Posts Tagged ‘federica belleri’

:: Libreria Luigi, Stefano Caso (Ianieri edizioni, 2017), a cura di Federica Belleri

26 luglio 2017
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Luigi, come Pirandello. Luigi, come una libreria. Luigi, come il suo proprietario. Precisiamo: una libreria, non una rivendita di libri. Un luogo dove i volumi hanno una vita propria, hanno corpo e anima, voce e suono. Un negozio che non viene collocato in una cittadina specifica, perché non è quello il dettaglio importante.
Nel giorno del suo cinquantesimo compleanno Luigi cambia prospettiva, ha bisogno di un altro tipo di vita. Si confronta con se stesso guardandosi allo specchio, e cosa vede? Vede un altro sé, un altro marito, un altro libraio. I suoi affezionati clienti iniziano a guardarlo con occhi diversi, i personaggi di opere famose del passato desiderano dialogare con lui e confrontarsi. Per quale motivo?
La sua libreria odora sempre di lavanda, ma è lui ad essere cambiato. Si sente trasformato, quasi stenta a riconoscersi. Cosa gli sta succedendo?
Il suo quotidiano viene travolto da eventi che non avrebbe mai pensato di vivere, il rapporto con sua moglie e la sua famiglia subisce un brusco stallo. Perché?
Perché a volte è necessario mettersi in discussione, a volte è determinante per la propria sopravvivenza dare un taglio, e smetterla di subire. Spesso le frasi lasciate a metà, o le parole non dette, possono provocare enormi danni. Perché Luigi è molto di più di un “semplice libraio”. È intelligente, sensibile, concreto, incasinato. È un uomo che sta saltando oltre, e ha bisogno di riscoprirsi.
Fra segreti e bugie, scorre questa storia, ben costruita dall’autore. Storia arricchita da eroi e mostri della mitologia greca, da discorsi intrattenuti con personaggi di Pirandello, Hugo, Kafka, Moliére, solo per citarne alcuni. A dimostrazione di quanto siano importanti le parole scritte per questo originale protagonista.
Libreria Luigi è il viaggio di un uomo attraverso le vicissitudini della sua vita, le delusioni e le aspettative, i sentimenti e il sesso. È un uomo di tutti i giorni, ma dalle caratteristiche speciali. Quali sono i suoi sogni? Come vede lui i suoi clienti? Cosa gli donano, entrando nella sua libreria?
Ricostruire si può, anche dall’orgoglio ferito. Ottimo romanzo di narrativa, che trovo legato a sfumature noir. Trama fluida, scorrevole, mai banale. Non mancano le occasioni per riflettere, anche su se stessi.
Assolutamente consigliato. Buona lettura.

Provenienza: inviato dall’editore al recensore, si ringrazia l’ufficio stampa.

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:: Il vampiro di Venezia, di Giada Trebeschi (Oakmond Publishing, 2017) a cura di Federica Belleri

24 luglio 2017
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1576. Venezia si affaccia sulla fine di quell’anno terribile, devastato dall’epidemia di morte nera. I cadaveri martoriati dalla peste vengono gettati ovunque, in attesa di essere caricati sulle barche per il loro ultimo viaggio al Lazzaretto Vecchio. Il popolo cammina, attonito, accanto ai morti. Si sono abituati? È possibile. Il freddo è intenso e pungente e i mantelli di lana non sempre bastano a ripararsi.
Venezia non è solo questo, ogni medaglia ha due facce. La città è nobile, i profumi sono inebrianti, le spezie stordiscono. La bellezza delle cortigiane fa perdere il senno. Tutto si può mercanteggiare, perché ha un prezzo. Anche la politica, il peccato, l’abuso, la confessione. Venezia è passione e protezione ad ogni costo, è amore per sempre …
Questa cornice ricca di preziosi dettagli storici contiene il quadro creato dall’autrice, Giada Trebeschi. Tre uomini completamente diversi si mettono a disposizione per risolvere macabri delitti, in un misto fra metodo scientifico e superstizione. Orso Maria Pisani, Signore della Notte al Criminàl, responsabile della gendarmeria. Nane Zenon, esperto erborista e conoscitore dell’arte farmacologica. Giacobbe Calimani, medico ebreo. Uomini agli antipodi, liberi di scegliere ma intrappolati nelle loro convinzioni, legati a orribili omicidi che li lasciano sgomenti.
Sacro e profano, realtà e leggenda. Un assassino famelico da catturare al più presto. È un uomo in carne ed ossa o un mostro venuto dal regno dei morti? Il pensiero razionale vacilla di fronte alle vittime martoriate e uccise dopo terribili sofferenze. Qual è la strada giusta da percorrere? I simboli alchemici si mescolano al sangue, le esperienze degli esperti vengono messe a dura prova.
Il vampiro di Venezia ha il sapore della tragedia rappresentata a teatro. I delitti si susseguono e precipitano come tessere di un domino bestiale. Il lettore assiste, senza parole, a questa storia, dove vendetta e giustizia non sono poi così diverse …
Gli atti del romanzo sono delineati da angoscia e stupore, rabbia, mistero e privazione.
Chi può decidere di uccidere? Chi può mettere fine a questo massacro, e chiudere il sipario? Gli attori-protagonisti fanno immergere lo spettatore-lettore in una trama agghiacciante, efferata, che non fa sconti a nessuno e non mostra mai segni di cedimento. Come il vampiro. Che non si pente, e prosegue nel suo disegno diabolico.
Editing ottimo, copertina accattivante e necessario l’abbinamento di questo libro con un buon bicchiere di Amarone della Valpolicella, come suggerito dagli editori.
Mettetevi comodi. Buona lettura.

Giada Trebeschi è nata a Reggio Emilia nel 1973. Scrittrice di testi teatrali e attrice, ha conseguito il dottorato in Storia ed è un’appassionata ricercatrice. Nel 2012 ha esordito in Spagna con La dama roja, pubblicato da Algaida. Vive e lavora in Svizzera.

Source: acquisto personale.

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:: Le Pietre, di Claudio Morandini, (Exòrma Edizioni, 2017) a cura di Federica Belleri

24 giugno 2017
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Dopo “Neve, cane, piede” torna Claudio Morandini con una bellissima storia, legata alla sua amata Valle d’Aosta. È il racconto del quotidiano di due villaggi, uno a valle, l’altro a monte. È il tempo che passa con il trascorrere delle stagioni. È il paesaggio che muta e la montagna che respira e si sposta. Come le pietre, che rotolano a valle e si trasformano in un grande pericolo. Pietre che non si fermano e sembrano avere una vita propria. Cambiano forma, crescono in dimensione. Scottano al sole e si muovono per cercare refrigerio all’ombra. Odiarle o amarle? Sono arrabbiate con gli abitanti? In qualche modo hanno mancato loro di rispetto? Vivere in paesi così originali o trasferirsi in città? Tradizioni contrapposte ai cambiamenti. La forza della natura contro le competenze dell’uomo. Chi vincerà? Preoccupanti rumori notturni disturbano il sonno e provocano ansia. Che sia il diavolo? O un fantasma? Curiosità, rabbia, istinto di sopravvivenza. Una valle sconvolta da un inspiegabile fenomeno. Personaggi intrecciati e amalgamati in un ambiente unico e speciale. Uomini e donne semplici, pieni di voglia di fare, e di domande alle quali cercano disperatamente di dare una risposta. Illusioni e sospetti.
Ragazzi che amano la montagna e non hanno alcuna intenzione di andare via, nonostante tutto. E una voce narrante solare, carica di simpatia e di attenzione ai particolari, capace di portare il lettore per le strade di questi paesi, all’interno delle case, delle osterie, ad affacciarsi alla finestra per salutare chi passa. Come la maestra insegnava, una storia bisognava saperla raccontare bene …
Lettura davvero singolare, che vi consiglio.

Claudio Morandini, «uno dei romanzieri più competenti e spiazzanti nel nostro panorama letterario» secondo la rivista «Pulp», è nato ad Aosta nel 1960. Ha pubblicato diversi romanzi, tra cui Le larve (2008), Rapsodia su un solo tema (2010), A gran giornate (2012). A proposito di quest’ultimo, Paolo Morelli ha scritto su «Il Manifesto»: «Bisogna scovare negli anfratti i libri che affermano il potere conoscitivo della fantasia, libri innamorati che portano con sé le parole del mondo e ne propongono una lettura. Ogni volta è una contentezza trovarli, come nel caso di Claudio Morandini». Suoi racconti sono apparsi in antologie e riviste o sono disponibili in rete. Collabora con il blog Letteratitudine e con le riviste online «Fuori Asse», «Diacritica» e «Zibaldoni e altre meraviglie». Il suo sito è http://claudiomorandini.com.

Source: omaggio dell’editore al recensore.

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:: Una ragazza bugiarda, di Ali Land (Newton Compton, 2017) a cura di Federica Belleri

12 giugno 2017
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Londra. Milly è una ragazza sola, disperata, disturbata da un’infanzia orribile. Perché le cose che ha visto fare a sua madre sono orribili. Le cose che sua madre ha fatto a lei, sono indicibili. Ora Milly è stata affidata a una famiglia che le permetta di avere una parvenza di normalità. Dovrà testimoniare al processo contro sua madre, è stata lei ad accusare la donna che l’ha messa al mondo e che ama più della sua stessa vita, nonostante tutto. A soli quindici anni Milly tenta l’integrazione in una nuova realtà, ma non è facile; il suo disagio emotivo emerge, e troppo spesso si sente isolata e additata come “quella strana”.
Ha paura Milly, la notte è perseguitata da incubi e ha episodi di autolesionismo. Di giorno sente la voce di sua madre, come in un’ossessione. Pressione psicologica, stress post traumatico o distorsione della realtà?
Un mix letale di emozioni negative la gettano nello sconforto e nell’insicurezza. Il senso di colpa le si appiccica addosso come una seconda pelle. La paura che gli altri scoprano la sua vera storia, la tormenta. Ha il terrore di essere giudicata, mentre vorrebbe solo poter sollevare i piedi, abbracciarsi le ginocchia e lasciar fuggire i mostri nascosti sotto al suo letto …
Chi è davvero Milly? Cosa porta con sé? Cos’ è successo a casa sua?
Accusare la propria madre ha un certo peso. Vedersi puntare il dito contro, fa male.
Una ragazza bugiarda, un thriller che gioca sulla mancata fiducia, sulla carenza d’affetto, sulla condivisione di gesti terribili. È una storia di possesso, di desiderio di appartenenza, di manipolazione. Milly non chiede di essere riabilitata, ma di essere accettata, nel male che la contraddistingue.
Ottima la trama, traduzione precisa e affidabile. Ho apprezzato la narrazione della protagonista, Milly, fatta in prima persona. Ho trovato coinvolgenti ritmo e cadenza dei periodi, brevi e incisivi.
Consigliato. Buona lettura.

Ali Land, dopo la laurea in Psicologia, ha trascorso dieci anni lavorando negli ospedali e nelle scuole di Regno Unito e Australia. Adesso è una scrittrice a tempo pieno e vive nel nord di Londra. Una ragazza bugiarda è in corso di traduzione in venti Paesi.

Source: omaggio della casa editrice.

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:: La vincita, di Ida Ferrari (Golem Edizioni, 2017) a cura di Federica Belleri

3 giugno 2017
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La vita di Jacob è travolta dalla bellezza ucraina di Klara, segretaria in un liceo privato, donna meravigliosa dall’ottima memoria. I due diventano amanti in modo carnale, improvviso e inaspettato. Jacob però è già sposato e ha una bimba piccola. L’insicurezza e la passione sono gli estremi entro i quali sboccia il loro amore. Una storia come tante. Forse …
Klara scompare, senza una ragione apparente. La preoccupazione di Jacob è concreta, tanto da costringerlo ad affidarsi alla Fontana Investigazioni di Milano per riuscire a trovarla, mantenendo il massimo della riservatezza possibile. Paolo e Simona dell’agenzia investigativa, prenderanno in carico il suo caso. La strada da percorrere aprirà per loro scenari particolarmente difficili. Incontreranno personaggi aggressivi, altri appassionati di tecnologia informatica, toccheranno con mano le loro paure, per tenere a bada Jacob. Avranno a che fare con la mafia russa, che non sarà disposta a perdonare. Tra manifestazioni studentesche, video hard e mazzette, arriveranno alla conclusione di questa indagine, in una sfida tra la vita e la morte.
La vincita è un giallo in piena regola, equilibrato e ben costruito. Amore e speranza, attrazione e possesso, ricatti e trappole, violenza e prevaricazione. Ingredienti indispensabili di questo romanzo, dove non manca la suspance e l’intreccio con protagonisti insospettabili. L’autrice lascia, a volte, la libera interpretazione di alcuni passaggi direttamente al lettore, alternandoli poi con descrizioni dettagliate. Le azioni proposte si susseguono a ritmo costante, rispettando sempre i tempi narrativi. L’ambientazione milanese calza adeguatamente sulla trama.
La vincita. Niente è come sembra e spesso, le persone più vicine riescono a prenderci in contropiede. Perché la paura fa perdere lucidità e allontana dal punto di partenza …
Assolutamente consigliato. Buona lettura.

Source: omaggio dell’autrice.

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:: Intrigo a Ischia, di Piera Carlomagno, (Centauria, 2017) a cura di Federica Belleri

12 maggio 2017
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Ischia, estate 1999. La cronaca nera si occupa di un misterioso delitto all’hotel Mikadi.
Lussuoso e dall’invidiabile posizione, è di proprietà della famiglia Scotto De Falco. Mina, la matriarca, viene ritrovata cadavere nella bellissima piscina dell’hotel. La ricchezza e il buon nome dei De Falco, vengono minacciati da questa terribile vicenda. Dove sta la fama di questa casata di costruttori senza scrupoli e dalle dubbie licenze? Come si sono procurati tutto il denaro che possiedono?
Il commissario Ernesto Baricco si occupa del caso. Bell’uomo, cinquantenne di Torino,trapiantato a Napoli; numerosi i suoi arresti nella malavita napoletana, tra informatori bizzarri e donne che si strappano le vesti. Baricco e Napoli, che in qualche modo lo accoglie. La sua Napoli, fra mille contraddizioni e pericoli. La sua città, fra vicoli odorosi e tradizioni da tramandare. Sul luogo del delitto, perché di delitto si tratta, compare Annaluce Savino, cronista di nera de Il Mattino. È in vacanza proprio nell’hotel in questione, e non manca di intromettersi facendo domande e scrivendo articoli che fanno imbestialire il commissario. Fra i due c’è un rapporto piuttosto difficile. L’indagine ha inizio, tra forze dell’ordine e medico legale. È un’indagine a 360 gradi, che scansiona tutta la famiglia Scotto De Falco e la pone sotto i riflettori, anche dei giornali scandalistici. Egoismo, denaro e fama, portano gli attori protagonisti sullo stesso palcoscenico, per recitare una parte molto diversa dalla loro vita reale. Al punto tale da confondere il commissario Baricco, creando dubbi e lasciandolo perplesso di fronte a qualcosa che gli sfugge. Già, ma cosa?
Famiglie di camorra, sospetti e capricci. Donne seducenti e pericolose contro uomini schiacciati dal peso di pretese troppo gravose. Abbandoni e preghiere. Femminielli e sacralità. Protezione e sfortuna. Rispetto e riconoscenza. Legami famigliari e feste comandate. Mistero e culto dei morti.
Napoli, da vivere in ogni quartiere, sopra e sotto. Carcere compreso. Segreti, motivo di rivalità e odio. Due verità, due modi diversi di osservare la stessa scena, o lo stesso soggetto …
La capacità di qualcuno, di allontanare Baricco dalla verità stessa. La scoperta, orribile, della sofferenza e l’inquietudine ansiosa di afferrare ciò che ci è stato portato via. Il riappropriarsi di una vita che ci spetta da sempre.
Piera Carlomagno ci accompagna in modo fermo ma delicato nella vita passata e presente degli Scotto De Falco. Intrigo a Ischia è un giallo ricco di suoni e profumi, di sfumature e colori decisi. È un giallo di passioni e di segreti, di odio e amore.
Lettura assolutamente consigliata.

Piera Carlomagno, giornalista professionista, scrive su «Il Mattino» di Napoli. Grazie ai precedenti romanzi con protagonisti il commissario Baricco e Annaluce Savino, Le notti della macumba (2012) e L’anello debole (2014), ha vinto numerosi premi. È presidente dell’associazione noir «Porto delle nebbie», che cura la sezione «Largo al giallo» del Festival Salerno Letteratura. È laureata in lingua e letteratura cinese e ha tradotto un’opera teatrale dello scrittore Premio Nobel Gao Xingjian.

Source: omaggio al recensore da parte dell’autore.

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:: Le Siamesi, di Alessandro Berselli, (Elliot, 2017), a cura di Federica Belleri

3 maggio 2017
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Milano. Ludovica è iscritta a Psicologia ma ha deciso di prendersi una pausa di riflessione. Suo padre è un avvocato brillante, famoso e affascinante. Si è risposato dopo il suicidio della moglie. Ha un fratello, Daniel, che le vuole un bene esagerato. La villa dove abitano è ultra moderna e arredata con stile. Il portafoglio è sempre pieno, ma il cuore no. Nessun affetto fra di loro, i genitori sono assenti e troppo impegnati a seguire la carriera. Ludovica ha il vuoto intorno e i soliti weekend nei locali chic in compagnia della gente che conta, cominciano ad annoiarla. Ludovica non mangia, il suo corpo non le piace, vorrebbe solo dissolversi e sparire. Probabilmente non se ne accorgerebbe nessuno …
Per lei un incontro inaspettato con Laura, la sua amica d’infanzia, l’amica dalla quale non si sarebbe mai dovuta separare. Perché si appartenevano, perché erano uguali, come gemelle siamesi. Forse lo sono ancora …
Ritrovarsi porta alla luce un episodio terribile, che sembrava dimenticato. Rivedersi dá il via ad un gioco pericoloso, dove non mancano gli imprevisti. A questo punto far parte della casta aristocratica, credersi uniche e invincibili non basta più. Con freddezza lotterano fra il vero e il falso, fra realtà e immaginazione, rimanendo intrappolate in un’incertezza distruttiva.
Le Siamesi è un noir disturbante, che non permette di pensare a nulla, fino alla fine della lettura. Come il tratto in discesa sulle montagne russe, lanciati a tutta velocità. Perché questa storia fa precipitare nel vortice del male, lasciandoci sospesi nel vuoto. Nello stesso vuoto dei protagonisti. Senza scampo, in picchiata verso una giustizia distorta. Senza sosta, senza fiato. Ludovica e Laura, due amiche maledette che hanno sempre convinto gli altri a fare cose sbagliate, in un gioco fra sensi di colpa e responsabilità. Chi è arbitro in questa partita tra la vita e la morte? Chi è la vittima?
Alessandro Berselli ci presenta il disagio provocato dalla superficialità, dall’estremismo e dall’egoismo. Dove il desiderio di vestire i panni di qualcun’altro passa sopra a tutto. Dove si deve vincere per forza, e manipolare la volontà degli altri. Dove il denaro può lavare la coscienza …
Le Siamesi, noir claustrofobico, scritto in maniera cruda e precisa. Una vicenda oscura e malata. Dove l’amicizia non è assolutamente un sentimento pulito, vista nell’ottica dei protagonisti. Dove le ossessioni dominano e la facciata “per bene” nasconde una crudeltà indefinibile.
Assolutamente consigliato. Buona lettura.

Source: omaggio dell’autore al recensore.

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:: La gemella sbagliata, Ann Morgan, (Piemme, 2017) a cura di Federica Belleri

19 aprile 2017
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Esordio nella narrativa per Ann Morgan, che vive a Londra, e proprio nella sua città ha ambientato questo thriller psicologico, carico di suspance.
Due gemelle, identiche in tutto, tranne nel carattere. Due i tempi narrativi, passato e presente, perfettamente calibrati. Un gioco semplice, che spesso i bambini fanno, lo scambio dei ruoli. Un disagio mentale, problematico e da curare.
La gemella sbagliata è il percorso di Ellie ed Helen, attraverso le “voci” e le inquietudini. Leggendo questo romanzo capirete cosa significa sentirsi soli e devastati nell’anima, distrutti e rabbiosi. Avrete la concreta percezione di subire, senza poter fare nulla, di osservare sentendovi invisibili. L’ansia e la paranoia vi costringeranno a girare le pagine, per saperne di più.
Perché in fondo i traumi possono danneggiare la crescita e la personalità di tutti, soprattutto di chi è fragile e indifeso. In fondo la vita può offrire una seconda possibilità, a chi ne ha davvero bisogno. Con quali conseguenze? In fondo la felicità può essere a un passo da noi, ma il prezzo per ottenerla è altissimo. In fondo, distruggere la vita degli altri, diventa la soluzione migliore. Ma chi ne ha il diritto?
La gemella sbagliata mette in discussione la voglia di essere se stessi e di sentirsi chiamare con il proprio nome, senza fingere, senza nascondersi. La gemella sbagliata è la libertà, lontano da controlli e oppressioni. È l’unicità di ognuno. È l’affetto mancato
e la rabbia che esplode. È la sfiducia nel prossimo. È la fatica di condurre una vita normale, attaccandosi morbosamente alla routine quotidiana, per non morire. È la confusione creata dalla maschera che ci costringono a indossare. È il coraggio di dire la verità. Sempre.
Buona lettura

Ann Morgan, vive a Londra, dove collabora a giornali come il “Guardian”, l'”Independent” e il “Financial Times” in qualità di freelance. Dopo il successo del blog in cui si riprometteva di leggere nel corso del 2012 un libro per ogni paese del mondo (ayearofreadingtheworld.com), ha pubblicato nel 2015 il suo primo libro, intitolato appunto Reading the World: Confessions of a Literary Explorer. La gemella sbagliata è il suo straordinario esordio nella narrativa, che ha colto di sorpresa critica e pubblico, è stato tra i thriller più premiati dell’anno in Inghilterra ed è in corso di traduzione in tutto il mondo.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: L’altro figlio, Sharon Guskin, (Neri Pozza, 2017) a cura di Federica Belleri

30 marzo 2017
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Primo romanzo per Sharon Guskin, scrittrice e produttrice americana. Una storia ambientata a New York. Janie è un architetto e ha un bimbo bellissimo e precoce, Noah. Dice cose non adatte alla sua età, parla di un’altra casa, vuole andare dall’altra mamma. Janie è preoccupata, inquieta, i problemi che il figlio le crea diventano difficili da gestire. L’asilo emargina Noah, gli amici si allontanano, la frustrazione sale. Essere mamma single di un bambino del genere non è semplice.
L’altro figlio racconta di Noah, un meraviglioso biondino dagli occhi azzurri di quattro anni, in grado di spalancare la porta a sensazioni nuove e inspiegabili. La sua determinazione lo porta lontano, a conoscere persone nuove e a ritrovare chi ha perso …
È un aiuto prezioso per la madre, anche nel dolore. È l’ago della bilancia, che fa pendere il piatto dalla parte dell’amore. È l’incontro con l’inevitabile e il rifiuto verso una situazione che si fatica ad accettare. Ci si chiede, chi è davvero Noah? Perché spaventa così tanto? La sua piccola vita è disturbata dalle lacrime, da una tristezza profonda e da incubi notturni. Cosa gli succede?
L’incognita crea ansia, il vuoto negli affetti rende insicuri, il dolore lacerante provoca effetti devastanti, le emozioni esplodono a cascata. Da che parte si deve stare per capire questo bambino? Nel passato, nel presente o nel futuro?
L’altro figlio è il cerchio della vita e la consapevolezza della morte. È il disperato desiderio di rivedere chi non c’è più. È l’amore immenso tra madre e figlio. È la forza di lasciar scorrere gli eventi e di imparare ad accettarli. È la fiducia nel prossimo per ritornare a respirare.
Romanzo unico, intenso, riflessivo, dai toni del thriller, sostenuto da emozioni sempre in bilico. Assolutamente consigliato.
Buona lettura.

Sharon Guskin è una scrittrice e produttrice americana. Si è laureata a Yale e poi alla Columbia University School of the Arts. Vive a Brooklyn con il marito e due figli. L’altro figlio è il suo primo romanzo. http://sharonguskin.com/

Source: acquisto personale.

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:: La fragilità delle certezze, di Raffaella Silvestri (Garzanti, 2017) a cura di Federica Belleri

9 marzo 2017
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Milano. Anna incontra Teo per un colloquio di lavoro. Anna, che ha voluto lasciare l’università e la sua laurea in lettere, con i genitori a tormentarla per quel maledetto pezzo di carta. Teo, laureato alla Bocconi, assunto a tempo indeterminato nella più importante società di consulenza manageriale del mondo. Due personalità,  due modi diversi di approcciarsi al lavoro. Chi ha dovuto sudarselo e chi ha scalato fino alla vetta in poco tempo, rinchiuso in una bolla dorata. Chi ha anni di esperienza ma ha bisogno di una guida, e chi sta cercando un’alternativa a quello che ha sempre fatto. Si conoscono in un particolare momento di crisi per la società di lei e Anna pensa di aver trovato in Teo la persona giusta per aiutarla. Ma Anna non ha fatto i conti con se stessa, e nemmeno Teo.
Dalla fine degli anni ’90 ai giorni nostri si sviluppa la trama di questo romanzo, dove economia e finanza assumono un ruolo a margine, anche se importante. Il dramma che si attorciglia ai protagonisti è la fragilità, l’instabilità dell’anima e delle cose. È l’illusione di bastare a se stessi, accompagnandosi poi alle persone sbagliate. È la precarietà di un diploma o di una laurea, che costringe a fuggire all’estero per essere considerati professionali. È una scelta economica sbagliata, che può scagliarci verso l’alto e schiantarci a terra in un attimo. È l’incapacità di amare, di un amore puro. È la costrizione di indossare una maschera e di dormire un sonno forzato, perché questo vuole la società.  È il dolore provocato dalla sconfitta e la paura folle di dover affrontare la realtà. È il non amarsi abbastanza, tanto da lasciarsi andare alla deriva. Cambiare per sentirsi vivi o galleggiare per morire dentro?
Una vita spesa cercando di rimanere estranei a tutto, per poi obbligarsi a diventare forti per difendersi. Una vita vissuta da fuori, perché viverla dall’interno fa male. Una continua scelta fra la strada dritta o quella tortuosa, fra il pericolo o l’equilibrio.
La fragilità delle certezze,  di Raffaella Silvestri. Drammi passati e presenti di personaggi che entrano dentro e feriscono per profondità e schiettezza. Un viaggio a velocità sostenuta, fatto da brusche frenate e accelerate improvvise, dove fidarsi e affidarsi è davvero complicato.
Assolutamente consigliato. Buona lettura.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Giulia dell’Ufficio stampa Garzanti.

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:: Sciamenesciá, di Carlos Solito (Elliot, 2016) a cura di Federica Belleri

22 febbraio 2017
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Sciamenesciá. È un’esortazione, dal meraviglioso dialetto salentino. Andiamo, forza, muoviamoci. Dove si va, qual è la direzione? Da qualunque parte si può incontrare il mare, oppure sentire l’umidità del maestrale. Se si è diretti nella piazzetta centrale di El Paiso, bisogna fare attenzione alle pietre bianche. Il sole le fa bruciare. Sciamenesciá. Si torna in Puglia, in Salento, da Milano. Perché le origini chiamano. Si annusano i profumi di luoghi speciali, dove si è cresciuti. Si percepiscono gli odori di cucina. Sciamenesciá. Si parla di droga, dove non esistono altri stimoli. Si cerca altrove, ad esempio nell’hard rock. Si ascolta il vibrare degli ulivi secolari, mossi dal vento caldo. Si costeggiano muretti a secco e masserie inondate dalla calura. Un caffè e una birra, mentre il sole brucia e trovare un riparo risulta difficile. Forse l’immobilità può essere una soluzione.
Carlos Solito racconta la sua Puglia, grazie a parole che si trasformano in immagini, in fotografie nitide di una terra cruda ma spettacolare. Una terra ricca di storia e tradizioni. Ogni pagina e vivibile. I colori sono accesi. I personaggi creati dall’autore hanno iodio nel sangue, seguono il vento e respirano sabbia. Amano e soffrono il loro quotidiano. Strappano un sorriso per la loro ingenuità e purezza. La Puglia, in un viaggio scenografico.
Buona lettura.

Carlos Solito, Pugliese, è un fotografo e giornalista per i più importanti magazine italiani ed esteri di viaggio, scrittore e film maker. Ha scritto Montagne (Elliot, Roma 2012) e Sciamenesciá (Elliot, Roma 2016). Sito personale: http://www.carlossolito.com/‎

Source: libro del recensore.

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:: Fieno falciato, Silvia Corsi, (Stampa Alternativa, 2016) a cura di Federica Belleri

6 febbraio 2017
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Primo romanzo per Silvia Corsi, scrittrice torinese. Un’indagine per Gioia, che da Parma si sposta a Torino. Un passato di sofferenza e solitudine, che le cambia il carattere. Una dote meravigliosa la sua, di memorizzare dettagli, colori, suoni, odori, numeri e volti, con grande naturalezza. Il suo ingresso in polizia, dopo aver fatto tutt’altro e aver combattuto il sistema con ogni mezzo. L’amicizia con Berto, il Capo, che la considera una figlia della sua professione e la morte di Pietro, figlio di Berto. Equilibri sottili, nell’esigenza di barricarsi dietro una freddezza che non esiste. Lacrime trattenute a fatica. Paura di innamorarsi e il terrore di trovarsi a gestire una vicenda troppo pericolosa.
Torino è protagonista di questo libro, tanto quanto i personaggi che lo animano. Il passato e il presente confusi nei viali e lungo la Dora. I quartieri che hanno segnato un’epoca florida e i locali dove si vive di sballo. Il contatto fra culture diverse, che spesso le vede scontrarsi.
Gioia è impegnata a rivedere le sue priorità,  combattuta fra sentimento e lavoro. Spigolosa e fragile, attenta ma imprevedibile. Un’indagine che si apre a diverse soluzioni. Quale sarà quella giusta?
Scrittura precisa, pulita. Intervallata da passaggi personali, intimi pensieri svelati al lettore, che si sente molto coinvolto. Frasi che esaltano la territorialità della storia, grazie alle espressioni tipiche del dialetto torinese. Trama ben costruita,  ritmo sostenuto. Ve lo consiglio.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo l’autrice e l’Ufficio Stampa Stampa Alternativa.

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