Chiusura estiva

31 luglio 2015

closed-signDunque domani è agosto, come ogni anno il blog resterà chiuso per tutto il mese. Un po’ di riposo ci vuole, anche se non si va da nessuna parte. Avviso perciò i lettori, che ci visitano tutti i giorni in cerca di nuovi aggiornamenti, che sia io che i miei collaboratori ci prenderemo una pausa. Anche se quest’anno è un anno particolare, per cui farò un’ eccezione: ogni tanto qualche articolo lo posterò. Aspetto due interviste, ho molti libri da leggere, e alcuni collaboratori mi hanno detto che resteranno in città. Non posterò solo più tutti i giorni, come ho fatto in questi mesi. Quindi, formalmente, arrivederci a settembre!

:: Un’ intervista con Alice Ozma

2 agosto 2015

Oz Oggi abbiamo il piacere di avere con noi una scrittrice americana davvero speciale. Si chiama Alice Ozma ed è l’autrice di un libro dal titolo La lettrice di mezzanotte. Se seguite il mio blog certamente questo titolo non vi è nuovo, ed è davvero bello. La lettrice di mezzanotte parla di libri, di lettura ad alta voce, di sentimenti, ma con leggerezza ed ironia. Se volete avvicinare ai libri qualcuno a cui tenete, fargli leggere questo libro è una buona occasione. Ora a lei la parola.

Raccontaci qualcosa di te. Punti di forza e di debolezza.

La mia debolezza è il glutine. :) Sono celiaca, quindi non posso mangiare grano. Ma va tutto bene – trovo alternative. Ho appena finito di cucinare un sacco di cose buone a casa.

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.

Sono la seconda di due figli – mia sorella ha 7,5 anni più di me. Sono cresciuta nel New Jersey, in una zona con un sacco di boschi e non tante fabbriche. Per lo più tutti lavoravano presso l’ospedale, la prigione, o le scuole. Ho frequentato l’università locale e ha ottenuto una laurea in inglese. Come materia secondaria teatro.

Quando hai capito che avresti voluto fare la scrittrice?

Non penso che sia una cosa così ufficiale o complicata. Non mi sono svegliata una mattina e ho detto “sarò una scrittrice!” un giorno. Scrivo cose per puro divertimento da quando ero molto piccola. Quando avevo quattro anni, hanno pubblicato una mia poesia in una rivista. Mio padre l’ha incorniciata!

The Reading Promise, il tuo romanzo d’esordio, appena pubblicato in Italia con il titolo La lettrice di mezzanotte, è un piccolo gioiello, un libro che consiglio a tutti coloro che amano la lettura. Perché hai deciso di scriverlo?

Ho pensato che avrebbe potuto essere un modo divertente per guadagnare qualcosa, ah scherzo! In realtà, ho pensato che avrei potuto ispirare le persone a riflettere su temi come la famiglia, l’alfabetizzazione, e su tutte quelle cose che ritenevo essere importanti.

Che cosa ti ha spinto a scriverlo? Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura?

Mi è stato offerto un contratto editoriale al college, che suonava meglio che affrontare la disoccupazione dopo la laurea, così mi sono buttata. Non so come facciano gli altri, ma io ho iniziato con il primo capitolo. Ho provato a scrivere un po ‘ in ordine cronologico, anche se saltavo un po’ in giro, quando mi bloccavo.

Hai avuto un insegnante (oltre al tuo padre), che è stato per te una particolare fonte di ispirazione?

La mia insegnante di inglese del mio secondo anno di liceo era (ed è tuttora!) una donna divertente. Mi ha incoraggiato a trovare il senso dell’umorismo nella mia scrittura. Aveva letto alcune cose che avevo scritto ridendo con le lacrime che le scendevano giù per il viso, ridendo proprio istericamente. Poteva trovare l’umorismo in qualsiasi cosa, e mi ha fatto pensare che avrei potuto fare lo stesso anche io. Ho sempre amato le donne forti e divertenti.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere La lettrice di mezzanotte?

Ci sono voluti qualcosa come 6 settimane. E’ stato un lavoro intenso- sarebbe stato impossibile scrivere un lavoro così impegnativo per un lungo periodo di tempo, quindi mi sono concentrata intensamente e ho agito infretta!

Il tuo libro è un piccolo tesoro di consigli di lettura per una ragazza giovane, ma non solo. Leggi altri scrittori contemporanei? Chi sono i tuoi scrittori preferiti? Chi pensi abbia maggiormente influenzato la tua scrittura?

Wow, grazie – non so se questi sono davvero buoni consigli, ma sarebbe bello che lo fossero, ah! Amo David Sedaris – è un autore tradotto in Italia? Spero di sì . Mi piace anche molto Curtis Sittenfeld; mi trovo a meditare sui suoi scritti anche mesi dopo la lettura. In generale, però, io non seguo specifici autori – ho letto un sacco di libri unici. Inoltre leggo generi molto diversi.

Che cosa stai leggendo in questo momento?

Recentemente ho finito un libro intitolato Full Cicada Moon, di Marilyn Hilton. Ho avuto il piacere di leggere una copia anticipata come parte del mio lavoro per la Scholastic Book Fairs. Ero semplicemente attonita. Che scrittrice potente. Il libro narra una storia così delicata di apprendimento e di amicizia e di crescita. E’ ambientato nel 1969, ma ci si sente che è senza tempo. Il protagonista vuole diventare un astronauta, così come mia nipote, e così tutto era molto reale per me. Parlarne bene non sarebbe mai abbastanza. Se sei un lettore giovane con tutta la vita davanti, leggelilo, che tu sia una ragazza o un ragazzo . Ho pianto. Parecchie volte. Su un aereo!

Ci sono attualmente in corso progetti cinematografici?

Sì! Ma è tutto in costantemente movimento, quindi non so cosa sia pubblico o meno. Doug Atchison, che ha scritto Akeelah and the Bee, sta scrivendo la sceneggiatura. Ho sentito dire che è brillante. Ma non sono riuscita ancora a vederla!

Ti piace fare tour promozionali? Racconta qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.

Per lo più sì, anche se a volte mi manca molto casa mia. Andare a mangiare fuori è difficile per me, per le mie restrizioni dietetiche, quando sei fuori casa può essere difficile. Mio marito dice sempre che le donne vogliono immediatamente farmi da madre. Ovunque io vada, le donne più anziane stravedono per me. Sono le migliori. Le mie nonne non sono più vive da quando frequentavo la scuola media, così mi piace. Vorrei poter avere una nonna in ogni città!

Verrai in Italia per presentare il tuo romanzo?

Sono aperta all’ idea! Anche se è difficile essere ovunque in una volta sola, quando si ha anche un lavoro. Ma i miei fan italiani sembrano persone fantastiche!

Come è il tuo rapporto come i lettori? Come possono mettersi in contatto con te?

Se cerchi Alice Ozma su Facebook, mi trovi. Mi scuso in anticipo – ma io parlo solo inglese! Parlo spesso con i miei lettori su facebook- so che tutti dicono così, ma i miei fans sono davvero i migliori. Io li adoro. Sono così solidali e così interessanti.

Come immagini il tuo futuro, in questo momento?

Quest’estate è stata pazzesca, sono stata parecchio occupata, quindi non è che mi auguri che tutto finisca, ma non vedo l’ora di un po’ di riposo. Questo è tutto quello che immagino per il mio futuro, quello che mi sento in grado di pensare in questo momento! L’autunno è la mia stagione preferita, e faccio il conto alla rovescia tutto l’anno perchè arrivi. Non vedo l’ora di avere il mio caminetto acceso, le candele che bruciano e qualcosa di buonissimo nel forno. Mio marito ed io siamo molto legati alle nostre famiglie, quindi non vedo l’ora che arrivino le vacanze in autunno e in inverno. Mi piace avere una scusa per vedere tutti!

:: Un’ intervista con Karen Sander

31 luglio 2015

coCiao Karen. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuta su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Karen Sander? Punti di forza e di debolezza.

Hm, credo di essere una persona molto curiosa, mi interessano le persone, i luoghi, la storia, tutta quella roba. Credo che la curiosità ti aiuta quando sei uno scrittore, perché è necessario arrivare al cuore delle cose per raccontare belle storie. A volte, però, dà fastidio alla gente. Pensano che io li stia fissando o faccia troppe domande. (Sorride)

Raccontaci qualcosa del tuo background, gli studi, l’infanzia.

Ho sempre amato le storie. Quando ero piccola, mia nonna leggeva per me, e più tardi, quando ho potuto leggere io stessa, ho letto più e più volte i miei libri preferiti. Ho iniziato a scrivere le prime storie mie quando avevo solo otto anni. E ho scritto il mio primo romanzo quando avevo sedici anni. Però non è mai stato pubblicato. All’università ho studiato letteratura e traduzione. E ho scritto la mia tesi di dottorato sulla giallista scozzese Val McDermid.

Cosa ti ha spinto a diventare una scritttice? Cosa ti ha fatto decidere di iniziare a scrivere fiction?

Come ho detto amavo leggere fin da piccola, e ho iniziato a scrivere storie non appena ho potuto leggere. Quindi non è stata una decisione, ma piuttosto una conseguenza logica.

Muori con me (Schwesterlein komm stirb mit mir, 2013) è il tuo romanzo d’esordio. Puoi parlarcene?

E’ il mio debutto come Karen Sander, ma ho già pubblicato un paio di romanzi polizieschi tradizionali. Questo è il mio primo thrller, e parla di un serial killer che uccide donne molto speciali – ma non mi dilungo in ulteriori dettagli, non voglio rovinare l’esperienza di lettura.

Che cosa ti ha spinto a scriverlo? Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura?

Il mio punto di partenza è stata l’idea di narrare la storia di una giovane donna con un passato molto scuro, con una famiglia disfunzionale. Uno scenario che la rende una buona profiler, perché sa più lei degli assassini che la maggior parte delle altre persone.

Siamo a Düsseldorf, una città della valle del Reno, piuttosto insolita come ambientazione (nei thriller o nelle detective story tedesche siamo più abituati a vedere – anche in TV – storie ambientate a Monaco o Berlino). Perché questa scelta?

Beh, sono cresciuta a Düsseldorf, quindi conosco molto bene la città con tutti i suoi luoghi straordinari, interessanti e anche oscuri, e penso che sia importante, quando si scrive una storia e si vuole essere realistici, avere una conoscenza approfondita dell’ ambiente.

Il commissario capo della polizia, Georg Stadler, si appresta a visitare la scena di un crimine. Così inizia il romanzo. Che succede? Un punto di partenza un po ‘splatter’, tipico dei romanzi horror, giusto?

Sì, Stadler arriva su una scena del crimine dove trova un sacco di sangue rosso in una stanza dove c’è molto bianco. Ho apprezzato l’immagine del sangue che distrugge la purezza simbolica del colore bianco.

Di solito è il personaggio maschile della storia quello con più lati oscuri (non è detto che Georg non li abbia, e forse i lettori li troveranno nei prossimi romanzi della serie), ma in questo romanzo è la bella Liz Montario, la profiler donna, con una cascata di riccioli rossi e gli occhi verdi (bella anche se un po’ trascurata), che ha un passato che l’ opprime e la condiziona. Perché questa scelta?

Volevo che la storia fosse diversa da tutte quelle romanzi polizieschi con protagonisti maschili in una crisi di qualche tipo, e volevo creare un’ interessante, stimolante figura femminile. Ma, naturalmente, anche Georg ha i suoi lati oscuri …

L’aspetto psicologico della storia è importante nel romanzo. Una storia di serial killer, di legami familiari irrisolti, scontri di personalità. Lo psico thriller è un genere molto popolare in Germania. Dorn, Fitzeck, per citarne solo alcuni. Il tuo romanzo è uno psico thriller?

Sì, penso che la psicologia giochi un ruolo importante nei miei libri. La protagonista è una psicologa, dopo tutto. A parte questo penso che la suspense psicologica sia la forma più intensa di suspense, crea semplicemente un senso di pericolo o di minaccia.

Leggi altri scrittori contemporanei? Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Da chi ti senti influenzata?

Ho letto tutti i generi di romanzi, ma mi piace particolarmente il romanzo poliziesco. Amo Val McDermid, Michael Robotham, Ian Rankin, Tami Hoag, Elizabeth George, Tana French, per citarne solo alcuni.

Cosa stai leggendo in questo momento?

“La ragazza del treno” di Paula Hawkins, uno straordinario thriller psicologico.

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai tuoi lettori italiani qualcosa di divertente su questi incontri.

Sì, è sempre divertente incontrare i lettori e parlare con loro dei miei libri. A volte mi hanno chiesto, se ho sperimentato tutte le cose che accadono nelle mie storie. Sarebbe una vita veramente incredibile …

Qual è il tuo rapporto con i lettori? Come possono mettersi in contatto con te?

Molti lettori mi parlano dyrante gli eventi quando presento un mio libro, ma ricevo anche un sacco di email da parte di persone che mi dicono che gli piacciono i miei libri o mi chiedono particolari domande su di loro (di solito quando è in arrivo il prossimo).

Verrai in Italia per presentare i tuoi romanzi?

Mi piacerebbe. Sono stato in Italia solo due volte, ci sono molti posti che mi piacerebbe vedere, e mi piacerebbe incontrare i miei lettori italiani, naturalmente.

Wer nicht hören will, muss sterben è il tuo nuovo romanzo. Quando uscirà in Italia?

Non lo so. Questa è una domanda per il mio editore italiano.

Infine, la domanda inevitabile: a cosa stai lavorando in questo momento?

Ho appena finito il terzo romanzo della serie. Parla di un killer che usa famosi omicidi del cinema come fonte di ispirazione …

:: Chi manda le onde, Fabio Genovesi (Mondadori, 2015) a cura di Federica Guglietta

31 luglio 2015
1

Clicca sulla cover per l’acquisto

La mia reading list per quest’estate comprende – o dovrei dire comprendeva, touché – tutti titoli scelti per curiosità, per caso o per una sorta di iniziazione. Il libro di cui vi parlerò oggi racchiude in sé un po’ tutte e tre le categorie.

Non avrei mai pensato di parlarne in questi toni, ma Chi manda le onde è un romanzo che ti apre il cuore.

Proprio così: uno di quei romanzi che proprio non te l’aspetti, ti capita così, tra capo e collo, e *puff* è capace di farti sentire in pace col genere umano. Almeno per un giorno.

Dovrebbe essere testo in programma in maggior parte delle scuole medie e superiori di tutt’Italia, questo è poco ma sicuro. Non è un caso che abbia vinto il Premio Strega Giovani di quest’anno con la seguente motivazione:

“Ogni pagina di questo romanzo è un’ondata di emozioni. Brancoliamo tutti nel buio di un oceano piatto e infinito che è la nostra vita, alla ricerca di correnti giuste che possano condurci a certezze e verità.”

Pensandoci bene, forse a scuola non lo vorrebbero mai tra i testi adottati per il linguaggio un po’ troppo diretto, scanzonato e, sicuramente, scurrile. Tuttavia non è mistero che già dalle medie i ragazzini abbiano molto da insegnarci, non si scandalizzeranno mica per due parolacce e qualche intercalare di troppo, no?

Il romanzo segue una struttura ben precisa.

Elemento unificante è il mare, quello della Versilia, che spinge e sospinge, che prende e dà. Costante nella vita di chi è nato qui e ci resta anche quando la stagione balneare finisce.

Come Sandro, che a quarant’anni suonati dorme nella stessa cameretta di quando era adolescente e vive ancora coi suoi. Adesso è diventato anche professore, o meglio supplente che viene chiamato quando altri supplenti non sono disponibili. Come Serena, che serena lo è solo di nome, donna splendida, ma che si veste sempre di verde militare e mamma single di due splendidi ragazzini: Luca, diciassettenne da sempre il piccolo uomo della famiglia, e Luna, di undici anni, mingherlina e coi capelli e la pelle candidi come la neve perché è nata albina. E ancora Rambo e Marino, Ferro e Zot.

Un romanzo corale in cui ogni capitolo lascia spazio al punto di vista di un protagonista differente: una volta parla Serena, l’altra Sandro, l’altra ancora Luna.

Nonostante il variare dei narratori e delle situazioni, l’economia del libro si risolve in modo da ritrovarci come dentro a un film: Genovesi non perde mai il filo nel raccontare le storie di queste persone che, quasi compresse tra il blu mare della Versilia e il verde delle Alpi Apuane, sono divise in passato e futuro, in quelli che non ce l’hanno fatta ad andarsene, a crearsi la vita che speravano da giovani e in quelli che sperano in qualcosa di migliore.

E il mare sta lì a guardare… ed è tutt’altro che calmo.

Fabio Genovesi, classe 1974, è nato a Forte dei Marmi. Ha scritto i romanzi Versilia Rock City ed Esche vive, tradotto in dieci Paesi tra cui Stati Uniti e Israele, il saggio cult Morte dei Marmi e Tutti primi sul traguardo del mio cuore, diario on the road della sua avventura al Giro d’Italia. Collabora con il Corriere della Sera e Glamour. Con 69 voti Chi manda le onde ha vinto la seconda edizione del Premio Strega Giovani, assegnato da una giuria di circa 400 ragazzi/e tra i 16 e i 18 anni in rappresentanza di 44 scuole secondarie superiori in Italia e tre all’estero (Berlino, Bucarest, Parigi). Il vincitore è stato proclamato l’8 giugno a Palazzo Montecitorio alla presenza del Presidente della Camera Laura Boldrini.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo la sig.ra Anna dell’Ufficio Stampa Mondadori.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Un’ intervista con Vanessa Roggeri, autrice di “Fiore di fulmine”, a cura di Elena Romanello

31 luglio 2015

7Garzanti ha pubblicato il nuovo romanzo di Vanessa Roggeri, Fiore di fulmine, un’altra storia in Sardegna ma stavolta ambientata nell’Ottocento, per raccontare di Nora, ragazzina isolana che durante una tempesta viene colpita da un fulmine, muore e poi risorge e diventa una sorta di creatura sospesa tra due mondi, capace di sentire i morti e per questo di spaventare i vivi. Ecco cosa racconta l’autrice di questa sua nuova fatica.

Come è nata l’idea di questo tuo secondo romanzo?

È nata circa dieci anni fa durante i miei studi universitari. Approfondendo i vari aspetti del ceto nobiliare cagliaritano di fine ottocento sono rimasta affascinata da una città, quella in cui sono nata e cresciuta, e da una società in pieno fermento culturale. Decisi che un giorno avrei scritto una storia che avrebbe raccontato le vicende di una nobile famiglia di Cagliari, di un segreto terribile e di una protagonista con un dono molto speciale. La storia è poi frutto di più spinte, interessi e passioni personali che col tempo sono confluiti nell’idea primigenia.

Il tuo libro si richiama molto ai romanzi di formazione e gotici ottocenteschi, soprattutto inglesi: che rapporto hai con questa letteratura?

Amo moltissimo la letteratura inglese e in particolar modo i romanzi con sfumature gotiche. Grandi storie come ad esempio Giro di vite di James mi hanno insegnato moltissimo su come creare la giusta tensione narrativa.

Come vivi il tuo rapporto con la Sardegna di oggi e di ieri?

In Sardegna il legame con la propria storia e tradizione è talmente vivo che non provo nostalgia per un passato che non c’è più. Certi modi di vivere che io stessa ho conosciuto sono andati ormai perduti, questo è vero, ma fa parte del progresso. Bisogna rimanere ancorati al passato in modo costruttivo, riconoscendo il valore delle proprie radici e allo stesso tempo cercando di cogliere il meglio che la modernità può offrire.

Secondo te che stereotipi di troppo ci sono sulla tua Regione?

La Sardegna paga ancora oggi lo scotto di essere stata fin dai tempi dell’Impero romano sia terra di conquista che luogo di confinamento. I tempi sono tuttavia cambiati anche se gli stereotipi sono ancora troppi, così come i pregiudizi frutto dell’ignoranza. Noto però con soddisfazione che in certi campi come quello artistico e letterario, vi è un riconoscimento sempre più crescente della sardità come valore aggiunto. La Sardegna è terra di talenti e sono felice che finalmente questa realtà stia diventando nota a tutti.

Prossimi progetti?

Sto lavorando al mio prossimo progetto. Sono immersa in una nuova storia, ma stavolta voglio che sia una sorpresa.

:: Per l’Impero, Bastien Vivès, Merwan Chabane, (Bao Publishing, 2015) a cura di Davide Mana

30 luglio 2015
unnamed

Clicca sulla cover per l’acquisto

Strano ed inquietante, “Per l’Impero“, di Merwan & Vives, si presenta come un solido, piacevole cartonato – un volume pesante, con pagine di carta buona stampate in colori rugginosi e sporchi, adatti al tono crepuscolare della vicenda narrata.

Un impero molto molto simile a quello romano, e che ha conquistato tutto ciò che poteva conquistare, si prepara ad espandersi nell’ultima direzione che gli rimanga accessibile – quella del tempo.
“Per l’Impero” segue un contingente di uomini scelti, guidati da un pugno di personaggi appartenenti alla elite militare, incaricati di arrivare ai confini ultimi dell’Impero medesimo, e spingersi oltre, per cartografare e conquistare ciò che si trova oltre di essi.
Ma se l’Impero ha conquistato il mondo, cosa si troverà  oltre il margine della mappa?

Gli uomini in marcia perenne si spingono in un deserto buzzatiano, nel quale il nulla è l’unica costante, e l’assenza di un vero nemico da combattere e l’ennui risultante rischiano di fiaccare lo spirito delle truppe.
Poi, in una terra lussureggiante oltre il nulla, l’incontro/scontro con le amazzoni si risolve in un assalto frontale alle convinzioni ed alle aspetttive degli esploratori.
E l’arrivo alle rovine del paese di giganti cher è, forse, la meta ultima della missione, porterà con se l’orrore della futilità ultima di tutte le cose.
Da qui in poi, la vicenda scivola lentamente ma inesorabilmente in un incubo lovecraftiano in cui passato e presente si confondono, gli uomini si perdono, e solo i più motivati, al limite della follia, possono emergere in una realtà  che conceda loro un barlume di speranza.

Il testo e i disegni di Merwan & Vives si sposano bene a questa vicenda che, colmando la – non eccessiva – distanza fra Buzzati e Lovecraft, costruisce una narrazione straniante e misteriosa, letteraria nel senso più vivo del termine, capace di lasciare a lungo il segno nella memoria.
Fumetto adulto non per contenuti scollacciati ma per la profondità  e la complessità  disposte sulla pagina, “Per l’Impero“, pubblicato con coraggio dalla BAO, è una lettura consigliata a chiunque sia ancora convinto che le storie disegnate non abbiano una dignità letteraria matura.

Merwan Chabane realizzatore di film d’animazione, disegnatore e sceneggiatore di fumetti, è nato in Francia nel 1978. Il suo blog personale: http://findufond.blogspot.fr/.

Bastien Vivès, fumettista francese, è nato a Parigi nel febbraio del 1984. Ha studiato arti applicate all’Institut de Littérature Française di Ginevra, poi all’École Supérieure d’Arts Graphiques Penninghen di Parigi e infine all’École de l’Image Gobelins, sempre a Parigi. Il blog personale: http://bastienvives.blogspot.it/.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Daniela dell’Ufficio Stampa Bao Publishing.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Appunti di vita Vol. 1 – Born to be a larva, Boulet (Bao Publishing, 2015) a cura di Federica Guglietta

29 luglio 2015
q

Clicca sulla cover per l’acquisto

Ebbene sì. Non ce lo saremmo mai aspettati, ma è così. Anche Michele Rech, ehm scusate, forse lo conosciamo meglio come Zerocalcare, copia. Proprio come voi durante i compiti in classe al liceo, quando la matematica era soltanto un grande punto interrogativo e spizzavate il foglio del compagno di classe più bravo.

Sì, perché per lui, il nostro caro fumettista che abita a Rebibbia, vivrebbe di plumcake e di Street Fighters, Boulet, questo fumettista francese di una generazione più grande di lui, con i capelli rossicci, pubblicazioni e blog all’attivo da anni e un soprannome scelto proprio perché significa “polpetta”, beh, è un vero e proprio mentore.

Tutto ebbe inizio una notte del lontano 2009. Ero un giovane aspirante fumettista e facevo ciò che dovrebbe fare chiunque in quella posizione: cercavo disegnatori stranieri sconosciuti in Italia da copiare.”, ha ammesso nella prefazione al primo volume di Appunti di vita.

Lo scorso 30 giugno, alla Bao Boutique di via Vigevano a Milano, c’era proprio Zerocalcare ad introdurre Boulet (pseudonimo di Gilles Roussel, fumettista e blogger francese) e il suo Appunti di Vita Vol. 1 – Born to be a larva, disponibile in libreria dal 3 luglio.

rIn occasione della pubblicazione, c’è stato una sorta di coming out da parte dell’ormai noto fumettista nostrano che ha ammesso di aver (non troppo velatamente) preso ispirazione dal collega francese, quando qui in Italia nessuno lo conosceva e…

Adesso si dice fregato.

Niente di più lontano dalla verità perché si sa che a Zero gli si vuole bene, quindi appare altrettanto chiaro che nessuno si dimenticherà di lui. Intanto, come si capisce subito dall’immagine qui a fianco, per l’edizione italiana del volume di Boulet ha curato sovracopertina, prefazione e note finali.

Quindi tanto male non gli ha detto, ‘sto impiccio con Boulet.

Entrambi hanno un blog di stampo autobiografico, entrambi hanno pensato di raccogliere le tavole del blog su internet in uno o più libri.

Come già successo per Zerocalcare ai tempi di Ogni maledetto lunedì su due (Bao Publishing, 2013), così anche per Boulet che pubblica in Italia il primo volume degli estratti dal suo blog e li cuce insieme, proprio come se fosse un’opera unitaria (cosa che fa già da tempo in Francia, dove le sue tavole vengono pubblicate in volumi sotto il titolo di Notes) e come succederà prossimamente a Zerocalcare con L’elenco telefonico degli accolli che uscirà il prossimo 2 ottobre (seconda sua raccolta di tavole dal blog più 40 pagine di “disegnetti”, come li chiama lui, inediti).

Internet è molto strano. È come disegnare in pubblico. Finché ci sono solo gli amici, sei a tuo agio. Poi c’è sempre più gente. È motivante e dà soddisfazione… ma fa paura. E poi ti dici che se smetti, tutti se ne andranno e sarà come se non avessi fatto niente. Sai che è il lato spettacolare che attira la gente, ma ti piacerebbe anche lasciare un segno. Un libro, per esempio…” , ci dice Boulet in una delle sue tavole.

sSecondo il fumettista di BD (bande dessinée, in francese “striscia disegnata”, sigla pronunciata come bedé), infatti, internet permette senz’altro a chi fa il suo mestiere di ottenere visibilità, ma la pubblicazione su carta ha tutt’un altro valore. Se internet è un perfetto mezzo di comunicazione, il supporto preferito di Boulet continua ad essere la carta, quindi.

Appunti di vita è uno Zibaldone di situazioni, aneddoti, consigli, vittorie, sconfitte, lotte con l’andirivieni dell’ispirazione e, perché no, anche sentimenti che possono interessare la vita quotidiana di un fumettista totalmente immerso nel proprio lavoro artistico.

Dove finisca l’autobiografia per lasciare spazio alla finzione narrativa lasciamo che sia il lettore a scoprirlo con questo volume senza dubbio prezioso e, a questo punto, non possiamo fare altro che metterci in attesa del volume numero due.

Boulet (pseudonimo di Gilles Roussel), classe 1975, è un fumettista francese. Studia alla Scuola Superiore delle Arti Decorative e nel 2001 pubblica la sua prima striscia a fumetti, Raghnarok. Lavora per varie riviste a fumetti francesi e nel 2004 avvia il suo blog in rete che lo ha reso molto popolare in Francia. Successivamente le tavole del suo blog sono state pubblicate nel suo Paese in una serie di volumi dal titolo Notes. Dal 2009 il suo blog viene anche tradotto in inglese. Da noi in Italia arriva per la prima volta con la pubblicazione degli estratti dal blog ad opera di Bao Publishing, stampati in volumi di cui si prevede l’uscita due volte l’anno.
(bouletcorp.com)

Source: pdf riservato ad uso recensione inviato dall’editore, ringraziamo Daniela dell’Ufficio Stampa Bao Publishing.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

© immagini Boulet/Bao Publishing.

:: Con Giacomo Leopardi tra le “Operette morali”. Un viaggio fantasioso in lingua moderna, Nino Giordano (goWare, 2015) a cura di Federica Guglietta

28 luglio 2015
z

Clicca sulla cover per l’acquisto

Per chi abbia intrapreso gli studi umanistici con la volontà di dedicarsi, un giorno, all’insegnamento, per gli insegnanti che magari svolgono questo lavoro da anni o per te, sì proprio tu, che ancora quei banchi di scuola non li hai abbandonati, quello che sto per dirvi non è per niente una novità.

Comprendere i testi degli autori della nostra letteratura, dalla Commedia di Dante a fine Ottocento è tutt’altro che facile.
Per questo motivo il prof. Nino Giordano ha riscritto in una forma molto più vicina al nostro italiano parlato le Operette morali di Giacomo Leopardi.

Perché proprio quest’opera? In cosa consiste la sua difficoltà?

Si tratta di testi di stampo satirico e ironico, sviluppati in forma dialogica e di argomento filosofico. Leopardi sistema in forma unitaria i pensieri e le riflessioni dello Zibaldone, donando veste letteraria ai contenuti filosofici con ironia e distacco. Viene abbandonata la prospettiva soggettiva, autobiografica e della protesta civile, propria delle Canzoni e degli Idilli, per poter mostrare la realtà dell’esistenza e della condizione umana, svelando così le illusioni con cui l’uomo riesce a rendere più accettabile la sua vita. La sua esperienza personale assume un valore esemplare. La forma del dialogo ironico è mutuata dalla letteratura classica (si considerino i dialoghi platonici), ma in particolare da Luciano di Samosata, tardo scrittore greco del II secolo d.C., autore di dialoghi satirici e polemici di contenuto filosofico, morale e religioso.

Proprio tenendo conto dell’argomento squisitamente filosofico, Nino Giordano ha pensato di dare nuova veste alle Operette, proponendo l’opera come un unico organico racconto al cui interno il passero solitario, osservatore d’eccezione, ricopre il ruolo fondamentale di narratore – protagonista. Proprio il passero solitario, infatti, ha il compito di presentare e commentare fatti e protagonisti di ciascuna operetta.

Già nel suo “Intento” che fa da prefazione a quest’opera di riscrizione, l’autore ci fa notare che:

Così, come un “filosofo solitario”, si ferma a interrogarsi sui tanti perché dell’esistenza umana; come un poeta trae vitalità dalla sua “naturale” forza immaginativa. Isolato e pensieroso, ma con lo sguardo rivolto agli “interminati spazi”, si immerge nella contemplazione della natura; ferma il suo sguardo sulla realtà, sul paesaggio, sulla luna… oppure oltrepassa i limiti imposti dalla stessa natura terrena, per librarsi nell’infinito, alla ricerca di risposte al suo desiderio di conoscenza.

Ama ascoltare dalla voce del tempo storie di uomini alla ricerca di una felicità sempre inferiore alle aspettative del cuore; vola verso ignoti cammini, osserva solitudini stellate e riflette, con amore, sulle ferite umane che bruciano e su parole inascoltate. Un itinerario tra le inquietudini, i dolori e le speranze degli uomini di ogni epoca. Il suo viaggio in libertà segue in linea generale un itinerario morale, ricomponendo in sé l’evoluzione del pensiero di Leopardi: dalla prima visione della natura al messaggio finale della solidarietà. Il linguaggio del passero si porge con semplicità senza perdere, nella modernizzazione, le radici di una lingua “ardita e peregrina”.

Al di là dei diversi approcci metodologici e didattici, possiamo dire che già da tempi non sospetti venivano vergate opere di questo genere: celebri i volgarizzamenti medievali dal latino prima e la versificazione di scritti e commedie poi. Quindi è indubbio che un’opera di questo genere possa risultare quanto meno interessante, soprattutto dal punto di vista conoscitivo.

Nino Giordano, vive da molti anni a Firenze, ma ha lasciato il suo cuore in Sicilia. Docente e scrittore, vorrebbe avvicinare i giovani lettori ai classici della nostra letteratura, riscritti in italiano moderno. Ne sono esempio La Commedia in Italiano d’oggi (Inferno e Purgatorio, con Fabrizio Maestrini) e La Storia della Colonna Infame di Alessandro Manzoni, oltre a questo rifacimento delle Operette morali. Recentemente ha scritto un libro su Giorgio La Pira, Un cristiano per la città sul monte. Giorgio La Pira. Ha inoltre progettato e realizzato vari docu-film: Don Bosco e l’unità d’Italia; Sacerdoti toscani nel Risorgimento; Giorgio la Pira. La città sul monte (in collaborazione con Cinzia Spinelli e Daniele Guerriero).

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Maria dell’Ufficio Stampa goWare.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: La tigre dagli occhi di Giada, Stefano Di Marino, (DBooks, 2015)

27 luglio 2015
la tigre

Clicca sulla cover per l’acquisto

Bentornata avventura! Verrebbe da dire leggendo il nuovo romanzo di Stefano Di Marino, La tigre dagli occhi di Giada. Più che a echi salgariani, mi verrebbe da pensare alla nobile tradizione delle avventure pulp americane degli anni 30’ e 50’. Avventurieri, tesori nascosti, nemici invincibili nascosti nell’ombra, combattimenti, donne affascinanti quanto misteriose, inseguimenti, giungle ai confini del mondo. Tutto l’immaginario che ha fatto grande un genere che ha intrattenuto generazioni di lettori, appassionati di scenari esotici, mistero e cacce al tesoro.
Perché la letteratura d’evasione ha la sua nobiltà, e ancora di più quando al suo servizio si mette una penna capace e fertile come quella di Di Marino, che il suo onesto lavoro di scrittore lo sa fare ormai da più di trent’anni, spaziando tra tutti i generi.
La tigre dagli occhi di Giada è un romanzo che potremo ascrivere al genere di narrativa pop (olare), quel tipo di narrativa che si poteva trovare per pochi cent sugli scaffali metallici (un po’ arrugginiti) dei drugstore, delle stazioni di benzina, dei capolinea degli autobus, in un’ America appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale, con pochi soldi in tasca e tanta voglia di staccare dalla routine di tutti i giorni e pensare a un altrove, magari esotico, con piante tropicali, monsoni e belle donne dagli occhi a mandorla e la pelle del colore del caramello.
La crisi di questi anni non è proprio come quella di allora, dopo una guerra (mondiale), ma lo spirito è il medesimo, si ha voglia – specie d’estate – di leggere qualcosa scritto bene, che permetta alla fantasia di spaziare libera.
E così eccoci alla corte di Kublai Khan, alle prese con un manufatto prezioso da portare in dono al pontefice, in segno di pace. Per poi trovarci nella Nanchino del 1938, dopo l’invasione giapponese, sulle tracce di una pergamena misteriosa e ancora sulle piattaforme petrolifere al largo di Sumatra nel 2010. E infine arrivare ai giorni nostri in una Milano piena di cantieri per i lavori dell’Expo.
Ed è qui che Marko Kanun, l’eroe del romanzo, viene ingaggiato da una produzione televisiva italiana, sovvenzionata lautamente da misteriosi investitori giapponesi, per fare da guida a una spedizione nella foresta dell’isola di Batang.
La carcassa di una aereo, mai recuperato, contiene appunto la tigre e loro devono recuperarla e girarci un film. E i nostri, tra sette assassine, nemici che non dimenticano, e insidie di ogni genere, avranno il loro bel daffare.
Se posso fare una considerazione a margine, la maggior parte della storia si svolge tra Milano e Venezia, in un lungo prologo, che sì accresce la suspense spiegando molte motivazioni di alcuni personaggi, ma ti fa dire: quando arriva la jungla? Ma dopo tutto l’avventura è anche qui, adesso. Uscendo di casa la mattina. L’avventura è un luogo dell’anima, prima che uno spazio delimitato. E forse è questo il messaggio che vuole veicolare l’autore.
Il finale piuttosto aperto, promette comunque bene, non sarà l’ultima volta che sentiremo parlare dell’avventuriero guerriero, Marko Kanun, e della setta dei Sicari dal Volto di Cenere.
Buona lettura, sorseggiando rigorosamente una bibita ghiacciata.

Stefano Di Marino (Milano 1961), scrittore, traduttore, sceneggiatore di fumetti. È autore di polizieschi, gialli, thriller e fantasy – che firma sia col suo nome, sia con quello di Steve De Marino, sia ricorrendo a vari pseudonimi –, nonché di saggi sulle arti marziali di cui è grande appassionato. Tra i suoi romanzi, Il Cavaliere del Vento, Quarto Reich, Ora Zero, la trilogia di Montecristo, Pietrafredda.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Luigi dell’Ufficio Stampa DBooks.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Il soggiorno, Andrew Krivak, (ed Keller, 2015) a cura di Viviana Filippini

27 luglio 2015
260-KRIVAK

Clicca sulla cover per l’acquisto

L’avventura vissuta dai personaggi de Il soggiorno di Andrew Krivak (Keller editore) comincia negli Stati Uniti d’America della fine dell’Ottocento e arriva nell’Europa della Prima guerra mondiale. I protagonisti sono una famiglia d’immigrati slovacchi, giunti nel nuovo mondo per costruirsi una vita diversa. Ondrej Vinich e la giovane moglie sono pieni di speranza per un domani migliore grazie anche al piccolo Jozef. Un drammatico evento scuoterà la famiglia e, anni dopo, un brutto incidente di caccia costringerà padre e figlio a fare ritorno, o meglio a scappare, in Europa nelle terre dell’impero austroungarico che, anni prima, Ondrej aveva lasciato. Il rifugio scelto sono le montagne di Pastyina. Qui l’uomo si risposa, ma i rapporti con la nuova consorte non saranno mai idilliaci. Ondrej non demorderà e manterrà il figlio e il nipote Zlý, grazie al suo lavoro di pastore di pecore. Il mondo nel quale i due ragazzi crescono è brullo, primitivo, e purtroppo questo non gli permetterà di restare immuni all’imminente arrivo della Prima guerra mondiale. Jozef e Zlý, abili cacciatori dalla mira infallibile, verranno mandati a combattere come cecchini sul fronte meridionale, ma ancora una volta l’imprevedibile corso della vita trasformerà per sempre le loro esistenze. Krivak scrive questo libro prendendo spunto da quello che fecero i propri avi, ma la storia dei due cugini è interessante, in quanto evidenzia le prove che i due ragazzi dovranno affrontare per portare a casa la pelle. Il modo equilibrato in cui Krivak narra le atrocità belliche gli permette di entrare sullo scaffale dove stanno i libri della letteratura che raccontano le vicende del conflitto del 1914/18 (Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque, Addio alle armi di Ernest Hemingway o Uomini in guerra di Andreas Latzko). La vita del soldato Jozef è fatta di prove continue, di dolori, di attesa e di un rischio costante che travolge tutti. La tensione emotiva che attanaglia i due cugini in guerra è la dimostrazione del senso di incertezza sul domani che essa determina in chi la vive in prima persona. È un dramma che travolge chi è sul campo e chi sta a casa che assiste impotente, in molti casi, allo sfaldarsi completo della propria famiglia. Quando Jozef cercherà di tornare a casa il suo cammino di ritorno sarà una vera e propria gara di sopravvivenza, perché dovrà convivere con un profondo senso di colpa, ma sembrerà trovare una possibilità di riscatto quando soccorrerà una giovane zingara incinta. Pagina dopo pagina il Jozef perde tutto quello che ha di più caro e quella terra antica, nella quel i suoi avi hanno avuto origine, per lui diventerà una dimensione soffocante, dove è del tutto impossibile vivere. Il soggiorno di Krivak è un libro interessante perché, all’inizio, quando presenta la comunità slovacca in America, essa dimostra sì il rispetto delle leggi della società americana ma, allo stesso tempo, c’è un forte legame con la propria terra madre con il mantenimento in uso della lingua slovacca in ambito familiare. Dall’altra parte, il romanzo di Krivak dimostra come i figli di immigrati, tornati nella loro terra di origine, non riescano ad adattarsi ad essa, tanto è vero che e ad un certo punto Jozef, distrutto, demoralizzato e troppo estraneo alla sua terra d’origine, si imbarcherà su quella nave che lo porterà nella sua prima e vera casa (l’America), lontano dal suo catastrofico soggiorno europeo. Traduzione di Paola Vallegra.

Andrew Krivak, discendente di slovacchi emigrati negli Stati Uniti, lavora in Massachusetts, dove vive con la moglie e tre figli. Il soggiorno, suo primo romanzo, è stato finalista al National Book Award nel 2011, e vincitore del Chautauqua Prize e del Dayton Literary Peace Prize per la narrativa nel 2012.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Ti ricordi Connor?, Eleonora Giacomelli, (Miraviglia, 2015) a cura di Micol Borzatta

27 luglio 2015
9788889993743

Clicca sulla cover per l’acquisto

Eleonora è figlia di una famiglia agiata che hanno già programmato tutta la sua vita per farle ottenere una posizione agiata come credono che le spetti per evitare che la gente possa commentare e giudicare.

Eleonora però sogna altro. La sua più grande passione sono i Highland White Terrier e vorrebbe davvero averne uno. Un giorno riesce a comprarne uno. È giovane e ingenua e così si affida al negozio di animali vicino a casa sua. Purtroppo, come quasi sempre accede, il cucciolo muore quasi subito perché era un piccolo trasportato in pessime condizioni dall’Est.

I genitori di Eleonora le regalano subito un altro cucciolo. All’inizio lei non lo accetta, ma piuttosto che lasciarlo a casa dei suoi genitori dove non sarebbe considerato nel modo appropriato, decide di tenerlo con sé fino ad affezzionarsi.

Inizia a partecipare alle prime mostre dove scopre che dietro ci sono mostre truccate, che se non sei un allevatore non vieni considerato, che non viene giudicato effettivamente il cane, ma le invidie e le bustarelle.

Un romanzo denuncia autobiografico che vuole far conoscere a tutti gli appassionati del mondo cinofilo il dietro le quinte di un mondo che nasce per rispettare i cani e purtroppo è mutato in un mondo falso.

Un romanzo scritto con uno stile leggero e semplice per quanto riguarda il linguaggi, ma che trasmette tutte le tinte forti e i sacrifici che un’allevatrice seria, rispettosa e che ama davvero gli animali, come la nostra autrice, deve affrontare ogni giorno.

Un romanzo che insegna ad amare i cani per quello che sono e non perché le mode del momento determinano un qualche nuovo standard.

Eleonora Giacomelli è laureata in Economia e commercio e vive a Ferrara. Ben presto abbandona la strada tracciata dalla famiglia per dedicarsi ai West Highland White Terrier. Vince tutto quello che un’allevatrice può ottenere, a livello nazionale e internazionale e Best in Show; ha selezionato alcune delle linee di sangue tra le più importanti al mondo. Il suo allevamento “Ariostea”, a Ravalle, ha ottenuto una visibilità internazionale ancora oggi senza pari. “Ti ricordi Connor?” è il suo primo romanzo ed inaugura la collana “I miei amati cani” di Miraviglia Editore.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Paola dell’Ufficio Stampa Miraviglia Editore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Nella casa di vetro – Giuseppe Munforte (Gaffi editore 2014), a cura di Alice Strangi

27 luglio 2015
9788861651456

Clicca sulla cover per l’acquisto

Finalista al premio Strega 2014, selezionato per far parte dei 24 titoli della collana speciale #ioleggoperchè, questo qui è un libro difficile. Un andamento lento e sconnesso, affollato dei ritmi e dei sottintesi tipici del flusso di coscienza. Scritto in maniera ricercata e metaforica. Con una trama evanescente, intuita, forse una storia che sarebbe meglio definire una non-storia. Eppure tanto incisivo e affascianate da poter essere incantevole.

La voce di Davide che osserva la sua casa e la sua famiglia dall’esterno, proprio come attraverso un vetro, ci accompagna per quasi tutto il libro, salvo soltanto pochi sprazzi di futuro ben delimitati, che ci mostrano Sara, Andreas e Elena, i protagonisti del racconto, più grandi e più lontani, più forti ma anche più soli, in un’assenza del padre e marito che è stata ormai ricomposta e accettata.
Davide invece ci mostra con accuratezza dolcissima la straordinarietà del quotidiano, l’intimità sognante di una famiglia con le sue complicità e le sue stanchezze, con i suoi limiti e quella gioia imprevista e segreta, che nasce con la naturalezza con cui nasce l’amore e commuove per la sua purezza.

Sullo sfondo di tutto incombe una Milano artificiale e invadente, crudelmente pesante nello squallore opaco di un qualsiasi quartiere dormitorio, che viene però costantemente trasfigurata dallo sguardo del narratore per diventare nido, conforto e memoria. Così il piccolo appartamento sulla tangenziale diventa la loro “casa rombante”, e il rumore di marmitte e clacson si trasforma in un suono energico e magico: tutta la realtà si fa sfuggente e insignificante, si concede mite alla manipolazione dell’immaginazione e del sentimento.

Più che a un vero e proprio romanzo narrativo, “Nella casa di vetro” ha le caratteristiche di un memoriale: i tempi e i momenti di interesse descritti dalla voce narrante si avvicinano e si sovrappongono con poco ordine e con voluta inconsistenza; ogni spazio, oggetto, dettaglio si fa simbolo imperfetto di uno stato d’animo profondo e insondabile; i paesaggi, gli ambienti, le immagini più particolareggiate hanno il tocco impressionista che delega all’emotività la scelta dei colori e del tratto.

Le emozioni dell’autore sono pervasive e struggenti in tutto il libro, la malinconia dolceamara lascia poco respiro al lettore, il desiderio tormentato di Davide lontano dalla sua famiglia mischia passato e presente, sognato e verità in maniera vorticosa, imprimendo in ogni pagina la sensazione penosa dell’assenza. Osservando la moglie e i figli, osservando quel mondo chiuso e protetto che catalizza tutta la sua attenzione, Davide tira le fila della sua stessa vita, ne scopre i significati e si rassegna alle mancanze. Il fatto che manchi una vera e propria trama non è importante, perchè il libro contiene un viaggio diretto a scarnificare le emozioni fino a renderle pure e abbaglianti; in un modo che è tenero e al tempo stesso angosciante perché, appare chiarissimo fin dalle prime righe, ormai tutto è irrimediabilmente perduto.

Quello che Davide ci sussurra o ci urla, quello che può racchiudere il senso di questo viaggio tortuoso sta tutto in una domanda che la voce narrante vorrebbe rivolgere a quella moglie che appare sempre piccola e stanca; una domanda che risuona circa a metà del libro e che rischia di essere assordante. Bisognerebbe fermarsi e chiederlo a se stessi, di tanto in tanto, bisognerebbe avere la sincerità di rispondere e di rispondere magari persino di si.

“Voglio dire: hai avuto la felicità che ti spettava?”

Giuseppe Munforte è nato a Milano nel 1962. Ha pubblicato cinque romanzi: Meridiano (Castelvecchi 1998), La prima regola di Clay (Mondadori 2008), Cantico della galera (Italic peQuod 2011) e La resurrezione di Van Gogh (Barbera 2013). Suoi racconti sono apparsi in diverse riviste quali “Nuovi argomenti” e “Achab”.

Source: acquisto personale.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.