Posts Tagged ‘micol borzatta’

:: La strega, Camilla Läckberg (Marsilio, 2017) a cura di Micol Borzatta

15 luglio 2017
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Elin, dopo essere rimasta vedova, viene assunta dalla sorellastra Britta e dal marito, padre Preben, come serva insieme alla figlia Marta.
Da quando ha dieci anni Elin ha imparato dalla nonna materna e usare le erbe e le segnature. Pratica molto pericolosa da quando il nuovo Re ha aperto la caccia alle streghe.

1985
Linda e Anders Strand vivono beatamente nella loro fattoria con le figlie Sanna e Stella.
Un giorno mentre Linda e Sanna sono a fare shopping e Anders è al lavoro, Stella è affidata alle babysitters Marie Wall ed Helen Persson.
Tornate a casa Linda e Sanna scoprono da Anders che Stella, di soli quattro anni, è scomparsa.
Verrà trovata poche ore dopo morta nel bosco intorno a casa.

2015
Eva e Peter Berg abitano nella fattoria che un tempo era degli Strand.
Una mattina Peter esce prestissimo per andare ad arare lasciando Eva e la figlia di quattro anni Linnea a dormire.
Quando Eva si sveglia e trova la camera della bambina aperta è convinta che sia andata con il padre.
A ritorno a casa di Peter i due coniugi scoprono che la figlia è scomparsa, e verrà trovata morta esattamente come trent’anni prima è successo per Stella.
Le indagini sono guidate da Patrik Hedstrom, aiutato come sempre dalla moglie Erika Falck che oltretutto sta proprio scrivendo un libro sul caso Stella.

Come ogni libro della Lackberg anche questo romanzo non delude nessuna aspettativa che ci siamo fatti quando è stata comunicata l’uscita.
Ritroviamo nuovamente i personaggi a cui ci siamo affezionati, ovvero Patrik ed Erika, insieme ai loro famigliari, e anche in questo possiamo seguire il proseguo della loro vita, che collega tutti i romanzi dell’autrice.
Anche questa volta troviamo delle descrizioni minuziose sia per quanto riguarda le ambientazioni e gli avvenimenti, che per quanto riguarda i personaggi.
Conturbante, intrigante e spettacolare, un ennesimo capolavoro dell’autrice.

Camilla Lackberg nasce a Fjallbacka nel 1974.
Ha all’attivo altri dieci romanzi della serie di Patrik Hedstrom ed Erica Falk, alcuni saggi, libri di cucina e una raccolta di libri per bambini ispirata al figlio.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Chiara dell’Ufficio Stampa Marsilio.

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:: Il giardino delle farfalle, Dot Hutchison (Newton Compton, 2017), a cura di Micol Borzatta

14 luglio 2017
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Gli agenti dell’FBI Victor Hanoverian e Brandon Eddison vengono chiamati per interrogare la vittima di un crimine che sembra tutto tranne che una vittima.
Maya, non è il suo vero nome ma al momento si chiama così, è infatti una delle farfalle che sono state rinchiuse in un bellissimo giardino vicino a una grandissima villa isolata.
Maya e altre ventidue ragazze, infatti, sono delle bellissime ragazze dai sedici a vent’anni, che sono state rapite e portate in questo giardino chiuso e trasformate in farfalle grazie al tatuaggio di immense ali sulla schiena.
Dopo una soffiata l’FBI riesce a liberarle, ma ha bisogno di sapere cosa sia successo realmente, e così Maya è costretta a raccontare gli anni di reclusione e la fine che facevano le ragazze al compimento del ventunesimo anno di età.
Un racconto che stravolge Victor, che più di una volta vorrebbe fermarsi e non ascoltare più.
Romanzo inquietante, disturbante e che fa davvero venire i brividi.
La narrazione è divisa in parti ambientati nel presente in cui Maya e Victor stanno parlando, e scritto in terza persona, e parti in cui Maya narra in prima persona tutti gli avvenimenti accadutele.
Le descrizioni sono minuziose per quanto riguarda l’ambientazione e gli avvenimenti, ma tutta la parte relativa alle farfalle è qualcosa di ancora più profondo che colpisce il lettore fin dentro l’animo, trascinandolo in un vortice di orrore e distruzione, ma anche di legami familiari, creati tra le ragazze nonostante non siano consanguinei.
La storia è spaventosa, non tanto per atti di violenza cruenta, ma per le torture psicologiche, per l’atmosfera e la routine quotidiana che le ragazze erano costrette a subire, per quello che le loro anime e i loro cuori hanno costruito per riuscire a superare giorno dopo giorno la prigionia senza fare colpi di testa, e coloro che invece non ce l’hanno fatta e si sono suicidate.
Un romanzo che destabilisce e impedirà il sonno.

Dot Hutchison, è lo stesso autore che ha scritto A wounded name, ispirato all’Amleto di Shakespeare.
Il giardino delle farfalle è stato per molte settimane in vetta alle classifiche di Amazon.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore, ringraziamo Antonella e Federica dell’Ufficio Stampa Newton Compton.

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:: Briciole, Rocco Papa (Rune editrice, 2017) a cura di Micol Borzatta

12 luglio 2017
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Elisa Milite ha vent’anni e studia fuori sede a Roma, dove ha un appartamento tutto suo.
Figlia di un primario di chirurgia è sempre stata molto viziata e, specialmente col padre, ha sempre ottenuto tutto quello che voleva. Altro discorso con la madre, donna dalle idee chiuse e considerata dalla figlia bigotta.
È proprio a causa del pessimo rapporto con la madre che Elisa decide di anticipare il ritorno a casa di un paio d’ore, così da rimandare la comunicazione dell’esito negativo dell’esame e le conseguenti lamentele e rimproveri della genitrice, e magari avrebbe approfittato di quelle due ore per incontrarsi con un ragazzo, ma una volta scesa dal treno e avviatasi verso l’uscita posteriore della stazione, di Elisa non si ha più traccia.
Non vedendola arrivare i genitori si rivolgono all’ispettore Castaldi.
All’inizio Castaldi pensa che la ragazza sia dal fidanzato, un semplice cameriere che il dottor Milite non avrebbe approvato, ma il ragazzo non l’ha mai vista uscire dalla stazione.
nel frattempo cominciano a ricomparire gli averi di Elisa su altre scene del crimine che a prima vista non hanno nessun legame tra loro.
Castaldi seguirà ogni singolo indizio per risolvere il caso.
Un giallo tutto italiano ben strutturato.
Rocco Papa, infatti, riesce a creare una storia davvero intrigante e ben congeniata, narrata con uno stile semplice e lineare cosparso da colpi di scena e suspance che mantengono sempre viva l’attenzione del lettore fino all’ultima pagina.
Le descrizioni sono davvero meravigliose, molto evocative e minuziose, riescono a creare un mondo tridimensionale intorno al lettore e a creare molti legami empatici, di diverso tipo, con i vari personaggi.
Lo sviluppo della storia è molto credibile, quasi da sembrare un reale fatto di cronaca.
Coinvolgente ed entusiasmante è un’ottima lettura, specialmente nel periodo estivo.

Rocco Papa nasce nel 1970 a Salerno, dove vive e lavora tutt’ora come giornalista. Collaboratore del quotidiano La città ha diverse pubblicazioni al suo attivo e molti premi vinti.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore.

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:: Il racconto dell’ancella, Margaret Atwood (Ponte alle Grazie, 2017), a cura di Micol Borzatta

7 luglio 2017
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Siamo alla fine del ventesimo secolo.
Gli Stati Uniti non esistono più, il mondo è distrutto dall’inquinamento radioattivo e chimico, la crescita demografica è pari a zero. I governi decidono così che ognuno di loro può decidere come sedare le proprie rivolte senza che gli altri possano intervenire, in questo modo non ci sono più guerre.
Risultato di tutto questo è la nascita della Repubblica di Galaad, sita in tutto il Nord America e basata su un regime totalitario teocratico di ispirazione biblica, che basa la sua organizzazione sulla illegalità della lettura e la sottomissione della donna.
Infatti la donna è diventata un oggetto, definito ancella, che viene venduto al solo scopo riproduttivo, e finito lo scopo rivenduta per procreare con un altro proprietario, fino a quando non potrà più generare figli. Le ancelle non hanno nome, ma prendono il nome del loro padrone con davanti la particella di che indica proprio la proprietà.
Chi invece è sterile o troppo vecchia per procreare viene eliminata.
Difred è un’ancella di proprietà del Comandante Fred, e attraverso una serie di cassette registrate che verranno ritrovate un secolo dopo, vivremo la sua storia.
Romanzo distopico dalle tinte davvero forti che vuole raccontare di argomenti odierni, come la violenza, lo stalking, lo femminicidio, portandoli all’esasperazione, costruendo così un mondo basato su questi principi malsani.
Un miscuglio tra fantascienza e romanzo denuncia, dove la Atwood sa strabiliarci con la sua eccezionale bravura.
Descrizioni minuziose e uno stile finissimo ci permettono di farci trasportare in un mondo da incubo, ma che saprà farci interrogare sulle scelte di oggi.

Margaret Atwood nasce a Ottawa, Ontario, nel 1939.
Figlia di un entemologo e di una ex dietologa e nutrizionista, trascorse la maggior parte della sua adolescenza nelle foreste del Québec.
La scuola iniziò a frequentarla a tempo pieno solo dopo gli 11 anni, ma è sempre stata una lettrice vorace.
Iniziò a scrivere all’età di sei anni, e nell’arco di dieci anni si perfezionò a tal punto da farla diventare la sua aspirazione.
Sempre davanti a tutti, la Atwood ha iniziato a occuparsi della liberazione della donna e del cambiamento dei ruoli sessuali prima ancora che venissero divulgati, già a metà degli anni sessanta.

Source: pdf inviato dall’Editore al recensore, ringraziamo Matteo dell’ufficio stampa “Ponte alle grazie”.

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:: La donna senza passato, Anna Ekberg (Nord editore, 2017) a cura di Micol Borzatta

5 luglio 2017
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Louise Andersen è una donna tranquilla che si mantiene lavorando in un bar.
Un giorno si presenta un certo Edmund che le comunica di essere suo marito e che lei è Helene Soderberg, una ricca ereditiera scomparsa tre anni prima.
Louise è terrorizzata. I suoi ricordi non riescono ad andare indietro oltre quei tre anni in cui ha ricostruito la sua vita a Christianso.
Louise, infatti, partendo dai documenti che aveva in tasca e che le dicevano di essere Louise Andersen, visto che lei non si ricordava nemmeno come si chiamasse, ha cercato una casa, un lavoro, si è fidanzata e ha vissuto la sua vita in quei tre anni credendola vera.
Ora scopre che è tutto falso. Il test del DNA ha confermato le parole di Edmund. Allora chi è Louise e perché aveva i suoi documenti?
Altro mistero è il comportamento di Edmund, sembra quasi che le nasconda qualcosa e per questo non voglia che riacquisti la memoria.
Come risolvere entrambi i misteri?
Romanzo sconvolgente per la bravura degli autori che riescono a mischiare un intreccio di bugie, inganni e tradimenti tale da lasciare il lettore in uno stato ansiogeno e di confusione per tutta la durata della lettura.
Descrizioni minuiziose ci permettono di vivere tutta la vicenda in prima persona percorrendo un viaggio profondo nelle spire mentali dei personaggi.
Disturbante e conturbante è un romanzo che sa travolgere il nostro animo.

Anna Ekberg è lo pseudonimo dietro il quale scrive una coppia di autori.

Source: ebook inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Barbara dell’Ufficio stampa Nord.

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:: Sei Quattro, Hideo Yokoyama (Mondadori, 2017), a cura di Micol Borzatta

27 giugno 2017
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Mikami Ayumi dopo aver passato una nottata intera seduta al buio in un angolo della sua camera distrutta a prendersi a pugni la faccia e a graffiarsela, urlando che voleva morire per non avere più quel viso che riteneva orrendo, sparisce all’improvviso.
Qualche giorno dopo il padre, il capo ufficio stampa della polizia regionale Mikami Yoshinobu, viene chiamato da un collega a causa del ritrovamento di una ragazza annegata nel Lago del Karma.
Mikami arriva in obitorio terrorizzato, ma il cadavere non è quello di sua figlia.
Tutto questo lo porta a rivivere un vecchio caso del 1989, in cui una bambina è stata rapita, e nonostante i genitori abbiano pagato il riscatto, la piccola è stata ugualmente uccisa.
Il caso aveva fatto ancora più scalpore per essere l’unico caso mai chiuso in una società in cui vigeva la regola di non lasciare mai un caso impunito.
A Mikami iniziano a tornare in mente tutti i ricordi del caso per trovare eventuali falle.
Romanzo giallo molto particolare, quasi epico, che vuole raccontare, e in alcuni punti denunciare, i rapporti relazionali all’interno delle istituzioni e della società giapponese.
Paragonato ai libri di Larsson per la sua intensità, possiamo trovare al suo interno una classica struttura a incastro dove ogni parte è necessaria per mantenere il giusto equilibrio, come in una Torre Jenga.
Precursore del genere bureaucracy thriller, Sei Quattro sa come catturare il lettore e come tenerlo legato a sé.

Hideo Yokohama nasce nel 1957.
Prima di diventare uno scrittore a tempo pieno, e uno dei più noti in Giappone, è stato per dodici anni un giornalista d’inchiesta.
Molto legato all’etica lavorativa rigorosa, l’ha trasportata nei suoi romanzi condizionando i suoi personaggi.
Sei Quattro è il suo sesto libro.

Source: omaggio dell’editore al recensore. Ringraziamo Anna dell’ Ufficio stampa Mondadori.

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:: Un anno senza te, Luca Vanzella, Giopota (Bao Publishing, 2017) a cura di Micol Borzatta

6 giugno 2017
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Un anno senza te è una graphic novel scritta da Luca Vanzella, disegnata da Giopota e pubblicata dalla BAO Publishing che narra un anno di vita di Antonio, ragazzo gay che studia storia medievale e si sta laureando nella storia dei santi dimenticati.
A settembre viene lasciato dal suo ragazzo Tancredi, un DJ con cui stava da sei mesi, e cade in depressione.
A prima vista sembra una normalissima e banalissima storia che è capitato a tutti, tutti siamo stati lasciati da qualche fidanzato, tutti ci abbiamo sofferto tantissimo, ma poi siamo andati avanti con la nostra vita.
Un anno senza te però non è solo questo.
Noi viviamo mese dopo tutto il percorso che Antonio affronta, partendo dalla depressione iniziale, all’accettazione della cosa con la conseguente uscita con altri partner, con i quali finisce sempre prima di diventare troppo seria a causa dei rimpianti, fino ad arrivare alla fase in cui si supera tutto, si va avanti e si impara a stare bene anche da soli.
Una storia che insegna come tutti noi dobbiamo credere in noi stessi, ci insegna a non giudicarci in base a chi abbiamo affianco, perché non e lui o lei che ci definisce, siamo noi stessi a definirci, ci insegna che ognuno di noi è meritevole del meglio e non dobbiamo mai accontentarci o temere di non essere all’altezza di qualcuno.
Il tutto viene raccontato con dei dialoghi stupendi, e sottolineato dalle immagini che sono totalmente complementari alla narrazione.
Compreso ovviamente i colori, che partono un po’ spenti, opachi e bui, per poi diventare alla fine del libro brillanti e vivaci, facendo viaggiare il nostro morale da una sensazione di malinconia e tristezza iniziale a un senso di gioia e di rinascita che scalda l’animo e fa venire voglia davvero di prendere in mano le redini della propria vita e di iniziare a vivere davvero.
Una storia commovente e che ha davvero tanto da insegnare, un pezzo di vita disegnata, ma che in realtà è un tralcio di vita vera.

Luca Vanzella nasce nel 1978 e ha studiato Scienze della Comunicazione a Bologna.
Fumettista e sceneggiatore ha basato la sua tesi di Laurea sui Cosplay ed è stata anche pubblicata da Tunué nel 2005.
Nel 2001 il suo esordio con Dottor Massacro, pubblicato da Indy Press Comics, con cui inizia anche un rapporto di collaborazione come redattore.
Nel 2003 fonda l’etichetta indipendente Self Comics.

Giopota nasce nel 1988 a Caserta.
Fumettista e disegnatore si diploma in grafica pubblicitaria per poi iniziare a lavorare come web design.
Nel 2012 si trasferisce a Bologna per studiare Fumetto e Illustrazione all’Accademia di Belle Arti.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Daniela dell’ Ufficio Stampa Bao Publishing.

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:: Il cerchio, Dave Eggers, (Mondadori, 2017) a cura di Micol Borzatta

16 maggio 2017
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Mae ha sempre vissuto in un paesino di provincia, insieme ai genitori, ma sapeva perfettamente che la sua vita non era quella.
Grazie alla sua amica Annie riesce a entrare nella famigerata azienda Il Cerchio, il nuovo futuro.
Il Cerchio infatti è una nuova azienda molto tecnologica che racchiude in un programma unico tutti gli account che una persona, durante la sua vita, crea sui vari Social Network, Home Banking, Posta Elettronica, etc…
Il programma che descrivono è davvero interessante, e inoltre permette a Mae di inserire nella sua assicurazione i suoi genitori che sono sul bordo del lastrico a causa delle cure mediche necessarie al padre che soffre di Sclerosi Multipla.
Tutto è perfetto e a Mae sembra di essere in paradiso, quando le viene fatta una proposta: rinunciare completamente alla sua privacy per entrare a far parte di un regime di trasparenza totale.
Mae accetta, ma inizia anche a farsi domande su quali potrebbero essere le conseguenze di un programma del genere.
Romanzo davvero spettacolare che riesce a portare il lettore a vedere il mondo con occhi diversi.
La bravura di Eggers è quella di descrivere talmente bene e con talmente tanta passione il programma del Cerchio che per due terzi del libro siamo veramente convinti che sia un’idea geniale.
Infatti il programma del Cerchio sembra davvero risolvere tantissimi problemi causati dalla società odierna, creando un luogo lavorativo in cui il lavoratore viene veramente giudicato secondo un concetto di meritocrazia, e la popolazione è aiutata a facilitare la propria vita grazie ai prodotti firmati Il Cerchio.
Andando avanti con la lettura, però, si incomincia a notare che molto probabilmente il detto non è oro tutto ciò che luccica è più vero di quanto ci si possa immaginare.
Un romanzo con tantissimi spunti di riflessione, che narra una storia fantascientifica con uno stile magistrale che sa appassionare anche chi non è portato per il fantascientifico.
Da questo romanzo è stato tratto anche un film con Tom Hanks ed Emma Watson.

Dave Eggers nasce a Boston nel 1970.
Editore della leggendaria rivista e casa editrice McSweeney’s.
Vive a San Francisco dove ha fondato 826 Valencia, una scuola di scrittura creativa per bambini.
Il suo romanzo d’esordio, L’opera struggente di un formidabile genio, è stato un caso editoriale.
Altre pubblicazioni sono: 2003 Conoscerete la nostra velocità, 2005 La fame che abbiamo, 2009 Le creature selvagge, 2010 Zeitoun, 2013 Ologramma per il re, 2014 Il cerchio (prima edizione), 2015 I vostri padri, dove sono? E I profeti, vivono forse per sempre, tutti pubblicati sempre da Mondadori.

Source: libro inviato al recensore dall’ufficio stampa Mondadori, ringraziamo Anna.

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:: La ragazza di prima, J P Delaney, (Mondadori, 2017) a cura di Micol Borzatta

10 maggio 2017
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Londra passato.
Emma e Simon sono una giovane coppia. Dopo che una notte due delinquenti sono entrati in casa, sorprendendo Emma da sola, decidono di cambiare casa.
Dopo aver girato varie case, senza trovare quella giusta, si imbattono in un appartamento tutto tecnologico in Folgate Street numero 1 in cui Emma si trova subito al sicuro.
Per poter affittare la casa devono superare vari step: il primo è rispondere a un questionario, il secondo superare un colloquio con il padrone di casa e il terzo accettare una serie di regole intransigenti e molto ferree.
Emma e Simon riescono a superare tutti gli step e trasferirsi nella nuova casa, ma per una serie di vicissitudini legate alla rapina subita precedentemente la loro storia finisce.
Emma, ritrovatasi sola e subendo un corteggiamento da Edward, il padrone di casa, inizia con lui una strana relazione, che però finisce con la morte di lei. Morte che non si sa se accidentale o provocata.

Londra oggi.
Jane ha poco più di trent’anni. Dopo aver partorito una bambina morta, di cui il padre era il suo capo, decide di licenziarsi e cambiare casa.
Anche lei si imbatte nell’appartamento tecnologico di Folgate Street numero 1, vuoto da più di un anno, e si prepara ad affrontare tutti gli step per poterla affittare.
Dopo aver superato tutti i passaggi Jane si trasferisce immediatamente. Tutto è stupendo e sembra andare per il meglio, se non fosse che per un mese intero, una volta a settimana trova un mazzo di fiori fuori casa senza nessun biglietto. All’inizio crede che sia un regalo di Edward, ma con il passare delle settimane inizia a dubitarne. Chiamando il fioraio, il cui nome è stampato sulla carta, scopre che loro non hanno mai consegnato nulla. Dopo un mese finalmente nel mazzo di fiori compare un biglietto destinato a una certa Emma.
Jane è impaurita e incuriosita, così la settimana successiva riesce a beccare chi mette i fiori e a chiedergli come mai continui. Viene così a scoprire che Emma è una ragazza che ha abitato in quella casa e in quella casa è morta assassinata.
Incuriosita Jane inizia a indagare sul passato della casa, e quando inizia una relazione con Edward, continua a farlo di nascosto essendo anche lui coinvolto negli avvenimenti.
Durante le indagini Jane scopre che sia la moglie morta di Edward che Emma le assomigliano molto, e come lei anche Emma aveva avuto una relazione con Edward.

Romanzo molto entusiasmante che ha saputo colpirmi e rapirmi totalmente, al punto che l’ho letto in un pomeriggio.
Fin da subito incuriosisce con la descrizione della casa da parte degli agenti immobiliari. Infati, nonostante il titolo sia legato a una delle protagoniste, la vera protagonista in assoluto di tutto il romanzo, per me, è proprio la casa. Tutto gira intorno a lei.
Effettivamente, come dicevo, il titolo richiama la fissazione di Jane per Emma, e la storia si svolge alternando capitoli che narrano di una ai capitoli che narrano dell’altra, ma ogni scelta fatta, ogni decisione presa da ogni singolo personaggio è legata alla casa, che perde il suo ruolo di dimora, ma diventa una scuola di pensiero, un rifugio mentale diverso dal canonico, uno stile di vita che obbliga prima di tutto a un viaggio interiore, a una conoscenza profonda di se stessi, per poter rinascere.
Rinascita che come vediamo non è così scontata, infatti c’è chi esce distrutto da tutta questa consapevolezza del proprio io e chi invece fa i passi giusti e ne esce fortificato, accresciuto e arricchito.
Descrizioni e colpi di scena sono talmente ben fatti e ben posizionati che non saltano subito all’occhio, ma penetrano dentro la mente del lettore senza che se ne accorga, così ci ritroviamo a vivere dentro il romanzo, a porci le stesse domande di Jane ed Emma e a percepire le atmosfere e le ambientazioni tutte attorno a noi come se fossero reali.
Una scrittura lineare e semplice permette di non interrompere il pathos e l’atmosfera, così che ci si possa immergere e assaporare parola dopo parola.
Un thriller che è anche una scuola di vita e che merita il posto tra i migliori romanzi dell’anno.

Joseph Henry Delaney nasce a Preston nel 1945.
Finito il Preston Catholic College inizia la sua carriera lavorativa come tecnico e riparatore mentre nel frattempo si laurea alla Lancaster University, che gli permette successivamente di iniziare a lavorare come insegnante di Inglese al Blackpool Sixth Form College.
La sua carriera di scrittore la inizia sotto lo pseudonimo J. K. Haderack, ma dal 2004 decide di usare il suo vero nome per le sue pubblicazioni.
La sua prima saga, The Wardstone Chronicles, è tradotto in 24 paesi vendendo più di un milione di copie, che gli permette dall’uscita del secondo volume di ritirarsi dall’insegnamento e diventare scrittore a tempo pieno.

Source: pdf inviato al recensore dall’ufficio stampa Mondadori, ringraziamo Anna.

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:: Le bambine dimenticate, Sara Blaedel (Fazi, 2017) a cura di Micol Borzatta

9 maggio 2017
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Louise Rick, agente del Dipartimento Investigativo della Polizia di Stato, viene convocata dal medico legale dopo il ritrovamento del cadavere di una donna sconosciuta.
Louise ed Eik Nordstrom, il suo partner, decidono di inviare una foto della donna a tutte le testate giornalistiche, in modo da chiedere aiuto ai cittadini per il riconoscimento.
Vengono così a sapere che si tratta di Lise Andersen, che risulta morta insieme alla gemella Mette a diciassette anni e mezzo, e che era ricoverata dall’età di tre anni a Eliselund, un ricovero per minorati mentali, a causa di imprevisti durante il parto della madre che ha causato danni al cervello a lei e alla gemella.
Le gemelle, a Eliselund, erano considerate bambine dimenticate, ovvero facevano parte di quel gruppo di pazienti che non avevano più nessun rapporto con la famiglia, a volte per volere della famiglia, a volte per imposizione della direttrice.
Ovviamente il certificato di morte è falso, visto che il cadavere ha circa quarant’anni ed è morto due giorni prima.
Louise ed Eik iniziano allora a indagare per trovare anche la gemella, ipotizzando la falsità anche del suo certificato.
Romanzo molto coinvolgente e particolare per il suo genere.
Per essere un thriller nordico, infatti, ha un ritmo molto veloce e scorrevole, molto più americano rispetto a quello che altri autori del genere ci hanno abituato.
Le descrizioni sono molto minuziose, portando a vivere appieno e in prima persona ogni emozione dei personaggi, provando così la rabbia e l’angoscia di Louise, la calma, a volte apparente, di Eik e la curiosità di Camilla. Stesso discorso vale per le ambientazioni che sembra di poterle toccare con mano, come se ci stessero circondando per tutta la durata della lettura.
Unica critica che mi viene da fare, ma è solo un giudizio personale, secondo me l’autrice avrebbe potuto approfondire maggiormente la parte relativa a Eliselund, descrivere più approfonditamente quello che avveniva e come erano trattati i bambini ricoverati, per il resto il romanzo è eccezionale e colpisce appieno coinvolgendo fino all’ultima molecola, tant’è che una volta iniziato non si può più smettere di leggerlo.

Sara Blaedel nasce nel 1964 a Copenhagen e cresciuta a Hvalso in Danimarca dove ambienta tutti i suoi romanzi. Autrice danese è molto conosciuta per la serie di romanzi gialli con protagonista Louise Rick.
Figlia di un giornalista e di un’attrice, ha ricevuto in Francia numerosi premi e i suoi libri sono tradotti in 31 paesi.

Provenienza: pdf inviato dall’editore al recensore, si ringrazia Cristina dell’ Ufficio Stampa Fazi.

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:: Il posto più pericoloso del mondo, Lindsey Lee Johnson, (Bompiani, 2017) a cura di Micol Borzatta

2 maggio 2017
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Terza media. Tredici anni. Un’età difficile, non si è ancora adulti, ma nemmeno più dei bambini, anche se dal lato pratico le azioni e comportamenti sono ancora infantili.
Tutto ha inizio quando Tristan, un ragazzino un po’ diverso che viene lasciato da parte dai compagni, decide di scrivere una lettera d’amore a Calista.
Lei la trova nel suo armadietto e non sapendo come comportarsi si rivolge alla sua amica Abigail che le consiglia, e la obbliga, di consegnarla a Ryan, il ragazzo top della scuola e con il quale ogni tatno Cally pomicia.
La lettera viene postata su Facebook, dove Ryan, Nick, Dave, Damon, Emma e Abigail iniziano a commentare prendendo in giro e insultando Tristan. Seguiti subito a ruota dagli altri compagni. L’unica che non scrive è Cally.
Tristan, non sopportando più quegli attacchi di bullismo, decide, una mattina mentre va a scuola, di gettarsi dal Golden Gate Bridge.
Questo avvenimento colpisce molto i compagni di scuola in modi diversi, ma quella che rimarrà più traumatizzata sarà proprio Cally.
Altro romanzo che cavalca il tema del momento: suicidio a seguito di bullismo.
Questa volta, però, invece di vivere l’orrore della vittima e sondare gli avvenimenti dal suo punto di vista, viene descritto e studiato nei minimi particolari quello che avviene a chi sopravvive.
Infatti viviamo le vite del gruppo dei ragazzi che hanno bullizzato Tristan quattro anni dopo l’avvenimento. Conosciamo:
– Ryan: il figo e donnaiolo che nel suo intimo è completamente l’opposto ma nessuno lo sa,
– Damon: il vandalo criminale che finisce in prigione pur di mantenere l’immagine che gli hanno appiccicato addosso,
– Dave: il figlio modello e genio della scuola, che non potendo deludere nessuno arriva a comprare i risultati dei test,
– Nick: che deve mantenere l’immagine del festaiolo e menefreghista,
– Emma: vive solo per la danza, il suo corpo è solo uno strumento da usare e da sfruttare e distruggere nei week end in modo da farlo rigare dritto durante la settimana,
– Abigail: in continua carenza d’amore e d’affetto, insicura a causa del suo aspetto si brutta negli studi per primeggiare,
– Cally: l’unica che non è mai stata punita per quello che è successo a Tristan, e che quindi a differenza degli altri non ha una maschera cucita addosso da altri e si tortura da sola distruggendosi in tutti i modi possibili.
Una storia che esplora la natura umana in tutta la sua complessità, dimostrando come sia più facile vivere con una maschera addosso e recitando una parte affibbiataci piuttosto che dimostrare realmente chi siamo. Contemporaneamente però dimostra come il recitare parti a noi estranee possa solamente rovinarci la vita.
Con una narrazione scorrevole e lineare, un romanzo istruttivo e didattico che ci permette di interrogarci nel profondo.

Lindsey Lee Johnson si è specializzata in scrittura creativa alla University of Southern California, dove ha anche insegnato come pure al Clark College e alla Portland State University, e tiene corsi di scrittura per adolescenti. Vive a Los Angeles con suo marito, ma è nata e cresciuta nella Contea di Marin, in California, dove è ambientato Il posto più pericoloso del mondo, il suo romanzo d’esordio.

Source: pdf inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Frida dell’ Ufficio Stampa Bompiani.

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:: Sette navi, Nanni Cristino, (Parallelo45, 2017) a cura di Micol Borzatta

13 aprile 2017

settenavi-cristinoParigi.
Armand ha chiuso con la polizia, ora gestisce un giornale fondato da lui e che distribuisce gratuitamente nella metropolitana parigina, in cui racchiude tutte le storie e i racconti raccolti in metropolitana da clochard e passeggeri.
Un giorno però la sua vita viene colpita da un tremendo déjà-vu, infatti fuori dalla metropolitana di Saint Paul vede sette barchette, fatte con mezzi fogli di carta di giornale, posizionate sui gradini che scendono verso il sottosuolo.
Due giorni dopo Armand viene contattato da Le Mouel, comandante della polizia francese e suo vecchio collega, perché è stato ritrovato il corpo di Cyprien Malou sgozzato e circondato da altre sette navi di carta.
Il sospetto di Armand è confermato, il serial killer a cui ha dato la caccia per tantissimo tempo, Il marinaio, è tornato, e le sue doti di ex criminologo vengono richieste nuovamente per catturarlo, però questa volta la sua squadra non saranno poliziotti ed esperti, ma semplici clochard che vivono nella metropolitana abbandonata di Saint Martin.
Romanzo completamente fuori dalle righe che trasporta il lettore in una Parigi sconosciuta, fatta tutta di vicoli, sotterranei e angoli scuri.
Descrizioni molto particolareggiate riescono a creare intorno al lettore l’atmosfera giusta, trasportandolo nello spazio fino a depositarlo tra i mattoni delle case parigine, e nello stesso danno corpo e tridimensionalità ai personaggi che si riesce a percepire concretamente.
La storia è molto ben sviluppata e coinvolgente, piena di attimi di suspance e colpi di scena che lasciano con il fiato mozzato.
Un romanzo brioso e adrenalinico che sa tenere sempre viva l’attenzione, portando il lettore a indagare in prima persona.

Nanni Cristino è nato a Chieri, nella provincia di Torino, nel 1959.
Allenatore e giocatore di pallacanestro, musicista jazz e mercante di giocattoli, ora insegna Lettere a Chieri e ha un altro paio di progetti a Parigi e a Zanzibar.
Dal 2004 scrive manuali scolastici di Storia per le scuole superiori per l’Editrice Petrini.
Nel 2010 ha scritto l’opera teatrale Una bella malinconia dedicata a Nino Rota.
Nel 2013 ha pubblicato il suo primo romanzo Gli abitanti del sottosuolo.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore.