Posts Tagged ‘Newton Compton’

:: Non dirmi bugie, Rena Olsen (Newton Compton, 2017) a cura di Elena Romanello

16 marzo 2017
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Clara sta spazzolando i capelli ad una delle sue figlie adottive, quando alcuni uomini armati di un corpo di polizia scelto, fanno irruzione in casa, arrestano suo marito Glen, portano via le sue bambine e rinchiudono lei in un reparto psichiatrico.
Qui agenti federali e medici la chiamano con il nome Diana e iniziano a incalzarla con domande su suo marito e sulle sue attività, minacciando di chiuderla in un carcere femminile se non collabora: Glen ha urlato a Clara di non dire niente e lei vuole obbedirgli perché lo ama tanto, così come non vuole tradire la madre di lui, così importante nella sua vita.
Man mano che la storia procede, alternata tra passato e presente, emerge un’inquietante verità, basata su menzogne di anni, in mezzo alla quale Clara ha vissuto, sequestrata da un’associazione criminale che traffica in ragazze e bambine, tra bugie, violenze, omicidi, lavaggio del cervello, stereotipi inculcati. Per Clara sarà duro capire che tutta la sua vita è stata uno sbaglio, che Glen non era certo un grande amore da difendere, che ha perso cose e persone importantissime e che per lei può esserci redenzione e una nuova vita a patto che sappia rinnegare e distruggere quella vecchia.
Un thriller psicologico che racconta il dramma reale del traffico di esseri umani, soprattutto di giovani donne e bambine, frequentissimo anche nel civile Occidente, dal di dentro, spiegando che raggiri e bugie vengono raccontati spesso alla vittime, quando vengono prese da bambine, perché si accetti l’indicibile e l’anormale, fatto di prevaricazione e violenza, tra bordelli e vite come schiave di uomini molto più anziani.
Ma Non dirmi bugie è un libro interessante non solo dal punto di vista del thriller e della denuncia: in un momento in cui da più parti si esalta la sottomissione della donna, la sudditanza all’uomo, la mancanza di ribellione e soprattutto si minimizza la violenza domestica perché sempre amore è, questa storia di sopraffazione e menzogna è doverosa e da leggere proprio per far capire che amore non è violenza, amore non è oppressione, amore non è limitazione di una libertà e la ribellione di Clara, con il suo ritrovare se stessa può essere d’aiuto a qualunque donna o ragazza che si trovi alla prese con un rapporto oppressivo e limitativo.
Non dirmi bugie quindi si pone tra le storie thriller interessanti e di valore, quelle avvincenti ma capaci anche di parlare di problemi attuali e non certo solo legati al mondo della criminalità organizzata.

Rena Olsen Vive in Iowa, è una scrittrice, terapeuta, insegnante, cantante a tempo perso e soprattutto un’incrollabile ottimista. Di giorno cerca di salvare il mondo come psicologa scolastica, mentre di notte costruisce nuovi mondi sulla carta. Non dirmi bugie è il suo primo romanzo. Il suo sito internet è renaolsen.com

Source: omaggio della casa editrice, si ringrazia l’ufficio stampa.

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:: Madame Claudel è in un mare di guai, Aurélie Valognes (Newton Compton, 2017)

6 febbraio 2017
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Libro delizioso, Madame Claudel è in un mare di guai, (Mémé dans les orties, 2015), della francese Aurélie Valognes. Edito in Italia da Newton Compton e tradotto da Federica Romanò. Si sa i francesi hanno un modo tutto loro di raccontare storie un po’ magiche, leggere, dalle tinte color pastello, in bilico tra la favola e il sogno. Avete presente le atmosfere delicate de Il favoloso mondo di Amelie? Quel non so che, tutto francese, appunto, che non scade però mai nella sdolcinatezza e nella zuccherosità. Madame Claudel è in un mare di guai racconta una storia chiusa nel microcosmo rarefatto di un condominio parigino, al numero 8 di Rue Bonaparte. Protagonista è un arzillo vecchietto, un po’ scorbutico e taciturno, Monsieur Ferdinand Brun, che proprio non ne vuole sapere di finire in una casa di riposo. La figlia Marion è lontana, vive a Singapore con il nipote di Ferdinand, la moglie l’ha abbandonato per il suo carattere ruvido e insopportabile, (scappando con un postino italiano), la solitudine è alleviata solo dalla compagnia di Daisy, un alano affettuoso e intelligente. Ma un giorno il dramma, il cane viene investito e ucciso, e da quel giorno è una lotta fitta, senza esclusione di colpi, contro i condomini, e soprattutto contro la terribile Madame Suarez, la portinaia, che lo odia dal primo momento che l’ha visto per il suo carattere indipendente e ostinato. Ma Monsieur Brun, inaspettatamente trova anche due improbabili alleate, Juliette, una dolce bambina di dieci anni, che ha dovuto crescere in fretta dopo la morta della madre, e Madame Beatrice Claudel, una novantenne arzilla quanto lui e fuori dagli schemi. Ricordate Poupette, la bisnonna di Vic ne Il tempo delle mele, beh un po’ la ricorda per la sua grinta e eccentricità. Una storia, dunque non priva di conflitti, ma tenera e delicata, che ci parla di amicizia, vecchiaia, finanche amore, e lo fa usando personaggi credibili e ben caratterizzati, che subito si guadagnano la simpatia del lettore. Una storia per un pubblico giovane, ma a dire il vero senza età, in cui il bene alla fine trionfa, (il lieto fine è assicurato) in un susseguirsi però di colpi di scena, che vedranno addirittura Monsieur Brun, soprannominato il “serial killer” accusato di omicidio. Ben scritto, divertente, intelligente, in parte spaccato di una condizione sociale reale, il mondo degli anziani (tra partite di bridge, e programmi alla tv), le problematiche dei figli combattuti tra la preoccupazione per la tutela dei loro vecchi genitori, e le legittime esigenze di indipendenza di quest’ ultimi, Madame Claudel è in un mare di guai è un libro che consiglio. Nasce come romanzo autopubblicato, il cui passaparola ha attirato l’interesse di un importante editore come Michel Lafon, diventando in breve un grande succeso editoriale francese. Ora sono curiosa di vedere quale sarà l’impatto in Italia. Esce il 9 febbraio in libreria, ho avuto modo di leggerlo in anteprima.

Aurélie Valognes, si è laureata alla École Supérieure de Commerce de Reims. È specializzata in comunicazione e marketing, e ha lavorato per diverse multinazionali spostandosi tra Svizzera, Francia, Belgio, Paesi Bassi. Attualmente risiede a Milano. Il suo esordio è stato un incredibile fenomeno del selfpublishing, in seguito uscito in Francia per i tipi di Michel Lafon. Negli Stati Uniti è stato pubblicato solo in versione digitale e ha venduto oltre 160.000 copie. In Francia è uscito il suo secondo romanzo dal titolo Nos adorables belles filles. Per saperne di più www.aurelie-valognes.com.

Source: libro inviato dall’ editore, ringraziamo Antonella e Simona dell’Ufficio Stampa Newton Compton.

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:: I Medici, una regina al potere, Matteo Strukul (Newton Compton, 2017) a cura di Federica Belleri

23 gennaio 2017
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Ultimo capitolo della saga de I Medici. Matteo Strukul ci racconta di Caterina, sposa di Enrico di Valois. Donna temuta alla corte di Francia, mai accettata per il solo fatto di essere italiana. Non bella, ma fiera. Fedele a Enrico, ombroso e taciturno, manipolato dalla sua avvenente amante Diana, donna  intrigante e irresistibile, da spezzare il fiato. Abile calcolatrice. Il periodo storico narrato in questo romanzo va dal 1525 al 1589. Periodo caratterizzato da sfarzo e pranzi sontuosi, mantelli e stivali, corsetti e gioielli preziosi. Ma anche da intrighi e presunti avvelenamenti, da editti e guerre di religione. Si combatte la peste, si lotta per un ideale. Si odia per mantenere fede all’amore verso il proprio uomo e si è disposti a tutto pur di sostenere il regno. Sono gli anni di Nostradamus, caffettano nero come i suoi occhi e barba biforcuta. Il suo sguardo ammalia e stordisce. Caterina lo cerca, per anni e lo fa entrare a corte al servizio del suo ventre sterile. Ne è affascinata in modo ipnotico. Nostradamus, schivo e geniale, esperto di astrologia. Speziale, medico, personaggio discusso e controverso.
È il periodo dei Lanzichenecchi, soldati mercenari al servizio di Carlo V. Abili con la spada, ma non abbastanza veloci. È anche il periodo della terribile notte di San Bartolomeo, che provoca il massacro degli ugonotti. È la storia di una guardia speciale, forte e leale, innamorato perdutamente di Caterina, disposto a tutto pur di proteggerla. La Francia passa da una guerra all’altra, cattolici contro protestanti, fedeli
contro eretici. Spari, ripari fortuiti, agguati sanguinari, pene di morte.
Nel privato di Caterina non c’è amore e a nulla serve la sontuosità del suo palazzo. Non ha importanza la discendenza che ha creato, quando le viene portata via troppo presto. La morte, nella sua famiglia, è una linea ben definita. Nel momento in cui arriva, crolla tutto. Ogni speranza, ogni certezza. A cosa serve la vendetta quando si rimane soli, quando anche i figli non appartengono più a chi li ha generati?
Questa è la vita di Caterina alla corte di Francia. È la trasformazione del suo cuore nel corso degli anni, che diventa austero, come il suo portamento. Un’esistenza a convivere con il dolore, cercando di non mostrarsi mai debole agli occhi dei suoi sudditi. Caterina, la dignità di piangere i propri cari in solitudine, la determinazione a non abbandonare il trono.
I Medici, una regina al potere. Passione e sangue del Rinascimento. Assolutamente da non perdere le note dell’autore. Buona lettura.

Matteo Strukul è nato a Padova nel 1973. Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo, ha pubblicato diversi romanzi (La giostra dei fiori spezzati, La ballata di Mila, Regina nera, Cucciolo d’uomo, I Cavalieri del Nord, Il sangue dei baroni). Le sue opere sono in corso di pubblicazione in 20 Paesi e opzionate per il cinema. Nel 2016 ha pubblicato con la Newton Compton il primo romanzo della trilogia sui Medici, Una dinastia al potere: il libro è stato il caso editoriale della Fiera di Francoforte, i diritti di traduzione sono stati venduti in vari Paesi (tra cui Germania, Spagna e Inghilterra) ed è stato sin dall’uscita ininterrottamente in cima alle classifiche italiane di vendita. Matteo Strukul scrive per le pagine culturali del «Venerdì di Repubblica» e vive insieme a sua moglie Silvia fra Padova, Berlino e la Transilvania. Il suo sito internet è http://www.matteostrukul.com

Source: libro inviato in anteprima dall’ editore, ringraziamo Antonella e Simona dell’Ufficio Stampa Newton Compton.

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:: La ragazza perfetta, Gilly Macmillan, (Newton Compton, 2016) a cura di Elena Romanello

15 dicembre 2016
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Fin dall’infanzia, Zoe Maisey ha rivelato un grande talento per la musica, incoraggiata dalla madre che ha visto in lei un riscatto per una vita non felice, insieme ad un suo secondo matrimonio con un uomo ricco e alla nascita di una nuova bambina. Ma una notte causa un incidente d’auto in cui perdono la vita tre suoi coetanei e deve scontare una pena detentiva.
Il discorso sembra chiuso e Zoe Maisey è pronta ad affrontare un nuovo concerto con il fratellastro Lucas, a cui è legata e che oltre alla musica ha anche velleità di sceneggiatore cinematografico. Ma qualcuno scopre la sua esibizione e non manca di rovinarle la festa e quella stessa notte sua madre muore in condizioni misteriose.
Il tema del disagio adolescenziale non è nuovo, ma l’autrice lo tratta in maniera non banale, parlando anche di un tabù come un periodo in carcere per un incidente non voluto ma accaduto (nei Paesi anglosassoni se si guida in stato di ebrezza e si provoca un incidente mortale si va in galera, anche se si è giovani), ma anche di bullismo, droga e violenze familiari, oltre che di dipendenza affettiva.
Il romanzo procede su più piani, tra il racconto delle verità dei vari personaggi fino alla rivelazione finale: il personaggio di Zoe è interessante e ben tratteggiato, una ragazza caduta all’inferno ma capace di risollevarsi e di voler essere diversa da una madre che si rivelerà l’anello debole della catena. Risulta però essere più interessante Lucas, membro di quella nuova famiglia in cui Zoe si è trovata inserita, e dove dovrebbe trovare la sua nuova strada. Lucas condivide interessi e passioni artistiche con la sorellastra, ma nelle storie che scrive, come quella della morte di sua madre Julia per un male incurabile, forse sa dire la verità su una situazione d’inferno nascosta dietro ad una casa elegante.
La ragazza perfetta racconta quindi tante storie con tante voci, in una ricerca della verità e della giustizia, parlando anche di seconde possibilità e anche di ruolo della donna nella società, tra aspettative eccessive di madri che non sono riuscite a realizzarsi come volevano e dipendenza amorosa che come insegna la cronaca nera per troppe donne risulta essere fatale.
La vita è comunque fatta di chiaroscuri e tante verità, in cerca di una soluzione per la vita di una ragazza che doveva essere perfetta e che invece è solo umana, vittima di situazioni ma forse capace anche di cambiare e andare avanti.

Gilly Macmillan è cresciuta nel nord della California, poi è venuta in Gran Bretagna, dove ha studiato Storia dell’arte alla Bristol University e al Courtauld Institute of Art di Londra. Ha lavorato al Burlington Magazine e alla Hayward Gallery, poi ha deciso di dedicarsi alla scrittura. Vive a Bristol con il marito e i tre figli e ha debuttato con un altro thriller di successo, 9 giorni.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, si ringrazia l’ufficio stampa Newton Compton.

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:: Blogtour – I Medici- Un uomo al potere, Matteo Strukul (Newton Compton, 2016) – prima tappa

12 dicembre 2016

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Inizia oggi il blogtour, organizzato da Newton Compton, dedicato al romanzo storico Un uomo al potere, secondo libro di Matteo Strukul della Saga I Medici. Saga composta da tre libri Una dinastia al potere, Un uomo al potere, Una regina al potere, che sta avendo un ottimo successo internazionale, tanto che i diritti del primo volume Una dinastia al potere, sono stati venduti in ben 13 paesi e a marzo sarà già tradotto in Germania, dalla Bertelsmann Verlagsgruppe, Randhom House. Seguiranno Francia, Gran Bretagna, Spagna, Stati Uniti. E ancora Turchia, Olanda, Polonia, Russia, Corea, Australia e Canada.

Questo secondo episodio è incentrato sulla vita eccezionale e turbolenta di Lorenzo il Magnifico, il suo rapporto con il potere, l’influenza determinante della madre, donna forte e intrigante, il suo amore impossibile per la bella Lucrezia Donati, sarà costretto per ragioni politiche a sposare una Orsini. Il blogtour è composto da cinque tappe, che toccheranno i blog  oltre al nostro “Penna d’oro“, “Il Flauto di Pan” e “Blog Express”  e “Peccati di penna“. In questa tappa, dopo questa breve introduzione, analizzeremo in dettaglio l’incipit di questo romanzo.

֎ La trama ֎

Firenze, 1469. Lorenzo de’ Medici sta vincendo il torneo in onore della sua sposa, Clarice Orsini, appena giunta a Firenze per le nozze con l’uomo che diventerà il Magnifico. Questo matrimonio non è un passo facile per Lorenzo: il suo cuore – ne è convinto – appartiene e sempre apparterrà a Lucrezia Donati, donna di straordinaria bellezza e fascino. Eppure asseconderà il volere della madre e rafforzerà l’alleanza con una potente famiglia romana. Chiamato a governare la città e ad accettare i costi e i compromessi della politica, diviso fra amore e potere, Lorenzo sottovaluta i formidabili avversari che stanno tramando contro di lui per strappargli la guida di Firenze. Girolamo Riario, nipote di papa Sisto IV, dopo aver sobillato Jacopo e Francesco dei Pazzi, storici nemici della famiglia de’ Medici, e stretto alleanza con Francesco Salviati, arcivescovo di Pisa, concepisce una congiura il cui esito per Lorenzo sarà terribile: il fratello Giuliano verrà brutalmente ucciso davanti ai suoi occhi. E da quel momento si aprirà un periodo di violenza e vendetta da cui in pochi si salveranno…

֎ L’autore ֎

È nato a Padova nel 1973. Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo, ha pubblicato diversi romanzi (La giostra dei fiori spezzati, La ballata di Mila, Regina nera, Cucciolo d’uomo, I Cavalieri del Nord, Il sangue dei baroni). Le sue opere sono in corso di pubblicazione in 20 Paesi e opzionate per il cinema. Nel 2016 ha pubblicato con la Newton Compton il primo romanzo della trilogia sui Medici, Una dinastia al potere: il libro è stato il caso editoriale della Fiera di Francoforte, i diritti di traduzione sono stati venduti in vari Paesi (tra cui Germania, Spagna e Inghilterra) ed è stato sin dall’uscita ininterrottamente in cima alle classifiche italiane di vendita. Matteo Strukul scrive per le pagine culturali del «Venerdì di Repubblica» e vive insieme a sua moglie Silvia fra Padova, Berlino e la Transilvania. Il suo sito internet è www.matteostrukul.com

֎ L’incipit ֎

Febbraio 1469

La giostra

L’aria era fredda. Lorenzo inspirò profondamente. In sella a Folgore, avvertiva la tensione crescere. Il suo amato corsiero, dal manto color carbone, lustro e lucente, tradiva il nervosismo, scalpitando sul selciato della piazza. Girava in tondo e Lorenzo lo tratteneva a fatica.
Un mormorio si alzò come una preghiera dalle tribune e dai palchi di legno. Sospiri piovvero dalle logge e dai balconi, dalle finestre e dai porticati. Gli occhi di Lorenzo andarono a quelli di Lucrezia. Quel giorno la nobile Donati indossava un abito magnifico: la cioppa aveva la tinta dell’indaco e pareva sfumare nelle iridi d’ Ossidiana. La gamurra d’un color grigio perla era tempestata di gemme e suggeriva, prepotente, la curva del seno. Avvolta in una stola di pelliccia di volpe bianca che le cingeva le belle spalle chiare, Lucrezia aveva acconciato in maniera magnifica la gran massa ribelle di capelli neri che sembravano onde d’un mare notturno.
Lorenzo si domandò se quel giorno sarebbe riuscito a renderle onore.
Portò la mano alla sciarpa che teneva attorno al collo. Lucrezia l’aveva ricamata per lui con le proprie mani. Ne inspirò il profumo di fiordaliso e gli aprve di sprofondare nell’abbraccio dell Empireo.

Siamo a Firenze nell’inverno del 1469. Lorenzo de’ Medici, bardato di tutto punto, sta partecipando a una giostra, un torneo indetto in onore delle nozze di Braccio Martelli, suo buon amico. Strukul ci presenta per prima cosa così il protagonista: giovane, prestante, a cavallo del suo corsiero chiamato per nome, Folgore. E gli dà subito un tratto umano, tolte le vesti dell’uomo di stato e di potere. Soprattutto dando risalto al suo amore impossibile per Lucrezia Donati. Sapremo infatti, andando avanti con la lettura, che la madre gli ha organizzato un altro matrimonio, consono alla sua posizione e al ruolo politico che assumerà a Firenze. Si sa i de Medici hanno molti nemici e l’appoggio di una casata ricca e potente come quella degli Orsini risulta quasi vitale per il suo futuro politico. Ma Lorenzo resta un uomo, con propri sentimenti e passioni, e l’amore per questa bellissima nobile fiorentina resta, non ostante il dovere e gli obblighi politici e filiali. Bastano queste poche frasi dell’incipit per capire lo stile che l’autore ha deciso di adottare. Classico, lievemente solenne, attento ai dettagli, noterete termini come cioppa e gamurra, che nascono sicuramente da uno studio approfondito sulle vesti e i costumi dell’epoca. Anche solo l’uso del fiordaliso, simbolo di Firenze, è sicuramente rappresentativo come la sciarpa che emana quel profumo, simbolo del legame tra Lorenzo e Lucrezia. Amore e potere, piacere e dovere, dunque antitetici e contrapposti. Filo poi conduttore dell’intero romanzo. Strukul, salta subito all’occhio, ha scelto la terza persona, che oltre a dare un certo senso di distacco, permette all’autore, specialmente in un romanzo storico di così ampio respiro, sia di mantenere un punto di vista imparziale e esterno, sia di spaziare meglio sui luoghi e i personaggi, riportandoci sempre a quel senso di solennità di cui parlavo prima che ben si ricollega alla magnificenza e allo sfarzo del periodo storico, il Rinascimento. Dunque, a mio avviso, una scelta felice nell’economia del romanzo. Non si può giudicare certo un romanzo dal suo incipit, ma a saper vedere questo è sicuramente rivelatore e denso di significati.

֎ I blog partecipanti ֎

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:: È solo una storia d’amore, Anna Premoli (Newton Compton, 2016)

2 dicembre 2016
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Non leggo molti romanzi rosa.
Da ragazzina leggevo prevalentemente romanzi storici, e ora da adulta preferisco senz’altro il thriller e il noir. Comunque l’editore me l’ha inviato a sorpresa per cui ho deciso di leggerlo. Ci ho messo tempo, leggendo qualche pagina alla sera prima di dormire, ma sono arrivata alla fine.
La Premoli devo dire mi è simpatica, ho letto molte critiche ferocissime, specie quando ha vinto il Bancarella, e mi chiedevo in quale maniera fosse così pessima, o comunque molto peggio di tanti altri scrittori. Dalla mia modesta esperienza (è il suo primo e unico libro che leggo) ha un modo di scrivere molto rilassante, un certo schiacciare l’occhio alle lettrici in segno di intesa (sì, si rivolge a un pubblico prettamente femminile) e la storia di per sé è molto divertente. Almeno lo è per me che come vi ho detto non leggo di prevalenza romanzi rosa.
Non mi sogno di denigrare chi lo fa, ma insomma ho altri gusti almeno da lettore. Perché vi dirò leggendolo mi è venuta un’ insana voglia di scriverne uno.
Comunque sto divagando, torniamo al libro. Un uomo, un premio Pulitzer, fascinoso e tormentato, in crisi di ispirazione (che odia il rosa), si innamora proprio di un’ autrice di romanzi rosa. Il tutto scorre a capitoli alterni, dalla parte di lui, dalla parte di lei. Più una storia parallela tra Norman l’agente di entrambi gli scrittori e Alex, la sorella di lui (la Premoli ha promesso che seguirà questo filone in un prossimo libro, non specificando sui tempi).
Insomma la Premoli più che il rosa (comunque la storia d’amore c’è, anche se un romanzo rosa non è solo una storia d’amore) segue il filone dei romanzi umoristici anni ’50, non raggiungendo le vette di Anita Loos e il suo “Gli uomini preferiscono le bionde“, ma insomma se la cava egregiamente. I due protagonisti assieme funzionano, e tra tutte le scene quella del primo bacio mi ha divertito molto, affatto banale. Insomma se volete leggere un libro poco impegnativo, con classico lieto fine e qualche riflessione sulla letteratura femminile e l’emancipazione sessuale della donna, la lettura che fa per voi.

Anna Premoli, è nata nel 1980 in Croazia, vive a Milano dove si è laureata alla Bocconi. Ha lavorato alla J.P. Morgan e, dal 2004, al Private Banking di una banca privata. La scrittura è arrivata per caso, come “metodo antistress” durante la prima gravidanza. Ti prego lasciati odiare è stato il libro fenomeno del 2013. Per mesi ai primi posti nella classifica, con i diritti cinematografici opzionati dalla Colorado Film, ha vinto il Premio Bancarella ed è stato tradotto in diversi Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato anche Come inciampare nel principe azzurro, Finché amore non ci separi, Tutti i difetti che amo di te, Un giorno perfetto per innamorarsi, L’amore non è mai una cosa semplice e L’importanza di chiamarti amore.

Source: libro inviato dall’ editore, ringraziamo Antonella e Simona dell’Ufficio Stampa Newton Compton.

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:: I Medici, una dinastia al potere, Matteo Strukul (Newton Compton, 2016) a cura di Federica Belleri

14 novembre 2016
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Primo romanzo che apre la trilogia dedicata alla dinastia dei Medici. Matteo Strukul percorre la loro storia dal 1426 al 1453. Lo fa con professionalità, attenzione e approfondimento, passando attraverso l’invenzione, quando serve. Non è facile recensire un romanzo come questo, perché è davvero denso di avvenimenti, dalla prima all’ultima pagina. Arte, bellezza e magnificenza impregnano le frasi. Penso ad esempio alla cupola del Brunelleschi, commissionata da Cosimo de Medici, opera di straordinaria architettura che completa Santa Maria del Fiore a Firenze. Penso agli abiti sontuosi e alle feste organizzate per intellettuali e filosofi, appositamente create per stringere accordi e osservare il nemico.
L’autore ci racconta di Giovanni de Medici, uomo dalle origini popolari che non ha mai dimenticato, poco incline allo sfarzo e alla mondanità,  cosa che non gli ha mai permesso di conquistarsi le simpatie degli altri nobili, nonostante abbia creato un impero finanziario; personalità che senza dubbio lascia il segno. Di Piccarda, sua moglie, che spicca per determinazione e lealtà,  un punto fermo per tutta la famiglia. Di Cosimo, uomo d’arte e di lettere, forte ma riflessivo. Di Lorenzo, che si occupa degli affari di famiglia, istintivo e passionale.
Da qui si parte. Si discute di leggi, si combatte fra sangue e polvere, armati di picche e spade e rivestiti da armature finemente cesellate. Meglio staccare una testa dal corpo o giocare d’astuzia utilizzando la corruzione? Ci si avvicina alla peste, tra cadaveri, fogne putride e predatori senz’anima. Si lotta attraverso i dubbi, l’ambizione e gli oppositori di una vita. Si passa poi al carcere, percependo l’angoscia, l’umiliazione e la privazione. L’attesa di un verdetto sulla pubblica piazza lacera in due la folla e terrorizza l’accusato.
Strukul ci mette a disposizione la storia di importanti alleanze per rinnovare la pace e di un Concilio per unire Roma a Bisanzio. Ci parla di morte, di dolore, di sesso e di coraggio. Di come due personaggi particolari, un uomo e una donna, hanno vissuto la giovinezza intrisa di sofferenza, covando rancore e disagio emotivo. Entrambi utilizzano le armi che hanno a disposizione per difendersi e soggiogare la volontà degli altri …
Esilio, tormento, intrigo. Lussuria, violenza, ira. Riavvicinamenti e separazioni. L’eterna guerra fra nemici potenti. La forza e la fragilità delle donne presenti in questo romanzo. La volontà di ristabilire gli equilibri e di mantenere la famiglia al primo posto nella scala delle priorità.  La fierezza dei cavalieri e l’onore di battersi per il proprio padrone. La vendetta, bramata in modo quasi ossessivo, che non perde mai consistenza. La paura del futuro per una città come Firenze, ricca e bisognosa di una guida sicura.
Trent’anni di storia raccontati con metodo e accessibili a tutti. Intriganti, feriti ma orgogliosi. Ritmo che si mantiene costante durante tutta la lettura. Personalità dei protagonisti curata e precisa. Ottimo romanzo. Assolutamente consigliato.

Matteo Strukul è nato a Padova nel 1973. Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo, ha pubblicato diversi romanzi (La giostra dei fiori spezzati, La ballata di Mila, Regina nera, Cucciolo d’uomo, I Cavalieri del Nord, Il sangue dei baroni). Le sue opere sono in corso di pubblicazione in 20 Paesi e opzionate per il cinema. Nel 2016 ha pubblicato con la Newton Compton il primo romanzo della trilogia sui Medici, Una dinastia al potere: il libro è stato il caso editoriale della Fiera di Francoforte, i diritti di traduzione sono stati venduti in vari Paesi (tra cui Germania, Spagna e Inghilterra) ed è stato sin dall’uscita ininterrottamente in cima alle classifiche italiane di vendita. Matteo Strukul scrive per le pagine culturali del «Venerdì di Repubblica» e vive insieme a sua moglie Silvia fra Padova, Berlino e la Transilvania. Il suo sito internet è www.matteostrukul.com

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:: Erano due bravi ragazzi, Emiliano Scalia e Mattia Giuramento,(Newton Compton, 2016)

15 ottobre 2016
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Dopo Gomorra di Saviano, con le sue luci e le sue ombre, (romanzo ormai pubblicato nel lontano 2006 da Mondadori) e un certo sdoganamento di temi e argomenti che prima non si trattavano, la Camorra è diventato insomma un argomento al centro di fiction televisive e romanzi, anche di un certo valore, capaci di portare la cronaca che tutti i giorni ci assale dalle pagine dei quotidiani, o dalle notizie in loop delle tv dedicate all’informazione, all’attenzione del lettore, filtrata dalla fiction certo, ma attenta a riflessioni economiche, sociali, per certi versi politiche più profonde. Non sorprende quindi che proprio due giornalisti di Sky Tg24, abbiano attinto proprio dalla realtà della loro vita di redazione il materiale per il loro romanzo Erano due bravi ragazzi, edito da Newton Compton. Emiliano Scalia e Mattia Giuramento, hanno appunto scritto a quattro mani un romanzo che parla di Camorra, povertà, disagio giovanile, connessioni sempre più strette tra fenomeni mafiosi, e società civile, in cui i traffici economici sono un buon punto di svolta. La scelta di prendere una ragazzo della Napoli bene, e farne un camorrista, penso non sia priva di implicazioni critiche che trovano riscontro nella brutalità della cronaca di tutti i giorni. Se nel passato anche all’interno di codici mafiosi spietati, esistevano leggi e principi (non toccare donne e bambini, non commerciare in droga) oggi sono stati spazzati via e l’unica legge sembra essere il profitto e l’avidità. E la violenza è in un certo senso ormai priva di limitazioni. Si può uccidere chiunque, torturare chiunque, tradire, svicolare dai vecchi codici che definivano l’uomo d’onore. Tutto oggi è lecito, in quel sottomondo sempre più abbrutito e degradato. E questo ritratto sociale è ben rappresentato nel romanzo che andrete a leggere. La soppressione della moralità, o di ogni vincolo etico è totale. Il desiderio di conquista, di potere, l’eccitazione per una vita ai limiti sembra quasi collegarsi agli stessi fenomeni che spingono giovani europei, di prima o seconda generazioni ad abbracciare credi estremisti e usare il terrorismo come unica arma di affermazione. Fabrizio de Julio e Andrea Imbriani ben rappresentano questi giovani, incapaci di frapporre norme morali alle loro più feroci aspirazioni. E’ la società che ne crea le condizioni? Sono le famiglie che non ne immettono gli anticorpi? E la crisi economica, etica e culturale, la ragione ultima? Avessero scelta, intraprenderebbero nuove strade? Sono tutti interrogativi che incontriamo quando riflettiamo su questi argomenti. Come il principio che la società tutta si sta imbarbarendo, e la violenza non sia più l’unica discriminante tra società civile e società criminale. Anche la società civile si sta mafiosizzandosi, passatemi il termine? Naturalmente così non è, i giovani al centro di questo romanzo non sono destinati a trionfare, non sono destinati a conquistare il loro sogno disperato. C’è una morale naturalmente in questo, la violenza, l’illegalità non pagano, non trionfano. «Un viaggio all’inferno senza ritorno» chiosa Giancarlo De Cataldo e in effetti non c’è affermazione migliore per descrivere questo romanzo. Scritto bene, ben congegnato, interessante. Buona lettura.

Nota: Per un profilo dei personaggi vi rimando a questa tappa del blogtour che facemmo a settembre: qui.

Mattia Giuramento, pugliese di nascita e di elezione, vive a Bisceglie – dove abitano moglie e figli – ogni volta che può, ma lavora a Roma ogni volta che deve. Giornalista a Sky Tg24, legge da sempre moltissimo.

Emiliano Scalia, romano, legato a Napoli dall’amore. Sua moglie è del quartiere Chiaia, ma lavora con lui nella redazione di Sky Tg24. Giornalista, fotografo, quattro figli e tanti libri. Una vita impegnativa.

Source: libro inviato dall’ editore, ringraziamo Antonella dell’Ufficio Stampa Newton Compton.

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:: Blogtour – Erano due bravi ragazzi (Newton Compton, 2016) – seconda tappa – Personaggi

22 settembre 2016

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Eccoci arrivati alla seconda tappa del blogtour dedicato a Erano due bravi ragazzi di Mattia Giuramento e Emiliano Scalia edito da Newton Compton.  Premetto che questo è un romanzo molto particolare, non di pura evasione, ma più che altro un ritratto molto crudo e spietato e soprattutto verosimile di un mondo in cui predominano violenza e disperazione. La camorra napoletana insomma  è vista dal suo interno, e pur se alcune parti possono turbare le persone più sensibili, è di sicuro un libro interessante e soprattutto scritto bene. Detto questo in questa tappa mi occuperò di fornirvi uno schema di approfondimento dei personaggi. Bene, continuate a leggere.

֎ I personaggi ֎

Fabrizio de Julio è uno dei due personaggi principali del romanzo, uno dei due bravi ragazzi del titolo. Ha ventisei anni. E’ silenzioso. Non ama le apperenze. Legge, si è diplomato col massimo dei voti nel miglior liceo classico della città. E’ stato fidanzato con la stessa ragazza per 4 anni. E’ un tipo tranquillo, che non ha mai creato problemi a nessuno. E’ bello, bruno, con un naso importante, carnagione scura, labbra carnose, e uno sguardo da pirata ereditato da qualche antenato saraceno. Ha un fratello, Arturo, con cui non va d’accordo e che in uno scoppio di violenza incontrollata manderà all’ospedale. E’ iscritto a Medicina, soprattutto per fare contento il padre, un ricco ortopedico di successo. Insomma è il classico bravo ragazzo in apparenza, anche se il ruolo di figlio di papà, di rampollo della Napoli bene gli sta decisamente stretto. Non condivide i valori del suo ambiente, si annoia a oziare tra una festa, un giro in barca e un salto a Formetera a sniffare cocaina (lui non usa droga) nella villa di famiglia. L’incontro con Andrea e l’amicizia che ne nascerà cambierà il suo destino.

Andrea Imbriani è il coprototagonsita del romanzo. Arriva da Miano, zona di periferia a nord della città in mano alla Camorra, dove vive in un palazzo fatiscente. Sta per compiere 28 anni. E’ biondo. Vive di espedienti,  e di piccoli affari illeciti con cui mantiene la madre e la sorella all’Università. Il padre se ne è andato lasciandolo solo a badare alle due donne. L’incontro con Fabrizio lo spingerà a fare il salto, a lasciare i piccoli traffici per puntare in alto in un perverso meccanismo di potere e violenza. Come per Fabrizio è difficile prevedere per lui un lieto fine.

Gianni de Julio è il padre di Fabrizio, un ortopedico tra i migliori del sud Italia. Ha studiato negli Stati Uniti e tornato a Napoli ha sposato una nobile della Napoli bene, una parte della storia della città.  Incarna il cliché dell’arricchito, di chi ce l’ha fatto ed è entrato nei salotti buoni della città. Successo, soldi e perbenismo sono la sua maschera.

Anna è un’amica di Andrea, una del giro, una affidabile, che sa. Era una tosta già da piccola. Sa tutto di tutti e gestisce tre maglierie in nero di proprietà dei Caruano, a titolo di risarcimento, suo padre morì in uno scontro di camorra. Andrea si fida ciecamente di lei. Occhi scuri. Sembra più giovane quando ride.

Gaetano Vosa è uno dei capizona di Totonno ‘o munnezzaro, il boss dello smaltimento dei rifiuti tossici. Mettersi con la figlia del boss firmerà la sua condanna a morte.

Totonno ‘o munnezzaro, al secolo Antonio Romano, è un camorrista importante. Oltre a gestire il traffico dei rifiuti pericolosi si occupa di mantenere i rapporti con la comunità cinese. Vive in una villetta in via Vecchia Napoli a Miano. Di fronte alla casa color salmone c’è il ristorante dove gestisce i suoi affari. E’ grasso, ha cinquant’anni e pesa almeno 120 chili. Ha piccoli precedenti per rapina e spaccio ma non è latitante. E’ favolosamente ricco. molto è investito in attività lecite tramite uno studio di avvocati e commercialisti di Milano. La faccia pulita della camorra.

Colonnello Roberto Ortigia dei ROS, è l’uomo che cerca di incastrare Totonno ‘o munnezzaro. E’ nato per fare il carabiniere. E’ siciliano. E’ sposato.

֎Tutte le tappe֎

2o settembre Il giallistaIntroduzione e incipit

22 settembre Liberi di Scrivere – I Personaggi

23 settembre Penna d’oroL’intervista

26 settembre Il Flauto di PanRecensione

27 settembre GraphoManiaRecensione

:: Auschwitz. Ero il numero 220543, Denis Avey, Rob Broomby (Newton Compton, 2014)

28 giugno 2016
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In questi giorni di Brexit mi è capitato di leggere un libro del 2011, preso (o forse salvato) in un mercatino dei libri usati. Chi mi segue sa che li frequento spesso, un po’ perché i libri costano poco, (e si sa i blogger son tutti squattrinati) un po’ perché stranamente la gente ha la tendenza di disfarsi di libri che a me interessano davvero. Non immaginerete che cosa ho trovato da DeLillo a Bulgakov, da Paul Auster a Virginia Woolf, passando per tanta letteratura di genere fino ad arrivare a Il manuale di cucina di Nero Wolfe di Rex Stout, trovato nel sottopasso della stazione di Alassio (che invito a visitare, le offerte per i libri sono libere e vanno per un ente che si occupa dei malati di cancro). Il libro di cui parlo oggi è Auschwitz, ero il numero 220543 (The Man who Broke into Auschwitz, 2011) di Denis Avey scritto in collaborazione con Rob Broomby, e tradotto per Newton Compton da Elena Cantoni. Direte voi che centra Auschwitz, l’Olocausto con la Brexit. Centra, ma andiamo per gradi. Auschwitz. Ero il numero 220543 raccoglie le memorie in forma romanzata di un reduce di guerra britannico, scampato al campo di prigionia di Auschwitz, e protagonista di un avventura che i più direbbero folle. Chi si toglierebbe la sua uniforme di soldato, sebbene prigioniero tutelato dalla Convenzione di Ginevra, per indossare la casacca di un giovane ebreo olandese (di lui sappiamo solo il nome: Hans)? Denis Avey lo fece. Per incoscienza, curiosità, generosità? Forse un miscuglio delle tre. L’Europa che oggi conosciamo, se è come oggi la conosciamo, con i suoi valori, le sue leggi, il suo spirito comunitario, molto lo deve all’Inghilterra. Senza, probabilmente Hitler avrebbe fatto un’ Europa diversa. La storia avrebbe avuto un corso diverso. Leggendo questo libro mi sono immaginata un’ Europa nazista, e ho riflettuto che per alcuni non è un incubo, ma un reale piano politico. Per questo al voto referendario di uscita dell’ Inghilterra dall’ Unione ho sofferto. Se ne andava un pezzo di storia, se ne andava un tassello fondamentale dell’Europa Unita sognata da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Ursula Hirschmann. Probabilmente il cuore dell’Europa è davvero Londra. E né le reazioni isteriche di Juncker o della Merkel, né l’egoismo nazionalista che ha ottenebrato gli animi di chi ha così deciso sono all’altezza di comprendere la gravità di cosa è realmente successo. Lo diranno i nostri posteri, forse solo loro avranno la lucidità e l’indipendenza di giudizio per capire la reale entità di questo danno. Spazzare con un colpo di spugna il voto referendario non credo sia la soluzione. Hanno commesso errori e li stanno ancora commettendo, sia dentro che fuori la Unione, e ridurre tutto a solo una dimensione economica credo pecchi di grande miopia. Chi ha pensato che l’Europa Unita sarebbe colata a picco, e il Regno Unito si sarebbe salvato nel suo splendido isolamento, non ha fatto i conti con la storia, con il passato, e con il presente globalizzato. Il gesto di Denis Avey mi ha portato alla mente quanto coraggio è stato necessario, e quanta comunitaria identità di intenti e di ideali c’era tra il giovane olandese, e il giovane britannico. Quando si sono scambiati le vesti hanno posto in essere il fatto che erano uguali. Che solo la follia nazista vedeva in uno un non uomo e nell’altro un prigioniero di guerra. Non permettiamo che questa follia ritorni, con altri nomi, con altre forme.

Denis Avey è un ex militare, ingegnere e autore britannico.
Prigioniero durante la Seconda guerra mondiale, lavorò come ingegnere all’IG Farben presso il Campo di lavoro di Monowitz. Durante questi giorni, conobbe l’ebreo olandese Hans e con lui decise di avviare uno scambio di abiti per entrare all’interno del Campo di concentramento di Auschwitz e vivere da vicino gli orrori perpetrati dall’esercito nazista. Conobbe anche l’altro prigioniero ebreo, Enrst Lobethal, a cui salverà la vita grazie al contrabbando di alcune sigarette, fatte arrivare apposta da lui. Per questo, nel 2010, ha ottenuto la Medal of Honor dall’ex Primo Ministro britannico Gordon Brown. A testimonianza di ciò che ha visto, ha realizzato, insieme al giornalista della BBC Rob Broomby, il memoriale Auschwitz. Ero il numero 220543 che è stato pubblicato nel 2011.

Source: acquisto personale in un mercatino dell’usato.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Il segreto della Regina Rossa, A.G. Howard (Newton Compton, 2016) a cura di Elena Romanello

22 giugno 2016
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Si chiude con questo romanzo una delle più interessanti trilogie di narrativa fantastica uscite negli ultimissimi tempi, rivolta nominalmente ad un pubblico adolescente ma in realtà godibile da tutti.
Nella saga Splintered l’autrice A. G. Howard omaggia e rileggia un classico senza tempo come Alice nel paese delle meraviglie, di cui quest’anno si festeggia il secolo e mezzo di vita, presentando un seguito ambientato ai giorni nostri, dove si parla tra le altre cose di disagio giovanile, malattia mentale, famiglie disfunzionali, con al centro Alyssa, pronipote della famosa Alice, capace di sentire voci di creature fantastiche come le donne della sua famiglia e per questo spesso in pericolo sia qui che nel Paese delle meraviglie che tanto delle meraviglie non è.
L’ultimo capitolo presenta la spedizione finale di Alyssa in un Paese delle meraviglie cupo e inquietante (peccato che Tim Burton nel suo film non abbia saputo costruire qualcosa di analogo, resta un po’ tanto zuccheroso l’ambiente che ha scelto!), per salvare la madre prigioniera della Regina rossa, con l’aiuto di suo padre, di Jeb, ragazzo che ama in questo mondo, e di Morpheus, creatura soprannaturale con cui ha legami che forse possono condizionarla e costringerla a rimanere per sempre nel Sottomondo. Tra l’altro, il luogo che visita questa volta Alyssa è DovunqueAltrove, parte ancora più macabra e inquietante del Paese delle meraviglie, dove non mancheranno insidie e pericoli, verso un finale che non è scontato.
Ovviamente non è bello svelare niente del finale, del quale basti dire che è da groppo in golam tra realtà e fantasia, da fiaba dark e non scontata: in ogni caso questo terzo volume conferma le aspettative dei primi due, la costruzione di una storia basata su un classico che non viene snaturato ma omaggiato e integrato, con originalità e fantasia, in un’avventura alla ricerca di sé inquietante e affascinante, dove non manca l’aspetto sentimentale con una controparte sovraumana ma senza le banalizzazioni tipiche di troppi romanzetti per adolescenti di questi ultimi anni. Da leggere rigorosamente dopo i primi due, magari in tempi ravvicinati perché gli intrecci sono proprio tanti, e da non perdere in particolare se si ama il capolavoro di Lewis Carroll, che continua a ispirare storie di tutti i tipi, moda, gadget. Traduzione di Francesca Barbanera.

G. Howard vive nel Nord del Texas. Trae ispirazione per le sue storie da tutte le cose imperfette che incontra. Cerca sempre di dar vita a personaggi che raccontino ogni sfumatura degli esseri umani e poi, per dare un brivido in più ai lettori, si diverte a mettere sottosopra il loro mondo. È sposata e madre di due figli. La saga Splintered, pubblicata in italiano da Newton Compton è composta da Il mio splendido migliore amico, Tra le braccia di Morfeo e Il segreto della Regina Rossa. Potete seguirla su Facebook, Twitter e sul sito http://www.aghoward.com

Source: acquisto al Salone del libro del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Intervista con Douglas Jackson, autore della serie di Gaio Valerio Verre

16 giugno 2016

combSalve Mr Jackson. Grazie per aver accettato questa intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Douglas Jackson? Punti di forza e di debolezza.

Ciao Giulia, e grazie per il tempo che hai trovato per intervistarmi. Sono sempre felice di parlare di libri e di scrittura ed è bello che le persone si interessino al mio lavoro. Abito in una parte molto bella e speciale della Scozia chiamata Scottish Borders,(in gaelico scozzese Na Crìochan), in particolare vivo in una piccola cittadina che si chiama Jedburgh. Questo è importante, perché Jedburgh è piena di storia e l’essere cresciuto qui mi ha trasmesso il mio amore per il passato. C’è nell’aria il peso dei combattimenti tra Scozia e Inghilterra, oltre cinquecento anni di guerra. Una bella abbazia in rovina domina la città, e la sua particolarità è che è stata bruciata cinque volte dai predoni inglesi. Suppongo che non sorprenda quindi che la mia più grande forza sia probabilmente la mia capacità di recupero: ci hanno insegnato a non mollare e a non deludere nessuno. La mia più grande debolezza è il buon vino.

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.

Mia mamma e mio papà appartenevano alla classe operaia e hanno dovuto lottare duramente per crescere quattro figli. Ho comunque avuto un’ infanzia meravigliosa. Potevo esplorare la campagna a tutte le ore, o trascorrere i miei giorni libero di pescare o giocare a calcio. Andavo molto bene alle elementari, ma quando mi sono diplomato alle scuole superiori ho come perso il mio obiettivo. Recentemente ho scoperto di soffrire di una forma relativamente lieve di depressione bipolare da quando avevo 14 anni di età, il che può spiegare tutto questo. L’unica cosa in cui ero veramente bravo a era in inglese e soprattutto ho sempre avuto una grandissima immaginazione. Prima dei miei esami finali il mio insegnante responsabile della classe, che era anche il mio insegnante di inglese, mi ha detto che non avrei mai dovuto preoccuparmi di nulla. L’esito del mio esame di inglese infatti fu uno dei migliori del paese e infatti mi supplicarono di rimanere e di cercare di andare all’università, ma non ne potevo più della scuola.

Quali lavori hai svolto in passato prima di diventare uno scrittore a tempo pieno? Cosa ci puoi dire di questa esperienza?

Non avevo idea di cosa fare quando lasciai la scuola. Per fortuna un amico, che era di qualche anno più vecchio di me, lavorava nel nostro ufficio locale di collocamento. Mi ha iscritto in quello che veniva chiamato “Youth Opportunities Scheme”, che in realtà era una sorta di database e se venivi scelto qualcuno ti metteva una pala in mano e ti diceva di scavare. La mia grande fortuna fu che la mia zona di scavi fu un accampamento romano in una valle remota vicino al confine. Era stato arato fino a togliere gli alberi e il nostro lavoro consisteva nel rimetterli. Abbiamo anche tagliato grandi blocchi di torba, mettendoli al loro posto. Mi sono reso conto che stavo facendo più o meno quello che i soldati romani avevano fatto costruendo il campo. C’era una fenditura nella colline che dominava il campo dove una strada romana è visibile ancora oggi. Verso sera mi piaceva andare lassù e un brivido mi corse lungo la schiena quando immaginai per la prima volta una legione in marcia. Dopo un paio di mesi mio padre mi convinse che stavo facendo un buon lavoro e quando apparve su un giornale una pubblicità in cui cercavano un giornalista tirocinante per il nostro giornale locale finalmente ebbi la mia occasione. Ho passato i successivi 36 anni facendo il giornalista. I giornali locali sono i luoghi ideali per imparare. Non c’è mai nessuna vera notizia, il che può sembrare abbastanza scoraggiante almeno fino a quando non ci si rende conto che con un po’ di fantasia si può trasformare qualsiasi cosa in una storia. Più tardi ho avuto un bella carriera di successo anche nei quotidiani nazionali, ho lavorato per il Daily Record e lo Scotsman. Questo è avvenuto più che altro per la mia attenzione ai dettagli, la mia capacità di recupero e di lavorare sotto pressione. E’ stato un lavoro molto impegnativo, ma mi sono anche divertito e sono riuscito a diventare vice caporedattore dello Scotsman.

Come è iniziato il tuo interesse per la scrittura e per l’ Antica Roma?

Il mio interesse per la scrittura esiste da sempre, da quando posso ricordare. Mio padre mi portò alla biblioteca pubblica di Jedburgh quando avevo circa cinque anni e mi ricordo che vedendo leggere i libri pensavo ‘ posso farlo anche io’. Nella mia adolescenza ho scritto racconti (molto poveri), radiodrammi e poesie. Pulendo la soffitta qualche mese fa mi sono imbattuto in un manoscritto che scrissi quando avevo circa 24 anni. Era un thriller che buttai giù su una vecchia macchina da scrivere manuale. Non l’ avevo mai finito, ma era di circa 80.000 parole. La cosa strana è che non era neanche troppo malvagio, ma allora non avevo tempo per terminarlo o il denaro per fare vere e proprie ricerche in quei giorni senza internet. Il giorno che ha cambiato davvero la mia vita è stato quando ho pranzato con un’ amica giornalista che stava scrivendo un libro. Mi ha detto: ‘Penso che ne dovresti scrivere uno anche tu, Dougie, scommetto che sarebbe molto realistico.’ Pensai, va bene, forse è il momento. Nella lungo viaggio in auto verso casa da Edimburgo verso Bridge of Allan mi sono chiesto cosa avrei dovuto scrivere. I manuali dicono: scrivi ciò che sai, ma la mia vita consisteva in lavoro, mangiare, dormire, famiglia – e tutto da capo, che era piuttosto noiosa. Ho deciso di scrivere su quello che mi piaceva, e così ho scoperto che amavo la storia. Stavo ascoltando un programma alla radio, mentre guidavo chiamato History of Britain di Simon Schama, e l’attore Timothy West proclamò: ‘E l’imperatore Claudio guidò il suo elefante a Colchester e ottenne la resa delle tribù della Gran Bretagna.’ Sono andato a casa quella notte e ho scritto 500 parole di The Emperor’s Elephant e da allora ho scritto ogni giorno.

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. Parlaci della tua strada per la pubblicazione. Hai ricevuto molti si rifiuti?

Ho avuto un percorso editoriale piuttosto strano e stressante prima di arrivare alla pubblicazione. Avevo scritto il mio libro The Emperor’s Elephant, ambientato prima nella Roma di Caligola, poi nella Britannia romana, e sapevo che non era abbastanza buono, ma non avevo la più pallida idea su come migliorarlo. Mi sono imbattuto così in un sito web di peer review in cui si caricano le prime 10.000 parole del tuo romanzo e le altre persone lo criticano. Possono essere molto feroci, ma il mio libro ha vinto il premio come libro del mese ed è stato inviato ad un editore professionista. Ha chiesto di vedere il resto del libro, gli è piaciuto, ma non abbastanza per farmi firmare un contratto editoriale. Dovevo prendere in considerazione di riprendere il primo terzo del libro – su Caligola – e trasformarlo in un romanzo. Con il tempo che avevo ce l’ho fatta, ho trovato un agente, che ha messo il manoscritto in mano a sei editori. Un giorno mi ha chiamato in ufficio e mi ha detto che avevo un contratto a cinque zeri.

Quali sono i tuoi autori preferiti del genere sword and sandal? Da chi sei stato maggiormente influenzato?

Stranamente non leggo molti romanzi peplum. Ho preso una decisione quando ho iniziato a scrivere storie ambientate nell’Antica Roma che non avrei letto nessun romanzo che avrebbe potuto influenzare la mia visione di quel periodo, e nel corso degli anni mi sono più o meno attenuto a questo. Gli unici che ho letto sono gli amici scrittori che mi hanno chiesto un parere, e posso consigliare, Ben Kane, Anthony Riches e Manda Scott. Sono tutti autori brillanti e che vale la pena di leggere. E non conto i libri pubblicati in modo indipendente. Simon Turney, Gordon Doherty e Kevin Ashman hanno tutti costruito grandi intrecci e sono seguiti da moti lettori, e non ottieni ciò se non sei bravo. Chi mi ha maggiormente influenzato è sicuramente George MacDonald Fraser. Lo si ama o lo si detesta, i romanzi di Flashman sono una superba combinazione di grandi personaggi, fatti storici e una combinazione tra azione e humour nero. Mi ha spinto a cercare di informare e nello stesso tempo intrattenere i miei lettori. Con grande soddisfazione ho notato che molte delle mie recensioni indicano sono riuscito a farlo. Mi piace anche John le Carré e Bernard Cornwell, perché fanno sì che la loro genialità sembri facile.

Raccontaci la tua routine di scrittura.

Mi alzo, faccio colazione, iniziare a scrivere, sosta per il pranzo, faccio una passeggiata o una corsa, scrivo di nuovo nel pomeriggio, e spesso di nuovo la sera. Mi sono prefissato un obbiettivo di 2.500 a 3.000 parole al giorno e lo raggiungo più le volte sì che no. Detto questo ci sono giorni in cui anche solo 200 parole sono una conquista.

Che tipo di ricerche svolgi per i tuoi libri?

Ho visitato Roma, Pompei, Ercolano e la Villa Oplontis per i miei libri, così come centinaia di siti romani in Gran Bretagna. Rende molto più facile capire la portata e la topografia di un luogo se vi si è stati. È inoltre possibile respirare la storia. Quando ero giovane ero solito parlare con le pietre di Jedburgh Abbey e loro parlavano con me. Tutti pensavano che fossi pazzo, ma penso che ci sia un fondo di verità in ciò. Mi piacerebbe fare molti più viaggi per le ricerche dei miei romanzi, ma non è finanziariamente possibile. Per i dettagli, io lavoro circondato da centinaia di libri su Roma, l’ Impero e i suoi nemici, e ho una scorta di parecchie centinaia di siti web sul mio computer che posso consultare. Ho fatto una grande quantità di ricerche per il libro che è diventato Caligola, perché sapevo molte meno cose su Roma di quanto pensassi, ma questo lavoro mi ha dato le basi per tutti i libri seguenti. Avevo creato un mondo, lo padroneggiavo, e sono stato in grado di costruire storie lì ambientate.

Cosa ti ha ispirato a scrivere la serie di Gaio Valerio Verre?

Avevo pianificato Caligola come il primo di una trilogia su Bersheba, l’ elefante dell’Imperatore, ma il mio editore ha deciso dopo Claudio che due erano abbastanza. Il problema era che il mio protagonista era uno schiavo, che poteva solo reagire agli eventi, non crearli. Il mio editore mi ha chiesto di creare un personaggio nuovo, un eroe più mainstream. La terza parte della trilogia The Emperor’s Elephant è stata ambientata durante la ribellione Boudicca in Gran Bretagna. Avevo già un sacco di materiale e sembrava sensato utilizzarlo. Durante le mie ricerche avevo scoperto che a Catus Deciani, il procuratore le cui azioni scatenato la rivolta, era stato chiesto di inviare rinforzi da Londra a Colchester. Duecento uomini racimolati dal presidio e soldati in congedo marciarono per incontrare circa 50.000 cittadini britannici provenienti dall’altra parte. La mia fortuna è stata di scegliere come ufficiale in comando proprio il mio eroe di Roma.

Quanti libri sono previsti per la serie di Gaio Valerio Verre?

Mi è stato originariamente chiesto di scrivere una trilogia, che sembrava sufficiente in quel momento. Con il tempo ho finito per decidere che ci saranno almeno nove libri su Valerio. E’ stata la mia più grande fortuna quella di scegliere un’epoca di conflitti e battaglie, popolata da personaggi fantastici. L’imperatore Nerone, San Pietro e San Paolo, il generale dimenticato Gneo Domizio Corbulone, e gli imperatori dimenticati, Galba, Otone e Vitellio; Vespasiano e suo figlio Tito. Valerio incontra tutti.

Puoi parlarci un po’ di Gaio Valerio Verre?

All’ inizio è un giovane tribuno molto inesperto, un uomo destinato a tornare a Roma subito dopo il primo libro. La ribellione di Boudicca cambia tutto e Valerio scopre che ha una naturale propensione per la vita militare. E’ guidato dall’onore e dal dovere, forse troppo, ma qualcosa che accade alla fine di Hero of Rome lo cambia. Una delle cose di cui sono più orgoglioso è il modo in cui si sviluppa il personaggio. Penso a lui come una persona reale, e probabilmente lo conosco meglio di quanto i miei fratelli conoscano me.

Qual è stata la parte più laboriosa durante la stesura?

La parte più difficile di qualsiasi libro è la prima stesura, perché, molto spesso, ci si sente come se si stesse scrivendo spazzatura ed è difficile mantenere le proprie motivazioni. Qualunque cosa accada è necessario mantenere lo slancio. La prima volta che mi sono sentito un vero e proprio scrittore è stato quando ho letto una citazione di Stephen King, su come a volte ci si sente come si stesse spalando letame. Ho pensato che è quello che faccio! Il trucco è quello di continuare a spalare.

Ci sono progetti di film tratti dai tuoi libri?

Non da quelli storici, anche se ho sempre pensato che Hero of Rome ha il tipo di trama concisa e focalizzata e una storia unica che si presterebbe a diventare davvero un grande film (stai ascoltando Mr Scott?). Scrivo anche thriller, come James Douglas, e un produttore cinematografico ne ha opzionato uno. Si tratta però di un cammino lento, abbiamo parlato per un paio di anni, e non posso entrare nei dettagli, ma se si farà davvero allora potrò scrivere nella mia villa toscana invece che in una stanza degli ospiti in cui sembra ci sia appena stata un’esplosione in un negozio di libri.

Sei un autore acclamato dalla critica. Hai ricevuto anche recensioni negative? Leggi le recensioni dei tuoi libri?

Ogni autore che dice di non leggere le opinioni dei suoi lettori o è un bugiardo o ha un tale successo che non è più necessario che il suo ego sia rassicurato. Gli scrittori si nutrono di lodi. Ci sediamo, soli davanti a un computer e le uniche persone che ci dicono che stiamo facendo qualcosa di utile sono quelle anime meravigliose che si prendono il tempo di andare su Amazon, o su qualsiasi altra piattaforma, e ci dicono quanto bene il nostro libro li ha fatti sentire. Sono fortunato che solo circa l’un per cento delle mie recensioni sono state critiche, ma alcune di esse possono essere molto sgradevoli. Si impara molto in fretta che, il più delle volte, non si parla del libro, ma del recensore.

Cosa stai leggendo al momento?

Ho appena finito l’ ultimo romanzo con Bernie Gunther di Philip Kerr, The Other Side of Silence. E’ una grande serie, ma penso che, anche l’autore l’ ha ammesso, in un paio di libri successivi il personaggio ha sentito un po’ di stanchezza e ha avuto bisogno di un periodo di riposo. In The Other Side of Silence è invece al massimo della sua forma. Sto sempre leggendo qualcosa, così ora sono (di nuovo per l’ennesima volta) con Master and Commander, il primo della superlativa serie con Aubrey e Maturin di Patrick O’Brian. Due grandi personaggi letterari e un ambiente fantastico, claustrofobico e un’ autentica ambientazione su una nave da guerra.

Che consiglio daresti a giovani scrittori in cerca di un editore?

Scrivi il tuo libro migliore, non accontentarti di una seconda scelta. Non farti scoraggiare. Non mollare. Scrivi un altro libro.

Come è il tuo rapporto con i lettori? Come possono entrare in contatto con te?

Mi piace sempre comunicare con i miei lettori e ho sempre risposto ai messaggi. Potete contattarmi o tramite il mio sito web http://www.douglas-jackson.net (vergognosamente non l’ aggiorno da un po ‘, ma ho sempre un sacco di contatti attraverso il collegamento e-mail) o tramite Facebook https: // http://www.facebook.com/Doug-Jackson-author-245467143762/

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai tuoi lettori italiani qualcosa di divertente su questi incontri.

Lo adoro. Ho fatto eventi per tre e quattrocento persone e quelli per quattro bibliotecari e un cane randagio, ma si ottiene sempre qualcosa a livello personale e ti fa sentire di essere un vero scrittore. Ti racconto il mio momento più memorabile: stavo facendo una presentazione in un’ ala del carcere di Perth davanti ad alcuni dei criminali più pericolosi della Scozia. Qualcuno mi chiese quando sarebbe uscito il mio prossimo libro e io dissi che sarebbe stato fuori nel mese di agosto. Una piccola voce si alzò dal fondo della sala. ‘ Che coincidenza, sarò fuori pure io ad agosto. ‘

Verrai in Italia a presentare i tuoi romanzi? Quando Avenger of Rome (il romanzo successivo a Combatti per Roma) sarà distribuito in Italia?

Non ho ancora una data per l’edizione italiana di Avenger, Giulia, ma mi metterò in contatto con te quando lo saprò. Non c’è niente che mi piacerebbe di più che fare un tour italiano. Io amo l’Italia. Ho vagato in lungo e in largo per il paese con Valerio, Roma è la mia città preferita di tutto il mondo, e ho amici a Milano. Forse, se i miei editori, Newton & Compton leggessero questo…

Infine, l’inevitabile domanda: a cosa stai lavorando ora?

Ho appena completato la fase a volte imbarazzante di revisione di Saviour of Rome, il settimo romanzo di Valerio, che è ambientato nelle miniere d’oro della Spagna Romana, e sto lavorando su Glory of Rome, che uscirà nell’ agosto del 2017. Ho bisogno di finirlo entro novembre, quindi è meglio tornare al lavoro. Grazie per le vostre meravigliose domande davvero acute e grazie per l’opportunità di raccontare la mia storia ai miei lettori italiani.