:: Gli eredi, Wulf Dorn (Corbaccio, 2017)

22 maggio 2017
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Spesso ci chiediamo che mondo lasceremo ai nostri figli, alle nuove generazioni che seguiranno, e se lo deve essere chiesto, anche seriamente, Wulf Dorn, autore di Gli eredi, (Die Kinder, 2017) edito in Italia da Corbaccio e tradotto da Alessandra Petrelli. Se nei precedenti romanzi la parte thriller si può dire aveva un ruolo predominante, (sebbene molte sfumature horror io le ho sempre notate) questo romanzo è diverso, più horror che thriller se vogliamo, per quanto possa essere horror Il signore delle mosche di William Golding. C’è una parte sovrannaturale (non la si può definire in altri termini) e un messaggio morale piuttosto forte e serio, che mi preme evidenziare non ho trovato moralista, ma autentico e sincero. Questo nuovo Dorn può non piacere, forse alcuni lettori rimpiangeranno il thriller psicologico puro, ma è sicuramente apprezzabile il coraggio di uno scrittore che sperimenta un nuovo stile per dare voce a un messaggio che lui reputa importante. Un’ altra cosa che ci tengo a dire è che per buona parte del romanzo, fino almeno a pagina 199 non avevo assolutamente capito dove l’autore voleva andare a parare. Insomma almeno con me il meccanismo del page-turning ha funzionato a meraviglia. Il romanzo inizia su una strada di montagna stretta e tortuosa, durante un nubifragio. Patrick Landers sta cercando di raggiungere l’ex moglie e la figlia, sentendo che c’è qualcosa che non va. Trova invece la cognata, Laura, svenuta su un’auto incidentata. Ma il peggio arriva quando apre il bagagliaio. Ciò che trova dentro non ve lo dico, mi limito a dirvi che la donna sarà portata in una clinica e affidata a uno psicologo e a un criminologo, che devono scoprire cosa della assurda storia che racconta sia vero o frutto della sua mente sconvolta. Tutti gli abitanti di un piccolo villaggio della zona sono realmente scomparsi in circostanze che nessuno si sa spiegare, quindi qualcosa deve essere accaduto sul serio, ma cosa? Quali mostri minacciano la valle, o è Laura, invece che la vittima, la colpevole. Dire senza non dire non è facilissimo, come non è facile parlare di infanzia, di bambini problematici, delle sofferenze e degli abusi che subiscono ogni giorno in varie parti del mondo che siano civilizzate o meno, secondo i nostri metri di giudizio. Ci sono bambini soldato, bambini vittime di abusi fisici e psicologici, bambini che a causa della povertà sopportano malattie di per sé curabilissime e non possono invece accedere alle cure. Certo il romanzo Gli eredi è una parabola dilatata, ma anche solo pensando per un attimo che quegli eventi si verifichino davvero, credo aiuti a riflettere che qualcosa va cambiato, che è fondamentale che i più piccoli tornino ad essere al primo posto. Che la responsabilità che gli adulti hanno, non è un gioco.

Wulf Dorn è nato nel 1969. Ha studiato lingue e per anni ha lavorato come logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici. Vive con la moglie e il gatto vicino a Ulm, in Germania. In Italia Corbaccio ha pubblicato con grande successo «La psichiatra», che è diventato un bestseller grazie al passaparola dei lettori, «Il superstite», «Follia profonda», «Il mio cuore cattivo» e «Phobia».

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Valentina dell’Ufficio Stampa Corbaccio.

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:: Congiura, Federica Introna (Newton Compton, 2017) a cura di Laura M.

22 maggio 2017
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La liberta Epicari è alla base di una congiura che vuole eliminare Nerone, il tiranno che dopo aver incendiato mezza Roma ne ha dato la colpa ai cristiani. Tra i tanti crimini commessi da Nerone c’è anche l’assassinio di sua madre Agrippina rea soltanto di farsi notare a corte. Marco Aurelio Mela torna a Roma dal fratello che gli racconta la storia di Epicari, la congiurata. Epicari era la domina della madre di Proculo, ma una notte assistette alla violenza e quindi al suicidio di una ballerina che danzava durante una cena sulla nave di Proculo. Data l’indifferenza di quest’ultimo per il tragico fatto, Epicari fugge con la sua schiava e sbarcata a Roma torna dal suo vecchio padrone al quale racconta le sue peripezie. A casa di Varo Epicari diventa un’ esperta tessitrice tanto da rifornire persino la casa di Nerone, ovvero al sua seconda moglie Poppea. Da qui in poi Marco Aurelio Mela narra i tragici fatti che portarono alla congiura contro Nerone. Per chi conosce la storia, le vicende legate a Epicari, personaggio realmente esistito, sono note, Tacito le narra negli Annales e finanche Boccaccio ne De mulieribus claris, per chi non li conoscesse non voglio anticipare gli accadimenti, rovinandone la lettura. Sta di fatto che questa è una storia di coraggio, lealtà e eroismo, non di meno funestata da tradimenti egoismi, e crudeltà, dove una donna, per lo più una liberta, (nell’ Antica Roma un liberto era uno schiavo affrancato che riacquistava appunto la libertà) è la vera protagonista. Immedesimarsi in Epicari, donna tra l’altro bellissima, non è automatico, ma nel contempo non se ne può non ammirare il coraggio, e la forza che ne fanno un personaggio sicuramente eccezionale. Per chi ama la storia, e i romanzi ambientati nell’Antica Roma, Congiura è sicuramente un romanzo interessante, scritto da una professoressa di materie letterarie e latino, che conosce bene la vicenda e forse come il lettore è indubbiamente affascinata da questo personaggio insolito e singolare. Buona lettura.

Federica Introna è nata a Bari dove si è laureata in Lettere e ha poi conseguito il Dottorato di ricerca in Filologia greca e latina. Ha pubblicato diversi saggi scientifici fra cui La retorica nell’antica Roma. Attualmente insegna Materie letterarie e Latino nei licei e continua la sua attività di ricerca. Per promuovere la lettura e la scrittura partecipa all’organizzazione di eventi e concorsi. La congiura è il suo primo romanzo.

Source: acquisto personale al Salone del libro.

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:: Il grande libro di Neil Gaiman, J. Bolton, P. C. Russell, (Magic Press, 2016), a cura di Elena Romanello

19 maggio 2017
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La serie American Gods, dal romanzo omonimo, ha confermato il talento visionario e immaginifico di Neil Gaiman, scrittore, fumettista e sceneggiatore tra i più interessanti per chi si occupa di fantastico oggi. Per scoprire al meglio la sua altra produzione, non c’è niente di meglio di buttarsi nelle proposte a fumetti di Magic Press, che sta ristampando le sue graphic novel.
Sandman è il fumetto della vita di Neil Gaiman, ma ci sono anche altre storie interessanti e magari meno impegnative per un primo approccio o per integrare la propria conoscenza su un autore, come Il grande libro di Neil Gaiman, raccolta di sue storie brevi e slegata da universi più complessi ma non per questo meno interessanti.
Neil Gaiman è infatti un autore del fantastico, non ascrivibile ad un solo genere, visto che nelle sue storie ci sono elementi del folklore popolare, della fiaba, del gotico, della fantascienza, del mito, delle leggende, del fantasy: Il grande libro di Neil Gaiman propone storie appunto molto diverse ed eclettiche, realizzate dall’autore in collaborazione con i disegnatori P. Craig Russell, John Bolton e Michael Zulli.
Per cui in Mistero celeste ci si troverà alle prese con degli angeli in chiave molto cruda e realistica, mentre Il San Valentino di Arlecchino si presenta come un fumetto con didascalie come ai primordi per raccontare un’icona del folklore che in origine era un simbolo oscuro delle potenze delle tenebre. Creature della notte racconta due storie distinte, un gatto che difende la sua famiglia dai demoni della foresta e una donna gufo che si vendica di un villaggio in un passato molto vicino a quello delle fiabe più cupe dei Grimm. Si chiude con Le vicende relative al caso della scomparsa di Miss Finch, variante sul tema dei portali verso mondi alternativi, possibili anche quando non si è più ragazzini.
Un’antologia in graphic novel interessante quindi sia per i fan dell’autore sia per i neofiti, per scoprire un talento del fantastico che gioca tra passato e presente, archetipi e modernità, sogni e incubi, universi che sanno incantare e spaventare in un modo che non lascia certo indifferenti.

Neil Gaiman, inglese, classe 1960, è autore di romanzi, graphic novel e sceneggiature. Tra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Buona Apocalissi a tutti, scritto a quattro mani con Terry Pratchett, Nessun dove, Stardust, American Gods, I ragazzi di Anansi, L’oceano in fondo al sentiero per adulti e per ragazzi Coraline, Il figlio del cimitero, La regina del bosco. Come fumetti, oltre a Sandman, ha sceneggiato opere come The Books of Magic, La crociata dei bambini, 1602 e lo spin off di Sandman su Death, con L’alto costo della vita e Il grande momento della vita. In tv e al cinema ha fimato tra gli altri MirrorMask, La leggenda di Beowulf e i due episodi di Doctor Who La moglie del dottore e Nightmare in silver.

Source: omaggio al recensore dell’ufficio stampa Magic Press.

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:: Liberi di Scrivere al Salone Internazionale del Libro di Torino 2017 – trentesima edizione

19 maggio 2017
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L’immagine è disegnata da Gipi

Sarà un post in progress, aggiornerò pian piano con il contributo di tutti i collaboratori che ci racconteranno la loro esperienza.

Per una concomitanza felice di circostanze, ieri ho visitato la fiera, nella giornata inaugurale (la manifestazione si terrà dal 18 al 24 maggio). Ed è stato molto divertente, non ostante ci stia stata poco. Ma a suffcienza per farmi un’ idea delle cose. Tanta gente, tante scolaresche, tanti bambini e giovani, tante blogger (abbiamo fatto la fila per ricevere il pass in Sala Stampa).

Incremento della sicurezza. Quest’anno i controlli all’ingresso sono stati più capillari con metal detector e controllo visivo di cosa avevi in borsa, sacchi, zaini. L’allerta terrorismo insomma ha cambiato anche la fisionomia del Salone.

Comunque superate queste formalità si entra nel Salone vero e proprio. Tantissimi stand, circa 100 editori in più rispetto all’ anno socorso, secondo le stime. Una cosa che ho notato è l’assenza di panche per fare soste (penso sempre per motivi di sicurezza), tanto che quasi volevamo sederci nello stand delle crocerossine. Anche nei punti di ristoro, interni al Salone, si mangia in piedi, proprio per invitarti a consumare e allontanarti.

Alcuni volontari raccoglievano libri in ceste di ferro per i carcerati, mi è sembrata una bella iniziativa.

Passando gli stand che ho notato di più sono stati quelli de La nave di Teseo, Feltrinelli, Sellerio, Bollati Boringhieri (questo è il suo 60° anniversario). Da Newton Compton, la cui fila alla cassa era significativa (per lo meno quando sono passata io vendevano parecchio) ho comprato un libro e ritirato un gadget per blogger (utile oltre che carino). Già che c’ero ho preso qualche catalogo, ma bisognerebbe tornare. Non sono stata a nessun incontro specifico, più che altro ho vagato per i corridoi e gli stand.

Mancavano i grandi editori Mondadori, Rizzoli, gruppo Gems etc…, lo sapevo che non ci sarebbero stati, ma vederlo davvero fa piuttosto impressione. Riuscire a trovare l’uscita è stato avventuroso, sì c’erano alcuni cartelli, ma bisognava fare un percorso un po’ accidentato. (Se cercate l’uscita, trovate anche le toilette).

Per oggi è tutto, ci aggiorniamo alla prossima.

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Il mio bottino al Salone

Sabato 20 maggio, grazie a mio fratello che mi ha sostituito (a cui ho preso una maglietta carinissima e un libro di cucina africana, da uno dei ragazzi che vendono libri fuori dal Salone) sono potuta tornare anche sabato. Una folla incredibile, più gente certo di giovedì, ma è normale naturalmente. Non amo particolarmente la folla, la confusione, ma di certo è una buona cosa per il libro, la lettura e l’editoria, (più ancora che  la stucchevole diatriba Torino/Milano, che spero finisca presto).

Tanti bambini, concentrati negli stand dei libri per l’infanzia, tante file davanti alle sale dove si tenevano incontri (con molta gente fuori, in quelli già iniziati). Sono passata da Bompiani, ma anche qui la gente era tanta, era difficile fermarsi per leggere i risvolti dei libri bloccando la fila. C’è un Camus che comq mi pento di non aver preso. Sarà per la prossima volta. Non sono entrata da Feltrinelli, ma anche lì folla immensa. Da Exorma ho preso la maglietta (Ignoranza esci da questo corpo) che per miracolo va bene a mio fratello. Temevo la small fosse troppo piccola.

Avevo in programma di passare da alcuni amici (mi riprometto di tornare lunedì, sparando ci sia meno gente), poi ho finito per riuscire a passare solo da Il Galeone, che se vi capita cercatelo è un piccolo editore di Roma con pochi libri ma interessanti.

Come Cenerentola ho poi dovuto lasciare il ballo ancora sacramentando perché i nastrini a cui attaccare il pass erano finiti e cercando l’ uscita (ho di nuovo fatto un giro un po’ tortuoso) per puro caso e in maniera del tutto inaspettata ho incrociato il Direttore Nicola Lagioia, era esausto ho preferito lasciarlo in pace e ai suoi impegni, e così la mia giornata al Salone si può dire conclusa. Ci aggiorniamo, sperando che lunedì possa riuscire a fermarmi a qualche incontro.

Ah, stasera al Valentino e Borgo Medievale c’è la festa per Tolkien, da non perdere assolutamente, se siete a Torino.

Lunedì 22 maggio, e così siamo arrivati alla fine, di una bella esperienza, di quelle che racconteremo ancora fra molti anni (ehi, ti ricordi il Salone del 2017!).

La cosa strana è che c’era folla pure oggi. Tanta gente, per lo più ragazzi, con il loro sacchettino colmo di acqusiti librari. Bambini piuttosto ubbidienti in fila indiana con le loro sacche di tela con il logo della fiera. Volevo la maglietta (finirà che la collezionano) con il logo di Gipi, ma ho preferito acquistare un libro, un bel libro di Mabanckou.

All’ incontro a cui volevo partecipare sono arrivata tardi. Alcuni amici che volevo incontrare li ho persi per un soffio, altri erano già andati via ieri e non lo sapevo. Ho salutato la ragazza dello stand cinese, sembrava felice pure lei.

Mi hanno fermato in ordine Greenpeace, Medici senza Frontiere, e un ragazzo che vendeva (credo) un metodo per l’apprendimento veloce. (Se non vi ferma sappiate che c’è qualcosa che non va).

C’era lo stand Albin Michel, spero che l’anno prossimo ce ne siano di più di stand stranieri.

Sono andata via che c’era ancora confusione, volevo aspettare fino alle 20 ma non ho potuto. Che dire è stato bello, (segnalo però che l’ascensore all’inzio del ponte pedonale del Lingotto non funziona, e per chi soffre di vertigini è un po’ così). Un cartello scritto a mano dava l’appuntamento al Salone del 2018, chiudo questo post estendendo l’invito anche a tutti voi che mi leggete.

:: La crêuza degli ulivi. Le donne di Bacci Pagano, Bruno Morchio, (Garzanti, 2017) a cura di Elena Romanello

18 maggio 2017
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Garzanti ripropone il primo giallo di Bruno Morchio, uscito in precedenza per Fratelli Frilli editori, La crêuza degli ulivi, sottotitolo Le donne di Bacci Pagano, per raccontare quella che è stata la prima indagine del suo personaggio, in una versione riveduta e corretta, quindi nuova anche per chi l’ha già letto in precedenza.
Il momento in cui si svolge il romanzo è particolarmente importante, uno di quei periodi che sembra rimosso ma che torna: siamo nell’agosto del 2001, a qualche settimana dal tragico G8 di Genova, che ha segnato un punto di ritorno dal punto di vista politico e sociale.
L’investigatore privato Bacci Pagano si trova da solo in una città desolata e ferita, mentre la sua fidanzata del momento, Mara, è in vacanza in Grecia con un altro uomo. Bacci cerca, per alleviare la solitudine in un momento che non è il massimo né da un punto di vista soggettivo che oggettivo, la compagnia di Valeria, sua vecchia fiamma mai dimenticata, che sembra felice di rivederlo in quello che sarà probabilmente un legame senza un futuro. Ad un certo punto arriva anche un’opportunità di lavoro, anche se non certo entusiasmante, visto che una signora della buona borghesia genovese viene a chiedergli di investigare sul presunto tradimento del marito, il cardiochirurgo Eugenio Amidei. Qualche giorno dopo una giovane donna verrà trovata assassinata nella sua casa fuori città, e Bacci Pagano scoprirà che era proprio l’amante di Amidei, oltre che una cara amica di Mara. Mentre la polizia sospetta del facoltoso amante, Bacci Pagano capisce che la verità è ben diversa e inizia a indagare scoprendo realtà che si preferirebbero tenere nascoste.
Alicia Giménez Bartlett ha detto recentemente che il giallo è l’erede del romanzo realistico ottocentesco, per come sa parlare della società e dei suoi problemi: verissimo, soprattutto quando ci troviamo di fronte ad un buon giallo, come questo, diviso tra una ricerca di verità di un caso di omicidio, un voler dare un nuovo senso e inizio alla propria vita, come capita a Bacci Pagano, diviso tra amori sbagliati o presunti tali, e il dramma di una città dove si è consumato uno dei fatti peggiori della modernità, le cui conseguenze le stiamo scontando ancora oggi e per chissà quanto.
La crêuza degli ulivi piacerà ai cultori del giallo di casa nostra e a chi ama Genova, città interessante e spesso dimenticata, ma anche a chi non vuole dimenticare la contemporaneità e i suoi fatti, perché vita privata e fatti dell’attualità non sono mai scollegati.

Bruno Morchio vive a Genova, dove lavora come psicologo e psicoterapeuta; ha pubblicato articoli su riviste di letteratura, psicologia e psicoanalisi. Il suo romanzo Il profumo delle bugie è stato Premio Selezione Bancarella 2013. È autore di altri dieci libri che hanno per protagonista l’investigatore privato Bacci Pagano. Sono apparsi in edizione Garzanti: Con la morte non si tratta, Le cose che non ti ho detto, Rossoamaro, Colpi di coda, Lo spaventapasseri, Fragili verità.

Source: omaggio dell’ufficio stampa Garzanti, si ringrazia Franco Pugnaloni.

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:: Le lame di Myra, Licia Troisi (Mondadori, 2016) a cura di Elena Romanello

17 maggio 2017
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La prolifica Licia Troisi, una delle autrici fantasy più amate solo in Italia, inizia una nuova saga, quella del Dominio, di nuovo incentrata su un’eroina in cerca di se stessa in mezzo a vari pericoli e prove da affrontare.
Il mondo del Dominio è stato vittima di un’apocalissi, i Cento Giorni d’Ombra, ed è quasi interamente ricoperto di ghiaccio e neve, tranne che per una piccola porzione di terre al Sud. Ma non è questo il solo problema, il condottiero Acrab ha messo in moto un processo di conquista, per rovesciare il potere dei maghi Camminanti, che hanno messo in schiavitù gli Elementali e cercare di costruire un mondo più giusto, a qualsiasi prezzo.
Con Acrab c’è la giovane Myra, salvata dal comandante dall’arena degli schiavi e cresciuta da lui come una figlia, addestrata nelle arti della guerra: ma un giorno la ragazza scopre che i suoi genitori sono morti non per una disputa sulla terra dove abitavano, cosa comune nel mondo del Dominio, ma per un segreto mortale, che forse riguarda proprio lei e la sua natura. Myra lascia quindi l’esercito di Acrab e parte per un viaggio, con l’unica compagnia del drago rinnegato Icenwarth, scoprendo man mano una verità inquietante e che può davvero distruggere il mondo come è conosciuto, ma forse questa può essere davvero l’unica strada per un nuovo inizio.
Quello di Licia Troisi è un fantasy popolare e rivolto prevalentemente ad un pubblico di adolescenti, ma questo non vuole essere sminuente, anche perché l’autrice sta portando avanti un lavoro interessante sulle sue storie, rendendole man mano sempre più intriganti e interessanti senza venire meno ai suoi punti di forza.
La ragazza guerriera, con echi dei manga, in particolare dei personaggi di Miyazaki, ma anche il mondo in pericolo, sospeso tra post apocalissi e cambiamento che fa paura, sono due dei temi portanti del romanzo, in un universo debitore a Martin ma comunque con una sua originalità. Ma nelle pagine de Le lame di Myra ci sono anche il razzismo, la lotta per la giustizia, l’amicizia tra persone e creature diverse e la quest di un qualcosa, un viaggio iniziatico non per trovare un tesoro ma per risolvere un segreto. Il libro parla anche del rapporto di un padre e una figlia, non legati da vincoli di sangue ma di affetto, con vari lati oscuri da ambedue le parti, perché non è chiaro chi è veramente Myra ma nemmeno cosa vuole Acrab, forse il personaggio più interessante di tutta la vicenda, non eroe senza macchia ma nemmeno cattivo assoluto, forse solo un uomo che vuole un mondo migliore dove vivere.
Un romanzo di formazione e d’avventura, appassionante non solo per i più giovani, di cui a questo punto diventa importante poter leggere il seguito, ricordando che comunque il fantasy non è mai banale e pura evasione, ma fra le righe può dire molte cose sulla realtà e non solo, partendo da mondi e personaggi fantastici.

Licia Troisi, romana, classe 1980, è laureata in astrofisica ed è l’autrice italiana di fantasy più venduta al mondo. Ha scritto le saghe fantasy del Mondo emerso, della Ragazza drago, di Nashira e quella gotica di Pandora, e alterna l’attività di scrittrice con quella di collaboratrice con l’Università di Tor Vergata. Alla sua attività di astrofisica è legato il libro Dove va a finire il cielo. Il suo sito ufficiale è http://www.liciatroisi.it

Source: libro preso in prestito nelle biblioteche del circuito Sbam della cintura di Torino.

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:: Liberi junior – SuperSorda!, Cece Bell (Piemme junior/Il battello a vapore, I vortici, 2017) a cura di Maria Anna Cingolo

16 maggio 2017
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SuperSorda! è uno dei titoli di esordio della nuova collana del Battello a vapore, I Vortici, dedicata ai ragazzi a partire dai dodici anni. Questo graphic novel, il primo della casa editrice, racconta l’infanzia dell’autrice ed illustratrice Cece Bell, tra elementi puramente autobiografici e alcuni di fiction. Cece è una coniglietta come le altre, è molto carina, ha una bella famiglia e una vita ordinaria, questo finché a quattro anni la meningite non le procura una sordità di un livello tra il grave e il profondo. La sua vita, naturalmente, cambia. La piccola Cece è costretta a portare un apparecchio fonico, una scatoletta ingombrante a cui si legano degli auricolari e senza la quale Cece non distingue le parole. La sordità della protagonista è resa visivamente attraverso i baloon, il cui contenuto è vuoto quando Cece non sente nulla, è sbiadito quando sente molto poco e molto spesso è costituito da parole prive di senso, come il suono che, distorto, arriva alle orecchie lunghe di Cece. 3Queste strategie rappresentative aiutano molto il lettore ad immedesimarsi nella difficoltà vissuta dalla piccola coniglietta e negli sforzi che deve compiere per comunicare. Cece deve osservare sempre il labiale degli altri, frequentare controvoglia lezioni di lingua dei segni, sopportare amiche che le parlano urlando e a rallentatore o fare finta di ridere per quello che dicono alla radio; la coniglietta cerca di nascondere la sua sordità e vuole essere come una qualsiasi delle sue compagne di giochi. Di fronte alle avversità, Cece si immagina in veste di supereroina, SuperSorda che con strabilianti poteri e con il suo apparecchio fonico riesce a risolvere ogni situazione: i litigi con le amichette, la goffaggine di fronte alla prima cotta, le ingiustizie e le lezioni di educazione fisica. Piano piano Cece inizierà a percepirsi come SuperSorda anche nella realtà e non solo nell’immaginazione, scoprendo la differenza che c’è tra sentire bene e sentirsi bene.

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L’autrice da piccola

La piccola coniglietta di SuperSorda! spiega ai ragazzi di oggi, vittime di una società che li intrappola nell’omologazione più ferrea, l’importanza della diversità e dell’inclusione. Come Cece, infatti, tutti siamo diversi ed è questo il nostro superpotere; il compito che ciascuno di noi ha è quello di utilizzarlo a fin di bene, proprio come farebbero gli eroi dei fumetti, impegnandoci affinché le differenze che ci contraddistinguono non siano più percepite come carenze e difetti, ma come quella ricchezza aggiunta che ci rende unici al mondo.
Traduzione di Elena Orlandi

Cece Bell è autrice e illustratrice di libri per ragazzi e con Supersorda! ha vinto numerosi premi come il Newbery Honor 2015 e Eisner Award 2015.

Source: libro inviato al recensore dalla casa editrice. Ringraziamo Federica del web marketing Piemme Junior.

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:: Il cerchio, Dave Eggers, (Mondadori, 2017) a cura di Micol Borzatta

16 maggio 2017
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Mae ha sempre vissuto in un paesino di provincia, insieme ai genitori, ma sapeva perfettamente che la sua vita non era quella.
Grazie alla sua amica Annie riesce a entrare nella famigerata azienda Il Cerchio, il nuovo futuro.
Il Cerchio infatti è una nuova azienda molto tecnologica che racchiude in un programma unico tutti gli account che una persona, durante la sua vita, crea sui vari Social Network, Home Banking, Posta Elettronica, etc…
Il programma che descrivono è davvero interessante, e inoltre permette a Mae di inserire nella sua assicurazione i suoi genitori che sono sul bordo del lastrico a causa delle cure mediche necessarie al padre che soffre di Sclerosi Multipla.
Tutto è perfetto e a Mae sembra di essere in paradiso, quando le viene fatta una proposta: rinunciare completamente alla sua privacy per entrare a far parte di un regime di trasparenza totale.
Mae accetta, ma inizia anche a farsi domande su quali potrebbero essere le conseguenze di un programma del genere.
Romanzo davvero spettacolare che riesce a portare il lettore a vedere il mondo con occhi diversi.
La bravura di Eggers è quella di descrivere talmente bene e con talmente tanta passione il programma del Cerchio che per due terzi del libro siamo veramente convinti che sia un’idea geniale.
Infatti il programma del Cerchio sembra davvero risolvere tantissimi problemi causati dalla società odierna, creando un luogo lavorativo in cui il lavoratore viene veramente giudicato secondo un concetto di meritocrazia, e la popolazione è aiutata a facilitare la propria vita grazie ai prodotti firmati Il Cerchio.
Andando avanti con la lettura, però, si incomincia a notare che molto probabilmente il detto non è oro tutto ciò che luccica è più vero di quanto ci si possa immaginare.
Un romanzo con tantissimi spunti di riflessione, che narra una storia fantascientifica con uno stile magistrale che sa appassionare anche chi non è portato per il fantascientifico.
Da questo romanzo è stato tratto anche un film con Tom Hanks ed Emma Watson.

Dave Eggers nasce a Boston nel 1970.
Editore della leggendaria rivista e casa editrice McSweeney’s.
Vive a San Francisco dove ha fondato 826 Valencia, una scuola di scrittura creativa per bambini.
Il suo romanzo d’esordio, L’opera struggente di un formidabile genio, è stato un caso editoriale.
Altre pubblicazioni sono: 2003 Conoscerete la nostra velocità, 2005 La fame che abbiamo, 2009 Le creature selvagge, 2010 Zeitoun, 2013 Ologramma per il re, 2014 Il cerchio (prima edizione), 2015 I vostri padri, dove sono? E I profeti, vivono forse per sempre, tutti pubblicati sempre da Mondadori.

Source: libro inviato al recensore dall’ufficio stampa Mondadori, ringraziamo Anna.

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:: L’ultima oasi, Alfonso Zarbo, (Gargoyle, 2016) a cura di Elena Romanello

16 maggio 2017
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La rinata Gargoyle Books continua le sue pubblicazioni con un nuovo titolo fantasy, opera di un autore già noto in rete per il suo interesse e la sua competenza in materia, che riversa in un blog di riferimento per i cultori.
L’ultima oasi di Alfonso Zarbo porta in un mondo di un futuro remoto, governato da regole particolari, dove Il sole rischia di esplodere, ed è la luce a far paura per la prima volta nella storia, con un caldo che s’insinua negli stracci dei poveri e nelle corazze dei cavalieri, che distrugge i raccolti e la possibilità di sostenarsi, che prosciuga mari e oceani.
L’unico posto dove tutto regge ancora è quello chiamato Ultima Oasi, angolo di vita in mezo alla devastazione: ma il destino di questo posto e del mondo intero è in mano a due ragazzi, che dovranno incontrarsi per poter salvare le loro vite e le vite di tutti.
Da una parte c’è Arkan, che vive in esilio nel deserto, che non ricorda il suo passato di principe di Ultima Oasi, e che si dedica a difendere i confini dell’ultimo impero prima della sabbia dai predoni. Dopo la morte del suo tutore parte per Ultima Oasi per avere dei rinforzi, insieme ad un tuareg, ad una schiava giunta dal nulla e dalla sua tigre. Ma ognuno di loro nasconde un segreto. Dall’altra c’è Dhaki, l’erede legittimo, soldato addestrato che si sente tradito, e forse solo Arkan potrà aiutarlo.
Il fantasy negli anni si è presentato in varie forme e storie, e non sono ancora esaurite le sue posizioni: interessante che Alfonso Zarbo abbia scelto un’ambientazione non in qualche landa stile celtica o nordica, ma vicina al mondo arabo e delle Mille e una notte, tutto da scoprire come immaginario fantastico.
Interessante anche la prospettiva quasi apocalittica, non sempre presente, se si esclude un Terry Brooks, che ha immaginato il mondo di Shannara dopo una catastrofe nucleare, o Jack Vance che ci ha portati su una Terra morente. Qui il pericolo sta incombendo, sta arrivando e bisogna scongiurarlo, in un microcosmo di intrighi non lontano da quelli a cui ci ha abituati il genere.
Una storia interessante per gli amanti del genere, ma anche per neofiti può essere una bella scoperta, soprattutto se si è lettori curiosi e amanti delle infinite variazioni che le storie possono offrire.

Alfonso Zarbo vive a Lenno, sul Lago di Como. Ha cominciato a scrivere fantasy nel 2008 e non ha più smesso, trasformando questa passione nel suo lavoro.
Ha scritto per «Fantasy Magazine» e curato collane e antologie per la piccola editoria. Sua la raccolta di racconti fantasy Schegge illustrata da Paolo Barbieri. Per Gargoyle Books ha pubblicato il romanzo breve Ultima Oasi.
Ora è consulente sulla saga cult Il trono di spade per Mondadori e co-curatore della collana TrueFantasy di Watson edizioni. A questo affianca il lavoro come doppiatore e speaker.

Source: omaggio dell’editore si ringrazia Sergio Vivaldi dell’ufficio stampa.

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:: Panorami d’inchiostro: La Cornovaglia di Daphne du Maurier

15 maggio 2017

imagesGià ho avuto modo di recensire lo scorso dicembre Jamaica Inn, di Daphne du Maurier, ma quando mi sono trovata a dover decidere che libro scegliere per Panorami di inchiostro la mia scelta è caduta ancora su questo libro. Confesso di aver pensato in un primo tempo alla Cornovaglia di Cime tempestose, alla splendida campagna inglese del sud di Orgoglio e pregiudzio, al Galles del sud de La Cittadella, all’Irlanda di Gente di Dublino o dell’ Ulisse (ammetto la Gran Bretagna gioca un ruolo chiave nel mio immaginario paesagistico). Poi mi sono detta perchè non parlare della Cornovaglia di Daphne du Murier, e permettere al lettore di fare un viaggio in questa terra di per sè aspra e selvaggia, che conserva ancora oggi il fascino che possedeva nell’Ottocento, tra vento (quasi incessante), pioggia, brume e scogliere a picco sul mare. Così ho ripreso in mano Jamaica Inn (nella traduzione di Marina Vaggi) e ho iniziato il mio viaggio in questa aspra penisola inglese affacciata sull Atlantico.

Già dall’incipit del romanzo Daphne du Maurier ci descrive una terra difficile, quasi inospitatale, mutevole, sferzata dalla pioggia e dal vento.

Era una giornata fredda e grigia sul finire di novembre. Il tempo era cambiato durante la notte e un vento mutevole aveva portato con sé un cielo plumbueo e una sottile acquerugiola. Benché fossero appena trascorse le due e mezzo, il pallore di una serata invernale sembrava essere già sceso sulle colline, ammantandole di foschia.

La locanda Jamaica Inn, in cui è ambientato quasi interamente il romanzo, è un luogo realmente esistente che si colloca tra Bodmin e Launceston. Oggi museo.

Daphne du Maurier descrive il paesaggio circostante così:

Il paesaggio le era estraneo ed era per lei un motivo di frustrazione. […] Questa, invece era una pioggia sferzante e spietata che batteva sui finestrini della carrozza e andava a inzuppare un suolo duro e sterile. Non c’erano alberi, a parte quei due o tre che tendevano i rami spogli ai quattro venti, piegati e contorti da secoli di tempeste e talmente torturati dagli anni e dalle intemperie che, se anche la primavera avesse alitato il suo fiato in quei luoghi, nessun germoglio avrebbe osato trasformarsi in foglia per paura di essere ucciso dal gelo tardivo. Era una landa desolata, senza arbusti né prati, una terra di pietre, di tetre brughiere e di ginestre rachitiche.

E ancora:

Il vento sbatteva sul tetto e gli scrosci di pioggia, sempre più violenti a mano a mano che si allontanava il riparo delle colline, sferzavano i finestrini con rinnovato accanimento. Ai lati della strada si stendeva interminabile una landa desolata, senza un albero, senza un sentiero, senza un solo grappolo di case o un villaggio: niente altro che miglia e miglia di spoglia brughiera, buia e disabitata, che come un deserto si allungava verso orizzonti invisibili.

E finalmente appare la Jamaica Inn:

In cima, sulla cresta dell’altura, verso sinistra si vede una costruzione che si discostava dalla strada. Mary intravide nell’oscurità camini alti e neri.

Arrivata alla taverna Mary inizia a fare conoscenza con i luoghi e interessante è il 4° capitolo in cui dice:

Le brughiere erano ancora più selvagge di quanto non avesse inizialmente immaginato. Come un immenso deserto si allungavano da est a ovest, solcate qui e là da sentieri e attraversate da grosse colline che spezzavano la linea dell’orizzonte.
Dove fosse il loro confine naturale non avrebbe saputo dirlo, anche se una volta, dopo essersi inerpicata sulla roccia più elevata a occidente del Jamaica Inn, era riuscita a scorgere il luccicore argenteo del mare. Era una terra desolata e silenziosa, vasta e incontaminata dalla mano dell’uomo. Sugli alti torrioni le lastre di pietra sovrapposte formavano strane figure e sagome, come massicce sentinelle che sostavano in quei luoghi fin da quando la mano di Dio le aveva modellate.

Ma è soprattutto il mare a caretterizzare la drammaticità del panorama, al capitolo 11° per esempio scrive:

Era il suono del mare e la gola era una via che conduceva alla spiaggia.
Ora capiva perché l’aria si fosse addolcita e perché la pioggerella le cadesse leggera sulla mano con una punta di salmastro. Le alte sponde davano una falsa impressione di riparo in contrasto con la squallida desolazione delle brughiere, ma una volta fuori dalla loro ombra ingannevole l’illusione sarebbe svanita e la burrasca furibonda avrebbe urlato più forte di prima. Non poteva esserci pace dove il mare andava a frangersi, contro una spiaggia orlata di scogli.

Non male, no?

:: Galizia. Viaggio nel cuore scomparso della Mitteleuropa, Martin Pollack, (Keller, 2017) a cura di Viviana Filippini

13 maggio 2017
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Galizia un nome che spesso ci è capitato di sentire e che corrisponde ad un luogo che molti di noi non hanno mai visitato. Galizia, intendo quella terra compresa tra Polonia e Ucraina, è la protagonista del libro “Galizia. Viaggio nel cuore scomparso della Mitteleuropa” di Martin Pollack, pubblicato da Keller editore. Il testo è un vero e proprio mix di itinerari e di racconti del passato che portano il lettore a rivivere e conoscere il cuore di quella che fu tra il 1772 e il 1918 la più grande e popolosa provincia dell’Impero Austro-ungarico. Ciò che emerge dalla pagine è l’immagine di una terra ormai scomparsa per sempre ma, allo stesso tempo, essa era la culla della cultura di un Europa in fermento. Il libro di Pollack è interessante perché ripercorre in lungo e in largo la terra della Galizia attraverso itinerari ferroviari e grazie al recupero di testi (romanzi dell’epoca, vecchi reportage di viaggio, articoli di giornale) che raccontano i fatti di cronaca di un tempo e ricostruiscono le peculiarità della Galizia stessa come fu. Quella che emerge è l’immagine di una terra attraversata da una ragnatela di linee ferroviarie e da tante popolazioni diverse contraddistinte da usi e costumi specifici che permettevano a queste etnie di essere facilmente riconoscibili da tutti. C’erano per esempio gli Huzuli, uomini e donne, che avevano capelli lunghi, pantaloni rossi, camicie bianche e abiti tutti intrisi di burro e cenere. Accanto a loro i Ruteni (un popolazione slava orientali oggi corrispondente agli ucraini) e anche tanti ebrei. A confermare la varietà delle etnie presenti in Galizia ci pensavano anche le tante lingue parlate che il viaggiatore poteva udire pure stando in un solo posto. Da una parte, nel corso della sua storia, la Galizia subì le pressioni degli Stati che la circondavano e che facevano di tutto per imporre i loro usi, costumi e abitudini. Dall’altra, non mancarono da parte galiziana esplicite volontà di imporre e far valere la propria identità, autonomia e indipendenza, tanto è vero che la Galizia riuscì a divenire una provincia autonoma dell’Impero austroungarico dal 1873. Un fatto molto importante che permise di bloccare il processo di germanizzazione messo in atto da altri Stati pronti a dominarla. Questo volume, corredato anche da foto che mostrano i luoghi e le persone dell’antica terra, ha per protagonisti una serie di testi di quegli autori molto legati alla terra galiziana perché ci sono nati o ci hanno vissuto (Henry e Joseph Roth, Paul Celan, Bruno Schulz, Ivan Franko per citarne alcuni) che, con i loro scritti, ci hanno lasciato la testimonianza di una terra ormai scomparsa per sempre. “Galizia. Viaggio nel cuore scomparso della Mitteleuropa” di Pollack è un viaggio fisico, filosofico ed emotivo nella memoria in luoghi che nel corso del tempo hanno cambiato aspetto, denominazione e struttura, ma nei quali si riverbera sempre un po’ del passato andato, ma mai scomparso del tutto a dimostrazione che la radici di ieri vivono ancora nell’oggi. All’interno un testo di Claudio Magris. Traduzione Fabio Cremonesi.

Martin Pollack è nato nel 1944 a Bad Hall, ha studiato slavistica e storia dell’Europa orientale. È traduttore dal polacco, giornalista e scrittore. È stato corrispondente dall’estero per la rivista «Spiegel» a Vienna e a Varsavia, tra il 1987 e il 1998. Durante la sua carriera ha ricevuto diversi premi per il suo impegno e lavoro. Vive a Vienna e Stegerbasch, nel Burgerland meridionale. Tra le sue pubblicazioni in Italia Il morto nel bunker (Bollati Boringhieri, 2007) Paesaggi contaminati (Keller, 2016) e Galizia (2017)

Source: inviato al recensore dall’editore, ringraziamo l’ Ufficio stampa dell’ Editore Keller.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Libri al Mufant di Torino, a cura di Elena Romanello

13 maggio 2017

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Continuano gli eventi al Mufant, Museo del fantastico e della fantascienza di Torino, in via Reiss Romoli 49 bis, e i libri sono da sempre uno dei punti forti di una collezione che vuole raccontare una storia tra fandom e cultura popolare.
Nelle prossime settimane ci saranno alcuni eventi sui libri, in collaborazione anche con il Salone Off.

Domenica 14 maggio, in occasione anche della festa della mamma, appuntamento su Quando la fantascienza è donna, in vista della prossima uscita del nuovo film su Wonder Woman. Si inizia alle 16, si parlerà di Wonder Woman, delle ragazze dell’anime Neon Genesis Evangelion a cura dell’associazione Distopia Evangelion, di Buffy, Xena e le altre eroine degli anni Novanta in tv, e poi si presenterà il libro Quando la fantascienza è donna. Dalle utopie femminili del secolo XIX all’età contemporanea di Eleonora Federici, edito da Carocci Editore, con l’intervento dell’autrice di fantascienza e noir Nicoletta Vallorani.
Infatti l’apporto delle donne al genere fantastico è stato forte fin quasi dalle origini, basti pensare che uno dei caposaldi dell’horror e della fantascienza, Frankenstein, fu scritto da una donna, Mary Shelley. Una storia che è continuata fino ad oggi, con tanti nomi di autrici e di icone femminili, in un filone che non si è mai esaurito.

Sabato 20 maggio dalle 16 in poi, nell’ambito del Salone Off, intervento di Giovanni Mongini che parlerà di fantascienza e cinema, partendo dai libri che ha scritto. A seguire, tributo a Stephen King, autore festeggiato quest’anno a Torino per i suoi settant’anni, con una performance dell’attore Gianluca Bottoni tratta dal racconto del 1985 L’arte di sopravvivere.

Domenica 21 giornata dedicata invece all’immaginario fantasy, per celebrare Tolkien, altro ospite d’onore virtuale del Salone, con La festa degli orchi e degli elfi. Si parlerà delle origini del fantasy, con William Morris fino ad arrivare alla rivista pulp Weird Tales, di Tolkien con l’AIST, Associazione Italiana Studi Tolkeniani, della riedizione della rivista storica Der Orchideengarten da parte delle edizioni Hypnos, dell’associazione Sentieri Tolkeniani che organizzano il 27 e 28 maggio il loro importante raduno, del libro Quando la storia diventa leggenda di Adriana Comaschi, di vari modi di scrivere fantasy. Inoltre si inaugurerà ufficialmente la nuova sezione in tema, che parte dalle fiabe per arrivare a George R.R. Martin, con anche l’esposizione di libri d’epoca in tema, di fumetti che hanno fatto la storia del genere e dei più importanti romanzi in edizioni di pregio. A questo si aggiungeranno i quadri di Emanuele Manfredi ispirati al mondo di Tolkien e i costumi di Veerena Stima della Medusa Creation Art sempre dal Signore degli anelli.

Ingresso per i tre eventi sette euro ridotto a sei per Abbonamento Torino Musei. Per ulteriori informazioni visitare il sito http://www.mufant.it