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:: La gemella sbagliata, Ann Morgan, (Piemme, 2017) a cura di Federica Belleri

19 aprile 2017
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Esordio nella narrativa per Ann Morgan, che vive a Londra, e proprio nella sua città ha ambientato questo thriller psicologico, carico di suspance.
Due gemelle, identiche in tutto, tranne nel carattere. Due i tempi narrativi, passato e presente, perfettamente calibrati. Un gioco semplice, che spesso i bambini fanno, lo scambio dei ruoli. Un disagio mentale, problematico e da curare.
La gemella sbagliata è il percorso di Ellie ed Helen, attraverso le “voci” e le inquietudini. Leggendo questo romanzo capirete cosa significa sentirsi soli e devastati nell’anima, distrutti e rabbiosi. Avrete la concreta percezione di subire, senza poter fare nulla, di osservare sentendovi invisibili. L’ansia e la paranoia vi costringeranno a girare le pagine, per saperne di più.
Perché in fondo i traumi possono danneggiare la crescita e la personalità di tutti, soprattutto di chi è fragile e indifeso. In fondo la vita può offrire una seconda possibilità, a chi ne ha davvero bisogno. Con quali conseguenze? In fondo la felicità può essere a un passo da noi, ma il prezzo per ottenerla è altissimo. In fondo, distruggere la vita degli altri, diventa la soluzione migliore. Ma chi ne ha il diritto?
La gemella sbagliata mette in discussione la voglia di essere se stessi e di sentirsi chiamare con il proprio nome, senza fingere, senza nascondersi. La gemella sbagliata è la libertà, lontano da controlli e oppressioni. È l’unicità di ognuno. È l’affetto mancato
e la rabbia che esplode. È la sfiducia nel prossimo. È la fatica di condurre una vita normale, attaccandosi morbosamente alla routine quotidiana, per non morire. È la confusione creata dalla maschera che ci costringono a indossare. È il coraggio di dire la verità. Sempre.
Buona lettura

Ann Morgan, vive a Londra, dove collabora a giornali come il “Guardian”, l'”Independent” e il “Financial Times” in qualità di freelance. Dopo il successo del blog in cui si riprometteva di leggere nel corso del 2012 un libro per ogni paese del mondo (ayearofreadingtheworld.com), ha pubblicato nel 2015 il suo primo libro, intitolato appunto Reading the World: Confessions of a Literary Explorer. La gemella sbagliata è il suo straordinario esordio nella narrativa, che ha colto di sorpresa critica e pubblico, è stato tra i thriller più premiati dell’anno in Inghilterra ed è in corso di traduzione in tutto il mondo.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: L’altro figlio, Sharon Guskin, (Neri Pozza, 2017) a cura di Federica Belleri

30 marzo 2017
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Primo romanzo per Sharon Guskin, scrittrice e produttrice americana. Una storia ambientata a New York. Janie è un architetto e ha un bimbo bellissimo e precoce, Noah. Dice cose non adatte alla sua età, parla di un’altra casa, vuole andare dall’altra mamma. Janie è preoccupata, inquieta, i problemi che il figlio le crea diventano difficili da gestire. L’asilo emargina Noah, gli amici si allontanano, la frustrazione sale. Essere mamma single di un bambino del genere non è semplice.
L’altro figlio racconta di Noah, un meraviglioso biondino dagli occhi azzurri di quattro anni, in grado di spalancare la porta a sensazioni nuove e inspiegabili. La sua determinazione lo porta lontano, a conoscere persone nuove e a ritrovare chi ha perso …
È un aiuto prezioso per la madre, anche nel dolore. È l’ago della bilancia, che fa pendere il piatto dalla parte dell’amore. È l’incontro con l’inevitabile e il rifiuto verso una situazione che si fatica ad accettare. Ci si chiede, chi è davvero Noah? Perché spaventa così tanto? La sua piccola vita è disturbata dalle lacrime, da una tristezza profonda e da incubi notturni. Cosa gli succede?
L’incognita crea ansia, il vuoto negli affetti rende insicuri, il dolore lacerante provoca effetti devastanti, le emozioni esplodono a cascata. Da che parte si deve stare per capire questo bambino? Nel passato, nel presente o nel futuro?
L’altro figlio è il cerchio della vita e la consapevolezza della morte. È il disperato desiderio di rivedere chi non c’è più. È l’amore immenso tra madre e figlio. È la forza di lasciar scorrere gli eventi e di imparare ad accettarli. È la fiducia nel prossimo per ritornare a respirare.
Romanzo unico, intenso, riflessivo, dai toni del thriller, sostenuto da emozioni sempre in bilico. Assolutamente consigliato.
Buona lettura.

Sharon Guskin è una scrittrice e produttrice americana. Si è laureata a Yale e poi alla Columbia University School of the Arts. Vive a Brooklyn con il marito e due figli. L’altro figlio è il suo primo romanzo. http://sharonguskin.com/

Source: acquisto personale.

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:: La fragilità delle certezze, di Raffaella Silvestri (Garzanti, 2017) a cura di Federica Belleri

9 marzo 2017
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Milano. Anna incontra Teo per un colloquio di lavoro. Anna, che ha voluto lasciare l’università e la sua laurea in lettere, con i genitori a tormentarla per quel maledetto pezzo di carta. Teo, laureato alla Bocconi, assunto a tempo indeterminato nella più importante società di consulenza manageriale del mondo. Due personalità,  due modi diversi di approcciarsi al lavoro. Chi ha dovuto sudarselo e chi ha scalato fino alla vetta in poco tempo, rinchiuso in una bolla dorata. Chi ha anni di esperienza ma ha bisogno di una guida, e chi sta cercando un’alternativa a quello che ha sempre fatto. Si conoscono in un particolare momento di crisi per la società di lei e Anna pensa di aver trovato in Teo la persona giusta per aiutarla. Ma Anna non ha fatto i conti con se stessa, e nemmeno Teo.
Dalla fine degli anni ’90 ai giorni nostri si sviluppa la trama di questo romanzo, dove economia e finanza assumono un ruolo a margine, anche se importante. Il dramma che si attorciglia ai protagonisti è la fragilità, l’instabilità dell’anima e delle cose. È l’illusione di bastare a se stessi, accompagnandosi poi alle persone sbagliate. È la precarietà di un diploma o di una laurea, che costringe a fuggire all’estero per essere considerati professionali. È una scelta economica sbagliata, che può scagliarci verso l’alto e schiantarci a terra in un attimo. È l’incapacità di amare, di un amore puro. È la costrizione di indossare una maschera e di dormire un sonno forzato, perché questo vuole la società.  È il dolore provocato dalla sconfitta e la paura folle di dover affrontare la realtà. È il non amarsi abbastanza, tanto da lasciarsi andare alla deriva. Cambiare per sentirsi vivi o galleggiare per morire dentro?
Una vita spesa cercando di rimanere estranei a tutto, per poi obbligarsi a diventare forti per difendersi. Una vita vissuta da fuori, perché viverla dall’interno fa male. Una continua scelta fra la strada dritta o quella tortuosa, fra il pericolo o l’equilibrio.
La fragilità delle certezze,  di Raffaella Silvestri. Drammi passati e presenti di personaggi che entrano dentro e feriscono per profondità e schiettezza. Un viaggio a velocità sostenuta, fatto da brusche frenate e accelerate improvvise, dove fidarsi e affidarsi è davvero complicato.
Assolutamente consigliato. Buona lettura.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Giulia dell’Ufficio stampa Garzanti.

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:: Sciamenesciá, di Carlos Solito (Elliot, 2016) a cura di Federica Belleri

22 febbraio 2017
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Sciamenesciá. È un’esortazione, dal meraviglioso dialetto salentino. Andiamo, forza, muoviamoci. Dove si va, qual è la direzione? Da qualunque parte si può incontrare il mare, oppure sentire l’umidità del maestrale. Se si è diretti nella piazzetta centrale di El Paiso, bisogna fare attenzione alle pietre bianche. Il sole le fa bruciare. Sciamenesciá. Si torna in Puglia, in Salento, da Milano. Perché le origini chiamano. Si annusano i profumi di luoghi speciali, dove si è cresciuti. Si percepiscono gli odori di cucina. Sciamenesciá. Si parla di droga, dove non esistono altri stimoli. Si cerca altrove, ad esempio nell’hard rock. Si ascolta il vibrare degli ulivi secolari, mossi dal vento caldo. Si costeggiano muretti a secco e masserie inondate dalla calura. Un caffè e una birra, mentre il sole brucia e trovare un riparo risulta difficile. Forse l’immobilità può essere una soluzione.
Carlos Solito racconta la sua Puglia, grazie a parole che si trasformano in immagini, in fotografie nitide di una terra cruda ma spettacolare. Una terra ricca di storia e tradizioni. Ogni pagina e vivibile. I colori sono accesi. I personaggi creati dall’autore hanno iodio nel sangue, seguono il vento e respirano sabbia. Amano e soffrono il loro quotidiano. Strappano un sorriso per la loro ingenuità e purezza. La Puglia, in un viaggio scenografico.
Buona lettura.

Carlos Solito, Pugliese, è un fotografo e giornalista per i più importanti magazine italiani ed esteri di viaggio, scrittore e film maker. Ha scritto Montagne (Elliot, Roma 2012) e Sciamenesciá (Elliot, Roma 2016). Sito personale: http://www.carlossolito.com/‎

Source: libro del recensore.

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:: Fieno falciato, Silvia Corsi, (Stampa Alternativa, 2016) a cura di Federica Belleri

6 febbraio 2017
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Primo romanzo per Silvia Corsi, scrittrice torinese. Un’indagine per Gioia, che da Parma si sposta a Torino. Un passato di sofferenza e solitudine, che le cambia il carattere. Una dote meravigliosa la sua, di memorizzare dettagli, colori, suoni, odori, numeri e volti, con grande naturalezza. Il suo ingresso in polizia, dopo aver fatto tutt’altro e aver combattuto il sistema con ogni mezzo. L’amicizia con Berto, il Capo, che la considera una figlia della sua professione e la morte di Pietro, figlio di Berto. Equilibri sottili, nell’esigenza di barricarsi dietro una freddezza che non esiste. Lacrime trattenute a fatica. Paura di innamorarsi e il terrore di trovarsi a gestire una vicenda troppo pericolosa.
Torino è protagonista di questo libro, tanto quanto i personaggi che lo animano. Il passato e il presente confusi nei viali e lungo la Dora. I quartieri che hanno segnato un’epoca florida e i locali dove si vive di sballo. Il contatto fra culture diverse, che spesso le vede scontrarsi.
Gioia è impegnata a rivedere le sue priorità,  combattuta fra sentimento e lavoro. Spigolosa e fragile, attenta ma imprevedibile. Un’indagine che si apre a diverse soluzioni. Quale sarà quella giusta?
Scrittura precisa, pulita. Intervallata da passaggi personali, intimi pensieri svelati al lettore, che si sente molto coinvolto. Frasi che esaltano la territorialità della storia, grazie alle espressioni tipiche del dialetto torinese. Trama ben costruita,  ritmo sostenuto. Ve lo consiglio.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo l’autrice e l’Ufficio Stampa Stampa Alternativa.

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:: Al Sassofono blu, di Serena Venditto (Homo Scrivens, 2016) a cura di Federica Belleri

2 febbraio 2017
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Napoli. Profumi, odori, vita, passioni. Quattro amici che vi invito a scoprire piano piano. Samuel, Ariel, Kobe e Malù. Diversi ma uniti. Sconclusionati ma con una certa logica. Fra di loro un bellissimo gatto nero, dagli occhi verde smeraldo, Mycroft; l’immaginario fratello maggiore di Sherlok Holmes la fa da padrone …
Al Sassofono blu va in scena una cena con delitto. I quattro, pardon, i cinque vengono invitati a partecipare. Purtroppo il locale si rivela il luogo di un reale omicidio, per altro insolito. Malù, dal sorriso contagioso e seducente, ha la passione per l’investigazione, e questo caso è per lei. S’ impiccia, si intrufola dove non le sarebbe permesso, spiazzando anche il commissario incaricato delle indagini. Gli amici poi, sono ormai rassegnati a questa sua attrazione particolare. Sanno che, se Malù si mette in testa una cosa, quella deve fare.
Gli attori della compagnia che ha interpretato l’evento nel locale sono i principali sospettati. Malù scava nel loro privato con furbizia e tatto, ben calibrati. Non le sfugge nulla. Ma chi scava nel passato di Malù per portare la luce ai suoi momenti bui? Chi scava nel passato dei suoi affezionati amici? Fra sorpresa e sgomento anche Mycroft fa la sua parte, intralciando ma fiutando una possibile pista.
Chi ha partecipato a quella maledetta serata ha un passato e un presente. Soffre e ama, come chiunque altro. O forse di più? Vive di coincidenze, di occasioni sfumate, di sospiri soffocati. Chi è in realtà la donna uccisa? Cosa porta con sé? Come si sono intrecciati nella sua vita dolore, amore e morte?
Al Sassofono blu. Il sapore del giallo classico, dove gli indagati vengono riuniti da chi gestisce le indagini, esclusi uno ad uno da un ragionamento preciso, fino a lasciare il vero colpevole al centro del palcoscenico, di fronte a se stesso e alle proprie responsabilità. Il sapore di un’altra storia gialla e amara, che si mescola alla trama principale. Il miscuglio di canzoni, di sorrisi che il quotidiano ci regala. I colori, accesi e ben definiti, e un meraviglioso felino, capace di strappare coccole e tenerezze a chiunque.
Serena Venditto ci dimostra come la sofferenza e il dolore possano rimanere nella nostra memoria, stampati e indelebili. Silenziosi e innocui, in attesa del momento giusto per manifestarsi. E se il dolore arrivasse all’improvviso, quale sarebbe la nostra reazione? Quanto saremmo consapevoli del male che in quell’istante ci viene fatto?
Buona lettura.

Serena Venditto è nata a Napoli nel 1980, un giorno dopo Harry Potter. Ha esordito con una commedia rosa, Le intolleranze elementari (Homo Scrivens 2012), più volte ristampata e da cui è stata tratta una rappresentazione teatrale a cura della compagnia Parole Alate; nel 2014 ha pubblicato la commedia gialla Aria di neve, il primo romanzo in cui compaiono i 4+1 di Via Atri 36 e il gatto detective Mycroft, vincitore del premio della critica Costadamalfilibri 2015, seguito l’anno successivo da C’è una casa nel bosco (Menzione speciale al Giallo Garda 2016).
Ha partecipato all’Enciclopedia degli scrittori inesistenti 2.0 e a Faximile. 101 riscritture di opere letterarie, entrambi editi da Homo Scrivens; cura la rubrica Bar Sport per il sito Napoliclick.it.
Ama i libri e i colori: oltre a leggere e scrivere gialli, ha i capelli rossi, gli occhi verdi e un gatto nero.

Source: libro del recensore.

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:: I Medici, una regina al potere, Matteo Strukul (Newton Compton, 2017) a cura di Federica Belleri

23 gennaio 2017
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Ultimo capitolo della saga de I Medici. Matteo Strukul ci racconta di Caterina, sposa di Enrico di Valois. Donna temuta alla corte di Francia, mai accettata per il solo fatto di essere italiana. Non bella, ma fiera. Fedele a Enrico, ombroso e taciturno, manipolato dalla sua avvenente amante Diana, donna  intrigante e irresistibile, da spezzare il fiato. Abile calcolatrice. Il periodo storico narrato in questo romanzo va dal 1525 al 1589. Periodo caratterizzato da sfarzo e pranzi sontuosi, mantelli e stivali, corsetti e gioielli preziosi. Ma anche da intrighi e presunti avvelenamenti, da editti e guerre di religione. Si combatte la peste, si lotta per un ideale. Si odia per mantenere fede all’amore verso il proprio uomo e si è disposti a tutto pur di sostenere il regno. Sono gli anni di Nostradamus, caffettano nero come i suoi occhi e barba biforcuta. Il suo sguardo ammalia e stordisce. Caterina lo cerca, per anni e lo fa entrare a corte al servizio del suo ventre sterile. Ne è affascinata in modo ipnotico. Nostradamus, schivo e geniale, esperto di astrologia. Speziale, medico, personaggio discusso e controverso.
È il periodo dei Lanzichenecchi, soldati mercenari al servizio di Carlo V. Abili con la spada, ma non abbastanza veloci. È anche il periodo della terribile notte di San Bartolomeo, che provoca il massacro degli ugonotti. È la storia di una guardia speciale, forte e leale, innamorato perdutamente di Caterina, disposto a tutto pur di proteggerla. La Francia passa da una guerra all’altra, cattolici contro protestanti, fedeli
contro eretici. Spari, ripari fortuiti, agguati sanguinari, pene di morte.
Nel privato di Caterina non c’è amore e a nulla serve la sontuosità del suo palazzo. Non ha importanza la discendenza che ha creato, quando le viene portata via troppo presto. La morte, nella sua famiglia, è una linea ben definita. Nel momento in cui arriva, crolla tutto. Ogni speranza, ogni certezza. A cosa serve la vendetta quando si rimane soli, quando anche i figli non appartengono più a chi li ha generati?
Questa è la vita di Caterina alla corte di Francia. È la trasformazione del suo cuore nel corso degli anni, che diventa austero, come il suo portamento. Un’esistenza a convivere con il dolore, cercando di non mostrarsi mai debole agli occhi dei suoi sudditi. Caterina, la dignità di piangere i propri cari in solitudine, la determinazione a non abbandonare il trono.
I Medici, una regina al potere. Passione e sangue del Rinascimento. Assolutamente da non perdere le note dell’autore. Buona lettura.

Matteo Strukul è nato a Padova nel 1973. Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo, ha pubblicato diversi romanzi (La giostra dei fiori spezzati, La ballata di Mila, Regina nera, Cucciolo d’uomo, I Cavalieri del Nord, Il sangue dei baroni). Le sue opere sono in corso di pubblicazione in 20 Paesi e opzionate per il cinema. Nel 2016 ha pubblicato con la Newton Compton il primo romanzo della trilogia sui Medici, Una dinastia al potere: il libro è stato il caso editoriale della Fiera di Francoforte, i diritti di traduzione sono stati venduti in vari Paesi (tra cui Germania, Spagna e Inghilterra) ed è stato sin dall’uscita ininterrottamente in cima alle classifiche italiane di vendita. Matteo Strukul scrive per le pagine culturali del «Venerdì di Repubblica» e vive insieme a sua moglie Silvia fra Padova, Berlino e la Transilvania. Il suo sito internet è http://www.matteostrukul.com

Source: libro inviato in anteprima dall’ editore, ringraziamo Antonella e Simona dell’Ufficio Stampa Newton Compton.

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:: Cerniera lampo, di Luca Raimondi e Joe Schittino (Il Foglio, 2016) a cura di Federica Belleri

9 gennaio 2017
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Una cittadina di provincia e il suo istituto alberghiero. Due ragazzi, Teo e Dino. Diversi, nel carattere e negli interessi. Si ritrovano nella stessa classe a partire dalla quarta. Questo è l’ultimo anno, quello della maturità. È il 1994. I due giovani non si parlano mai, occupano i lati opposti nella classe, ma le loro vite sono destinate a incrociarsi. Gli anni novanta ci ricordano gli 883, il programma Non è la Rai, le discoteche aperte di pomeriggio e le paninoteche viaggianti. Ci si trova a discutere di comunismo e di fascismo, di ragazze, di materie da studiare e di come superare al meglio un’interrogazione di Storia dell’Arte. Si affrontano gli attriti fra genitori e figli adolescenti. Si parla di insegnamento convenzionale e anticonformista. Ci si interroga sugli sbocchi professionali una volta usciti da scuola. Ci si muove attraverso l’istinto, fra una risata e un attacco di gelosia. Si vive nell’inquietudine, covando rancore. Il tutto è miscelato a dovere, con personaggi che paiono delle caricature e scene grottesche, pur nella loro semplicità.
L’esercizio di scrittura dei due autori è ben strutturato. Dalla prima alla terza persona, ad una voce fuori campo che sembra riprendere alcune scene dopo un “ciak, si gira”. Per un risultato che crea movimento alla trama.
Il finale è assolutamente inaspettato e invita alla riflessione sull’equivoco, sull’imprevedibilità degli eventi, sulle debolezze degli uomini.
Davvero una lettura interessante che vi invito ad affrontare.

Luca Raimondi, nato ad Augusta (Sr) nel 1977, è bilaureato in Filosofia e in Scienze dell’educazione. Ha pubblicato diverse opere narrative, tra cui i romanzi Marenigma (Aracne, 2009), Se avessi previsto tutto questo (Il Foglio, 2013) e Tutto quell’amore disperso (Il Foglio, 2014). È autore anche di alcuni saggi, tra cui Nient’altro che un sogno. Pasolini e la Trilogia della vita (Bastogi, 2005), Il pensiero pedagogico di Pier Paolo Pasolini (Sampognaro & Pupi, 2006) e Comunicare la cultura (Bonanno, 2007). Collabora con il notiziario on line “Diorama”.
Blog: lucaraimondi.blogspot.it

Joe Schittino, nato a Siracusa nel 1977, si è diplomato all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Roma. Tra i suoi collaboratori e interpreti: Maison d’Éducation de la Légion d’Honneur, Novosibirsk Philharmonic Chamber Orchestra, Orchestra Filarmonica Italiana, Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari, Delta Saxophone Quartet, Ensemble Algoritmo, Klaus Rohleder, Steve Martland, Claudio Saltarelli, Angelo Cavarra, Mario Ciaccio. La sua musica. pubblicata da Suvini Zerboni, Edition Gamma, Ebert Musik Verlag e BAM, è stata eseguita e radiotrasmessa in undici Paesi europei, Russia, Taiwan e USA.

Source: omaggio dell’editore

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:: Il maestro delle ombre, Donato Carrisi, (Longanesi, 2016) a cura di Federica Belleri

4 gennaio 2017
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Piove senza sosta su Roma e il Tevere fa paura. Viene programmato un black out. La città non è mai stata al buio, lo intimava anche Leone X nella sua bolla papale. Perché questo ritorno alle origini, all’uomo privato di ogni comodità? Ventiquattro ore anomale, che spaventano. Perché l’ignoto può arrivare da ogni dove. La luce è sicura, consente di orientarsi e di prevedere il pericolo. Il buio no. Il buio nasconde, inganna, illude. Modifica dimensioni e sensazioni. Un pugno di ore per distruggere la capitale della storia e della cultura. Un pugno di ore per morire annegati o vittime di un’aggressione. Come se fosse “the day after”, come una moderna apocalisse, fra macerie, fuoco e atti vandalici. Nel buio ci sono ombre che si muovono, silenziose. Ombre pericolose e calcolatrici, portatrici di morte. Marcus deve trovarne una in particolare. Fa parte dell’Ordine dei Penitenzieri del Tribunale delle Anime. È nudo, ammanettato, in una stanza circolare che sembra ricavata nel tufo. Non ricorda come e perché si trova lì. Ha memoria solo del suo nome. La sua missione comincia proprio da quel luogo di prigionia, o forse no? Passa attraverso orribili omicidi e il mistero di un bambino scomparso nove anni prima. È costellata di segni premonitori e simboli strani, da riordinare e legare nella giusta sequenza. Tutto deve essere interpretato, in nome della verità. Il romanzo è animato da personaggi che sono antagonisti di se stessi. Nel peccato ad esempio, e nel desiderio di essere perdonati per poi peccare di nuovo. Nella solitudine, dove rifugiarsi per dare libero sfogo alle pulsioni del corpo. Nel lusso, lasciando da parte la missione apostolica. Nelle bugie, per coprire il male, nella dimensione più inaspettata. Anima e carne. Buoni e cattivi. Luce e buio. Come cambia la prospettiva delle cose dal giorno alla notte? Come si riduce l’essere umano quando non può essere identificato e può dare vita a una guerra personale? Quanto si lascia influenzare dagli eventi e dall’illusione di conoscere veramente se stesso? Nemmeno l’amore può aiutare, quando si ha un obiettivo preciso. Forse il male nascosto nell’ombra si lava con altro male. Forse i segreti più infamanti si possono utilizzare per il proprio tornaconto … Fin dove può arrivare la cattiveria? Quali sono le conseguenze quando si viene plagiati? Forse è meglio non ricordare, come nel caso di Marcus. Oppure ricordare è un’espiazione della colpa?
Donato Carrisi mantiene alta l’attenzione e la tensione per tutto il romanzo, portandoci in una Roma surreale e claustrofobica. La trama stimola le emozioni che ovviamente strindono fra di loro. Il Maestro delle ombre domina, in silenzio. Nessuno sa chi sia. Eppure …
Bentornato Marcus. Buona lettura.

Donato Carrisi è nato nel 1973 a Martina Franca e vive a Roma. Dopo aver studiato giurisprudenza, si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento. È sceneggiatore di serie televisive e per il cinema. È una firma del Corriere della Sera ed è l’autore dei romanzi bestseller internazionali Il suggeritore, Il tribunale delle anime, La donna dei fiori di carta, L’ipotesi del male, Il cacciatore del buio e La ragazza nella nebbia, tutti pubblicati da Longanesi.

Source: acquisto del recensore.

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:: Il diciassettesimo conte, di Patrizia Marzocchi (Centoautori, 2016) a cura di Federica Belleri

6 dicembre 2016
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Jole e Johnny sono cugini. Hanno un’agenzia di investigazioni low cost a Bologna. Lui scrive romanzi rosa, lei li firma. Johnny è omosessuale, preso dalla filosofia Zen. Jole è in sovrappeso, fuma e non si piace per niente.
Jole ha una talpa all’interno della questura e un’amicizia burrascosa con il commissario Pedroni, uomo spigoloso ed egoista, che non esita ad usarla per avere informazioni da lei, per poi mollarla senza modo al suo lavoro di investigatrice. Jole è vulnerabile, si arrabbia spesso e ritiene il commissario un personaggio da abbandonare il prima possibile. Riuscirà davvero a fare a meno di lui?
A clienti piuttosto ordinari, se ne affianca uno con una richiesta singolare: un’indagine “non ufficiale” su una potente e antica famiglia, i Castelli della Torre. La loro storia è davvero complicata e il castello nel quale vivono, il Castellaccio vicino a Bologna, è simile a un feudo. Un vero e proprio maniero che domina tutto, tramandato da padre in figlio.
Da una parte Jole ci porta in bicicletta a zonzo per i quartieri bolognesi che conosce molto bene, ci fa sentire a casa e permette al lettore di meravigliarsi delle bellezze della sua città. Dall’altra ci fa conoscere il potere del denaro e i segreti inconfessabili dei conti Castelli della Torre. Una casata composta da uomini ricchi e troppo sicuri di sé e da donne che sembrano tristi e malinconiche. Ovunque, nel castello, si respira nobiltà, dignità e senso del dovere. È così?
Dal fascismo ai desaparesidos, da Londra a Roma, la crudeltà non ha confine. Chi decide e chi subisce. Chi organizza con freddezza e chi soffre di un dolore muto, che stratifica nel tempo. Chi fugge e chi desidera soltanto acquisire un titolo. Cosa è giusto sapere di questa famiglia? È sempre corretto cercare la verità e riesumare il passato?
Cosa nascondono le mura di Castellaccio? Omicidi o tragici incidenti?
I Castelli della Torre hanno un nome da preservare. Chi paga per tutti? Chi è stato ingannato?
Il diciassettesimo conte mi ha ricordato i gialli di Agatha Christie e di P.D. James. La sfida è stata affidare l’indagine a Jole, una donna che non ha stima di sé, teme la sfiducia da parte degli altri e si sente spesso a disagio. Sfida accolta e ben riuscita. L’improbabile e l’inaspettato formano un mix ideale, che cattura l’interesse del lettore. Un giallo che mi ha particolarmente colpito per la trama, il ritmo e la scelta dei personaggi, anche quelli minori. Consigliato.

Patrizia Marzocchi insegna Lettere nella scuola media. Ha pubblicato numerosi romanzi per ragazzi per Mursia e Salani. I più recenti sono La staffetta delle valli e Ricordare Mauthausen (Gruppo editoriale Raffaello). Ha pubblicato anche romanzi gialli, tra cui Le coincidenze necessarie (Kowalski).

Source: libro inviato dall’ editore al recensore, ringraziamo l’Ufficio Stampa Centoautori.

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:: Il settimo manoscritto, di Fabrizio Santi (Newton compton, 2016) a cura di Federica Belleri

5 dicembre 2016
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Giulio Salviati ha scritto due romanzi gialli di grande successo. Il suo editore sta aspettando il terzo, ma le idee scarseggiano. Non riesce a produrre nulla. Fino ad un misterioso incontro con un uomo dal lungo mantello e il viso nascosto da un cappuccio. Un manoscritto del Cinquecento è stato rubato. Nasconde un enigma mai svelato. Perché l’uomo incappucciato chiede aiuto proprio a Giulio? Cosa contiene il manoscritto da meritare un’attenzione particolare?
L’autore, con “Il settimo manoscritto”, ci porta a Roma attraverso quartieri storici. Ci fa entrare a Villa Chigi, a Palazzo Corsini, a Villa Farnesina e a Palazzo Spada, solo per citare alcuni luoghi di immenso valore. Ci affidiamo poi al protagonista per visitare un monastero in Val di Susa e un convento di suore di clausura. Ci intrufoliamo in biblioteche e archivi storici, cercando la verità sugli scaffali colmi di testi speciali. Accompagnamo Salviati in un’indagine parallela, alla ricerca di un ladro e un assassino pericoloso …
Un messaggio da decifrare, con intuito e intelligenza. Un labirinto di specchi e una serie di cunicoli sotterranei. Luci intermittenti che si vedono attraverso le finestre di un palazzetto all’apparenza disabitato. Omonimie e somiglianze. False prospettive che ingannano la vista e l’udito. Equilibri di ricostruire. Una ricerca a tutto tondo attraverso l’arte, la storia, la filosofia, la scienza e la biologia. Parole su carta tramandate nei secoli, per una diversa visione del tempo e dello spazio, dove corpo e spirito si uniscono. Per dare importanza alla direzione dello sguardo, all’istinto femminile e alla concretezza che contraddistingue il maschio. Guardare per osservare, per soffermarsi e capire …
Intrigante la trama. Buono il ritmo di scrittura. Consigliato.

Fabrizio Santi è nato e vive a Roma. È laureato in Lingue e letterature straniere e insegna inglese in un liceo scientifico romano. Il quadro maledetto, il suo primo romanzo, è stato per settimane in vetta alle classifiche.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore, ringraziamo Antonella e Simona dell’Ufficio Stampa Newton Compton.

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:: Spy story love story, di Nicolai Lilin (Einaudi, 2016) a cura di Federica Belleri

30 novembre 2016
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Alësa è stato fedele alla Fratellanza per più di vent’anni. Ha ucciso per questa associazione criminale russa che, dagli anni novanta, aveva iniziato a reclutare giovani, promettendo loro un brillante futuro. Ha rispettato ordini, senza guardare in faccia nessuno. Fedeltà assoluta per il suo capo, Rakov. Non ha mai fallito una missione. Ama la letteratura Alësa, che lo fa gioire e piangere, vivere e morire. Precipita nel buio quando ammazza, è il killer perfetto, è solo e niente deve mettersi in mezzo. La sua decisione di uscire dal giro lo porta a mettersi in discussione. Non sarà facile perché il potere di Rakov non si può discutere.
Spy story love story è la storia di un percorso dentro se stessi. È il dolore, rivissuto sempre più spesso, attraverso i cadaveri, la droga e il rispetto di regole ferree. È il terrore di non poter più fare questo mestiere e la consapevolezza di non doversi mai fidare di nessuno. Mai. È il compromesso e la paura di aprirsi all’altro. È sentirsi vittima di incubi e fantasmi che non si potranno mai cancellare. Soffoca Alësa e si sente male, ma non è il solo a soffrire. Ama, a modo suo, ma deve controllare le emozioni, perché così deve fare uno come lui. Quanta rabbia ha dentro di sé,  quanta determinazione è obbligato ad avere, per portare avanti il suo progetto?  A quanto gli può servire l’esperienza passata, per confrontarsi con altri?
Questa è una sfida, coraggiosa. È il coraggio che si confronta con la paura. Paura dei ricordi dolorosi e la forza di saperli rimuovere.
Davvero si può sopravvivere a tutto questo? Davvero si diventa più forti?
Nicolai Lilin. Una storia terribile, raccontata con una semplicità agghiacciante.
Assolutamente consigliato.

Nicolai Lilin è nato nel 1980 a Bender, in Transnistria, vive in Italia dal 2003 e scrive in italiano. Presso Einaudi ha pubblicato i romanzi Educazione siberiana (2009), tradotto in ventitre Paesi, Caduta libera (2010 e 2011), Il respiro del buio (2011 e 2013), Storie sulla pelle (ulitima edizione 2016), Il serpente di Dio (2014) e Trilogia siberiana (2014, che raccoglie Educazione siberiana, Caduta libera e Il respiro del buio).
Da Educazione siberiana Gabriele Salvatores ha tratto un film, interpretato tra gli altri da John Malkovich e prodotto da Cattleya con Rai Cinema, uscito nel 2013.

Source: acquisto personale.

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