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:: Il cerchio, Dave Eggers, (Mondadori, 2017) a cura di Micol Borzatta

16 maggio 2017
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Mae ha sempre vissuto in un paesino di provincia, insieme ai genitori, ma sapeva perfettamente che la sua vita non era quella.
Grazie alla sua amica Annie riesce a entrare nella famigerata azienda Il Cerchio, il nuovo futuro.
Il Cerchio infatti è una nuova azienda molto tecnologica che racchiude in un programma unico tutti gli account che una persona, durante la sua vita, crea sui vari Social Network, Home Banking, Posta Elettronica, etc…
Il programma che descrivono è davvero interessante, e inoltre permette a Mae di inserire nella sua assicurazione i suoi genitori che sono sul bordo del lastrico a causa delle cure mediche necessarie al padre che soffre di Sclerosi Multipla.
Tutto è perfetto e a Mae sembra di essere in paradiso, quando le viene fatta una proposta: rinunciare completamente alla sua privacy per entrare a far parte di un regime di trasparenza totale.
Mae accetta, ma inizia anche a farsi domande su quali potrebbero essere le conseguenze di un programma del genere.
Romanzo davvero spettacolare che riesce a portare il lettore a vedere il mondo con occhi diversi.
La bravura di Eggers è quella di descrivere talmente bene e con talmente tanta passione il programma del Cerchio che per due terzi del libro siamo veramente convinti che sia un’idea geniale.
Infatti il programma del Cerchio sembra davvero risolvere tantissimi problemi causati dalla società odierna, creando un luogo lavorativo in cui il lavoratore viene veramente giudicato secondo un concetto di meritocrazia, e la popolazione è aiutata a facilitare la propria vita grazie ai prodotti firmati Il Cerchio.
Andando avanti con la lettura, però, si incomincia a notare che molto probabilmente il detto non è oro tutto ciò che luccica è più vero di quanto ci si possa immaginare.
Un romanzo con tantissimi spunti di riflessione, che narra una storia fantascientifica con uno stile magistrale che sa appassionare anche chi non è portato per il fantascientifico.
Da questo romanzo è stato tratto anche un film con Tom Hanks ed Emma Watson.

Dave Eggers nasce a Boston nel 1970.
Editore della leggendaria rivista e casa editrice McSweeney’s.
Vive a San Francisco dove ha fondato 826 Valencia, una scuola di scrittura creativa per bambini.
Il suo romanzo d’esordio, L’opera struggente di un formidabile genio, è stato un caso editoriale.
Altre pubblicazioni sono: 2003 Conoscerete la nostra velocità, 2005 La fame che abbiamo, 2009 Le creature selvagge, 2010 Zeitoun, 2013 Ologramma per il re, 2014 Il cerchio (prima edizione), 2015 I vostri padri, dove sono? E I profeti, vivono forse per sempre, tutti pubblicati sempre da Mondadori.

Source: libro inviato al recensore dall’ufficio stampa Mondadori, ringraziamo Anna.

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:: La ragazza di prima, J P Delaney, (Mondadori, 2017) a cura di Micol Borzatta

10 maggio 2017
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Londra passato.
Emma e Simon sono una giovane coppia. Dopo che una notte due delinquenti sono entrati in casa, sorprendendo Emma da sola, decidono di cambiare casa.
Dopo aver girato varie case, senza trovare quella giusta, si imbattono in un appartamento tutto tecnologico in Folgate Street numero 1 in cui Emma si trova subito al sicuro.
Per poter affittare la casa devono superare vari step: il primo è rispondere a un questionario, il secondo superare un colloquio con il padrone di casa e il terzo accettare una serie di regole intransigenti e molto ferree.
Emma e Simon riescono a superare tutti gli step e trasferirsi nella nuova casa, ma per una serie di vicissitudini legate alla rapina subita precedentemente la loro storia finisce.
Emma, ritrovatasi sola e subendo un corteggiamento da Edward, il padrone di casa, inizia con lui una strana relazione, che però finisce con la morte di lei. Morte che non si sa se accidentale o provocata.

Londra oggi.
Jane ha poco più di trent’anni. Dopo aver partorito una bambina morta, di cui il padre era il suo capo, decide di licenziarsi e cambiare casa.
Anche lei si imbatte nell’appartamento tecnologico di Folgate Street numero 1, vuoto da più di un anno, e si prepara ad affrontare tutti gli step per poterla affittare.
Dopo aver superato tutti i passaggi Jane si trasferisce immediatamente. Tutto è stupendo e sembra andare per il meglio, se non fosse che per un mese intero, una volta a settimana trova un mazzo di fiori fuori casa senza nessun biglietto. All’inizio crede che sia un regalo di Edward, ma con il passare delle settimane inizia a dubitarne. Chiamando il fioraio, il cui nome è stampato sulla carta, scopre che loro non hanno mai consegnato nulla. Dopo un mese finalmente nel mazzo di fiori compare un biglietto destinato a una certa Emma.
Jane è impaurita e incuriosita, così la settimana successiva riesce a beccare chi mette i fiori e a chiedergli come mai continui. Viene così a scoprire che Emma è una ragazza che ha abitato in quella casa e in quella casa è morta assassinata.
Incuriosita Jane inizia a indagare sul passato della casa, e quando inizia una relazione con Edward, continua a farlo di nascosto essendo anche lui coinvolto negli avvenimenti.
Durante le indagini Jane scopre che sia la moglie morta di Edward che Emma le assomigliano molto, e come lei anche Emma aveva avuto una relazione con Edward.

Romanzo molto entusiasmante che ha saputo colpirmi e rapirmi totalmente, al punto che l’ho letto in un pomeriggio.
Fin da subito incuriosisce con la descrizione della casa da parte degli agenti immobiliari. Infati, nonostante il titolo sia legato a una delle protagoniste, la vera protagonista in assoluto di tutto il romanzo, per me, è proprio la casa. Tutto gira intorno a lei.
Effettivamente, come dicevo, il titolo richiama la fissazione di Jane per Emma, e la storia si svolge alternando capitoli che narrano di una ai capitoli che narrano dell’altra, ma ogni scelta fatta, ogni decisione presa da ogni singolo personaggio è legata alla casa, che perde il suo ruolo di dimora, ma diventa una scuola di pensiero, un rifugio mentale diverso dal canonico, uno stile di vita che obbliga prima di tutto a un viaggio interiore, a una conoscenza profonda di se stessi, per poter rinascere.
Rinascita che come vediamo non è così scontata, infatti c’è chi esce distrutto da tutta questa consapevolezza del proprio io e chi invece fa i passi giusti e ne esce fortificato, accresciuto e arricchito.
Descrizioni e colpi di scena sono talmente ben fatti e ben posizionati che non saltano subito all’occhio, ma penetrano dentro la mente del lettore senza che se ne accorga, così ci ritroviamo a vivere dentro il romanzo, a porci le stesse domande di Jane ed Emma e a percepire le atmosfere e le ambientazioni tutte attorno a noi come se fossero reali.
Una scrittura lineare e semplice permette di non interrompere il pathos e l’atmosfera, così che ci si possa immergere e assaporare parola dopo parola.
Un thriller che è anche una scuola di vita e che merita il posto tra i migliori romanzi dell’anno.

Joseph Henry Delaney nasce a Preston nel 1945.
Finito il Preston Catholic College inizia la sua carriera lavorativa come tecnico e riparatore mentre nel frattempo si laurea alla Lancaster University, che gli permette successivamente di iniziare a lavorare come insegnante di Inglese al Blackpool Sixth Form College.
La sua carriera di scrittore la inizia sotto lo pseudonimo J. K. Haderack, ma dal 2004 decide di usare il suo vero nome per le sue pubblicazioni.
La sua prima saga, The Wardstone Chronicles, è tradotto in 24 paesi vendendo più di un milione di copie, che gli permette dall’uscita del secondo volume di ritirarsi dall’insegnamento e diventare scrittore a tempo pieno.

Source: pdf inviato al recensore dall’ufficio stampa Mondadori, ringraziamo Anna.

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:: Le bambine dimenticate, Sara Blaedel (Fazi, 2017) a cura di Micol Borzatta

9 maggio 2017
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Louise Rick, agente del Dipartimento Investigativo della Polizia di Stato, viene convocata dal medico legale dopo il ritrovamento del cadavere di una donna sconosciuta.
Louise ed Eik Nordstrom, il suo partner, decidono di inviare una foto della donna a tutte le testate giornalistiche, in modo da chiedere aiuto ai cittadini per il riconoscimento.
Vengono così a sapere che si tratta di Lise Andersen, che risulta morta insieme alla gemella Mette a diciassette anni e mezzo, e che era ricoverata dall’età di tre anni a Eliselund, un ricovero per minorati mentali, a causa di imprevisti durante il parto della madre che ha causato danni al cervello a lei e alla gemella.
Le gemelle, a Eliselund, erano considerate bambine dimenticate, ovvero facevano parte di quel gruppo di pazienti che non avevano più nessun rapporto con la famiglia, a volte per volere della famiglia, a volte per imposizione della direttrice.
Ovviamente il certificato di morte è falso, visto che il cadavere ha circa quarant’anni ed è morto due giorni prima.
Louise ed Eik iniziano allora a indagare per trovare anche la gemella, ipotizzando la falsità anche del suo certificato.
Romanzo molto coinvolgente e particolare per il suo genere.
Per essere un thriller nordico, infatti, ha un ritmo molto veloce e scorrevole, molto più americano rispetto a quello che altri autori del genere ci hanno abituato.
Le descrizioni sono molto minuziose, portando a vivere appieno e in prima persona ogni emozione dei personaggi, provando così la rabbia e l’angoscia di Louise, la calma, a volte apparente, di Eik e la curiosità di Camilla. Stesso discorso vale per le ambientazioni che sembra di poterle toccare con mano, come se ci stessero circondando per tutta la durata della lettura.
Unica critica che mi viene da fare, ma è solo un giudizio personale, secondo me l’autrice avrebbe potuto approfondire maggiormente la parte relativa a Eliselund, descrivere più approfonditamente quello che avveniva e come erano trattati i bambini ricoverati, per il resto il romanzo è eccezionale e colpisce appieno coinvolgendo fino all’ultima molecola, tant’è che una volta iniziato non si può più smettere di leggerlo.

Sara Blaedel nasce nel 1964 a Copenhagen e cresciuta a Hvalso in Danimarca dove ambienta tutti i suoi romanzi. Autrice danese è molto conosciuta per la serie di romanzi gialli con protagonista Louise Rick.
Figlia di un giornalista e di un’attrice, ha ricevuto in Francia numerosi premi e i suoi libri sono tradotti in 31 paesi.

Provenienza: pdf inviato dall’editore al recensore, si ringrazia Cristina dell’ Ufficio Stampa Fazi.

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:: Il posto più pericoloso del mondo, Lindsey Lee Johnson, (Bompiani, 2017) a cura di Micol Borzatta

2 maggio 2017
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Terza media. Tredici anni. Un’età difficile, non si è ancora adulti, ma nemmeno più dei bambini, anche se dal lato pratico le azioni e comportamenti sono ancora infantili.
Tutto ha inizio quando Tristan, un ragazzino un po’ diverso che viene lasciato da parte dai compagni, decide di scrivere una lettera d’amore a Calista.
Lei la trova nel suo armadietto e non sapendo come comportarsi si rivolge alla sua amica Abigail che le consiglia, e la obbliga, di consegnarla a Ryan, il ragazzo top della scuola e con il quale ogni tatno Cally pomicia.
La lettera viene postata su Facebook, dove Ryan, Nick, Dave, Damon, Emma e Abigail iniziano a commentare prendendo in giro e insultando Tristan. Seguiti subito a ruota dagli altri compagni. L’unica che non scrive è Cally.
Tristan, non sopportando più quegli attacchi di bullismo, decide, una mattina mentre va a scuola, di gettarsi dal Golden Gate Bridge.
Questo avvenimento colpisce molto i compagni di scuola in modi diversi, ma quella che rimarrà più traumatizzata sarà proprio Cally.
Altro romanzo che cavalca il tema del momento: suicidio a seguito di bullismo.
Questa volta, però, invece di vivere l’orrore della vittima e sondare gli avvenimenti dal suo punto di vista, viene descritto e studiato nei minimi particolari quello che avviene a chi sopravvive.
Infatti viviamo le vite del gruppo dei ragazzi che hanno bullizzato Tristan quattro anni dopo l’avvenimento. Conosciamo:
– Ryan: il figo e donnaiolo che nel suo intimo è completamente l’opposto ma nessuno lo sa,
– Damon: il vandalo criminale che finisce in prigione pur di mantenere l’immagine che gli hanno appiccicato addosso,
– Dave: il figlio modello e genio della scuola, che non potendo deludere nessuno arriva a comprare i risultati dei test,
– Nick: che deve mantenere l’immagine del festaiolo e menefreghista,
– Emma: vive solo per la danza, il suo corpo è solo uno strumento da usare e da sfruttare e distruggere nei week end in modo da farlo rigare dritto durante la settimana,
– Abigail: in continua carenza d’amore e d’affetto, insicura a causa del suo aspetto si brutta negli studi per primeggiare,
– Cally: l’unica che non è mai stata punita per quello che è successo a Tristan, e che quindi a differenza degli altri non ha una maschera cucita addosso da altri e si tortura da sola distruggendosi in tutti i modi possibili.
Una storia che esplora la natura umana in tutta la sua complessità, dimostrando come sia più facile vivere con una maschera addosso e recitando una parte affibbiataci piuttosto che dimostrare realmente chi siamo. Contemporaneamente però dimostra come il recitare parti a noi estranee possa solamente rovinarci la vita.
Con una narrazione scorrevole e lineare, un romanzo istruttivo e didattico che ci permette di interrogarci nel profondo.

Lindsey Lee Johnson si è specializzata in scrittura creativa alla University of Southern California, dove ha anche insegnato come pure al Clark College e alla Portland State University, e tiene corsi di scrittura per adolescenti. Vive a Los Angeles con suo marito, ma è nata e cresciuta nella Contea di Marin, in California, dove è ambientato Il posto più pericoloso del mondo, il suo romanzo d’esordio.

Source: pdf inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Frida dell’ Ufficio Stampa Bompiani.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Sette navi, Nanni Cristino, (Parallelo45, 2017) a cura di Micol Borzatta

13 aprile 2017

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Armand ha chiuso con la polizia, ora gestisce un giornale fondato da lui e che distribuisce gratuitamente nella metropolitana parigina, in cui racchiude tutte le storie e i racconti raccolti in metropolitana da clochard e passeggeri.
Un giorno però la sua vita viene colpita da un tremendo déjà-vu, infatti fuori dalla metropolitana di Saint Paul vede sette barchette, fatte con mezzi fogli di carta di giornale, posizionate sui gradini che scendono verso il sottosuolo.
Due giorni dopo Armand viene contattato da Le Mouel, comandante della polizia francese e suo vecchio collega, perché è stato ritrovato il corpo di Cyprien Malou sgozzato e circondato da altre sette navi di carta.
Il sospetto di Armand è confermato, il serial killer a cui ha dato la caccia per tantissimo tempo, Il marinaio, è tornato, e le sue doti di ex criminologo vengono richieste nuovamente per catturarlo, però questa volta la sua squadra non saranno poliziotti ed esperti, ma semplici clochard che vivono nella metropolitana abbandonata di Saint Martin.
Romanzo completamente fuori dalle righe che trasporta il lettore in una Parigi sconosciuta, fatta tutta di vicoli, sotterranei e angoli scuri.
Descrizioni molto particolareggiate riescono a creare intorno al lettore l’atmosfera giusta, trasportandolo nello spazio fino a depositarlo tra i mattoni delle case parigine, e nello stesso danno corpo e tridimensionalità ai personaggi che si riesce a percepire concretamente.
La storia è molto ben sviluppata e coinvolgente, piena di attimi di suspance e colpi di scena che lasciano con il fiato mozzato.
Un romanzo brioso e adrenalinico che sa tenere sempre viva l’attenzione, portando il lettore a indagare in prima persona.

Nanni Cristino è nato a Chieri, nella provincia di Torino, nel 1959.
Allenatore e giocatore di pallacanestro, musicista jazz e mercante di giocattoli, ora insegna Lettere a Chieri e ha un altro paio di progetti a Parigi e a Zanzibar.
Dal 2004 scrive manuali scolastici di Storia per le scuole superiori per l’Editrice Petrini.
Nel 2010 ha scritto l’opera teatrale Una bella malinconia dedicata a Nino Rota.
Nel 2013 ha pubblicato il suo primo romanzo Gli abitanti del sottosuolo.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore.

:: Chi è senza peccato, Jane Harper (Bompiani, 2017) a cura di Micol Borzatta

30 marzo 2017
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Kiewarra, outback australiano.
Aaron Falk, un agente federale di Melbourne, ritorna al suo paese di nascita per presenziare al funerale di un amico d’infanzia: Luke Hadler. La sua presenza è stata richiesta esplicitamente dal padre di Luke, che vuole che Falk indaghi sugli avvenimenti che hanno portato a quel triste epilogo.
Luke infatti è stato accusato di essere il colpevole della morte della moglie e del figlio maggiore, per poi uccidersi a sua volta.
Sia Gerry Hadler che Falk sanno perfettamente che Luke invece è innocente, ma dimostrarlo non sarà così semplice.
A peggiorare tutta la situazione ci saranno i parenti di Ellie Deacon, una ragazza morta all’età di sedici anni che usciva in gruppo con Falk e Luke, e della cui sorte incolpano Falk.
Romanzo molto particolare che cattura il lettore fin dalle prime righe, con un ritmo molto incalzante e una narrazione misteriosa, che continua a dare piccoli input al lettore, ma non gli rivela assolutamente nulla fino alla fine, dove il grande colpo di scena stupirà il lettore.
Descrizioni minuziose trasmettono perfettamente tutti gli stati d’animo direttamente nel cuore e nell’animo del lettore, come lo trasportano nelle campagne australiane, pur non conoscendone i luoghi.
Un romanzo davvero spettacolare che sa stupire.

Jane Harper nasce a Manchester e si trasferisce in Australia all’età di otto anni.
Da tredici anni lavora come giornalista.
Chi è senza peccato è il suo romanzo d’esordio e ha vinto il Victorian Premier’s Literary Award come miglior manoscritto nel 2015.
I diritti del romanzo sono già stati venduti in più di 20 paesi, tra cui Regno Unito, Germania, Olanda, Svezia, Norvegia, Danimarca e Israele.

Source: pdf inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Frida dell’ Ufficio Stampa Bompiani.

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:: Il giardino dei musi eterni, Bruno Tognolini, (Salani, 2017) a cura di Micol Borzatta

23 marzo 2017
Giardino dei Musi Eterni

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Ginger è una gatta Main Coon a pelo semi lungo che si sveglia in un grande prato, che è il Giardino dei Musi Eterni, un cimitero per gli animali gestito da un Custode cattivissimo e menefreghista e dal suo cane Bestio, che pur non vedendo gli Animanimali, li sente e li percepisce.
Gli Animanimali, che fra di loro si chiamano Animan perché troppo lungo e complicato come termine quello completo, vivono in armonia, accogliendo i nuovi arrivati, tuffandosi nella pioggia e rincorrendosi tutto il giorno, per poi passare le nottate a cantare con le ranocchie che vivono nel fossato ai margini del cimitero.
Purtroppo però la loro vita viene stravolta. Infatti da qualche tempo alcuni loro fratelli spariscono nel nulla mentre il Custode continua a fare strane ricerche tra le tombe e i peluche che i bimbi umani portano con loro alla domenica, quando vanno a trovare le tombe dei loro piccoli amici, sembrano quasi prendere vita e diventare cattivi.
In questa atmosfera inquietante Ginger, insieme a Orson, Ted, Trilly e Mama Kurma, creerà un gruppo per indagare e risolvere ogni mistero, ma il tempo a loro disposizione però è poco, perché qualcuno vuole comprare il terreno del cimitero per smantellarlo e farci delle villette a schiera.
Un romanzo davvero particolare, raccontato tutto in terza persona ma dalla visuale di Ginger, con un linguaggio molto inventivo che si adatta perfettamente a degli animali.
Libro toccante che, specialmente per chi ha avuto o ha tuttora un animale, arriva fino all’animo e al cuore del lettore portandolo a partecipare ancora più attivamente alla storia.
Lo stile linguistico, come accennato, è perfetto, si addice ai singoli animali trasmettendo appieno al lettore il loro carattere e le loro peculiarità, anche se devo ammettere che il modo di parlare di Mama Kurma risulta spesso incomprensibile, distraendo un po’ dalla lettura e rallentando il ritmo.
Nel complesso un romanzo istruttivo e didattico che non si può non amare.

Bruno Tognolini nasce a Cagliari nel 1951. Negli anni ’80 ha passato quasi un decennio nel teatro, per poi passare, da quasi trent’anni, a scrivere per i bambini e i loro grandi.
Nel 2007 e nel 2011 è stato Premio Andersen e ha scritto poesie, romanzi e racconti e programmi televisivi come L’albero azzurro e la Melevisione.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Luca dell’ufficio stampa Salani.

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:: I segreti della famiglia Ferrolongo, Danilo Persicani, (Parallelo45, 2017) a cura di Micol Borzatta

22 marzo 2017
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Asti, settembre 1939.
Nella villa della ricchissima e famosissima famiglia Ferrolongo vengono ritrovati i cadaveri di due persone, uccise con due semplici colpi di pistola, sparati a bruciapelo.
Quando i carabinieri vengono chiamati, riscontrano che i cadaveri sono la signora Agnese Ferrolongo e il figlio Corrado Lanzi.
Le indagini iniziano subito, anche se si svolgono esclusivamente all’interno della famiglia, senza sospettare nessun coinvolgimento esterno.
I Ferrolongo, infatti, sono un’antica famiglia nobiliare piemontese di cui tutti i salotti dell’alta società, come anche i vicoletti bui delle strade, si parla a mezza voce, riferendo passandosi aneddoti e pettegolezzi., perfino degli scandali che si protrarrebbero da generazione a generazione.
Proprio a causa di questi pettegolezzi e questi scandali, viene accusato dell’omicidio Federico Lanzi, marito di Agnese e padre di Corrado, con il movente di voler far cessare tutte le dicerie che coinvolgono la sua famiglia.
Solamente l’avvocato penalista Alfredo Vigerio, chiamato in difesa di Federico, avrà l’abilità di smascherare tutti i pettegolezzi e le dicerie, scartando le invenzioni e rivelando la verità, fino a scagionare il suo cliente trovando il vero colpevole.
Romanzo che mischia una storia familiare a un classico thriller, con bravura e maestria, portando il lettore ad appassionarsi sempre più degli avvenimenti, sentendosi coinvolto in prima persona a tal punto da voler indagare anche lui per svelare misteri, segreti e avvenimenti.
Scritto con uno stile limpido e lineare, l’autore sa dosare perfettamente colpi di scena e scoperte rivelatrici, senza mai esagerare e senza mai portare il lettore a sapere troppo, troppo presto.

Danilo Persicani nasce a Piacenza nel 1953. Geologo, ricercatore e docente, passa la sua carriera lavorativa presso l?università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e il Politecnico di Torino.
Durante la sua carriera universitaria scrive anche degli articoli scientifici.
A suo carico ha già due monografie: Elementi di scienza del suolo e La parola al Professore.
A scritto anche due romanzi gialli facenti parte della stessa storia, ovvero Il tesoro di Santo Stefano, il primo atto di I delitti della via Francigena, e Le pievi di San Colombano che è il secondo atto.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore.

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:: Feroci Pulsioni, Bilkis Saba, (Koi Press, 2017) a cura di Micol Borzatta

15 marzo 2017
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Periferia londinese.
Curtis è un uomo di età non ben definita, con una mentalità più da ragazzino che da uomo, si aggira con una borsa sportiva e una cartellina rosa che stringe forte. In quella cartellina ha il suo tesoro più prezioso, tutte le azioni che deve compiere scritte dettagliate, quale autobus prendere, per quante fermate, quanti metri percorrere a piedi, dove dirigersi e con chi parlare. Una routine quotidiana perfetta, che vive secondo per secondo, sempre uguale, fino a quando non si sente a proprio agio, così allora potrà aggiungere una nuova azione, una nuova quotidianità.
Charlie è un dodicenne che viene perseguitato dai bulli. Ogni giorno lo picchiano sempre più forte, fino a quando finisce in ospedale. Solo Pitt, suo fratello maggiore, sa quello che succede, ma non può dire nulla perché Charlie continua a negare tutto. Cinque anni dopo, Charlie ha grandi cambiamenti nella sua vita. Pitt è stato ucciso in guerra, il patrigno continua a picchiare la madre e lui non si fa più picchiare dai bulli, in compenso ha iniziato a torturare e seviziare piccoli animali, per lo più scoiattoli e lucertole.
Entrambi spinti da tensioni invisibili che partono nel loro profondo.
Romanzo molto particolare che, pur essendo narrato in terza persona, riesce a coinvolgere appieno il lettore trasportandolo direttamente nella testa di Curtis e di Charlie, facendogli vivere tutte le loro pulsioni, che siano esse coraggiose per affrontare nuove quotidianità, o pericolose, atte a riversare su altri esseri viventi tutto il dolore subito e l’odio per la vita. Un romanzo toccante che sa far riflettere molto e che dimostra ancora una volta una bravura e una profondità della Bilkis pari a pochi.

Bilkis Saba è di origini bengalesi, ma è cresciuta in Italia sin da bambina.
Attualmente lavora tra Milano e Londra.

Source: pdf inviato al recensore dall’editore. Ringraziamo l’ ufficio stampa Koi Press.

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:: Leggera come l’abisso, Roberto Pecoraro, (Leucoteca edizioni, 2017) a cura di Micol Borzatta

9 marzo 2017
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Linda, mentre sta lavorando come tutti i giorni, sviene.
Non appena perde i sensi si risveglia in una grotta dove tempo e bisogni primari sono annullati, Qui incomincia a vivere vite diverse.
Ogni volta è una persona diversa, in una realtà diversa, con una vita diversa, che lei però non conosce assolutamente, fino a quando si ritrova nei panni di uno sconosciuto che sta vivendo un episodio ambientato nella sua stanza, episodio che lei non conosce, la paura è tale che scappa dalla grotta.
In questo modo Linda riprende coscienza, svegliandosi al pronto soccorso.
Secondo i medici è stata svenuta solo qualche minuto.
Linda riprende la sua vita di tutti i giorni, ma si accorge che tutti i personaggi del suo viaggio onirico stanno comparendo, uno alla volta, nella realtà.
Romanzo intenso e profondo, descrive quello che in realtà è un viaggio interiore di crescita e di ricerca della verità.
Con ambientazioni a volte surreali e a volte reali, l’autore vuole trasmettere al lettore come la società odierna ci sta rovinando. Infatti Linda, all’inizio del romanzo, rappresenta il prototipo moderno dell’individuo, sempre di corsa e oberato di lavoro, attaccato allo smartphone, per poi, attraverso il viaggio interiore e astrale, iniziare a capire come godersi la vita e il mondo.
Affascinante e ipnotico, il romanzo sa dare ottimi spunti per riflettere.

Roberto Pecoraro nasce nel 1974 ad Agrigento. Attualmente vive a Milano, dopo aver vissuto fino al 2009 in Sicilia. Laureato in Ingegneria, è attivo nel sociale e nella promozione della lettura nelle periferie.
Leggera come l’abisso è il suo romanzo d’esordio.

Source: pdf inviato al recensore dall’autore.

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:: Radici, volume I e II, Giorgio Pandiani (Autoproduzione, 2014 – 2016) a cura di Micol Borzatta

7 marzo 2017

unnamedSilvio fa parte di un gruppo di cattivi ragazzi che vengono ingaggiati di notte per atti di vandalismo.
Un giorno, mentre tornano da un colpo, inizia ad avere strane visioni relative alle radici delle piante.
Da studioso di biologia capisce quasi subito cosa possa significare, ma la conferma la ottiene quando viene rapito dalle piante che lo obbligano a ricordare e a vedere i fatti avvenuti. Scopre così che il gruppo che frequenta viene ingaggiato per smaltire in modo illegale rifiuti tossici riversandoli nei fiumi, e questo ha portato a una rivolta delle piante.
Sulla sparizione di Silvio e sul problema delle radici che distruggono strade, tunnel e città sta indagando un poliziotto, De Luca, che non potendo farlo ufficialmente decide di prendere un periodo di ferie per poter indagare liberamente.
Graphic novel molto ben strutturata. I disegni sono dettagliati e relegano la parte scritta in secondo piano.
La storia è ben strutturata, anche se i finali non lasciano troppa suspance al lettore, che non rimane con il fiato sospeso ad attendere il proseguo.
Un grande difetto è la pubblicazione ogni due anni, che porta quasi a dimenticarsi della storia, pur essendo interessante.
Storia che effettivamente tratta di un problema molto serio che purtroppo coinvolge il nostro pianeta attualmente.
Nel complesso una buona lettura, veloce e interessante.

La versione cartacea è stata stampata su carta riciclata, utilizzando inchiostri a cera e solo energie rinnovabili (certificazioni europee FSC® ed Eco-print©). Le copie del secondo volume, inoltre, sono state rilegate all’interno del Carcere di Genova Pontedecimo, grazie all’iniziativa “Il Cielo in una stampa” di Ecoprintweb.

Grafico e sviluppatore multimediale, Giorgio Pandiani (Lecco, 1984) scrive e disegna fumetti dalla quinta elementare. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico di Lecco e la “Scuola del Fumetto” di Milano, per cui ha pubblicato i suoi primi lavori, fa il suo esordio come autore completo nell’aprile del 2011, autoproducendo il graphic novel I Palazzi (116 pagine a colori). L’accoglienza da parte di critica e pubblico è positiva e le copie cartacee vanno esaurite in pochi mesi. Nel novembre del 2014 è la volta del primo volume (di tre) di Radici (84 pagine in bianco e nero). Ancora una volta autoprodotto, il fumetto suscita l’interesse di molti lettori, siti specializzati e riviste del settore. Dopo due anni di lavoro, la storia prosegue nel secondo volume (di tre) di Radici (82 pagine in bianco e nero), disponibile dal 1 Dicembre.

Source: copie digitali inviate al recensore dall’autore.

:: Naoi, Bilkis Saba (Koi Press, 2017) a cura di Micol Borzatta

17 febbraio 2017
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Al suo risveglio Stuart capisce di essere nei guai. Legato su un tavolo di metallo, in una stanza illuminata da un neon intermittente. In tasca un timer metallico con il simbolo del logo dell’Endream con un conto alla rovescia: 3 ore 28 minuti 23 secondi. Nella stanza un secondo tavolo con una persona di cui vedeva solo braccia e gambe che si muovevano convulsamente.
Siamo in un futuro non ben precisato. A Brixtol ci sono un sacco di scontri e la criminalità è altissima a causa della sovrappopolazione.
La Endream, una multinazionale farmaceutica, viene incaricata di creare una pillola che provoca una morte indolore. La loro pillola fa di più: mentre ti porta alla morte ti fa vivere un’esperienza onirica appagante.
Il governo crea allora il Programma, tutti coloro che non sono sposati e non riescono a costruirsi una famiglia entro un certo numero di tentativi vengono definiti esuberi e quindi destinati all’uso della pillola.
Per Stuart è il suo ultimo tentativo, londinese cinquant’enne fa lo psichiatra, ma quando arriva al Ministero per incontrare la partner designata, scopre che il computer del Programma ha scelto una giovanissima ragazza orientale.
Cosa succederà tra i due per cui Stuart si sveglierà su quel tavolo?
Niente spoiler, sta a voi scoprirlo.
Grande partenza in cui il lettore si trova subito al centro dell’azione, per poi ripercorrere passo passo gli avvenimenti che hanno condotto ai fatti iniziali.
È così che facciamo un salto indietro nel tempo, ma ritrovandoci sempre in questo futuro distopico.
L’andamento narrativo rimane sempre molto veloce e adrenalinico, portando il lettore a divorare il romanzo, aiutato anche dalla sua brevità.
Le descrizioni sono davvero ben fatte e trasmettono perfettamente la visione del mondo che ha l’autrice.
Un romanzo che fa riflettere sul futuro che possiamo aspettarci continuando su questa via, che vuole essere un po’ thriller, ma dare speranza con la storia d’amore coprotagonista.

Bilkis Saba è di origini bengalesi, ma è cresciuta in Italia sin da bambina.
Attualmente lavora tra Milano e Londra.

Source: pdf inviato al recensore dall’editore. Ringraziamo l’ ufficio stampa Koi Press.

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