Posts Tagged ‘Nicola Vacca’

:: Estate nera, Fabio Orrico e Germano Tarricone (Golem edizioni, 2017), a cura di Nicola Vacca

27 luglio 2017
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Fabio Orrico e Germano Tarricone dopo aver scritto insieme Giostra di sangue (Echos edizioni, 2015) tornano con Estate nera (Golem edizioni).
Un noir ambientato sulla Riviera romagnola con una galleria di personaggi che danno alla storia tutti gli ingredienti di un intrigo che mozza il fiato.
Cominciando da Alberto Braida che ufficialmente fa il portiere di notte nell’Hotel Vesuvio di proprietà di sua moglie Rosaria, sorella di Salvatore Mastantuono, un potente boss della camorra che ha fatto della Romagna il centro dei suoi affari.
Alberto è diventato l’uomo di fiducia del boss e per lui si occupa di alcune grosse faccende legate allo spaccio della droga.
Quella che è arrivata si preannuncia un’estate particolare, Alberto, che ha un passato nel terrorismo nero al tempo degli anni di piombo, sembra essere stanco del suo lavoro con il clan e soprattutto non sopporta le bravate di Ciro, suo nipote e figlio del boss.
In Riviera tira una brutta aria, adesso anche la mafia cinese si è messa sulla strada del clan Mastantuono con l’intenzione di scatenare una guerra e intralciare i redditizi affari della famiglia.
Succederà di tutto quando arriva un gruppetto di naziskin tra cui c’è anche il figlio di Laura Vergara, sua compagna ai tempi della latitanza durante gli anni del terrorismo.
Ma soprattutto Alberto non sopporta più sua moglie Rosaria e il boss Salvatore, che lo trattano come un mero esecutore di ordini.
È giunta l’ora per il nostro protagonista di sganciarsi dalle grinfie violente del clan. Alberto mette a punto un piano per tradire il boss e fuggire con il ricavato della vendita della droga.
A questo punto Estate nera decolla definitivamente e i due autori danno alla storia un ritmo incalzante.
Orrico e Tarricone scrivono un noir intrigante e denso di colpi di scena. Come lettore sono rimasto inchiodato fino all’ultima pagina chiedendomi quale sarebbe stato il prezzo che Alberto avrebbe pagato per affrancarsi definitivamente dala sudditanza camorrista di Salvatore Mastantuono.
Estate nera è adrenalina letteraria allo stato puro con un finale a sorpresa degno di un grande libro.

Fabio Orrico è nato, vive e lavora 19 a Rimini. Ha pubblicato il thriller Giostra di sangue, scritto a quattro mani con Germano Tarricone, (Echos edizioni, 2015) e il romanzo breve Il bunker (ErosCultura, 2016). Nel 2017 è uscita, per i tipi di Fara Editore, la raccolta di poesie Della violenza. Una guerra di nervi.

Germano Tarricone è nato a Milano. Vive a Santarcangelo di Romagna. È uno sceneggiatore cinematografico. Ha pubblicato il thriller Giostra di sangue, scritto a quattro mani con Fabio Orrico (Echos edizioni, 2015).

Source: libro inviato dagli autori al recensore.

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:: Nel guscio, Ian McEwan (Einaudi, 2017), a cura di Nicola Vacca

26 luglio 2017
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Nel guscio il nuovo romanzo di Ian Mc Ewan è genialità pura e inquietante. Lo scrittore inglese torna finalmente a raccontare e a inventare personaggi che hanno perso l’innocenza e riempiono la loro esistenza della stessa crudeltà di cui è fato il mondo.
Con questo nuovo libro ritroviamo il Mc Ewan di Bambini nel tempo e di Il giardino di cemento, quello che vale la pena leggere fino in fiondo.
Il mondo oggi è crudele e una cattiveria che distrugge dilaga nelle cose e nelle persone. Lo sa anche il feto, che è il protagonista di questo libro, che dalla comodità scomoda del suo guscio materno racconta di sua madre e delle nefandezze che mette in atto insieme al suo amante.
Trudy, 28 anni donna bellissima, ha tradito il marito e padre del bambino che porta in grembo, con il fratello di lui, Claude, insignificante e viscido agente immobiliare.
I due decidono di assassinare il marito per venire in possesso della casa vittoriana in cui attualmente abitano.
John Cairncross, poeta e editore sull’orlo del fallimento, ovviamente è all’oscuro della trappola mortale che gli stanno preparando i suoi parenti più stretti.
Ecco che entra in gioco il feto che negli ultimi giorni di gravidanza diventa l’unico testimone impotente del crimine.
Recluso a testa in giù il narratore porge l’orecchio sulle cose e i fatti del mondo e si accorge che non solo sua madre, ma il mondo intero è ostaggio delle forze del male. Si accorge che fuori non tira una brutta aria e che tra le vite degli esseri umani spaventati si aggira una mefistofelica aria di orrore e di terrore che miete vittime innocenti ogni giorno.
«Che mostruosa ingiustizia, avere tanto male prima che la vita cominci», racconta nel disincanto del suo liquido amniotico il feto che da queste parole ci fa capire che non vorrebbe nascere in un mondo così.
Il feto come voce narrante è la straordinaria genialità di Ian Mc Ewan che torna a scrivere un romanzo che la realtà la inventa. Lo scrittore scomoda drammatici paradossi surreali che allo stesso tempo sono il perimetro ideale di tutto ciò che stiamo vivendo.
Nel guscio è un libro spiazzante, forse il colpo di genio di Ian Mc Ewan che finalmente è tornato alle origini della sua narrativa.
Quel feto non ancora venuto al mondo è il testimone di un dramma intimo e universale che si consuma nelle vite sbandate di un’umanità intera che ha perso completamente l’innocenza e ogni giorno si estingue cedendo il passo all’orrore che si manifesta in ogni forma.
Ian Mc Ewan, attraverso le amare considerazioni di un bambino che non è ancora nato e che da quello che sente non ne ha alcuna intenzione, con un talento da abile narratore mette in scena una credibile rappresentazione della nostra umanità dolente alla fine dei suoi giorni.
Nel guscio è un grande libro sui cui abbiamo l’obbligo di discutere a lungo.

Ian McEwan è nato nel 1948 ad Aldershott e vive a Londra. È autore di due raccolte di racconti: Primo amore, ultimi riti e Fra le lenzuola; un libro per ragazzi: L’inventore di sogni; un libretto d’opera: For You. Ha pubblicato il saggio Blues della fine del mondo e i romanzi: Il giardino di cemento, Cortesie per gli ospiti, Bambini nel tempo, Lettera a Berlino, Cani neri, L’amore fatale, Amsterdam, Espiazione, Sabato, Chesil Beach, Solar, Miele, La ballata di Adam Henry e Nel guscio. Tutti i suoi libri sono stati pubblicati in Italia da Einaudi.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’Ufficio stampa Einaudi.

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:: Rapsodia francese, Antoine Laurain, (Einaudi, 2017), a cura di Nicola Vacca

25 luglio 2017
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Antoine Laurain è un brillante scrittore francese che meriterebbe di essere letto molto di più in Italia.
Einaudi dopo aver pubblicato nel 2015 La donna dal taccuino rosso, delizioso gioiello di scrittura che può anche considerarsi un omaggio di Laurain a Patrick Modiano, adesso dà alle stampe Rapsodia francese.
Anche con questo romanzo l’autore si conferma un narratore in grado di inventare atmosfere suggestive e intimiste in cui il lettore si perderà nel tempo sospeso della memoria e del passato che riporta al presente con i suoi rimandi di futuro.
Tra mistero, divertimento, leggerezza, come nei migliori romanzi del suo maestro Modiano, Laurain ha scritto un romanzo gradevole sulle magie e sulle dimenticanze del tempo e sull’intreccio delle nostre vite con gli istanti perduti e mancati.
Tutto ha inizio con una lettera recapitata per un disguido postale dopo trentatré anni a Alain, che fa il medico a Parigi, ma che negli anni Ottanta sognava insieme a un gruppo di amici di fare il musicista e insieme fondano la rock band degli Hologrammes.
Quando la lettera della casa discografica, che era scivolata dietro all’armadio dell’ufficio postale, giunge con un ritardo di anni nelle mani di Alain, il gruppo ha abbandonato il suo sogno e ognuno dei componenti è andato per la sua strada.
Inizia così il viaggio nel tempo passato ma anche perduto di Alain che si mette alla ricerca dei suoi amici e della cassetta con le canzoni del gruppo che avevano inviato alla casa discografica.
Alain si accorge che non è sempre una buona idea andare a cercare nel proprio passato.
Il medico attraversa in lungo e in largo Parigi, sulla nostalgia dei suoi meravigliosi anni Ottanta, si mette sulle piste degli altri componenti della band. Quel tuffo nel passato lo porterà alla scoperta dei piccoli e grandi segreti che il tempo aveva sepolto insieme a quella lettera mai arrivata che forse avrebbe cambiato il corso di un pugno di vite.
Antoine Laurain scrive un romanzo corale capace di legare con piani narrativi diversi gli anni Ottanta e la Francia di oggi con la durezza dei problemi legati alla crisi.
Ma soprattutto Rapsodia francese è un viaggio nella gioventù perduta in cui il tempo si prende una rivincita su un destino che doveva essere e mai fu.
Come in un romanzo di Modiano, Antoine Laurain sparisce e si perde nei suoi ricordi, si smarrisce nella sua Parigi e nella ricerca di indizi scava nella memoria un’inquietante ragnatela che lo porterà a fare i conti con una verità che non aveva mai conosciuto: nulla ritorna come prima perché il tempo, in cui ci si può perdere o sparire, inesorabile ci dice che la gioventù è passata e i sogni si sono dissolti.

Antoine Laurain è nato a Parigi all’inizio degli anni Settanta. Prima di dedicarsi alla scrittura, ha studiato cinema, ha girato diversi cortometraggi e ha lavorato come assistente antiquario. Nel 2007, con Ailleurs si j’y suis, vince il Prix Drouot. Il romanzo Il cappello di Mitterrand, vincitore del Prix Relay 2012, è stato pubblicato in Italia nel 2013 da Atmosphere. Nel 2011 era uscito per Vallecchi Undicesimo: fuma. Storia efferata di delitti e sigarette. La donna dal taccuino rosso, bestseller in Francia e pubblicato in Italia da Einaudi (2015), è stato tradotto in dodici paesi. Sempre per Einaudi ha pubblicato, nel 2017, Rapsodia francese.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’Ufficio stampa Einaudi.

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:: Exit West, Mohsin Hamid (Einaudi, 2017), a cura di Nicola Vacca

21 luglio 2017
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In una città mediorientale devastata dalla guerra civile che non viene mai nominata inizia la storia di Exit West, il nuovo romanzo di Mohsin Hamid (tradotto da Norman Gobetti), uno scrittore che sa descrivere con incisività il disagio della contemporaneità.
Exit West è un libro da leggere davvero, direi imperdibile. La storia di Nadia e Saeed, che si incontrano tra le macerie di una guerra che sembra non avere mai fine è il filo conduttore che Hamid inventa per scrivere il suo romanzo totalmente contemporaneo che affronta soprattutto il tema delle migrazioni ma che sa raccontare l’incendio globale di un pianeta che ha letteralmente perso la bussola dell’umanità.
Quando si scoprono innamorati nella città sotto assedio, i due protagonisti avvertono che sul loro amore soffia il vento della morte. Non ce la fanno più a vivere in un luogo in cui crolla tutto: tra posti di blocco e rastrellamenti andare avanti sembra impossibile, come spesso accade quando la guerra prende il sopravvento sulla pace.
Esistono delle porte misteriose attraverso le quali si può fuggire e raggiungere immediatamente altri luoghi. Nadia e Saeed contattano gli organizzatori di questi viaggi e pagano profumatamente per poter attraversare quelle porte con il mezzo del teletrasporto e lasciarsi alle spalle le atrocità di un mondo di guerra.
Così inizia l’avventura dei due giovani innamorati che attraverseranno diverse porte per fuggire per dare un senso alla loro esistenza devastata dal massacro di una guerra e soprattutto per cercare fortuna altrove e sopravvivere dignitosamente.
Ha una grande potenza visionaria questo romanzo breve di Mohsin Hamid. Una storia spietata e tenera in cui l’autore è capace, attraverso l’invenzione della letteratura, di dare un’interpretazione forte e simbolica dei nostri tempi oscuri.
Lo scrittore allarga magnificamente il campo del reale per raccontare attraverso la storia d’amore e di fuga di Nadia e Saeed il fenomeno complesso delle migrazioni e il loro rapporto con le problematiche geopolitiche del mondo.
Con una scrittura diretta e scarna Hamid scrive uno dei romanzi più importanti sulla contemporaneità in cui emerge quella civiltà del disagio in cui noi tutti siamo costretti a vivere tutti i giorni.
Il nostro scrittore è davvero un maestro del romanzo breve come pochi. Ricordate Il fondamentalista riluttante, uscito nel 2007, uno dei pochi libri intelligenti sugli attentati dell’ 11 settembre
Exit West – tra il reale e fantastico – non racconta solo la storia di una coppia in fuga da un paese islamico martoriato dalla guerra civile in cerca di un posto dove poter finalmente iniziare a vivere.
Mohsin Hamid è essenziale e diretto sa farci vedere con un romanzo perfetto il quadro dell’ «apocalisse migratoria».
Nadia e Saeed, che vengono trasportati dal un luogo all’altro del pianeta attraverso porte che si aprono per una fuga dalla guerra, sono i testimone di una possibilità umana che non va ignorata in un mondo in cui, tutti proprio tutti, siamo migranti.
«La cosa più importante – dice Mohsin Hamid – da fare in questo momento è immaginare un nuovo modo di vivere insieme».
Exit West è un libro che viene dal futuro ma che sta nel disagio del nostro presente per dirci che nessuna porta può essere chiusa.

Mohsin Hamid è cresciuto a Lahore, ha frequentato la Princeton University e la Harvard Law School, lavorando poi per diversi anni come consulente aziendale a New York. Il suo primo romanzo, Nero Pakistan, tradotto in Italia da Piemme, ha vinto il Betty Trask Award, è stato finalista nel PEN/Hemingway Award ed è stato un Notable Book of the Year per il «New York Times». Suoi articoli e saggi sono apparsi su «Time», «The New York Times» e «The Guardian». Il fondamentalista riluttante, pubblicato da Einaudi nel 2007 e tradotto in piú di 25 lingue, è stato un bestseller internazionale, ha vinto l’Anisfield-Wolf Book Award e l’Asian American Literary Award, oltre a essere selezionato tra i finalisti del Man Booker Prize. Da questo libro è stato tratto un film per la regia di Mira Nair. Nel 2013, sempre per Einaudi, è uscito Come diventare ricchi sfondati nell’Asia emergente, vincitore del Premio Terzani 2014, nel 2016 Le civiltà del disagio e nel 2017 Exit West.

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ufficio stampa Einaudi.

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:: Diario del ladro, Jean Genet (Il Saggiatore, 2017), a cura di Nicola Vacca

19 luglio 2017
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Jean Genet è uno scrittore ribelle che nella vita e nella letteratura ha violato ogni consuetudine, raggiungendo in ogni cosa l’antiretorica di un esistere. È stato, nella vita prima che nei suoi libri, sempre dalla parte maledetta di un se stesso che ha sempre toccato i bassifondi dell’esperienza.
Diario del ladro è il suo libro autoritratto in cui lo scrittore francese mette a nudo il racconto della propria vita raccontandone il degrado e il turpiloquio, non vergognandosi della sua immoralità scandalosa fatta di furti, prostituzioni, di abiezione e depravazione.
Il Saggiatore manda di nuovo in libreria il libro scandalo di Genet nella storica traduzione di Giorgio Caproni.
Pagine dalle tinte forti in cui lo scrittore racconta gli anni del suo vagabondaggio e la sua giovinezza da sbandato e da teppista per le vie di Barcellona e per l’Europa.
Genet, l’eroe tragico che sfida il proprio destino in compagnia di altri disperati come lui con cui condivide tutte le più infime bassezze.
Lo scrittore si degrada per anelare a una beatitudine terrestre e tiene il suo diario non per confezionare un’opera d’arte ma per fare in maniera immanente i conti con un presente e un passato che non ignorino tutti gli orrori del cammino intrapreso.
Diario del ladro è il capolavoro di uno scrittore che mette a nudo senza alcuna vergogna le sue debolezze di uomo incline al pericolo. La letteratura nelle pagine di Jean Genet si fa avventura di una caduta a cui lo scrittore non ha nessuna intenzione di rinunciare.
È la cronaca di un inferno in cui c’è spazio per la poesia:«Mi sentivo allora veramente in esilio, e il mio nervosismo stava rendendomi permeabile a quella che – in mancanza di altre parole – chiamerò poesia».
Genet è il narratore di se stesso e in ogni pagina (autobiogafica) mette sempre in discussione la sua stessa natura di essere umano che fa i conti con le violenze e tradimenti del suo carattere maledetto che lo porta a cercare la bellezza nell’orrore, nella depravazione e nel vizio.
«Voi che mi disprezzate, non siete fatti d’altro che di un susseguirsi di miserie analoghe, ma non avrete mai coscienza, e quindi l’orgoglio, vale a dire la conoscenza di una forza, che vi permetta di tenere testa alla miseria – non alla vostra propria miseria, ma a quella di cui è composta l’umanità».
Jean Genet usa la lingua dei derubati per scendere senza alcun paracadute nel proprio inferno di cui nel suo Diario del ladro ci racconta ogni singola tensione.
Quella di Genet è una lezione feroce che profana l’innocenza. Il tono del suo libro ha scandalizzato gli spiriti migliori, anziché i peggiori, anche se lo scrittore non ha mai cercato lo scandalo.
Nel Diario del ladro egli riporta la sua esperienza dolorosa, racconta gli abissi del suo percorso interiore verso l’annientamento, dà forma agli atti di una dissoluzione, facendo della letteratura un argine contro il mondo che lo inghiotte.

Jean Genet è nato a Parigi nel 1910 e morto, sempre a Parigi, nel 1986. Il Saggiatore pubblica in Italia le sue opere narrative.

Source: libro del recensore.

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:: L’ordine del tempo, Carlo Rovelli, (Adelphi, 2017), a cura di Nicola Vacca

17 luglio 2017
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Siamo davvero felici di tornare a leggere nuovamente Carlo Rovelli . Dopo Sette brevi lezioni di fisica, lo scienziato veronese torna con un altro libro affascinante.
Sempre da Adelphi esce L’ordine del tempo. Come nel suo fortunato libro precedente, il fisico si preoccupa prima di tutto di arrivare ai suoi lettori e in queste pagine gioca d’azzardo con il mistero del tempo.
Anche questa volta Rovelli raggiungerà un pubblico numeroso e possiamo dire che se lo merita tutto.
Facendo dialogare la filosofia con la religione e la scienza, passando per la fisica quantistica, Rovelli parla degli infiniti misteri che racchiude il tempo.
Scomoda la meccanica quantistica per mettere in gioco un magma rovente di idee in cui Newton dialoga con Aristotele, Einstein con il grande poeta Rilke, dove troviamo anche le riflessioni di S.Agostino e di Kant passando per la Recherche di Proust, il romanzo che racconta quello che c’è dentro la memoria ( che è la vera essenza del tempo), il libro del grande tempo ritrovato che è una disordinata, dettagliata passeggiata nella mente di Marcel.
Il volume di Carlo Rovelli è diviso in tre parti. Nella prima l’autore prende in esame quello che la fisica moderna ha compreso del tempo. Nella seconda e la terza il fisico coltiva una serie di interessanti e suggestivi paradossi per dirci, anche attraverso l’aiuto di pensatori, scrittori e scienziati che si sono cimentati con il mistero del tempo, che se il tempo non c’è è indubbio che noi esistiamo nel tempo.
Per comprendere e cogliere il tempo bisogna penare il mondo come un insieme di eventi. Il mondo non è un insieme di cose, è un insieme di eventi.
Bisogna essere nell’ accadere e non nell’essere per mettersi in contatto con la nozione di tempo.
«Noi, quindi, descriviamo il mondo come accade, non com’è. Meccanica di Newton, equazioni di Maxwell, meccanica quantistica, eccetera, come accadono eventi, non come sono cose».
Carlo Rovelli ci conduce con queste pagine fino dove arriva il sapere attuale sul tempo, ne sonda con la filosofia, la scienza e la letteratura il suo mistero soprattutto lanciando con la conoscenza una sfida perché sul tempo molte sono le cose che non sappiamo.
Il mistero del tempo riguarda ciò che siamo noi, più di quanto riguardi il cosmo, sostiene giustamente Rovelli.
Per Aristotele il tempo è solo misura del cambiamento, per Newton c’è un tempo che scorre mente nulla cambia, Heidegger sostiene che il tempo è il tempo dell’uomo e quindi si temporalizza nella misura in cui ci sono esseri umani.
Carlo Rovelli entra nelle pieghe più intime del mistero del tempo, ne attraversa le sue assenze fisiche e metafisiche, ne coglie gli aspetti gravitazionali e filosofici per dirci prima di tutto che il tempo è un concetto stratificato, complesso con molteplici proprietà distinte, che vengono soprattutto da approssimazioni diverse.
«Il tempo è allora la forma – scrive Rovelli – con cui noi esseri il cui cervello è fatto essenzialmente di memoria e previsione interagiamo con il mondo, è la sorgente della nostra identità».
Il mistero del tempo si interseca con il mistero della nostra identità personale, con il mistero della coscienza.
Il mistero del tempo continuerà a inquietarci e a affascinarci.

Carlo Rovelli (Verona, 3 maggio 1956) è un fisico italiano. Ha lavorato in Italia e negli Stati Uniti e attualmente lavora in Francia. La sua principale attività scientifica è nell’ambito della gravità quantistica, dove è uno dei fondatori della gravità quantistica a loop (loop quantum gravity). Si è occupato anche di storia e filosofia della scienza, della nascita del pensiero scientifico, e, in particolare, della posizione di Anassimandro nello sviluppo della riflessione scientifica dell’umanità. (Fonte wikipedia).

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:: Nella perfida terra di Dio, Omar Di Monopoli (Adelphi, 2017), a cura di Nicola Vacca

6 luglio 2017
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Omar Di Monopoli è uno scrittore originale che negli anni si è costruito un linguaggio incendiario e riconoscibile.
La conferma di ciò sta tutta Nella perfida terra di Dio, l’ultimo romanzo dello scrittore pugliese appena pubblicato da Adelphi.
La casa editrice di Roberto Calasso scommette poco sugli autori italiani. Ma quelle rare volte che lo fa anche lì non sbaglia mai.
Nella perfida terra di Dio è il romanzo più crudele e incandescente di Omar Di Monopoli. Incandescente nella trama, nei personaggi e soprattutto nella lingua.
Contaminando il dialetto con una scrittura dall’impasto diretto di un italiano letterario che non ha nessuna intenzione di fare sconti alla storia, Di Monopoli ci porta nella Puglia, precisamente sul confine tra il salento e il brindisino, per raccontarci attraverso una serie di personaggi malavitosi di ieri e di oggi come nella perfida terra di Dio l’essere umano dà il peggio di sé.
I personaggi che danno vita alle numerose storie criminali e di malaffare sono tanti. Ognuno di questi ha la sua particolarità.
Mbà Nuzzo, che perde il senno credendosi un santone e predica Gesù promettendo guarigioni.
Tore della Chucchiara, il latitante che torna dopo anni per rivedere i due figli Gimmo e Michele.
Un ruolo fondamentale nel romanzo lo giocano le suore delle Sorelle del Martirio che hanno a che fare con i possedimenti di Nuzzo e che tra le mura del convento nascondono segreti inenarrabili e terribili che poco hanno a che fare con la volontà di Dio.
C’ è anche il Carmine, il boss locale, con un passato torbido e un presente con cui deve fare terribilmente i conti.
Omar Di Monopoli, intrecciando il passato e il presente, racconta tutta la violenza che esplode in questa terra cattiva dove la malavita e gli interessi dei clan uccidono la speranza di ogni rinascita.
In una terra devastata dalla droga, martoriata dalla guerra intestina dei clan, si svolge la storia crudele che lascerà al lettore un amaro in bocca.
Nella perfida terra di Dio si legge come un noir ma è soprattutto un libro in cui l’orrore della vita, quello che tocchiamo con mano ogni giorno, emerge in tutta la sua violenza immanente.
Omar Di Monopoli ha davvero scritto un bel libro in cui tutta la crudeltà incandescente e spietata di cui siamo fatti noi esseri umani, soprattutto quando non riusciamo a mettere un freno alle ambizioni e all’avidità, emerge in tutta la sua cattiveria attraverso tutti i personaggi di questa storia in cui il male trionfa sul bene, perché come scriveva Emil Cioran «l’uomo è il cancro della terra».
Nella terra perfida di Dio ogni giorno inghiottiamo il nostro grammo quotidiano di orrore.
Nella terra perfida di Dio ci siamo finti tutti. Prima che l’oscurità sia definitiva, sarebbe il caso di preservare l’ultimo bagliore. Se ne siamo ancora capaci.

Omar Di Monopoli è nato a Bologna nel 1971, suo padre giocava a baseball nella squadra della polizia.  Ha pubblicato: Uomini e cani, La legge di Fonzi, la raccolta di racconti Aspettati l’inferno (tutti usciti con Isbn dal 2007 al 2014) e il suo ultimo romanzo Nella perfida terra di Dio con Adelphi. La sua scrittura è fortemente influenzata dal southern-gothic, letteratura nata nel Sud degli Stati Uniti d’America, che ha tra le sue voci più significative William Faulkner e Flannery O’Connor.

Source: libro del recensore.

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