse, con questi valori, i nerd potranno davvero salvare il mondo.

Fulvio Gatti è nato a Torino nel 1983 e vive in provincia di Asti. Specializzato in fumetti e cultura del fantastico collabora da una decina di anni per giornali locali e nazionali. Ha pubblicato un saggio su Star Wars, vari racconti e sceneggiato una graphic novel tradotta anche in francese. Svolge anche attività di traduttore e videomaker.

Source: acquisto del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Il Fantastico secondo Alessia Mainardi, a cura di Elena Romanello

23 febbraio 2017

alessiamainardiAlessia Mainardi, parmigiana doc, è un nome noto da diversi anni a chi si occupa di cultura fantastica e frequenta le fiere: cosplayer storica, attivista sociale per i diritti dei disabili, autrice delle due saghe fantasy di Argetlam e Avelion e del romanzo steampunk Blink. Ma sentiamo cosa racconta lei stessa sulla sua vita e la sua arte poliedriche e interessanti.

Come nasce la tua passione per i generi del fantastico, steampunk e fantasy?

Potrei dire che questa passione nasce con me. Mi spiego meglio: fin da bambina adoravo le fiabe, inventavo storie fantasiose che raccontavo io a mia nonna e non viceversa. Crescendo questa mia inclinazione verso tutto ciò che è fantastico si è allargata abbracciando i libri che leggevo, non solo romanzi di genere, ma anche saggistica su mitologia, leggende, misteri e archeologia, in particolare egittologia; per poi passare ai film e le serie TV che seguivo e, ovviamente, anche i cartoni animati, non solo Disney, quanto più gli anime giapponesi, i quali mi hanno fatto approdare ai manga. Alla fine, quando sono diventata scrittrice, per me è stato naturale continuare nel solco della passione che mi è sempre appartenuta.

In che universo ti sei sentita più a tuo agio, in quello fantasy o in quello steampunk?

Sicuramente in quello steampunk. Come ho detto prima sono appassionata di mitologia, archeologia e anche di periodi storici più recenti, come quello vittoriano in cui lo steampunk affonda le sue radici. Avendo adorato i romanzi di Jane Austen così come le avventure di Sherlock Holmes descritte da Sir Arthur Conan Doyle calarmi in quell’atmosfera, condendola di un pizzico di magia e fantasia, per me è stato molto più stimolante che creare dal nulla un intero mondo nuovo come richiede il fantasy. Preferisco nascondermi tra le pieghe di ciò che è familiare e conosciuto e ribaltarne la concezione con qualche innovazione imprevista.

Cosa pensi della situazione di questi generi in Italia?

Da lettrice devo dire di trovare le proposte italiane riguardanti il fantasy spesso noiose e ripetitive, come evidenziano bene la somiglianza di trame e copertine, per questo mi avvicino più volentieri all’urban-fantasy e allo steampunk. L’offerta è minima se rapportata ad altri generi più di moda come il paranormal-romance o anche il filone distopico, anch’essi abusati più che sfruttati, ma come ho detto prima, questi generi che partono da un periodo storico preciso, da una realtà comune a tutti, e poi la stravolgono, spesso racchiudono trovate originali e molto apprezzabili che non sono presenti in altri generi. Da scrittrice dunque, pur avendo esordito con una trilogia fantasy classica, me ne sono allontanata quasi subito, poiché desidero proporre ai miei lettori ciò che io per prima trovo differente e godibile.

Vuoi raccontare qualcosa della sua esperienza nel cosplay e del libro che hai scritto in tema?

La mia parentesi cosplay rientra nella mia passione per il fantastico, i film, gli anime e i manga. Era un modo per rendere reali i personaggi che amavo vestendone i panni. Il che da la possibilità di sfidare se stessi facendo cose che normalmente non rientrano nella nostra routine e, anche, di rapportarsi con gli altri dimenticando timidezza e inibizioni. Attraverso il cosplay si impara qualcosa di più del recitare un testo a lungo provato su di un palco, l’immedesimarsi in un personaggio al punto da renderlo reale per chi ti incontrerà in fiera e con cui dovrai interagire.
In più essendo io disabile, affetta da una malattia genetica rara che si chiama Atassia di Friedreich, cominciai a fare cosplay subito dopo la diagnosi come reazione alla mia condizione, scoprendo che con un costume addosso non ero più la ‘povera ragazza disabile’ di cui avere pena, bensì una cosplayer come tante altre, una del gruppo. Con il cosplay prendevo una pausa da me stessa e per assurdo, nei panni di un personaggio irreale, mostravo agli altri la vera me stessa, senza le limitazioni della mia malattia. Ero ciò che volevo essere.
Questa mia scoperta ho voluto inserirla nel libro autobiografico Alessia in Cosplayland proprio per condividere ciò di cui mi ero accorta e che ho sperimentato in prima persona, ovvero che, come scrivo nel testo, a volte ‘la disabilità è solo questione di punti di vista’ e ‘la volontà è ciò che rende chiunque in grado di realizzare anche l’impossibile’. Se non avessi imparato a guardare la mia disabilità da un’angolazione diversa, prendendola non come limite, ma semplicemente come un differente punto di partenza, non sarei dove sono ora a fare quello che faccio.

Prossimi progetti?

Come editore insieme ad Ailus Editrice, l’associazione di cui sono presidente, nata dalla passione di un gruppo di scrittori, illustratori e lettori, che ha lo scopo di far conoscere il mondo del fantastico a 360 gradi, pubblicando i lavori dei suoi artisti e collaboratori, davvero molti che mi vedranno impegnata per tutto il 2017. Come autrice, ho abituato i miei lettori ad avere un mio libro nuovo all’anno e non li deluderò. A novembre potrete leggere un romanzo che ho ribattezzato di ambientazione archeo-fantasy in cui saranno chiamate in causa le divinità dell’Antico Egitto, una delle mie passioni più vecchie e radicate.

Per ulteriori informazioni su Alessia visitare il suo sito ufficiale www.alessiamainardi.net e quello dell’AssociazioneAilus Editrice: www.ailuseditrice.it

:: Tra Sandokan e Salgari: Yanez De Gomera il bohemien dei mari maltesi di Felice Pozzo (Bibliografia e informazione, 2016) a cura di Elena Romanello

23 febbraio 2017
1

Clicca sulla cover per l’acquisto

Emilio Salgari, maestro italiano dell’avventura sotto varie forme, dal romanzo storico alla fantascienza, continua ad appassionare, almeno chi è cresciuto con lui e i suoi libri, e magari anche gli adattamenti in tv, come l’ormai mitico sceneggiato Sandokan di quarant’anni fa.
Un autore così prolifico offre infiniti spunti su cui riflettere e da studiare, e nel saggio Tra Sandokan e Salgari: Yanez de Gomera il bohemien dei mari maltesi Felice Pozzo, uno dei massimi studiosi in materia, racconta uno dei suoi personaggi più amati, anche se all’apparenza secondari, per le edizioni Bibliografia e Informazione.
Yanez, migliore amico di Sandokan e suo complice in un’epopea che dura tanti libri, per molti è stato una sorta di alter ego dell’autore, un europeo che sceglieva di andare a vivere in un mondo non suo diventandone parte e condividendo le istanze di quei popoli, trovando là casa e ideali. Senz’altro Yanez, interpretato in tv in maniera mirabile da Philippe Leroy, è e resta uno dei personaggi più interessanti tra i tanti creati da Emilio Salgari, tra cui spiccano anche tante eroine decisamente in anticipo sui suoi tempi: leggere il saggio di Felice Pozzo è davvero come fare un tuffo nel passato, attraverso tutte le avventure di Yanez, con citazioni di brani dei libri e evoluzione di una figura che da avventuriero un po’ bohémien in cerca di avventure diventa il brahimo dell’Assam sposato con una donna indiana, secondo una serie di principi di multiculturalità che erano cari a Salgari ben prima che diventassero di moda e oggetto di dibattiti tra fazioni opposte.
In parallelo Felice Pozzo racconta anche la vicenda umana di Emilio Salgari, i suoi successi indubbi ma anche il suo folle lavoro, i suoi problemi familiari e personali, la sua morte prematura, ma anche i suoi interessi paralleli ai suoi libri, dalle traduzioni di Dumas all’attenzione per l’epopea del Risorgimento.
Tra Sandokan e Salgari è un libro che non può non mancare nelle biblioteche degli amanti di Salgari, sia di chi lo è da lungo tempo sia di chi l’ha scoperto magari in maniera fortuita e recentemente. I libri di Salgari continuano ad essere presenti nel circuito librario, sia delle novità che delle occasioni, anche senza più il supporto di recenti sceneggiati, e questo è un bene. Interessante però anche scoprire cosa c’era dietro ai suoi libri e ai suoi personaggi

Felice Pozzo, vercellese, è studioso salgariano, cinefilo, collezionista bibliofilo e appassionato di fumetti. Ha scritto vari saggi su Salgari e la sua produzione romanzesca, tra cui citiamo Il fachiro di Atlantide. Percorsi dell’immaginario tra avventure e misteri, Nella giungla di carta. Itinerari toscani di Emilio Salgari, Emilio Salgari e dintorni, Il corsaro nero e Il laboratorio magico di Emilio Salgari. In questo periodo sta approfondendo i rapporti tra Salgari e la fantascienza, e tra Salgari e gli autori che si ispirarono a lui.

Source: dono dell’autore, si ringrazia Felice Pozzo.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Per ricordare Primo Levi, a cura di Elena Romanello

21 febbraio 2017

image

L’11 aprile di trent’anni fa Primo Levi, uno dei massimi testimoni della Shoah, si suicidava dopo una vita passata a raccontare il suo dramma non certo individuale con fermezza e senza rancori, un gesto che sconvolse sia chi era della sua stessa generazione sia i giovani che erano cresciuti leggendo i suoi libri.
In attesa di celebrare l’anniversario ad aprile con varie iniziative in tutta Italia, nel Grattacielo del San Paolo di Torino si svolgeranno nel mese di marzo alcuni incontri con letture ad ingresso libero per raccontare l’uomo, lo scrittore, il testimone, l’intellettuale e il chimico, tutti aspetti presenti nella vita di Primo Levi e vissuti da lui in maniera parallela.
I tre incontri sono il 1 marzo alle 21 con Gioele Dix che leggerà brani di Primo Levi su Auschwitz, il 9 marzo Sonia Bergamasco che leggerà Primo Levi sulle invenzioni e i racconti di anticipazione e il 16 marzo Fabrizio Gifuni che leggerà dell’autore i brani sui mestieri. I singoli incontri saranno introdotti da Marco Belpoliti e Domenico Scarpa.
Trent’anni sono l’arco di una generazione, e in questi trent’anni Primo Levi non ha smesso di essere amato e letto anche da chi allora non era ancora nato. Di lui si sono scoperti altri aspetti oltre a quello di testimone dei lager nazisti, visto che era un narratore, anche di fantascienza, un uomo di scienza e cultura, un pensatore di rango internazionale. Oggi le sue opere sono disponibili in varie lingue e traduzioni, ed è uno dei pochi autori italiani contemporanei ad essere stato tradotto integralmente nei Paesi anglosassoni, dove per altri nomi sono usciti solo alcuni libri.
In Italia Primo Levi è pubblicato da Einaudi, in varie edizioni, e da un suo libro, La tregua, è stato anche tratto l’omonimo film di Francesco Rosi. Da segnalare inoltre anche il gruppo di lettura in corso alla Biblioteca Ginzburg in via Lombroso 16 dedicato proprio alla fantascienza di Primo Levi, i cui prossimi incontri saranno il 7 marzo, il 4 aprile e il 16 maggio alle 17 e 30.
Le sue storie quindi hanno ancora molto da dire, per la loro varietà e modernità: la prima storia parlerà del suo aspetto più noto, quello relativo alla deportazione e il suo ritorno a casa, mentre la seconda verte su racconti in cui spesso filtrò qualcosa del suo vissuto, in chiave magari fantastica e la terza sarà incentrata sul suo lavoro di chimico, che per anni lo assorbì.
La sede degli incontri è il Grattacielo Intesa San Paolo a Torino in corso Inghilterra 3, l’ingresso è gratuito su prenotazione, per ulteriori informazioni contattare l’Ufficio Media Attività istituzionali, culturali e sociali della San Paolo allo 011 5556203 o via mail a stampa@intesasanpaolo.com

:: Il mistero di Paradise Road, Pietro De Angelis (Elliot edizioni, 2016) a cura di Elena Romanello

16 febbraio 2017
deangelis1

Clicca sulla cover per l’acquisto

Nella notte del 15 gennaio del 1875, a Paradise Road, via di linde casette a schiera di persone della media borghesia, morirono nello stesso momento dodici persone, di varia età e non in condizioni di malattia, apparentemente senza motivo. Il fatto rimase un mistero sia per Scotland Yard che per la scienza.
Solo anni dopo emerge una possibile verità dal racconto di un uomo ricoverato in un manicomio: Lionel Morpher era un impiegato esemplare dell’Ufficio Brevetti che si era posto alcuni obiettivi fondamentali nella vita, come farsi una famiglia con Alphonsine. Ma qualcosa era andato storto, e Alphonsine si era appassionata alla poesia e poi ad un giovane poeta, con cui progettava di fuggire. A nulla erano valse minacce e lusinghe di Lionel, che aveva deciso di cercare di salvarla e ricondurla alla ragione con l’aiuto di una macchina misteriosa che si era procurato per vie traverse, che invece aveva causato la tragedia nella via.
Ancora una volta le atmosfere della letteratura vittoriana risultano vincenti anche oggi, con echi di Wilkie Collins e R.L. Stevenson, in un libro scritto oggi che immerge in quel mondo senza dimenticare tutte le suggestioni possibili, comprese quelle sociali, positiviste e steampunk.
Il mistero di Paradise Road ha diversi livelli di lettura: è un giallo paranormale di ambientazione ottocentesca, ma anche un esempio di narrativa d’anticipazione nel passato oltre che un quadro della società del tempo, raccontata anche in quegli aspetti privati di cui gli autori vittoriani non potevano tanto parlare, con riferimenti al ruolo subalterno della donna, visto che al centro di tutto c’è la ribellione di Alphonsine che viene trattata dal marito Lionel come una pazza da rinchiudere o da curare, ma anche a come veniva trattata la malattia mentale e a come erano risolti i problemi di disagio personale.
Un libro forse insolito nelle proposte editoriali di oggi, ma intrigante e senz’altro gradito per molti, visto che la fascinazione per l’epoca vittoriana è costante, raccontato da una voce italiana che si trova molto a suo agio in questa Londra nebbiosa e attratta dal progresso scientifico come soluzione a tutti i mali, sociali e dell’animo, a costo di crearne altri.

Pietro De Angelis è nato nel 1973 ad Ascoli Piceno. Dopo gli studi in filosofia, ha frequentato la Scuola Holden a Torino e il Corso per sceneggiatori Script/Rai a Roma. Nel 2006 ha pubblicato il manuale di scrittura creativa Il mondo narrativo. Come costruire e come presentare gli ambienti e i personaggi di una storia (Lindau). Sotto pseudonimo, ha esordito con il romanzo Primi riti del dolce sonno (Zandegù, 2006) e ha curato la raccolta collettiva di racconti The Sleepers. Racconti tra sogno e veglia (Azimut, 2008). Questo è il suo secondo romanzo.

Source: inviato dalla casa editrice al recenore, si ringrazia l’ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Il marchio dell’inquisitore, Marcello Simoni, (Einaudi, 2016), a cura di Elena Romanello

16 febbraio 2017
sim

Clicca sulla cover per l’acquisto

La Roma seicentesca è un mondo pericoloso, dominato da vari poteri, non ultimo quello dell’Inquisizione, che non riesce a frenare fermenti e voglia di cambiare, grazie anche all’invenzione della stampa, una delle più trascinanti e per certi versi devastante per l’ordine costituito di tutti i tempi.
In un torchio tipografico viene ritrovato il cadavere di un uomo, un religioso, con in bocca un pezzo di carta con un brano di un libro libertino considerato eretico: su questo crimine, perpetrato alla vigilia dell’inizio del XIII giubileo indaga Girolamo Svampa, membro dell’Inquisizione ma anche scienziato, esperto di demonologia e stregoneria, in cerca sempre e comunque di una verità, anche misteriosa come il marchio che ha sul collo, un roveto ardente, testimonianza di un passato forse da dimenticare.
Con i fidi padre Francesco Capiferro e Cagnolo Alfieri, un bravo (sì proprio quelli di cui parlava anche Manzoni) che conosce tutti, Girolamo Svampa cerca di chiarire il come e il perché di questa morte truculenta e scomoda, partendo dalle sue doti investigative, che si basano sulla certezza di cosa è già accaduto. Ma presto Svampa e i suoi colleghi si troveranno in un mondo di bugie e di pericoli, di verità non dette e segreti che è meglio non svelare e il morto nel torchio non resterà solo man mano che ci si avvicina ad una verità che può essere davvero scomoda per molti.
Marcello Simoni torna in libreria con un nuovo libro pubblicato presso un altro editore dove parte a raccontare una nuova epoca, la Roma barocca di Caravaggio e Bernini, che mise al rogo Giordano Bruno e fece abiurare Galileo Galilei. Il risultato è di nuovo interessante, perché anche stavolta l’autore ci porta in un’epoca che solo all’apparenza è lontana e buia, perché sa renderla interessante e avvincente, raccontandone splendori e miserie, contraddizioni e grandezze, lati oscuri e quanto ha introdotto poi la modernità che è arrivata fino a noi, nelle vie di una città come la Roma barocca dove ancora in parte oggi ci si può immergere.
Un giallo storico, certo, ma anche il quadro di un mondo in profonda crisi e trasformazione, dove la possibilità di poter stampare i testi aveva aperto nuove possibilità anche di dissenso. Stavolta Marcello Simoni sceglie il registro di un giallo storico meno d’azione e più di deduzione, con un omaggio a Umberto Eco e a Il nome della rosa e un antieroe come investigatore che è inserito nel sistema religioso del tempo ma forse è anche pronto a scoprirne difetti e novità. Il tutto sperando, ma ci sono buone probabilità, che ritroveremo Girolamo Svampa, uomo forse in anticipo sui suoi tempi affascinanti, crudeli e corrotti, in nuove avventure.

Marcello Simoni (Comacchio, 1975) è un ex archeologo e bibliotecario. Con Il mercante di libri maledetti (2011), il suo romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il Sessantesimo Premio Bancarella. Un successo confermato da La biblioteca perduta dell’alchimista, Il labirinto ai confini del mondo, L’isola dei monaci senza nome, La cattedrale dei morti, L’abbazia dei cento peccati, L’abbazia dei cento delitti e L’abbazia dei cento inganni. Per Einaudi ha pubblicato Il marchio dell’inquisitore (2016). È tradotto in venti Paesi.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Gaia dell’Ufficio Stampa Einaudi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.