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:: Il giardino dei musi eterni, Bruno Tognolini, (Salani, 2017) a cura di Micol Borzatta

23 marzo 2017
Giardino dei Musi Eterni

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Ginger è una gatta Main Coon a pelo semi lungo che si sveglia in un grande prato, che è il Giardino dei Musi Eterni, un cimitero per gli animali gestito da un Custode cattivissimo e menefreghista e dal suo cane Bestio, che pur non vedendo gli Animanimali, li sente e li percepisce.
Gli Animanimali, che fra di loro si chiamano Animan perché troppo lungo e complicato come termine quello completo, vivono in armonia, accogliendo i nuovi arrivati, tuffandosi nella pioggia e rincorrendosi tutto il giorno, per poi passare le nottate a cantare con le ranocchie che vivono nel fossato ai margini del cimitero.
Purtroppo però la loro vita viene stravolta. Infatti da qualche tempo alcuni loro fratelli spariscono nel nulla mentre il Custode continua a fare strane ricerche tra le tombe e i peluche che i bimbi umani portano con loro alla domenica, quando vanno a trovare le tombe dei loro piccoli amici, sembrano quasi prendere vita e diventare cattivi.
In questa atmosfera inquietante Ginger, insieme a Orson, Ted, Trilly e Mama Kurma, creerà un gruppo per indagare e risolvere ogni mistero, ma il tempo a loro disposizione però è poco, perché qualcuno vuole comprare il terreno del cimitero per smantellarlo e farci delle villette a schiera.
Un romanzo davvero particolare, raccontato tutto in terza persona ma dalla visuale di Ginger, con un linguaggio molto inventivo che si adatta perfettamente a degli animali.
Libro toccante che, specialmente per chi ha avuto o ha tuttora un animale, arriva fino all’animo e al cuore del lettore portandolo a partecipare ancora più attivamente alla storia.
Lo stile linguistico, come accennato, è perfetto, si addice ai singoli animali trasmettendo appieno al lettore il loro carattere e le loro peculiarità, anche se devo ammettere che il modo di parlare di Mama Kurma risulta spesso incomprensibile, distraendo un po’ dalla lettura e rallentando il ritmo.
Nel complesso un romanzo istruttivo e didattico che non si può non amare.

Bruno Tognolini nasce a Cagliari nel 1951. Negli anni ’80 ha passato quasi un decennio nel teatro, per poi passare, da quasi trent’anni, a scrivere per i bambini e i loro grandi.
Nel 2007 e nel 2011 è stato Premio Andersen e ha scritto poesie, romanzi e racconti e programmi televisivi come L’albero azzurro e la Melevisione.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Luca dell’ufficio stampa Salani.

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:: I segreti della famiglia Ferrolongo, Danilo Persicani, (Parallelo45, 2017) a cura di Micol Borzatta

22 marzo 2017
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Asti, settembre 1939.
Nella villa della ricchissima e famosissima famiglia Ferrolongo vengono ritrovati i cadaveri di due persone, uccise con due semplici colpi di pistola, sparati a bruciapelo.
Quando i carabinieri vengono chiamati, riscontrano che i cadaveri sono la signora Agnese Ferrolongo e il figlio Corrado Lanzi.
Le indagini iniziano subito, anche se si svolgono esclusivamente all’interno della famiglia, senza sospettare nessun coinvolgimento esterno.
I Ferrolongo, infatti, sono un’antica famiglia nobiliare piemontese di cui tutti i salotti dell’alta società, come anche i vicoletti bui delle strade, si parla a mezza voce, riferendo passandosi aneddoti e pettegolezzi., perfino degli scandali che si protrarrebbero da generazione a generazione.
Proprio a causa di questi pettegolezzi e questi scandali, viene accusato dell’omicidio Federico Lanzi, marito di Agnese e padre di Corrado, con il movente di voler far cessare tutte le dicerie che coinvolgono la sua famiglia.
Solamente l’avvocato penalista Alfredo Vigerio, chiamato in difesa di Federico, avrà l’abilità di smascherare tutti i pettegolezzi e le dicerie, scartando le invenzioni e rivelando la verità, fino a scagionare il suo cliente trovando il vero colpevole.
Romanzo che mischia una storia familiare a un classico thriller, con bravura e maestria, portando il lettore ad appassionarsi sempre più degli avvenimenti, sentendosi coinvolto in prima persona a tal punto da voler indagare anche lui per svelare misteri, segreti e avvenimenti.
Scritto con uno stile limpido e lineare, l’autore sa dosare perfettamente colpi di scena e scoperte rivelatrici, senza mai esagerare e senza mai portare il lettore a sapere troppo, troppo presto.

Danilo Persicani nasce a Piacenza nel 1953. Geologo, ricercatore e docente, passa la sua carriera lavorativa presso l?università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e il Politecnico di Torino.
Durante la sua carriera universitaria scrive anche degli articoli scientifici.
A suo carico ha già due monografie: Elementi di scienza del suolo e La parola al Professore.
A scritto anche due romanzi gialli facenti parte della stessa storia, ovvero Il tesoro di Santo Stefano, il primo atto di I delitti della via Francigena, e Le pievi di San Colombano che è il secondo atto.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore.

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:: Feroci Pulsioni, Bilkis Saba, (Koi Press, 2017) a cura di Micol Borzatta

15 marzo 2017
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Periferia londinese.
Curtis è un uomo di età non ben definita, con una mentalità più da ragazzino che da uomo, si aggira con una borsa sportiva e una cartellina rosa che stringe forte. In quella cartellina ha il suo tesoro più prezioso, tutte le azioni che deve compiere scritte dettagliate, quale autobus prendere, per quante fermate, quanti metri percorrere a piedi, dove dirigersi e con chi parlare. Una routine quotidiana perfetta, che vive secondo per secondo, sempre uguale, fino a quando non si sente a proprio agio, così allora potrà aggiungere una nuova azione, una nuova quotidianità.
Charlie è un dodicenne che viene perseguitato dai bulli. Ogni giorno lo picchiano sempre più forte, fino a quando finisce in ospedale. Solo Pitt, suo fratello maggiore, sa quello che succede, ma non può dire nulla perché Charlie continua a negare tutto. Cinque anni dopo, Charlie ha grandi cambiamenti nella sua vita. Pitt è stato ucciso in guerra, il patrigno continua a picchiare la madre e lui non si fa più picchiare dai bulli, in compenso ha iniziato a torturare e seviziare piccoli animali, per lo più scoiattoli e lucertole.
Entrambi spinti da tensioni invisibili che partono nel loro profondo.
Romanzo molto particolare che, pur essendo narrato in terza persona, riesce a coinvolgere appieno il lettore trasportandolo direttamente nella testa di Curtis e di Charlie, facendogli vivere tutte le loro pulsioni, che siano esse coraggiose per affrontare nuove quotidianità, o pericolose, atte a riversare su altri esseri viventi tutto il dolore subito e l’odio per la vita. Un romanzo toccante che sa far riflettere molto e che dimostra ancora una volta una bravura e una profondità della Bilkis pari a pochi.

Bilkis Saba è di origini bengalesi, ma è cresciuta in Italia sin da bambina.
Attualmente lavora tra Milano e Londra.

Source: pdf inviato al recensore dall’editore. Ringraziamo l’ ufficio stampa Koi Press.

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:: Leggera come l’abisso, Roberto Pecoraro, (Leucoteca edizioni, 2017) a cura di Micol Borzatta

9 marzo 2017
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Linda, mentre sta lavorando come tutti i giorni, sviene.
Non appena perde i sensi si risveglia in una grotta dove tempo e bisogni primari sono annullati, Qui incomincia a vivere vite diverse.
Ogni volta è una persona diversa, in una realtà diversa, con una vita diversa, che lei però non conosce assolutamente, fino a quando si ritrova nei panni di uno sconosciuto che sta vivendo un episodio ambientato nella sua stanza, episodio che lei non conosce, la paura è tale che scappa dalla grotta.
In questo modo Linda riprende coscienza, svegliandosi al pronto soccorso.
Secondo i medici è stata svenuta solo qualche minuto.
Linda riprende la sua vita di tutti i giorni, ma si accorge che tutti i personaggi del suo viaggio onirico stanno comparendo, uno alla volta, nella realtà.
Romanzo intenso e profondo, descrive quello che in realtà è un viaggio interiore di crescita e di ricerca della verità.
Con ambientazioni a volte surreali e a volte reali, l’autore vuole trasmettere al lettore come la società odierna ci sta rovinando. Infatti Linda, all’inizio del romanzo, rappresenta il prototipo moderno dell’individuo, sempre di corsa e oberato di lavoro, attaccato allo smartphone, per poi, attraverso il viaggio interiore e astrale, iniziare a capire come godersi la vita e il mondo.
Affascinante e ipnotico, il romanzo sa dare ottimi spunti per riflettere.

Roberto Pecoraro nasce nel 1974 ad Agrigento. Attualmente vive a Milano, dopo aver vissuto fino al 2009 in Sicilia. Laureato in Ingegneria, è attivo nel sociale e nella promozione della lettura nelle periferie.
Leggera come l’abisso è il suo romanzo d’esordio.

Source: pdf inviato al recensore dall’autore.

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:: Radici, volume I e II, Giorgio Pandiani (Autoproduzione, 2014 – 2016) a cura di Micol Borzatta

7 marzo 2017

unnamedSilvio fa parte di un gruppo di cattivi ragazzi che vengono ingaggiati di notte per atti di vandalismo.
Un giorno, mentre tornano da un colpo, inizia ad avere strane visioni relative alle radici delle piante.
Da studioso di biologia capisce quasi subito cosa possa significare, ma la conferma la ottiene quando viene rapito dalle piante che lo obbligano a ricordare e a vedere i fatti avvenuti. Scopre così che il gruppo che frequenta viene ingaggiato per smaltire in modo illegale rifiuti tossici riversandoli nei fiumi, e questo ha portato a una rivolta delle piante.
Sulla sparizione di Silvio e sul problema delle radici che distruggono strade, tunnel e città sta indagando un poliziotto, De Luca, che non potendo farlo ufficialmente decide di prendere un periodo di ferie per poter indagare liberamente.
Graphic novel molto ben strutturata. I disegni sono dettagliati e relegano la parte scritta in secondo piano.
La storia è ben strutturata, anche se i finali non lasciano troppa suspance al lettore, che non rimane con il fiato sospeso ad attendere il proseguo.
Un grande difetto è la pubblicazione ogni due anni, che porta quasi a dimenticarsi della storia, pur essendo interessante.
Storia che effettivamente tratta di un problema molto serio che purtroppo coinvolge il nostro pianeta attualmente.
Nel complesso una buona lettura, veloce e interessante.

La versione cartacea è stata stampata su carta riciclata, utilizzando inchiostri a cera e solo energie rinnovabili (certificazioni europee FSC® ed Eco-print©). Le copie del secondo volume, inoltre, sono state rilegate all’interno del Carcere di Genova Pontedecimo, grazie all’iniziativa “Il Cielo in una stampa” di Ecoprintweb.

Grafico e sviluppatore multimediale, Giorgio Pandiani (Lecco, 1984) scrive e disegna fumetti dalla quinta elementare. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico di Lecco e la “Scuola del Fumetto” di Milano, per cui ha pubblicato i suoi primi lavori, fa il suo esordio come autore completo nell’aprile del 2011, autoproducendo il graphic novel I Palazzi (116 pagine a colori). L’accoglienza da parte di critica e pubblico è positiva e le copie cartacee vanno esaurite in pochi mesi. Nel novembre del 2014 è la volta del primo volume (di tre) di Radici (84 pagine in bianco e nero). Ancora una volta autoprodotto, il fumetto suscita l’interesse di molti lettori, siti specializzati e riviste del settore. Dopo due anni di lavoro, la storia prosegue nel secondo volume (di tre) di Radici (82 pagine in bianco e nero), disponibile dal 1 Dicembre.

Source: copie digitali inviate al recensore dall’autore.

:: Naoi, Bilkis Saba (Koi Press, 2017) a cura di Micol Borzatta

17 febbraio 2017
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Al suo risveglio Stuart capisce di essere nei guai. Legato su un tavolo di metallo, in una stanza illuminata da un neon intermittente. In tasca un timer metallico con il simbolo del logo dell’Endream con un conto alla rovescia: 3 ore 28 minuti 23 secondi. Nella stanza un secondo tavolo con una persona di cui vedeva solo braccia e gambe che si muovevano convulsamente.
Siamo in un futuro non ben precisato. A Brixtol ci sono un sacco di scontri e la criminalità è altissima a causa della sovrappopolazione.
La Endream, una multinazionale farmaceutica, viene incaricata di creare una pillola che provoca una morte indolore. La loro pillola fa di più: mentre ti porta alla morte ti fa vivere un’esperienza onirica appagante.
Il governo crea allora il Programma, tutti coloro che non sono sposati e non riescono a costruirsi una famiglia entro un certo numero di tentativi vengono definiti esuberi e quindi destinati all’uso della pillola.
Per Stuart è il suo ultimo tentativo, londinese cinquant’enne fa lo psichiatra, ma quando arriva al Ministero per incontrare la partner designata, scopre che il computer del Programma ha scelto una giovanissima ragazza orientale.
Cosa succederà tra i due per cui Stuart si sveglierà su quel tavolo?
Niente spoiler, sta a voi scoprirlo.
Grande partenza in cui il lettore si trova subito al centro dell’azione, per poi ripercorrere passo passo gli avvenimenti che hanno condotto ai fatti iniziali.
È così che facciamo un salto indietro nel tempo, ma ritrovandoci sempre in questo futuro distopico.
L’andamento narrativo rimane sempre molto veloce e adrenalinico, portando il lettore a divorare il romanzo, aiutato anche dalla sua brevità.
Le descrizioni sono davvero ben fatte e trasmettono perfettamente la visione del mondo che ha l’autrice.
Un romanzo che fa riflettere sul futuro che possiamo aspettarci continuando su questa via, che vuole essere un po’ thriller, ma dare speranza con la storia d’amore coprotagonista.

Bilkis Saba è di origini bengalesi, ma è cresciuta in Italia sin da bambina.
Attualmente lavora tra Milano e Londra.

Source: pdf inviato al recensore dall’editore. Ringraziamo l’ ufficio stampa Koi Press.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Appunti di Vita Volume 2, Boulet (Bao Publishing, 2017) a cura di Micol Borzatta

8 febbraio 2017
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La vita di un fumettista non è assolutamente semplice. Partendo dal doversi mantenere con i propri disegni, spesso non molto capiti, a volte non giudicati appieno, fino ad arrivare a tutto il lavoro che c’è dietro, sia nella fase di creazione che nella fase di vendita e marketing. Ed è proprio della fase marketing, ovvero la presenza degli autori alle fiere del fumetto per sponsorizzare e proporre il proprio lavoro, che si vuole dedicare Boulet in questo secondo volume di vita quotidiana raccontata a vignette. Boulet infatti è un disegnatore di graphic novel molto conosciuto specialmente in Francia. I suoi lavori, spesso introdotti da Zerocalcare, hanno una comicità realistica che sa conquistare sia il mondo dei ragazzi, ma anche quello degli adulti, specialmente per la sua scelta di raccontare semplicemente la verità della vita, tutto quello che una persona che sceglie di fare un certo tipo di lavoro deve sopportare e affrontare per continuare a realizzare il suo sogno e potersi mantenere seguendo il suo sogno.
Partendo dalle domande incredule dei genitori che accompagnano i figli e che non credono che con quel genere di lavoro i loro piccoli possano un giorno mantenere adeguatamente una famiglia, tarpando loro in questo modo le ali e obbligandoli a scegliere percorsi scolastici più consoni, alle richieste assurde dei fan o della gente che pretende di avere un disegno con dedica arzigogolato in pochissimi secondi perché non ha voglia di stare in coda.
Raccontato con molto cinismo, ma anche accompagnato da disegni di qualità che prendono una vita tutta loro, e che invece di accompagnare il testo diventano protagonisti e il testo solo una spalla descrittiva a volte nemmeno del tutto necessaria, troviamo una situazione di vita reale che apre gli occhi su un mondo spesso conosciuto e giudicato molto sottogamba.
Una graphic novel di un certo peso, e non solo per il volume consistente di pagine, che introduce il lettore in una vita piena sacrifici e poesia e che sa come tenere il lettore attaccato alle proprie pagine, facendolo vivere concretamente e a 360 gradi ogni singola vignetta.

Boulet La vita del fumettista non sempre è così facile come la si immagina. Lo sa bene Boulet, al secolo Gilles Roussel, che nella raccolta di strisce del suo blog http://www.bouletcorp.com tratteggia con inconfondibile verve umoristica i chiaroscuri di una vita a fumetti. Apprezzato sia dal grande pubblico sia dalla critica (Lewis Trondheim lo ha scelto come autore per la serie La Fortezza, insieme a nomi del calibro di Joann Sfar, Kerascoët e Christophe Blain), Boulet è uno degli artisti che più hanno influenzato la scena contemporanea dei blog a fumetti nonché autori di prestigio come Zerocalcare. Nel 2015 Appunti di vita, la raccolta delle sue strisce a fumetti, viene pubblicata in Italia per i tipi di Bao Publishing.

Source: pdf inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Daniela dell’Ufficio Stampa Bao Publishing.

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:: Urla e silenzi, Gabriele Licciardi (Villaggio Maori edizioni, 2016) a cura di Micol Borzatta

14 gennaio 2017
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Saggio che narra la vita dell’ospedale psichiatrico di Verona dal 1880 al 1945.
Recuperando alcune cartelle originali dei pazienti dell’ospedale, Licciardi vuole raccontare la vera storia delle condizioni dei pazienti che venivano rinchiusi perché dichiarati pazzi, definiti successivamente malati di mente, per arrivare al riconoscimento moderno di schizzofrenici, alterazione della personalità, etc. etc.
I pazienti venivano usati come cavie per gli studi sul cervello umano, tenuti in condizioni disumane, non considerati come esseri umani, ma solo come dei numeri.
Solo con il passare dei decenni, e con l’arrivo di nuovi scienziati che modernizzarono la psicanalisi, si ebbe un miglioramento della qualità delle condizioni, riconoscendo a ognuno di loro la condizione umana, fino ad arrivare alla chiusura delle strutture e alla cura dei malati tramite sedute psichiatriche con specialisti.
Un saggio cruento, che racconta tutta la verità, spesso nascosta, legata a condizioni dello stato mentale derivati prevalentemente dalla ignoranza.
Con toni poco addolciti e cartelle cliniche alla mano, Licciardi, svela tutto quello che è stato nascosto e a volte insabbiato, portando alla luce una parte tragica della nostra storia.
Saggio non adatto a tutti per i temi forti, dà un ottimo spunto per riflettere e imparare a rispettare il prossimo.

Gabriele Licciardi è autore di Macchie rosse. L’operaismo italiano tra politica e lotta armata (NdA press) e Urla e silenzi (Villaggio Maori edizioni).

Source: pdf inviato al recensore dall’editore (di difficile lettura a causa di una scritta in sovrimpressione), ringraziamo Elena dell’ufficio stampa.

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:: I signori della cenere, Tersite Rossi (Edizioni Pendragon, 2016) a cura di Micol Borzatta

12 gennaio 2017
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Una grande battaglia sta affliggendo il mondo quasi dalla sua creazione. Il tutto inizia con il Grande Ordine, una setta monacale fanatica, con sede nei Pirenei, e la sua antagonista, la Grande Madre, con sede nell’Isola di Creta e che predica la rinascita della pace e dell’uguaglianza dei sessi, abolendo le gerarchie e le autorità.
Con la modernizzazione del mondo, anche i seguaci delle due parti si sono evoluti, così i Globocrati diventano i leader dei maggiori istituti finanziari del mondo e governano con le loro banche e le multinazionali, imponendo morte e distruzione.
Proprio per questo la Grande Madre si è sempre rifiutata di sottostare al Grande Ordine, creando piano piano un nuovo mondo, governato da una società matriarcale e non gerarchica, società vigente dal 7 mila fino al 3 mila e 500 anni prima di Cristo, quando purtroppo il patriarcato ha preso il soppravvento.
In un lungo cammino che parte dalla Creta del XII secolo a.C. fino ai giorni nostri si vedrà come i Globocrati, detti anche Signori della Cenere, saranno i potenti delle varie ere, trasformando tutto in cenere, da qui il loro nome, e come la società matriarcale fu sepolta sotto alla distruzione.
Romanzo abbastanza complesso, ma di facile e veloce lettura, grazie al suo stile narrativo di facile comprensione, pur trattando argomenti anche complessi come la finanzia speculativa e la crisi economica.
Il lettore si sente protagonista del romanzo, come se ci interagisse direttamente, e questo grazie alle molteplici domande che gli autori lo portano a porsi capitolo dopo capitolo.
Un romanzo quasi didattico e contemporaneamente libro denuncia, che unendo fantasia alla realtà dà molti spunti a cui pensare facendo capire come l’uomo ha ridotto la visione del bene e della felicità a concetti chimerici.
Un romanzo profondo e toccante adatto a qualsiasi target.

Tersite Rossi pseudonimo usato per indicare un collettivo di scrittori formato da Mattia Maistri, insegnante, e da Marco Niro, giornalista, entrambi trentini.
Esordiente nel 2010 con il romanzo È già sera, tutto è finito entra nel panorama della Narrativa d’inchiesta.
Nel 2012 pubblica Sinistri che parla dei mali della Capitale.
I Signori della Cenere chiude la trilogia.

Source: pdf inviato al recensore dall’autore, ringraziamo il collettivo Tersite Rossi.

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:: L’incanto del tempo, Niccolò Gennari (Nulla Die, 2016) a cura di Micol Borzatta

14 dicembre 2016
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Siamo alla vigilia del ritorno della Lunga Notte. L’incanto che sta rinchiudendo il temibile Incantatore è agli sgoccioli e i quattro vecchi maghi elementali, guardiani delle quattro bacchette più potenti derivanti dal grande Albero della Luce, decidono che non rinnoveranno gli incanti e scelgono quattro maghi che dovranno andare a recuperare le quattro bacchette dal loro nascondiglio.
Per la bacchetta del vento viene scelta Xinti, che in una delle sue vite precedenti aveva già avuto dei legami con questa bacchetta.
Vite precedenti perché i maghi sono immortali, ma ogni tot anni, a loro scelta, cambiano involucro mettendo al mondo dei figli e passando al primogenito la reminescenza che man mano cresce e gli permette di rievocare tutti i ricordi delle vite passate.
Per la missione Xinti viene accompagnata da un orco, un folletto e tre umani, di cui uno è Joona, un teatrante da strada che Xinti incontrò mentre si recava a Monte Corvo, dove era stata chiamata dai grandi maghi e tra cui si era instaurato un legame.
L’inizio della missione è molto travagliato, sembra quasi dover fallire, ma la tenacia di Xinti e Joona permettono al gruppo di andare sempre avanti.
Primo romanzo di una saga sa come far innamorare il lettore per poi lasciarlo a bocca aperta con un cliffhanger finale che toglie il fiato e lascia tutti in sospeso.
La struttura del romanzo è molto ben fatta che sa unire i classici del fantasy senza cadere nei cliché. Infatti durante la lettura il lettore può trovare alcuni passaggi che possono ricordargli Il signore degli anelli, oppure Harry Potter e qualcosa anche di Deltora e della saga di Shannara, però sono solo vaghi ricordi perché effettivamente non ci sono citazioni dirette e copiature. Il tutto è narrato in maniera del tutto innovativa e travolgente.
Le descrizioni sono fatte minuziosamente, tant’è che il lettore si ritrova davvero a viaggiare per le lande gelate in direzione di Monte Corvo, oppure dentro a Bosco Rosso, a combattere con il serpente dell’incanto dell’acqua, creando in questo modo un legame empatico tra lettore e protagonisti fortissimo, che sarà poi il motivo per cui alla fine del romanzo il lettore si ritroverà sperduto, come se qualcuno gli avesse strappato qualcosa dal petto, lasciandolo in fibrillazione e in ansia ad attendere il seguito per poter ritrovare tutti i personaggi, oramai diventati degli amici, e scoprire il proseguo delle loro avventure.
Un romanzo avvincente, struggente, conturbante che non può passare inosservato.

Niccolò Gennari nasce a Pesaro nel 1978.
Dopo essersi laureato in Astronomia a Bologna frequenta un Master in Matematica applicata e uno in Astronautica e scienze da satellite.
Finiti gli studi si trasferisce a Bibione e fonda l’azienda fantasy con vari punti vendita La fata & il Drago.

Source: inviato al recensore dall’autore.

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:: Tempo assassino, Michel Bussi (Edizioni E/O 2016), a cura di Micol Borzatta

1 dicembre 2016
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23 agosto 1989. Clotilde si ritrova in macchina con il fratello Nicolas, la madre Palma e il padre Paul. Sono le 21:02 ed è la notte di Santa Rosa e si stanno dirigendo a sentire il concerto di un gruppo molto importante che per la prima volta suona in Corsica, quando la Fuego rossa su cui stanno viaggiando tira dritto a una curva e finisce nello strapiombo. Palma, Nicolas e Paul muoiono sul colpo, mentre Clotilde sarà l’unica sopravvissuta.
Agosto 2016. Dopo 27 anni da quando è rimasta orfana Clotilde decide di tornare in vacanza in Corsica, ad Arcanu, nel paese originario del padre dove vivono ancora i nonni e i parenti.
Ovviamente decide di andarci con la sua famiglia, ovvero il marito Franck e la figlia Valentine.
Appena arrivano in Corsica la sua prima tappa è andare a portare dei fiori sul luogo dell’incidente per metabolizzare la cosa e superare l’ansia che la zona le provoca.
Il soggiorno lo passano al Camping del Tritone, il campeggio dove soggiornava da piccola. Anche se il boungalow non è lo stesso, appena vi si sistema iniziano a succedere molte cose strane. All’inizio le spariscono i documenti, poi riceve una lettera scritta con la calligrafia della madre morta che le chiede di mettersi alla sera, quando sarà a cena dai nonni, sotto al leccio così che lei possa vederla. Clotilde inizia a pensare di essere impazzita e quando prova a parlarne con Franck, invece di trovare man forte e sostegno, viene accusata di pensare solamente al passato, di star dando fuori di testa e di non voler assolutamente prendersi cura e preoccuparsi del marito e della figlia. Clotilde però non può smettere di indagare, in fondo sta parlando della sua famiglia.
Romanzo spettacolare, molto profondo e completo.
Come oramai siamo stati abituati dai precedenti romanzi, ritroviamo tutta la capacità di Bussi di manipolare la realtà e i fatti in modo da portare il lettore alla confusione più totale, ma nello stesso tempo catturarlo in una tela da cui non si può liberare, e da cui non si vorrà liberare fino alla fine del romanzo dove troverà i grandi colpi di scena a cui è abituato che spiegheranno qualsiasi enigma a cui non sarà riuscito a trovare risposta durante la lettura. Ovvero a qualsiasi, visto che Bussi non darà mai la possibilità di trovare risposte prima della fine, perché gli piace sconvolgere il lettore e stravolgerlo con rivelazioni inimmaginabili.
Come sempre le descrizioni sono particolareggiate e molto spazio viene dato ai pensieri, ai sentimenti e alle emozioni, specialmente di Clotilde, che ritroviamo bambina di quindici anni attraverso le pagine del suo diario, e da adulta rivivendo giorno per giorno la sua vacanza che ripercorre esattamente le stesse giornate passate da ragazzina.
Un romanzo che sa conquistare, sa colpire e sa stravolgere la mente, lasciando alla fine solo la voglia di poter prendere un altro romanzo dell’autore per rimmergersi nel suo stile unico.

Michel Bussi è un autore francese, al momento uno dei più venduti oltralpe. Nato in Normandia, dove ambienta tutte le sue opere, insegna geografia all’Università di Rouen.
Nel 2016 ha già pubblicato Ninfee Nere sempre con E/O.
Tempo Assassino è il terzo libro che viene tradotto in Italia, dopo Un aereo senza di lei e Ninfee nere.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Giulio dell’Ufficio Stampa EO.

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:: La notte del predatore, Wilbur Smith (Longanesi, 2016) a cura di Micol Borzatta

30 novembre 2016
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Hector Cross sta provando a rifarsi una vita.
Dopo che gli hanno ucciso la moglie, Hazel Bannock, è riuscito a trovare i colpevoli, uno lo ha ucciso con le su stesse mani, anche se il mondo intero ancora non sa della sua morte, mentre l’altro è stato convinto da colei che successivamente ha deciso di condividere la vita con lui, a lasciarlo nelle mani della giustizia. Si tratta di Jhonny Congo, rinchiuso nel braccio della morte in attesa che arrivi il suo momento.
Il giorno in cui è previsto il suo trasferimento per mettere in pratica la pena di morte, Jhonny riesce a scappare.
Hector ricade in uno stato vendicativo fortissimo e viene anche lasciato dall’avvocatessa che lo aveva convinto a non farsi giustizia da solo.
Nel frattempo deve occuparsi anche della Bannock Oil, l’azienda della moglie che ha ereditato alla sua morte e di cui si occupa della sicurezza.
Le problematiche però si accavallano fino a unirsi in un’unica e sola.
Una nuova avventura che verrà affrontata come sempre a testa bassa, come ci ha già abituato Wilbur Smith e come siamo abituati a vedere Cross.
Ritroviamo infatti tutto il suo carattere impulsivo, che cerca in tutti i modi di tenere a freno cercando di pensare e ragionare lucidamente prima di agire e buttarsi a capofitto, ma che alla fine sappiamo benissimo che non ci riuscirà mai.
Descrizioni sempre particolareggiate faranno sì che si venga trasportati all’interno delle pagine, accompagnando Hector per tutta la missione, come se ci trovassimo componenti della sua squadra tattica.
Altra caratteristica che si ritrova, purtroppo, è il rallentamento della narrazione verso il centro del romanzo, rallentamento che porta il lettore a perdere un po’ quel carico di adrenalina con qui era arrivato, ma che ritroverà e ricreerà subito dopo aver superato la parte tattica, quando si ritorna in piena azione, con colpi di scena e descrizioni adrenaliniche.
Un romanzo che si legge comunque tutto d’un fiato e che saprà conquistare.

Wilbur Smith nasce nel 1933 nell’attuale Zambia (Rhodesia del Nord), ma la famiglia si è subito trasferita mentre era ancora in fasce ed è cresciuto in Sudafrica.
Dal 1964 si è dedicato interamente alla narrativa, con 36 opere al suo attivo ambientate in Asia, Africa, Egitto e America spaziando dall’antico Egitto ai giorni nostri.
Nel 2015, insieme alla moglie Niso, ha fondato la Wilbur & Niso Smith Foundation. Un’organizzazione senza scopo di lucro che scopre nuovi scrittori di avventura e sostiene lo sviluppo dell’alfabetizzazione.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Tommaso dell’Ufficio Stampa Longanesi.

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